Se ne è parlato molto negli ultimi giorni. Secondo un sondaggio d’opinione condotto da Ipsos e pubblicato il 21 aprile dal quotidiano Blic, la maggioranza dei serbi si dice contraria all’adesione del loro Paese all’Unione europea. È la prima volta che accade da quando nel Paese i primi sondaggi su questo tema sono stati condotti due decenni fa. Secondo i risultati emersi, il 44% degli intervistati è contrario all’adesione della Serbia all’UE, il 35% è a favore e il 21% è indeciso o rifiuta di commentare.

“In situazioni di crisi, c’è sempre stato un calo del sostegno all’integrazione europea”, sottolinea il direttore di Ipsos Marko Uljarević. Ma mai prima d’ora la sfiducia dei serbi nel futuro europeo del loro Paese è stata così profonda.

Per Marko Uljarević, questo declino radicale del campo europeista si spiega soprattutto con la guerra in Ucraina e la pressione quotidiana dell’UE affinché Belgrado aderisca alle sanzioni occidentali contro Mosca. Inoltre, la Russia non manca di far valere il suo potente soft power, rivendicando la propria posizione presso le organizzazioni internazionali sulla questione del Kosovo e giocando sulla dipendenza energetica della Serbia, la cui compagnia petrolifera è di proprietà di Gazprom. Molti serbi ricordano anche che la Russia non ha mai aderito alle sanzioni internazionali e all’embargo imposto al regime di Slobodan Milošević negli anni ’90.

Marko Uljarević evidenzia che lo storico ampio sostegno della popolazione serba all’integrazione nell’Ue si era ridotto nel 2010-11, quando il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo divenne la condizione principale per l’adesione. “Ma nonostante un sentimento piuttosto negativo verso l’UE, c’era ancora una maggioranza della popolazione che si schierava per l’ingresso della Serbia”.

“Credo che il posto della Serbia sia nell’Unione europea e che si debba proseguire lungo il percorso europeo in modo dignitoso”, ha dichiarato il presidente Aleksandar Vučić, commentando il sondaggio. In ogni caso, il capo di Stato serbo sembra voler continuare lungo la sua ambigua strategia diplomatica. “Dobbiamo mantenere la nostra indipendenza nel processo decisionale, almeno fino a quando non diventeremo membri dell’UE”.

In una divisione dei ruoli ben stabilita, quella dell’imbonitore filorusso del regime spetta al ministro dell’Interno Aleksandar Vulin. “Dobbiamo riconsiderare il nostro obiettivo di entrare nell’UE e rifiutare la pressione per adottare sanzioni contro la Russia”, ha detto alla Radiotelevisione serba, l’emittente statale sotto stretto controllo del governo. “Loro [i leader dell’UE] misurano il nostro amore per l’Europa con il parametro dell’odio per la Russia. Non voglio odiare la Russia o chiunque altro. Abbiamo il diritto di non voler perdere anche un solo amico e di non partecipare a questo conflitto”, ha continuato.

Ma sarebbe stato lo stesso Aleksandar Vučić ad aver commissionato questo sondaggio per valutare il danno che l’allineamento con le sanzioni occidentali farebbe alla sua popolarità? Almeno questo è quello che pensa Nemanja Todorović Štiplija, politologo e direttore del portale European Western Balkans.

Per Naim Leo Beširi, direttore dell’Istituto per gli affari europei, i risultati di questo sondaggio sono in ogni caso il prodotto di una campagna negativa contro l’UE e i suoi valori dominanti, che è in atto da quando il Partito progressista serbo (SNS) di Aleksandar Vučić ha preso il potere. “Il regime controlla tutte le frequenze nazionali e la maggior parte dei cittadini si informa guardando queste televisioni”.

Ma come siamo passati dall’80% di sostegno all’adesione all’UE nel dicembre 2009, a meno del 50% tredici anni dopo? “Parliamo di entrare nell’Unione da due decenni, eppure nessuna riforma cruciale ha ancora avuto luogo”, ricorda Naim Leo Beširi. Dieci anni dopo che la Serbia ha ottenuto ufficialmente lo status di candidato, dei 35 capitoli dell’acquis comunitario, appena due sono stati chiusi.

“Nessuna questione politica è stata risolta, non c’è una magistratura indipendente, il rapporto con Srebrenica e i crimini di guerra è ancora problematico e non c’è ancora un accordo con il Kosovo. Per questi fallimenti è l’UE che viene incolpata”, continua Naim Leo Beširi.

La popolazione serba è sicuramente anche stanca di vedere il suo Paese bloccato nell’anticamera dell’Unione europea per così tanto tempo. Altri, al contempo, considerano l’UE troppo indulgente verso il regime corrotto e autoritario di Aleksandar Vučić. Tutti questi elementi spiegano la disaffezione per l’adesione all’UE rilevata dal sondaggio Ipsos.