D. Qual è il tuo pensiero nei confronti dell’adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato? Perché sei contrario?

R. Come comunisti, siamo contrari a qualsiasi alleanza imperialista. Questo vale anche per la NATO, soprattutto perché è l’alleanza imperialista più forte del mondo. Le ragioni della nostra opposizione sono molte. Innanzitutto, il processo rappresenta una grave minaccia per i popoli dei paesi nordici e baltici, poiché con l’entrata nella Nato la borghesia svedese salderà i propri interessi politici e militari – contro il movimento operaio del nostro Paese – con gli interessi delle borghesie straniere. In secondo luogo, l’adesione significherà che i giovani del nostro Paese correranno ancor più il rischio di essere inviati all’estero per difendere gli interessi della borghesia svedese in particolare e gli interessi comuni della borghesia degli Stati membri della Nato. In terzo luogo, l’adesione alla Nato rappresenta un rafforzamento degli interessi della borghesia svedese nel sistema imperialista. La borghesia svedese è piccola ma attiva, con grandi interessi all’estero. Con le contraddizioni sempre più acute all’interno del sistema imperialista, la borghesia svedese ha bisogno di mettere al sicuro i propri interessi. Quale strada migliore vi è, per questo obiettivo, se non quello di diventare membri dell’Alleanza Atlantica?

D. Perché il governo socialdemocratico, che in precedenza era contrario alla Nato, ora vuol andare avanti con l’adesione? Vi sono ragioni comprensibili per questa scelta?

R. La realtà economica è il motore principale della politica. Il Congresso socialdemocratico, nel 2021, affermò che “la libertà nel campo delle alleanze internazionali è stata per la Svezia una formula molto positiva e la Svezia non dovrebbe diventare un membro della NATO”. Un anno dopo si manifesta una potente forza trainante per il processo di adesione alla Nato. Questa forza trainante va ricercata in un rapido sviluppo e cambiamento all’interno del sistema imperialista.

Con l’intervento russo in Ucraina, la concorrenza tra il capitale occidentale e quello russo ha compiuto un salto di qualità. Per la borghesia svedese la difesa dei propri interessi si è fatta più pressante. La borghesia svedese ha fatto enormi investimenti nell’area baltica, dove deve anche far fronte alla concorrenza russa. Allo stesso tempo, il Mar Baltico è di interesse strategico non solo per la Svezia, ma anche per la Russia. L’acutizzazione generale delle contraddizioni rafforza queste contraddizioni specifiche. È anche importante sottolineare che la Svezia ha importanti collegamenti sia con il mercato tedesco che con quello americano, il che collega gli interessi svedesi a questi due paesi; e dove ci sono relazioni economiche, seguono anche quelle militari e politiche. La questione se tutto ciò sia comprensibile o meno non è quindi la questione principale. Questo, ovviamente, è comprensibile. Ma è comprensibile e giusto, dal punto di vista della borghesia svedese. Comprendiamo le ragioni che vi sono dietro lo sviluppo delle contraddizioni, ma la comprensione delle contraddizioni non significa accettarle come “ragione”. Noi comunisti siamo contrari a tali contraddizioni. Non ne accettiamo la “ratio” borghese.

D. Se l’adesione alla Nato diventerà realtà, come influenzerà le relazioni “regionali” e internazionali della Svezia?

R. Si possono già intuire alcune diverse conseguenze dell’adesione della Svezia alla Nato. Ovviamente, le relazioni tra Svezia e Russia continueranno a deteriorarsi e gli scambi economici e politici tra i due paesi diminuiranno. L’attuazione ufficiale dell’adesione collegherà anche la Svezia politicamente, militarmente ed economicamente agli Stati Uniti, alla Germania e alle altre potenze imperialiste occidentali. Allo stesso tempo, porterà anche all’inquadramento politico della regione nordica nella NATO. In generale, questo fa parte del processo attraverso il quale i blocchi imperialisti del mondo si stanno riorganizzando e consolidando. L’acutizzazione delle contraddizioni fa sì che stia diventando sempre più difficile rimanere neutrali ed esistere al di fuori di uno o l’altro dei blocchi. Questa logica si applica non solo alla Svezia e alla Finlandia, ma a tutti i paesi capitalisti del mondo intero, poiché ogni paese capitalista fa parte dello stesso sistema.

D. Per quanto possiamo vedere, non ci sono proteste a livello del pericolo rappresentato dall’adesione alla Nato da parte dell’opinione pubblica svedese. Avete un piano d’azione, come partito comunista, per impedire l’adesione della Svezia all’Alleanza Atlantica?

R. La popolazione svedese rimane relativamente passiva, anche se una percentuale significativa rifiuta l’adesione. Tuttavia, le opinioni contrarie non portano le loro opinioni in piazza. Proteste e manifestazioni hanno avuto luogo, tuttavia, ma rimangono politicamente immature e i partecipanti alle manifestazioni sono ideologicamente frammentati. Mentre parti del movimento sostengono l’invasione russa e si posizionano dalla parte della capitale russa nella sua lotta contro la capitale occidentale, altre parti sostengono le forniture di armi all’Ucraina e quindi si schierano invece dalla parte del capitale occidentale. Nessuno è stato in grado di prendere posizione a sostegno dei lavoratori di Ucraina e Russia e pochissimi sono stati addirittura in grado di collegare la crisi al sistema capitalista. Questa frammentazione ideologica si manifesta attraverso la confusione su ciò che sta accadendo e nell’incapacità di analizzare e mobilitarsi efficacemente. Ecco perché abbiamo scelto di prendere le distanze dal movimento in quanto tale e concentrarci invece sul nostro lavoro. In questo contesto, va detto che siamo un piccolo partito. Sfortunatamente, non siamo in grado di prendere in considerazione piani per interrompere o impedire l’adesione. Usiamo la situazione per presentare le nostre opinioni e organizziamo anche manifestazioni contro lo sviluppo della crisi. Siamo ai blocchi di partenza per una campagna elettorale e in essa l’opposizione alla NATO avrà una posizione di rilievo.

D. In che modo la guerra in Ucraina ha colpito la Svezia, sinora? Socialmente, economicamente e politicamente?

R. La guerra in particolare e le contraddizioni acutizzatesi in generale hanno colpito la Svezia in diversi modi.

È ovvio che la guerra ha fatto sì che la borghesia abbia potuto rifiutare ufficialmente la neutralità e quindi cercare l’adesione alla Nato, che a sua volta influenzerà la situazione della sicurezza nel nostro paese.

Oltre a questo, il clima politico è cambiato. La solidarietà con l’Ucraina è stata grande e ha assunto proporzioni estreme. Le band che suonano musica popolare russa sono state cancellate, il cibo russo è stato rimosso dagli scaffali e i nostri uffici di Malmö sono stati vandalizzati a causa della nostra opposizione all’invio di armi in Ucraina.

Come nel resto del mondo, il prezzo del cibo e degli alloggi è aumentato notevolmente negli ultimi mesi e l’aumento del costo della vita si è abbattuto sulla vita reale delle persone. Questo è in parte il risultato delle sanzioni contro e dalla Russia, ma è anche il risultato delle contraddizioni generali all’interno del sistema, che riguardano petrolio, gas e una serie di altri fattori.

D. Infine, qual è il tuo commento sull’iniziale veto del governo turco all’entrata di Svezia e Finlandia nella Nato e sulle sue richieste, infine, di accettare tale entrata?

R. In Svezia, la questione è stata presentata come se iniziasse e finisse con la questione curda. La Svezia ha concesso asilo a un certo numero di rifugiati curdi dalla Turchia, che la Turchia ora vuole estradare. Di tanto in tanto viene sollevato anche l’embargo sulle armi imposto da Finlandia e Svezia alla Turchia nel 2019. Molto spesso, tuttavia, i media si concentrano sulla questione curda.

Questo è in parte un binario secondario, poiché la posizione della Turchia all’interno del sistema imperialista rimane quasi mascherata.

Quello che possiamo vedere è che la Turchia è per molti versi più dipendente dalla Russia che dagli Stati Uniti. I volumi degli scambi tra Turchia e Russia sono superiori a quelli tra Stati Uniti e Turchia. L’investimento turco in Russia è più importante dell’investimento turco negli Stati Uniti; la situazione energetica in Turchia rende necessario mantenere relazioni almeno accettabili con la Russia; la costruzione di una centrale nucleare nel Sud della Turchia da parte della Russia è un incentivo molto importante per mantenere buone relazioni con la Russia; la Turchia ha scelto di acquistare armi russe invece che dagli Stati Uniti.

Quindi c’è da chiedersi: quale potrebbe essere un buon modo per la Turchia di mostrare alla Russia che non sta automaticamente assumendo una posizione filoamericana? Negare l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO. Alla fine, è improbabile che rifiuterebbero l’adesione di Svezia e Finlandia, ma attraverso le loro azioni avranno comunque mantenuto un certo livello di relazioni amichevoli con la Russia.

Anche a partire da tutto ciò, quindi, insistiamo sul fatto che è il fattore economico il principale motore della politica di ogni Paese.