Questo articolo vuole mettere in luce come siano i medesimi azionisti a possedere i brevetti dei diversi vaccini acquistati dall’UE e dagli Stati Uniti, di come i governi europei siano passati dal pagamento di un prezzo di 2,9 euro a quello di 19,5 per dose e di come quegli stessi governi abbiano finanziato la ricerca degli stessi con denaro pubblico; in conclusione, come questi azionisti sono in effetti i veri proprietari del denaro del mondo e ora anche della salute.

I marchi dei vaccini che vengono distribuiti in Europa e negli Stati Uniti ci sono già familiari così come i nomi delle loro aziende produttrici: AstraZeneca, Pfizer / Biotech, Moderna e Janssen (Johnson & Johnson), tuttavia, non si parla tanto di chi siano i loro azionisti o, in altre parole, di chi siano i veri proprietari dei vaccini; come si può ben immaginare, essi sono fondamentalmente fondi di investimento. 

La cosa più divertente, però, è che se approfondiamo l’analisi ci troviamo di fronte a due fondi che sono trasversali all’asse azionario di tutti questi vaccini, oltre che a quello  di altri vaccini ancora in attesa di approvazione, come Novavax: essi sono The Vanguard Group e BlackRock.

Questi due fondi comuni di investimento gestiscono 16 trilioni di dollari: se fossero un blocco di nazioni, rifacendosi ai dati della Banca mondiale nel 2019 ci troveremmo di fronte alla terza potenza mondiale, seconda solo a Stati Uniti e Cina. 

Il loro potere è tale che hanno potuto esercitare fortissime pressioni affinché le principali società farmaceutiche occidentali si coordinassero e negoziassero congiuntamente con i governi nazionali; secondo la rivista finanziaria Expansión , Pfizer e Moderna lavorano, ciascuna per conto proprio, insieme ad altre società biofarmaceutiche come Rentscheler Polymun, Rovi, Recipharm, mentre AstraZeneca e Novavax collaborano con il Serum Institute of India, il più grande produttore di vaccini al mondo, che produce parallelamente prodotti simili a quelli di Oxford-AstraZeneca ”. 

Peraltro, anche quest’ultima società ha annunciato un’alleanza simile con Novavax la quale, ovviamente, ha anch’essa BlackRock e Vanguard come suoi maggiori azionisti.

Cerchiamo ora di capire qualcosa di più su questi fondi. 

BlackRock è uno dei gruppi finanziari più influenti a Wall Street e Washington, così come in Europa; movimenta più di 6,65 miliardi di euro, ovvero quattro volte e mezzo il prodotto interno lordo della Spagna e nell’aprile 2020, la sua divisione di consulenza si è aggiudicata un contratto presso la Federal Reserve degli Stati Uniti per gestire il suo programma di stimolo finanziario. 

In Spagna, secondo i registri della National Securities Market Commission (CNMV), BlackRock partecipa 21 grandi società quotate spagnole; 18 tra esse appartengono all’IBEX, che rappresenta più della metà del portafoglio che riunisce le principali aziende del Paese. 

Nel momento peggiore della pandemia e della performance della Borsa spagnola, ciò significava ben 13.000 milioni di euro, e quindi ciò significa che BrackRock controlla non meno del 15,9% del mercato spagnolo degli investimenti.

Proprietari del sistema bancario

Di questi 13.000 miliardi di euro, circa 9 miliardi vengono investiti nel sistema bancario spagnolo: BlackRock è il primo azionista di due grandi banche spagnole, Santander e BBVA, il terzo di Banco Sabadell e Bankinter, e detiene quasi il 3% del Banco Popular; ha anche capitali investiti in CaixaBank e Bankia, ora fuse tra loro, oltre a partecipazioni in grandi multinazionali spagnole, come Iberdrola, Telefónica, Repsol, Red Eléctrica, ACS, OHL, Gamesa, IAG, Amadeus e Aena.

BlackRock è anche il più grande investitore immobiliare in Spagna poiché è l’azionista di riferimento delle due maggiori Socimi (società di investimento immobiliare) spagnole, quotate sull’Ibex 35: Merlin Properties Socimi SA e Inmobiliaria Colonial Socimi SA .

BlackRock è quindi presente in tutto ciò che può produrre denaro: qualche anno fa è stato annunciato che esso sarebbe stato il principale azionista di una società creata per acquistare impianti fotovoltaici in Spagna, ma poiché il governo ha sospeso i sussidi per le energie rinnovabili, il fondo ha citato in giudizio il governo spagnolo e ha chiesto un risarcimento di 124 milioni di euro. 

Pur avendo perduto il sussidio allora, questo sicuramente gli sarà erogato oggi con la parte di Recovery Fund che destinata allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il sistema delle porte girevoli

Una delle strategie di BlackRock è acquisire influenza politica assumendo alti funzionari del governo e delle banche centrali, insomma é specialista di “porte girevoli” per quei politici che si sono “comportati bene”; negli ultimi tempi ha assunto almeno 84 ex funzionari del governo degli Stati Uniti, oltre all’ex capo della banca centrale svizzera, l’ex ministro delle finanze britannico, l’ex vicepresidente della Federal Reserve statunitense, l’ex portavoce parlamentare del partito tedesco CDU, l’ex capo di stato maggiore di Hillary Clinton e l’ex consigliere di Jacques Chirac.

Per quanto riguarda invece The Vanguard Group, esso è uno dei maggiori investitori al mondo, secondo solo a BlackRock; all’inizio del 2020, aveva 6,2 trilioni di euro di attività distribuite su poco più di 400 fondi presenti negli Stati Uniti, in Europa e nel resto del mondo. 

Tra i suoi principali investimenti si possono trovare aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Facebook o Alphabet (Google), oltre a partecipazioni importanti in altre aziende quali The Coca-Cola Company, Walmart o Disney.

Stimare la presenza di Vanguard in Spagna, secondo Eldiario.es, è un po’ più complicato, poiché è diviso in dozzine di fondi operanti in Europa. 

Il CNMV obbliga tutti gli azionisti che superano il 3% di una società a rendere pubbliche le loro posizioni ed il gestore statunitense non compare in nessuno di loro come investitore rilevante, ma spulciando negli archivi della sua controparte statunitense, la SEC, si può verificare che Vanguard è presente in tutte le società del mercato azionario spagnolo selettivo, anche se con quote di minoranza; il quotidiano La Información ha stimato, sulla base di diversi registri, che il capitale di questo fondo raggiunge circa 12.000 milioni di euro di capitalizzazione nell’IBEX alla fine del 2019.

Ma non crediamo neppure per un attimo che queste aziende siano in competizione tra di loro, basti sapere che Vanguard è il primo azionista di Blackrock.

 La Goldman Sachs

Assieme a questi due grandi fondi di investimento, che come abbiamo visto possiedono importanti quote azionarie nelle aziende produttrici dei vaccini, vale la pena notare un’altra entità che è presente nella partecipazione di alcune fra loro, da AstraZeneca a Novavax che sarà prodotto in Spagna: quest’entità non è altri che Goldman Sachs. 

Come ben ricordiamo, con il suo fallimento Golman Sachs ha svolto un ruolo importante nella crisi finanziaria del 2008 ed è stata coinvolta nell’origine della crisi del debito sovrano in Grecia, poiché ha contribuito ad occultarne il deficit attraverso la manipolazione della revisione dei conti del governo greco conservatore.

Il business dei vaccini

Il business dei vaccini è in continua crescita con grande soddisfazione di questi fondi di investimento.

Il primo grande successo è stato centrato da Pfizer quando emerge che da ogni fiala prodotta invece di ottenere cinque dosi se ne possono addirittura ricavare; visto che il prezzo negoziato coi governi era da intendersi per singola dose, ciò significa un aumento del 20% del suo profitto, ovvero ulteriori 3.120 milioni di euro di fatturato globale. 

Ma ciò non è ancora abbastanza: durante il loro discorso alla conferenza virtuale di Barclays Global Healthcare, due dirigenti Pfizer – CFO Frank D’Amelio e Chuck Triano, Senior Vice President of Investor Relations – hanno annunciato che ci sarebbe stata l’opportunità per Pfizer di aumentare ulteriormente i prezzi dei vaccini.

Nonostante il prezzo negoziato con l’UE sia segreto, il primo ministro bulgaro Boyko Borissov ha rivelato pochi giorni fa come Pfizer costasse inizialmente  12 euro a dose, prezzo in seguito aumentato a  15,50 e che ora la Commissione europea sta finalizzando un nuovo contratto da 19,50 euro a dose. 

La caduta in disgrazia di AstraZeneca può quindi essere una grande notizia per Pfizer, dato che i governi europei passeranno dall’acquisto di un vaccino che costava 2,9 euro ai 19,50 che già costa Pfizer; la cosa interessante è che, come abbiamo visto, gli azionisti sono gli stessi, ovvero i fondi di investimento.

La nuova tranche di acquisti firmata tra l’UE e l’azienda farmaceutica prevede 300 milioni di dosi per la seconda metà del 2021; ciò rappresenterebbe un totale di 600 milioni per l’intero anno; inoltre, il l’esecutivo della UE ha anche rivelato pochi giorni fa di aver avviato trattative per l’acquisizione di altri 1.800 milioni di dosi nella sua strategia di vaccinazione per il 2022 e il 2023. 

Ciò si verifica nello stesso momento in cui sta valutando di non rinnovare il contratto di acquisto con AstraZeneca a causa della sua violazione nei termini di consegna dei vaccini; é logico se gli investitori possono vendere un prodotto per 19 euro a dose, non si vede perché continuerebbero a fornirne un altro, con la stessa funzione, per lo stesso cliente e per meno di tre euro a dose. 

La soluzione è elementare: si viola l’impegno di consegna del secondo e si piazza il primo.

Ricerca privata con denaro pubblico

Nel frattempo, vengono costantemente alla luce informazioni che dimostrano come le principali risorse finanziarie impiegate nella ricerca sui vaccini siano state in effetti risorse pubbliche; uno studio condotto da prestigiosi scienziati sulla base di tutta la documentazione fornita dai ricercatori rivela che, nel caso del vaccino AstraZeneca, l’industria farmaceutica ha sostenuto meno del 3% dei costi di ricerca che ne hanno reso possibile lo sviluppo. 

La maggior parte dei 120 milioni di euro investiti proviene dal governo del Regno Unito (45 milioni) e dalla Commissione Europea (30 milioni), mentre il resto proviene da enti finanziati anche con fondi pubblici (centri di ricerca) e da fondazioni che sostengono la ricerca scientifica.

Questo flusso di denaro pubblico è stato provvidenziale per il CEO di AstraZeneca, Pascal Soriot, che ha visto premiata la sua performance  relativa allo sviluppo e commercializzazione del vaccino contro il coronavirus con un aumento di stipendio che lo ha portato a raggiungere la remunerazione annua di 18 milioni nel 2020 e che si avvicinerà nei prossimi anni ai 20 milioni.

Per quanto riguarda Pfizer, il presidente della società, Albert Bourla, ha dichiarato da New York al quotidiano spagnolo El Mundo che la sua azienda non avrebbe ricevuto sussidi o denaro pubblico per la ricerca sul vaccino, tuttavia l’eurodeputato spagnolo Ernest Urtasun gli ha ricordato che la tecnologia mRNA, utilizzata da Pfizer per lo sviluppo del suo prodotto, è stata sviluppata da Biontech con il sostegno di quasi 445 milioni di dollari da parte del governo tedesco.

È questa la ragione che ha portato l’eurodeputata belga Marc Botenga a denunciare il fatto che gli europei hanno pagato quattro volte il valore reale del vaccino: “I fondi pubblici hanno finanziato la ricerca, lo sviluppo e la capacità produttiva, ma la proprietà finale del vaccino resta all’azienda. In definitiva, questo significa che è l’azienda che decide la quantità di vaccini che possono essere prodotti ed il prezzo di vendita”.

La lobby contro la liberalizzazione dei brevetti

Un’indagine dell’Osservatorio Corporate Europe ha smascherato le manovre della grande lobby farmaceutica EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations),  tese a fare pressione sulla Commissione Europea perché non ceda a chi richiede la liberalizzazione dei brevetti per vaccinare l’intera umanità. 

L’EFPIA è il principale gruppo di pressione per Big Pharma in Europa, con una spesa per attività lobbistica che ha raggiunto i 5,5 milioni di euro nel 2020, con la partecipazione di 25 lobbisti (4,6 milioni nel 2019); essa ha chiarito in maniera inequivocabile la sua opposizione a “qualsiasi flessibilizzazione dei diritti di proprietà intellettuale”.

Alcuni numeri possono aiutare meglio a capire il rifiuto di questa liberalizzazione da parte delle case farmaceutiche.

Il rapporto dell’Osservatorio Corporate Europe osserva che “secondo una stima prudente, i 15 miliardi di dollari di vendite di vaccini di Pfizer quest’anno lo renderanno il secondo farmaco più redditizio di sempre ed ovunque, con un profitto stimato di 4.000 milioni di euro, superato solo da un farmaco contro l’artrite. 

Altri analisti ipotizzano una cifra ancor più elevata, se si tiene conto della recente decisione di aumentare la produzione a 2,5 miliardi di dosi e di un profitto di 3-5 dollari per dose, tutto con un profitto tra 7,5 e 12,5 miliardi di dollari, ovvero circa 10,5 miliardi di euro.

Concludendo, quei fondi di investimento con cui abbiamo parlato all’inizio non sono più solo i proprietari del denaro che si investe nel mondo, ma sono i proprietari della nostra salute, cioè della nostra vita.