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C’era una volta Gneo Pompeo Magno, fu cacciato da Roma e finì (con il capo mozzato) in Egitto. Ma quello era “Magno”, oggi cosa accadrà al crociato Pompeo il Piccolo il cui motto è “Abbiamo mentito, imbrogliato, rubato”? Il referente italico dell’apparato militar-industrial-mediatico che fa capo al Pentagono, ossia il neo nonchè teo-con Molinari, non si è fatto mancare nulla, nemmeno un’intervista in ginocchio al maccartista americano.

Non si era mai vista tanta voglia di guerra fredda e tanti arruolati tra i Cold warrior. Si pensi che, ancora nel 2017, era stato il governo Gentiloni, sostenuto dal PD, ad auspicare un ruolo preminente dell’Italia nella Via della Seta. Oggi, il PD è schierato decisamente a favore della sovranità limitata del paese.

Non è solo questione del coronavirus, l’ostilità degli americani alla Cina era inevitabile di fronte all’avanzata del Dragone in tutti i campi e soprattutto in campo tecnologico. La guerra delle App contro Tik-Tok e WeChat, dopo le sanzioni a ZTE e Huawei, ne è la conferma.

Sembra che il buon Pompeo abbia domandato a Conte del perché negli ultimi giorni sia andato al cesso così di frequente (riferimento all’incontro tra il Segretario di Stato USA e il governo italiano di quest’ultimo fine settembre, n.d.r.). Come lo sa? Beh, gli americani, come sa benissimo la Merkel, non spiano mai gli alleati. Quindi, glielo avranno detto i cinesi. Intanto l’Irlanda blocca il trasferimento dei dati di Facebook verso gli Usa. Insomma, tutte le cose che a detta di Pompeo farebbe la Cina, senza mostrare una sola prova ben s’intende, invece le fanno sicuramente gli USA. Intanto la svedese H&M, ligia ai diritti umani nello Xinjang, sottoposto alla sorveglianza elettronica, tanto da rifiutare di usarne il cotone, si fa beccare a spiare i propri dipendenti in Germania con conseguente multa da 35 milioni di euro.

Certo, a vedere il dibattito Trump-Biden sembra che “l’unico adulto” nella stanza tra leader mondiali sia Xi Jinping. Tra chi consiglia la varechina come antidoto che però non lo ha salvato dal contagio e chi, come il leader cinese, privilegia la scienza, sembra di essere allo scontro tra medioevo e illuminismo .

Meno male, però, che al medioevo e alla caccia alle streghe si è sottratto chi di queste cose se ne intende, ossia il Vaticano.

Ciò che è successo in quella che è forse la terza superpotenza geopolitica mondiale è davvero enorme. Altro che sovranari di casa nostra accodatisi alla voce del padrone. Pompeo sarà anche in missione per conto di Dio come i Blues Brothers ma il Vaticano ha semplicemente sconfessato la Crociata. Secondo il poco sobrio Mike, i comunisti cinesi bruciano le chiese mentre i dipinti di Gesù vengono sostituiti con ritratti di Mao.

Intanto Monsignor Gallagher, ministro degli esteri vaticano, dichiara che Trump cerca di strumentalizzare il Papa per questioni meramente elettorali, Francesco dunque si rifiuta di ricevere il suo Segretario di Stato.

Papa Francesco ha inviato svariate centinaia di migliaia di mascherine in Cina nel momento del grande bisogno, subito ricambiato da Pechino che ha risposto a sua volta con una cospicua donazione di forniture sanitarie, dono del popolo e dei cattolici cinesi.

La ruggine verso la santa Sede di neoconservatori o dei poco pii teo-con guerrafondai è di vecchia data. Tutti coloro che si sono succeduti al soglio pontificio negli ultimi quaranta anni l’hanno dovuta subire. Si parte da Giovanni Paolo II ai tempi della guerra del Golfo, per continuare  con Benedetto XVI  che scrisse una lettera ai cattolici cinesi: cosa che non sembra sia stata molto ben digerita, tant’è che si parlò addirittura di un complotto per farlo fuori. L’anno seguente Ratzinger si dimise. C’è pure la questione della Palestina che vede, ormai, la Santa Sede tra i pochi difensori (assieme alla Cina) del popolo palestinese, dopo il tradimento dei paesi del Golfo.

L’oggetto del contendere tra Santa Sede e USA oggi è la firma dell’accordo del 2018 sulla nomina dei vescovi  che pone fine alla diatriba con la Cina e che il papa è deciso a rinnovare.

Allora, tutti arruolati nella nuova guerra fredda a base maccartista? Sembra di sì. I vecchi liberal ante 1989 rifiutavano decisamente guerra fredda e maccartismo. Non è così ora. Il buon Stefano Feltri ha esordito male con la nuova testata (Domani). Egli sostiene, al posto del relativismo antropologico su cui si basavano i vecchi liberal, una sorta di imperialismo valoriale basato sul pesante fardello dell’uomo bianco che, come sosteneva Kipling, deve affrontare infinite guerre per imporre a tutti i paesi, volenti o nolenti, i “diritti umani” (i “valori”) dell’Occidente. Quando c'è da scegliere tra un suprematista bianco, evasore sistematico, puttaniere professionale, negazionista dell'inquinamento atmosferico e assassino (Soleimani) internazionale (ossia un democratico imperfetto, direbbe Feltri) e chi non è sul libro paga del Pentagono, non si ha alcun dubbio.

Per fare un esempio di relativismo antropologico, un neoconfuciano cinese potrebbe considerare la “democrazia” nient’altro che una stravagante superstizione di certe tribù occidentali, retaggio del loro barbarico passato, un sistema comunque fondato sul privilegio e sulla ricchezza (data l’esorbitante quantità di denaro che serve per farsi eleggere) e non sulla meritocrazia. Certamente, a vedere il desolante confronto televisivo tra gli aspiranti presidenti americani, sembra che l’età preconizzata dal film Idiocracy, ovvero un futuro distopico dominato dagli imbecilli, sia arrivata con largo anticipo.