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Uruguay. Dalle elezioni

è uscito un paese spaccato

Pubblichiamo, con il consenso dell'Autrice, Blanca Clemente, questo commento alle elezioni dell'ottobre 2019 in Uruguay, come necessaria “introduzione” all’intervista, che segue,

di Davide Matrone a Raùl Zibechi

 

di Blanca Clemente

Dal 1973 al 1985 l’Uruguay ha subìto una feroce dittatura, che ha imposto il terrore e la persecuzione spietata con 7.000 prigionieri politici su una popolazione di 3.500.000 abitanti (la percentuale più alta nel mondo in quel momento), morti per tortura e la sparizione di tanti compagni resistenti, come conseguenza del famigerato Plan Condor, coordinamento delle forze repressive di Argentina, Paraguay, Uruguay, Brasile, Perù, Bolivia e Cile. Nel 1985, grazie alla resistenza delle organizzazioni rivoluzionarie, dei partiti democratici, del CNT (Confederazione Unica dei Lavoratori) e della popolazione e grazie anche all’isolamento internazionale, si decreta l’amnistia. Tutti i prigionieri politici vengono liberati e gli esiliati possono far ritorno in patria.

Il Frente Amplio è una coalizione di forze progressiste e di sinistra, nata nel 1971. Dal 2005 dopo un grande successo elettorale ha governato il paese, confermandosi come forza maggioritaria nel 2009 e nel 2014.

Il 27 ottobre 2019 si sono svolte le elezioni in Uruguay per scegliere il futuro governo del paese. Vigendo un regime presidenziale, in Uruguay si vota sia per il Presidente che per il Parlamento.

 

I risultati di queste elezioni sono stati:

 

Il Frente Amplio è la forza maggioritaria ma in Uruguay è previsto il ballottaggio se nessun candidato supera il 50% più uno. Il ballottaggio è stato proposto dal Partito Colorado che, alleandosi con gli altri partiti contro il Frente Amplio, puntava proprio a vincere.

Il FA ha perso 184.811 voti, il che comporta una perdita di deputati e senatori. Una parte di questi voti mancanti è composta da frenteamplisti delusi, perché per loro il FA non ha fatto tutto quello che aveva proposto; un’altra parte è rappresentata da coloro che non sono d’accordo con la politica sull’ambiente attuata dal governo, perché ha dato spazio a multinazionali che hanno operato non tenendo minimamente conto dell’ambiente. Sono confluiti nel PERI-Partido Ecologista Radical Intransigente. Il governo, invece, risponde con dati che smentiscono il grado di nocività denunciato dal PERI. Nelle elezioni precedenti il FA aveva ottenuto un buon successo, perché era riuscito ad attrarre il voto anche di chi non militava nelle proprie file e quello degli indecisi. Si sono costituiti altri partiti per le elezioni del 2019. Nella camera sono presenti 7 partiti, nel 2015 erano 5. Sono cresciuti i voti annullati. Si ricorda che in Uruguay il voto è obbligatorio.

Il Parlamento è costituito così:

Deputati

FA-Frente Amplio 42 (-8 rispetto al 2015), PN-Partido Nacional 32 (+2), PC-Partido Colorado 13, PCA-Partido Cabildo Abierto 11

Senato

FA 13, PN 10, PC 4, PCA 3, PERI-Partido Ecologista Radical Intransigente 1

 

La grande novità di queste elezioni è la scesa in campo di Cabildo Abierto, partito creato da Manini Ríos, ex-comandante in capo dell’esercito. Quando era in carica Manini, si sono commesse tantissime violazioni dei diritti umani. Per questo motivo, insieme ad altri militari, è stato sottoposto a un tribunale d’onore dell’Esercito che lo ha riconosciuto colpevole. Come conseguenza l’attuale Presidente Tabaré Vázquez lo ha destituito. Per tutta risposta lui ha creato il Partido Cabildo Abierto che è una forza nefasta e molto pericolosa.

Il ballottaggio è stato tra Lacalle Pou del Partido Nacional che ha avuto il 28,6% e Martínez del FA che ha ottenuto il 39% ossia il 10,4% in più. Se ci fosse in Uruguay la regola, come in Argentina e in Bolivia, che vince chi supera l’altro candidato con uno scarto di voti del 10%, sarebbe stato eletto il candidato del FA. Il ballottaggio si è svolto domenica 24 novembre tra Daniel Martínez (già sindaco di Montevideo) candidato del Frente Amplio e Luis Lacalle Pou del Partido Nacional. Quest’ultimo è stato appoggiato anche dal Partido Colorado, dal Partido Cabildo Abierto (dei militari) e dal Partido Independiente, partiti che si sono uniti unicamente per non far vincere il Frente Amplio, viste le differenze per le quali hanno sempre discusso. È un’alleanza transitoria a scopo elettorale, con l’intenzione precisa di fare fuori il FA.

Il 27 ottobre si è votato pure per il plebiscito “Vivir sin miedo”, Vivere senza paura, voluto dalla destra teorizzando che il paese vive in un clima di totale insicurezza per l’aumento dei delitti. Questo è un argomento molto sentito dalla gente. L’Uruguay è, comunque, uno dei paesi latinoamericani più tranquilli, ma rispetto a prima la delinquenza è aumentata molto, a causa della droga introdotta dai narcotrafficanti internazionali. Non potendo criticare il FA su tante realizzazioni, è stato questo il cavallo di battaglia della destra che pretendeva con questo plebiscito introdurre le forze armate nel controllo della popolazione. Insomma un decreto sicurezza. Essendo un argomento sentito dalla gente ha ottenuto il 47%, però ha vinto il NO.

Purtroppo nel ballottaggio il FA non riesce a superare ma comunque esce vittorioso. Praticamente il 50% della popolazione è frenteamplista. La destra ha utilizzato qualsiasi mezzo per attentare alla democrazia. Quando c’era il silenzio elettorale è stata fatta da parte dei militari una propaganda abominevole, atroce e violenta. L’editoriale della rivista “La Nación” ha affermato che “finalmente ci libereremo dei marxisti comandati da L’Avana, finalmente sarà recuperata la famiglia tradizionale, non avremo il denaro sporco della corruzione venezuelana”.  Ha affermato, inoltre, che sono stati commessi crimini durante il governo del FA e che si dovrà pagare per questo, ecc. Il biasimo del FA e del PIT-CNT (Plenario Intersindical de Trabajadores-Convención Nacional de Trabajadores) è stato immediato, condannando questi pronunciamenti che sono inammissibili in un regime democratico. L’obiettivo è chiaro, creare un clima d’intimidazione e paura. La situazione è moto preoccupante. Il sindacato chiama alla mobilitazione per la difesa dei diritti e ad una risposta immediata a un governo che chiaramente non farà gli interessi dei lavoratori.

Oggi 28 novembre, un nuovo comunicato del Centro Militar denuncia il FA perché “chiama a combattere” e afferma che ci sono le condizioni per un colpo militare.

Il Fa non ha cooptato i voti di altri partiti ma ha recuperato 190.000 voti persi nel primo turno.

La gente, i giovani, soprattutto, in massa compatta autogestita, ha ottenuto questo trionfo per il FA. Si sono perse le elezioni, ma è comunque una vittoria giacché la differenza è minima.

I risultati del ballottaggio danno per vincitore Luis Lacalle Pou con un lievissimo vantaggio sul candidato del FA. I sondaggi d’opinione davano Lacalle in vantaggio di 5,6,7% e più, ma questo non si è verificato, pertanto hanno sbagliato di tanto le previsioni perché non hanno tenuto conto dei molti che, indecisi nella elezione del 24 ottobre, al ballottaggio hanno dato il voto al FA e dei tantissimi uruguaiani che sono tornati dall’Argentina e dal Brasile solo per votare. Ci sono, inoltre, moltissimi voti contestati da rivedere per arrivare alla conclusione definitiva.

Il FA è da solo contro tutta la destra unita e con l’appoggio del gruppo Cabildo Abierto nazifascista.

Il FA rappresenta la metà della popolazione e dispone di una grande ricchezza, la militanza dal basso che ha fatto una campagna straordinaria, chiara, precisa, innovativa, gioiosa. Soprattutto voglio rimarcare la partecipazione giovanile che è stata intensissima. I giovani e il popolo frenteamplista sono disposti a mobilitarsi per non perdere le conquiste ottenute in questi 15 anni di governo. Il FA dovrà capitalizzare questa grande potenza che è il movimento dal basso, che è il vero motore del FA.

Sotto il governo del Fa l’Uruguay ha fatto tantissimi progressi: la situazione economica è migliorata significativamente nell’ambito del Lavoro, dell’Istruzione, della Sanità e delle Politiche Sociali.

 

 

LAVORO

 

Il salario minimo nazionale è aumentato del 288%. I salari sono aumentati del 55% e sono aumentati di 300.000 i posti di lavoro. La disoccupazione giovanile si è ridotta.

Sono stati attivati i consigli dei salari collettivi, mentre in precedenza si era ridotti alle trattative individuali del lavoratore con la impresa. È stata fatta una legge specifica per il lavoratore rurale riducendo l’orario di lavoro a 8 ore e consentendo la sindacalizzazione prima inesistente. Il salario reale dei lavoratori rurali è aumentato del 40% in 10 anni. È stato regolamentato il lavoro domestico, garantita la copertura per malattia e la cassa integrazione in caso di chiusura attività e si è costituito un sindacato dei lavoratori domestici. Si è regolamentato il riposo, il lavoro nero è stato ridotto tantissimo. Sono stati fatti più di 50 leggi in campo lavorativo. È stata aumentata la copertura sanitaria dei lavoratori, divenendo così l’Uruguay il paese con la maggiore assistenza sanitaria dell’America Latina.

 

 

ISTRUZIONE

 

Sul piano educativo si sono costituite 1.125 scuole rurali con un regime educativo adeguato alla propria situazione. Sono state create 300 scuole a tempo pieno, che prima neanche esistevano, e infatti ogni edificio scolastico ospitava due turni. Oggi vengono impartite le lezioni di inglese in tutte le scuole, che sono laiche, gratuite e obbligatorie dal 1789. Con un grande lavoro di recupero contro l’abbandono scolastico si è raggiunto il 54% di scolarizzazione. Il governo del FA ha garantito una serie di benefici prima inimmaginabili: il biglietto dell’autobus è completamente gratuito per tutto il ciclo basico, gli occhiali sono completamente gratuiti per gli alunni della primaria, 60.000 bambini sono assistiti nel Programma salute dentale nelle scuole.

Si sono creati poli universitari importantissimi nell’interno del paese, dando la possibilità a chi vive fuori Montevideo di accedere all’Università in altre città. In questo modo il numero degli studenti universitari dell’interno del paese è aumentato del 31%. Tra il 2004 e il 2015 i salari reali degli insegnanti sono cresciuti del 64%.

 

 

SANITÀ

 

Per la Sanità è stata realizzata un’importante riforma che ha garantito il diritto alla salute per tutti. Prima il servizio sanitario non era garantito per tutti, adesso grazie alla creazione di un Servizio Nazionale Sanitario tutti hanno la possibilità di accedervi.

C’è una protezione integrale alla Prima Infanzia e si è instaurato un sistema di assistenza domiciliare per chi ha poche risorse.

Si è esteso il periodo di astensione per maternità e paternità e si è approvata la legge di interruzione volontaria di gravidanza, quella del matrimonio ugualitario e la legge d’attenzione integrale per le persone transgender.

 

 

POLITICHE SOCIALI

 

Si è creato un sistema pubblico di sviluppo abitativo attraverso il Ministerio de Vivienda, Ordenamiento territorial y Medio Ambiente, il Banco Hipotecario (pubblico) e la Agencia Nacional de Vivienda. Questo ha permesso una casa degna per tutti. Le baraccopoli sono diminuite dell’11% perché è stata garantita una casa degna e gratuita a chi non possiede risorse economiche. Il Plan Juntos, creato durante il governo di Mujica e al quale lo stesso Presidente ha partecipato economicamente devolvendo una parte del suo stipendio, ha permesso un’abitazione degna a tanti. Dal 2008 si è stabilito un sussidio per la casa: se un lavoratore perde il posto di lavoro, lo Stato gli dà un sussidio fino a quando non risolve il problema lavorativo.

Il FA ha destinato una cifra importantissima alle politiche sociali, investendo in queste 5 volte più dei precedenti governi, favorendo una politica includente, perché tutti possano accedervi secondo i propri bisogni. La coalizione della destra nel programma elettorale propone che nel bilancio dello Stato vi sia una riduzione del 40% degli investimenti nelle politiche sociali. Questi soldi verranno sottratti dai salari del pubblico impiego e dalle politiche sociali. Dicono che bisogna optare tra salario e impiego, ma l’uno non può escludere l’altro.

L’Uruguay, grazie alle politiche del FA oggi è il paese con maggior percentuale di energia eolica della America Latina.

Tra il 2000 e 2004, ossia prima del Frente Amplio, l’Uruguay aveva un tasso d’inflazione del 63,2%, il maggiore dell’America Latina.

Oggi il tasso di inflazione è ridotto all’8,34%. La disoccupazione è del 9%, debito estero 0, povertà 0,01%, criminalità 11,8, mortalità infantile nell’ultimo anno 0.  Il Prodotto Interno Lordo dal 2005 ha avuto una crescita ininterrotta. È stato un record storico per il paese.

Si è applicata l’imposta sulla rendita. Prima chi era proprietario e affittava non pagava tasse, esisteva solo la tassazione sugli stipendi. Con l’imposta sulla rendita si paga in base a tutti i redditi ottenuti. Questo ha significato che una classe media alta, che con le crisi dei precedenti governi si era impoverita, con il Fa ha migliorato moltissimo la sua situazione economica ma, dovendo pagare queste imposte, in parte si è sganciata dal FA e si è lasciata ammaliare dalla destra.

Sono tantissime le cose positive che spingono a dare il voto al FA. Non è il voto al meno peggio, è un voto consapevole per i risultati ottenuti. Il FA è un governo progressista con tutti i suoi limiti, non è il socialismo del XXI secolo, perché essendo un governo di coalizione deve trovare l’equilibrio per sussistere. In politica internazionale è stato in eccellenti rapporti con Cuba, con la quale ha sviluppato un programma sanitario per gli interventi di cataratta. Prima questo intervento era solo privato. Da tantissimi anni è pubblico e completamente gratuito. Anche con il Venezuela si sono realizzati tanti programmi di aiuto come la salvezza dell’ospedale universitario e la fabbrica di pneumatici. L’Uruguay ha fornito prodotti lattei al Venezuela. Con la Bolivia c’erano eccellenti rapporti ed era in gioco la possibilità per la Bolivia di poter usufruire di uno sbocco al mare. Purtroppo questo progetto è stato stroncato dal golpe in Bolivia, condannato per primo dall’Uruguay.

 

Credo che il limite maggiore sia stata la smobilitazione dei Comitati di Base del FA.

Il programma di governo viene elaborato in una plenaria dove si discutono le proposte dei comitati di base. Il FA nel suo governo deve rispettare il programma e i comitati di base devono essere vigili affinché il programma venga svolto. Negli ultimi anni i comitati di base si sono indeboliti anche perché, stando il FA al governo, la gente non ha più partecipato attivamente ai comitati, rilasciando la delega politica al governo. Nell’ultimo periodo sono stati molto attivi a Montevideo. Occorre un’attività permanente, non è possibile fare politica o comunicare le idee solo con internet. Occorre il confronto politico diretto: i dirigenti sono distanti dalla base, soprattutto nell’interno del paese si è molto carenti. Ricordo che a Montevideo vive la metà della popolazione, l’altra metà è disseminata tra tutti i paesi dell’interno.

La debolezza dei comitati di base è un grosso sbaglio, perché il movimento dal basso è sempre essenziale: deve essere presente con proposte e vigilare che il programma del FA venga compiuto. Credo che il mancato funzionamento di questi comitati abbia causato un grosso problema, dato che dal punto di vista ideologico lascia spazi a idee qualunquiste o di destra.

Un altro errore è non aver attuato la legge del voto all’estero. Una grossa parte dell’emigrazione è politica, infatti 500.000 persone sono dovute esiliare durante la dittatura. Una parte è ritornata con l’amnistia ma una grossa parte vive all’estero. Purtroppo all’interno del FA non c’è una posizione unitaria al rispetto. Credo che in questi 15 anni il FA avrebbe dovuto modificare la legge elettorale del ballottaggio attualmente in vigore, che dà la possibilità di vincere al candidato sostenuto da più partiti che si coalizzano contro un unico candidato. Rispetto ai diritti umani si è avuto un chiaro cambiamento politico. Il primo governo del FA ha applicato l’articolo 4 della legge di “caducidad”, e abbiamo assistito con grande commozione al ritrovamento dei resti dei compagni desaparecidos, seppelliti in zone militari. Alcuni dei principali responsabili sono stati condannati e sono tuttora in carcere. La permanenza ancora di una legge della caducidad che impedisce l’applicazione della pena per tutti da parte dello stato è un grosso limite nella condanna ai crudeli violatori dei diritti umani. Si è tentato di abolirla con un plebiscito nell’anno 2009 ma è stato votato da un 48% circa della popolazione, non raggiungendo, purtroppo, il 50+1 necessario.

Ossia, ci sono tantissimi limiti per quanto riguarda una politica sui diritti umani. Alcuni responsabili sono stati incarcerati, ma godendo di un regime carcerario lieve. Sicuramente non migliorerà con il nuovo governo.

Il FA è stato carente nel suo lavoro nelle zone interne del paese. Nelle campagne c’è molta arretratezza culturale. La legge di 8 ore non ha avuto un seguito di un lavoro politico per organizzare i lavoratori nella difesa dei propri diritti. C’è disoccupazione perché nelle campagne non si è investito abbastanza nel potenziamento di attività produttive differenziate. Ci si scontra poi con le contraddizioni, per esempio, del lavoratore rurale che avrebbe preferito guadagnare meno e lavorare di più, ma in cambio avere casa e cibo. Cambiare le abitudini è difficile.

Credo però che in un bilancio finale i risultati ottenuti siano ampiamente più preponderanti degli errori commessi.

Purtroppo nel ballottaggio il FA non riesce a superare ma comunque esce vittorioso. I primi risultati del ballottaggio davano un pareggio tecnico. Andando avanti con lo spoglio dei voti, la coalizione di destra ha guadagnato un piccolo vantaggio. Allora la militanza frenteamplista si è mobilitata in varie città dell’interno del paese con grande impegno ed è riuscita a recuperare più di 190.000 voti. È stata una grande sfida, non si sono dati per vinti e hanno fatto un lavoro porta a porta, diffondendo entusiasmo. La Corte elettorale ha deciso di rivedere tutti i voti “osservati” cioè i voti espressi nelle case di cura e nelle caserme che erano più di 28.000. Purtroppo non si è riusciti a vincere per un pugno di voti: Luis Lacalle Pou ha ottenuto il 48,87% e Daniel Martínez il 47,35%. La differenza è di 1,55%.

Nelle precedenti elezioni il FA aveva potuto contare sui votanti dei Blancos y Colorados progressisti. Nell’ultimo anno però c’è stata una recessione, una caduta degli investimenti economici, un forte calo degli ingressi per turismo data la crisi in Argentina e Brasile, una flessione dell’occupazione. Probabilmente questi elettori, temendo la recessione, anche se non è così alta, e il problema dell’insicurezza, argomento centrale nella campagna elettorale dell’opposizione, non hanno confermato il loro voto al FA. Questo sommato agli errori commessi ha avuto come risultato una perdita di voti. Ma, nonostante abbia dovuto competere con 5 partiti, con i più grandi mezzi di comunicazione contro, con i militari contro, il FA ha ottenuto un risultato molto buono. Praticamente il 50% della popolazione è frenteamplista. Comunque, anche se avesse vinto le elezioni, sarebbe stato molto difficile governare, giacché non avrebbe avuto la maggioranza nel Parlamento, sebbene sia la forza maggioritaria, il Partido Nacional, i Partido Colorado e Cabildo Abierto si sarebbero uniti nel Parlamento e il FA sarebbe stato messo in minoranza. La lotta parlamentare sarà in difesa delle leggi conquistate.

Purtroppo già si avvertono i primi e nefasti segnali di mutamento di rotta politica. Guaidó, ancor prima del risultato finale si è complimentato con Luis Lacalle, non si sa a nome di chi, e lo stesso Lacalle ha riconosciuto Guaidó. I medici cubani si ritirano: purtroppo la “Misión Milagro”, l’intervento gratuito delle cataratte che ha ridato la vista a più di 6 milioni di malati in America Latina, finisce qui.

In attesa del risultato definitivo sono arrivati tanti messaggi:

«È tempo di consolidare questa formidabile esperienza a livello di base, di militanza, è un valore da curare e potenziare. I collettivi che si sono autogestiti, l’allegria di appartenere a una storia ricca di valori umani al di là delle cariche dirigenziali o parlamentari. Quando uno si emoziona ed è felice di appartenere a un’allegria ed emozione collettiva. I dirigenti devono capire che il FA non è solo nel Parlamento. Il vero FA sta e starà nella base, questa massa che ha fatto tremare i mezzi d’informazione e le agenzie di sondaggio, che ha lasciato senza festeggiamenti la coalizione di destra, che le ha fatto sentire che anche se vince sarà una mezza vittoria. La partita comincia».

O questo della candidata vice presidente del FA, commentando a caldo i primi risultati:

«Mi sento emozionata e orgogliosa del Fa. Con tutti contro, i grandi mezzi d’informazione, gli impresari, la corporazione militare, l’unione di 5 partiti di destra e ultra destra, dopo 3 governi e con i nostri errori, con la purezza di tutto il popolo, ci siamo avvicinati alla vittoria, tutto questo è eroico.

La militanza, la gente con il cuore nella mano sinistra. Già abbiamo vinto. Continuiamo uniti e questo mezzo paese resisterà e sapremo agire di conseguenza (citando le parole dell’inno nazionale).

Salute compagni».

O questa sintesi di un commento: «Credevano di poter fare il funerale al FA. Credevano che avendo l’appoggio della grande oligarchia imprenditoriale, i complici dei torturatori che hanno nascosto la verità coperti della legge d’impunità, il monopolio dell’informazione, la chiesa evangelista dell’imperialismo nordamericano, e forti dell’onda fascista che si vuole imporre nell’America Latina con l’appoggio di Trump e Bolsonaro, credevano di poter fare il funerale al FA. Ma non è morto chi lotta. Per chi non c’è più e per quelli che verranno, continueremo nella lotta per la conquista dei diritti, uguali opportunità e giustizia sociale».

 

L’importante sarà imparare degli errori, facendo un’analisi autocritica, bisognerà rivitalizzare i comitati di base, partire dai movimenti sociali, dai lavoratori, incentivare la mobilitazione dal basso e la partecipazione popolare per creare veramente un potere popolare. È la gente mobilitata che genera proposte, che vengono riportate negli organi competenti. All’interno del FA, molto vario, esistono le forze che hanno lavorato da sempre in questo senso. Il Fa raccoglie diverse esperienze e identità, senza pretendere di annullarle, evidenziando piuttosto il potenziale di un’azione comune. Bisogna stare dentro e continuare la lotta per i cambiamenti, riuscire a generare un polo forte che agisca all’interno rafforzandosi, perché le cose vadano in un certo senso, è un obiettivo. Il FA è un’esperienza da riscattare oggi più che mai, considerando la situazione generale del mondo che va a destra e in particolare dell’America Latina che oggi è aggredita dall’imperialismo yankee e dalle sue forze più retrograde.

Credo che questo forte interesse per far saltare il FA in Uruguay rientri nel quadro della nuova situazione generatasi in America Latina, dove i grandi poteri economici locali, l’imperialismo USA e le multinazionali operano per cancellare l’esperienza dell’Alba e degli altri governi democratici e per riportare a destra il continente. Purtroppo ci stanno riuscendo con la complicità del mondo. Il colpo di stato in Bolivia, l’aggressione al Venezuela, sono un esempio. Come mai la Signora Bachelet e l’OEA non si pronunciano sulle violazioni dei diritti umani e sulle violenze atroci commesse in Cile per soffocare una protesta popolare contro la politica del pinochetismo ancora vigente?

Queste aggressioni come quelle in Palestina, in Siria, contro i kurdi ecc., perpetrate nel silenzio degli organismi istituzionali, dimostrano la complicità della comunità internazionale nella violazione dei diritti umani.

Ma l’America Latina ha detto basta e ha cominciato a camminare, agendo con una lotta di classe forte, ognuno secondo la realtà del proprio paese, per difendere gli interessi degli oppressi. Lo vediamo in Cile dove, nonostante la feroce e criminale repressione, la protesta continua, lo vediamo in Bolivia con l’opposizione radicale al colpo di Stato, lo vediamo in Venezuela con la strenua difesa del governo legittimamente eletto. Sorgono le proteste in Colombia. Una protesta generalizzata che si espande e non si fermerà.