All’interno delle strategie geopolitiche gli Stati Uniti, dai tempi della caduta dell’URSS, è stata sempre dedicata particolare attenzione alle cinque repubbliche dell’Asia centrale, Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan, Tagikistan e Uzbekistan, nell’intento di far saltare il ponte geografico e politico che forma un collegamento naturale tra Cina e Russia, destabilizzando tutta quell’area continentale. Già in passato, Hillary Clinton, come Segretario di Stato, illustrando le linee strategiche della politica statunitense, aveva dichiarato che mai gli USA avrebbero permesso qualsiasi forma di “resurrezione dell’URSS”, in particolare in quell’area, geostrategicamente preziosa e determinante. Per questo motivo quelle Repubbliche andavano costantemente monitorate e “seguite”; in sostanza esse sono nel mirino della politica imperialista.

Per perseguire questo obiettivo, Washington aveva istituito nel 2015 una specifica piattaforma di dialogo, denominata “C5+1”, che prevedeva di estendere la coalizione con le “cinque” Repubbliche all’Afghanistan, in modo che la destabilizzazione in stile afghano coinvolgesse automaticamente l’intero, enorme territorio dell’Asia centrale. Progetto che si fondava sulla posizione geografica dell’Afghanistan confinante con la regione, e delle ripercussioni che, storicamente, hanno su tutta l’Asia centrale i processi che avvengono in quel paese. Ma le cinque Repubbliche ex sovietiche, che non hanno remore a costruire collaborazioni e relazioni con Kabul nel momento in cui un qualche tipo di stabilità si definisca in Afghanistan, finora hanno mantenuto una politica di sviluppo basata su scelte di indipendenza nazionale e svincolata dalle mire e strategie USA nell’area; non sono stati assecondati i piani strategici USA e, invece, ci sono state relazioni e stretta cooperazione con la CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), la Russia e la Cina.

Gli Stati Uniti stanno cercando di promuovere progetti economici e di investimento che possano fare da contrappeso a quelli già operativi di Russia e Cina, pertanto hanno creato la piattaforma US-Central Asia Trade and Investment Framework Agreement (TIFA), dal disegno strategico che è sempre quello indicato dalla Clinton: mettere sotto il suo controllo politico ed economico i cinque paesi dell’Asia centrale. Ma, secondo le valutazioni di quegli stessi Stati dell’Asia centrale, i progetti promossi dagli Stati Uniti nell’ambito degli accordi C5+1 e TIFA, molto spesso non hanno un reale peso specifico nelle economie dei paesi e contraddicono gli intenti da essi dichiarati, in particolare relativamente ai programmi energetici e ambientali.

E proprio in Uzbekistan questo dato è comprovato. Il progetto sull’utilizzo di fonti energetiche alternative promosso da Washington in Uzbekistan, si è poi dimostrato non omogeneo alla politica del paese – che è fondata sull’obiettivo di arrivare all’indipendenza energetica nazionale – e ai programmi di sviluppo dell’energia nucleare per il periodo 2019-2029 indicati dal presidente dell’Uzbekistan. E, dato che l’attenzione al potenziamento del proprio settore energetico è uno delle principali fondamenti delle politiche nella regione, dal punto di vista dell’Uzbekistan questi progetti statunitensi hanno dimostrato di non essere un contributo alle opportunità strategiche per la Repubblica uzbeka, bensì nascondono una logica di assoggettamento politico e, in futuro, militare.

Washington dedica, oggi, particolare attenzione all’Uzbekistan e al Kazakistan. Il calo di interesse per le altre tre repubbliche dell’Asia centrale si spiega con la valutazione fatta dalla Casa Bianca sulla crescita costante, negli ultimi anni, della presenza ormai radicata di Russia e Cina in Kirghizistan e Tagikistan, mentre per il Turkmenistan ci sono altre motivazioni. Inoltre, l’ambizione degli Stati Uniti di penetrare primariamente in Asia centrale utilizzando l’Uzbekistan, è legata al fatto che la Repubblica è l’unica che confina con tutte le altre e con l’Afghanistan, quindi, di fatto, è il cuore geopolitico della regione, oltre al dato relativo alla sua crescita demografica che ne fa lo Stato più popoloso dell’area. E questo fa capire il perché la Casa Bianca abbia individuato nell’Uzbekistan il sito chiave dell’Asia centrale.

Ma questo tentativo di penetrazione nel paese resta ancora poco rilevante; come evidenziato dai dati del Comitato statale di statistica dell’Uzbekistan, la partecipazione degli investimenti statunitensi nel capitale sociale di questa Repubblica nel 2019-2020 è stata inferiore al 3%. Ciò significa che, nonostante il desiderio di Washington di prospettare lo sviluppo di “relazioni speciali per la cooperazione” con questo paese, esso non ha quasi nessuna incidenza nel miglioramento della vita dei cittadini uzbeki, ma ha altri scopi rivolti ad altri “settori di cooperazione”.

Quali sono le strategie statunitensi di intromissione nell’area 

Circa la nuova amministrazione della Casa Bianca, va sottolineato che Joseph Biden, proprio come gli altri presidenti degli Stati Uniti finora, non ha mai visitato la regione dell’Asia centrale nel corso dei tantissimi anni della sua carriera politica. Durante la sua campagna elettorale, la regione dell’Asia centrale e le Repubbliche che la compongono, non hanno costituito un argomento di interesse o di proposte specifiche nei programmi elettorali; il che, molto probabilmente, significherà il proseguimento lineare della strategia degli USA per l’area, già precedentemente impostata. E, quindi, significherà che Washington cercherà di implementare i tentativi di irrobustire le sue relazioni con l’Uzbekistan e il Kazakistan, per verificare se riesce a incunearsi e a competere con la presenza di Russia e Cina. Così come, dopo aver messo, oggi, in disparte la possibilità di sviluppare il progetto C5+1, continueranno a interferire attivamente negli affari interni di Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan. Alcune azioni specifiche che gli Stati Uniti hanno già iniziato a intraprendere possono confermarcelo: il 7 gennaio è stata annunciata la dichiarazione congiunta della Central Asian Investment Partnership tra Stati Uniti, Kazhakistan e Uzbekistan, che prevede di mettere a disposizione, ​​entro cinque anni, fino a 1 miliardo di dollari per sostenere progetti che promuovono la crescita del settore privato.

Per quanto riguarda l’Uzbekistan, Washington cercherà di rafforzare il suo ruolo con esso, anche in riferimento agli sviluppi che si definiranno nel vicino Afghanistan, sicuramente utilizzando le questioni relative alla sicurezza, proponendo a quella Repubblica un ruolo di guida regionale, magari iniziando con un accordo militare per ospitare le basi USA per i droni statunitensi, per il monitoraggio del territorio afgano dopo l’eventuale ritiro.    

Per quanto riguarda le altre Repubbliche, gli Stati Uniti stanno tentando sistematicamente di interferire nei processi politici ed elettorali interni, in particolare in Kirghizistan dove ci sono stati alcuni tentativi, in linea con i programmi di destabilizzazione statunitensi, di controllare esponenti politici locali come emerso da indagini dei servizi di intelligence kirghisi. Tentativi già intrapresi dalla precedente amministrazione della Casa Bianca: nel 2019-2020, durante le elezioni per il Jogorku Kenesh, il Consiglio supremo del Kirghizistan, è emerso che l’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) ha stanziato 2,5 milioni di dollari, una parte dei quali per fornire sostegno ai candidati filoamericani, compreso il sostegno ai media che li appoggiavano, e un’altra parte per aiutare a creare e supportare le attività locali svolte dalla Public Foundation Common Cause. Oltre al Partito Riformista, Washington ha puntato su una serie di altre organizzazioni politiche, come Ata-Meken, il Partito socialdemocratico e Bir Bol un partito liberale, soprattutto per creare instabilità socio-politica dopo gli esiti non favorevoli delle elezioni. Come è emerso dalle indagini, in queste attività sono stati coinvolti circa un migliaio di giovani dell’Università americana in Asia centrale, di cui è stato nominato presidente dal 2020 Andrew Kuchins, che aveva lavorato a Mosca, poi a Bishkek e diretto il programma “Russia ed Eurasia” per il Center for Strategic and International Studies (CSIS), un’organizzazione non governativa che è sostanzialmente un think tank della CIA. In parole semplici, Washington cercherà di continuare a usare le sue tattiche collaudate nel tempo, quelle di interferire negli affari interni degli Stati stranieri e di organizzare “rivoluzioni colorate” in Asia centrale.

Le contromosse della Russia

Per contrastare i disegni statunitensi, nel dicembre 2015 venne firmato un Trattato di Relazioni Alleate tra Uzbekistan e Russia, che sanciva la scelta geopolitica uzbeka, sottoscritto dal presidente uzbeko di allora, Karimov, e Putin. 

Il dato più importante per la Russia era costruire un legame più stretto con l’Uzbekistan che, oltre ad essere un partner della CSI, in questo modo è diventato anche un alleato; questo passo ha rafforzato notevolmente la posizione russa in Asia centrale. Va ricordato che le altre tre Repubbliche, il Kazakistan, il Kirghizistan e il Tagikistan sono anch’esse membri dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva della CIS (CSTO) con la Russia. Inoltre, l’Uzbekistan è anche membro della Shanghai Cooperation Organization (SCO), un’organizzazione regionale intergovernativa, insieme a Cina e Russia.

L’unica eccezione è il Turkmenistan, che persegue deliberatamente una politica autonoma, data anche l’influenza della Turchia sul paese. 

Come, allora, dichiarò il presidente Karimov, la presenza della Russia qui, non potrà mai essere messa in discussione da nessuno”. Nel Trattato si stabilisce che i due paesi possono utilizzare le strutture militari vicendevolmente “per scopi di sicurezza, pace e stabilità”, anche attraverso trattati specifici. 

Inoltre, il Trattato prevede l’assistenza reciproca in caso di aggressione contro una delle parti; tutti i tentativi di interferenza contro l’Uzbekistan, in qualsiasi forma, saranno visti come azioni contro la Russia. 

Ne consegue che alcuni partiti dovranno trarre le loro conclusioni da una nuova realtà. Ogni volta che ci minacciano, lo faranno contro la Russia. E credo che il nostro popolo capisca il significato di questo”, dichiarò il presidente uzbeko. 

Questo Trattato così “avanzato” ha, ovviamente, una funzione specifica: è stato sottoscritto a causa delle forti pressioni alle quali, da anni, è sottoposto il paese da parte dell’Occidente, che lo nomina spesso come un altro stato canaglia. Un gruppo di membri del Congresso americano aveva anche proposto sanzioni contro l’Uzbekistan e chiesto che il suo presidente venisse processato presso la Corte Penale Internazionale. I governi dell’UE hanno vietato le forniture di armi all’Uzbekistan e imposto il divieto sui visti a molti membri delle autorità uzbeke. Questo ha spinto Tashkent, la capitale, a stringere rapporti più stretti con Mosca. Un dato è certo: il tempo in cui il paese dipendeva dai crediti occidentali è finito e difficilmente potrà tornare. 

L’Uzbekistan non è membro né del WTC (Centro di Commercio Mondiale) né dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), ma aveva avviato il processo di adesione a entrambe le organizzazioni. Attualmente, il commercio del paese è configurato dall’Accordo di libero scambio della Comunità di Stati Indipendenti (CSI) e da numerosi accordi commerciali bilaterali, ma una eventuale integrazione all’interno del blocco EAEU richiederà il reindirizzamento di alcune forme di scambio con altri mercati e, quindi, ci sarà un ulteriore allontanamento dalle politiche occidentali.

Da allora i rapporti si sono intensificati e sviluppati sempre più. A novembre 2020, il presidente attuale uzbeko, Shavkat Mirziyoyev, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Putin, per discutere le questioni relative all’ulteriore rafforzamento del partenariato strategico tra i due paesi e all’espansione della cooperazione multiforme, oltre che del vertice della CSI presieduto dall’Uzbekistan, svoltosi poi in dicembre in videoconferenza. Nel comunicato ufficiale è riportato che “… i due Presidenti hanno rilevato con soddisfazione che nel contesto della crisi globale causata dalla diffusione della pandemia di coronavirus, il commercio bilaterale e le relazioni economiche tra i due paesi e la CSI, si sviluppano costantemente. In particolare, sono svolte attivamente visite reciproche, la Commissione mista intergovernativa e altri meccanismi di cooperazione funzionano efficacemente, il volume degli scambi reciproci è in crescita, i progetti prioritari di cooperazione industriale e i programmi di scambio umanitario sono proseguiti in vari settori dell’economia. I Presidenti hanno, inoltre, proceduto a uno scambio di opinioni su questioni di importanza internazionale, hanno discusso i piani per futuri eventi ad alto livello. La conversazione è stata, come sempre, cordiale, amichevole e costruttiva”. 

È anche in preparazione un viaggio di Mirziyoyev in Russia per la firma di un partenariato strategico e globale tra i due Paesi, il rafforzamento di progetti di infrastrutture con Russia e Cina, che sono i maggiori partner commerciali, e un progetto per nuove vie di comunicazione tramite uno sbocco sull’Oceano Indiano, passando per Afghanistan e Pakistan, all’interno della Silk Road. Secondo i media russi, si tratta di ratificare circa 30 progetti, compresa una dichiarazione sul partenariato strategico e globale tra Russia e Uzbekistan, che sono un fondamento per la futura cooperazione, relativa anche a problematiche politiche e militari strategiche. La Russia è il secondo partner commerciale dell’Uzbekistan, per un giro d’affari di 5,9 miliardi di dollari, seconda solo alla Cina che ne ha 6,4 miliardi di dollari. 

Mosca aiuta l’Uzbekistan anche nella lotta al Covid-19, registrando a Tashkent il vaccino Sputnik-V per la produzione locale, che verrà usato insieme al vaccino uzbeko-cinese ZF-UZ-VAC 2021. In campo militare, dopo la fine dell’Urss, sono rimaste in Uzbekistan armi e tecnologie del Dipartimento Militare del Turkestan, finora poco utilizzate per assenza di conflitti militari sul territorio uzbeko. Si rende ora necessario un rinnovamento degli armamenti e la Russia ha offerto condizioni più vantaggiose. 

A Mosca si è svolta, nel febbraio 2021, anche una riunione dei Capi di Stato Maggiore di Russia e Uzbekistan, Valery Gerasimov e Shukhrat Khalmukhamedov, nel corso della quale sono state discusse le prospettive della cooperazione militare russo-uzbeka. “La nostra cooperazione in campo militare è un fattore importante per mantenere la stabilità regionale. Abbiamo intenzione di svilupparla ulteriormente. il Ministero della Difesa della Federazione Russa considera l’Uzbekistan un partner strategico della Russia nella regione dell’Asia centrale. Le relazioni tra i nostri Stati sono di natura fraterna e i popoli della Russia e dell’Uzbekistan sono uniti da legami di amicizia secolari”, ha detto Gerasimov dopo i colloqui. 

Va evidenziato che, negli ultimi anni, si parla dell’Uzbekistan come lo Stato in via di sviluppo più dinamico dell’Asia centrale. 

Anche per la Bielorussia ci sono grandi prospettive di cooperazione tra i due paesi 

L’ambasciatore straordinario e plenipotenziario uscente dell’Uzbekistan in Bielorussia, Nasirdjan Yusupov, ha dichiarato che i due paesi hanno grandi prospettive di cooperazione. Ha rimarcato, in particolare, l’importanza delle relazioni amichevoli dei due capi di Stato nello sviluppo della cooperazione bilaterale. Nasirjan Yusupov ha sottolineato che Aleksandr Lukashenko ha descritto la situazione in Uzbekistan come positiva e ha elogiato il ruolo del leader uzbeko nel risolvere i difficili problemi nell’attuale fase di sviluppo del paese. “Quando sono stato invitato alla posizione di ambasciatore in Bielorussia, da un lato ero agitato, dall’altro ho considerato un atto di grande fiducia e un grande onore rappresentare il mio Stato in un paese così meraviglioso come la Bielorussia”, ha dichiarato il diplomatico. 

L’elezione dell’Uzbekistan nell’ottobre del 2020 al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) è stata una chiara conferma dell’immagine rinnovata del paese e del riconoscimento internazionale dei processi di democratizzazione in atto in esso. È interessante notare che, tra i membri neoeletti dell’HRC, l’Uzbekistan è stato il paese che ha ricevuto il maggior numero di voti: è stato sostenuto da 169 Stati. 

Il Partito Democratico Popolare dell’Uzbekistan (PDPU) e la Federazione dei sindacati dell’Uzbekistan hanno, con il presidente uzbeko e con il governo nazionale, un rapporto costruttivo e collaborativo, pur ponendo le loro attività a difesa dei lavoratori e dei ceti popolari più disagiati. 

Il PDPU, fondato il 1 novembre 1991 dallo scioglimento del Partito Comunista Uzbeko, di cui si dichiara erede, ha ottenuto alle ultime elezioni il 15% dei voti. Conta 530.000 iscritti e ha due dipartimenti specifici: quello delle donne e della gioventù. 

Il 47,2% di loro sono donne e il 35,2% ha meno di 30 anni. Il partito è multietnico e unisce 47 nazionalità e gruppi etnici. Comprende 14 organizzazioni regionali: la Repubblica autonoma del Karakalpakstan, 12 regioni e la città di Tashkent, nonché organizzazioni in 25 città e 168 distretti, inclusi 11 distretti a Tashkent. 

Il Consiglio distrettuale di Navbahor del Partito Democratico Popolare dell’Uzbekistan ultimamente ha organizzato numerosi eventi nell’ambito del progetto “Youth Support” per studiare i problemi dei giovani, aumentare le loro attività socio-politiche e per conoscere meglio la legislazione sui giovani. La sezione distrettuale di JSCB “Agrobank” e attivisti del partito guidati da Khurshida Narzieva, Capo del Consiglio regionale di Navoi del PDPU, hanno parlato con i giovani del quartiere e discusso le questioni che li riguardano. Allo stesso tempo, è stato stilato un elenco di 20 giovani disoccupati del quartiere: 10 sono stati impiegati nel laboratorio di porcellana della fattoria “Kokhron” e 5 nel negozio di cucito “Sarvinoz Safinoza Sarafroz” nella fattoria “Arabkhona”. Sono in corso misure per assumere i restanti 5 giovani. 

La Risoluzione del Consiglio dei Ministri “sulle misure per attuare traguardi e obiettivi nazionali nel campo dello sviluppo sostenibile fino al 2030” ha fissato il quinto obiettivo dello sviluppo sostenibile dell’Uzbekistan, per garantire l’uguaglianza di genere e il processo di crescita di tutte le donne. 

Secondo Mavjuda Hasanova, deputata del PDPU: “… entro il 2030 è necessario eliminare tutte le forme di discriminazione contro tutte le donne, per garantire la piena ed effettiva partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e sociale e pari opportunità di leadership nel Paese. Creando così un sistema effettivo dall’alto verso il basso per la realizzazione dei diritti delle donne, la valorizzazione della loro dignità, sancito dalla CostituzioneCirca il 50% della popolazione del nostro paese sono donne. Il lavoro produttivo delle donne in tutti gli ambiti, in particolare l’educazione dei bambini, e i loro grandi servizi nella vita familiare non possono essere misurati o paragonati a nulla. L’articolo 46 della Costituzione della Repubblica dell’Uzbekistan sancisce la parità di diritti tra donne e uomini. Negli ultimi quattro anni, più di 15 atti normativi e legali sono stati adottati e sono in corso di attuazione nel nostro Paese per rafforzare radicalmente la tutela dei diritti delle donne. In particolare, lo scorso anno sono stati adottati due importanti documenti: la legge ‘sulla garanzia di pari diritti e opportunità per donne e uomini’ e la legge ‘sulla protezione delle donne dall’oppressione e dalla violenza’. Una serie di decreti e risoluzioni adottati dal presidente hanno fissato compiti per le organizzazioni statali legate ai diritti delle donne e aumentato la loro responsabilità…, ha dichiarato la deputata del PDPU. 

La Federazione dei sindacati dell’Uzbekistan, in quanto membro della Confederazione Generale dei sindacati, agisce come parte sociale indipendente e paritaria del governo in materia di protezione del lavoro, garantendo i diritti e le libertà dei lavoratori. 

Oggi, lo Stato sta adottando tutte le misure per raggiungere gli obiettivi della Strategia d’azione per le aree prioritarie di sviluppo dell’Uzbekistan nel periodo 2017-2021. La Federazione dei sindacati dell’Uzbekistan partecipa attivamente a questi processi, ed essendo la più grande organizzazione pubblica non governativa del Paese, unisce 14 filiali e 14 associazioni territoriali con un numero totale di membri di oltre 5,5 milioni di lavoratori.

Questo è in gran parte dovuto al fatto che, per la prima volta nella storia dell’Uzbekistan indipendente, nel 2019, i sindacati sono riusciti a ottenere l’adozione della legge della Repubblica dell’Uzbekistan “sui sindacati”, che è stata anche apprezzata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).

Anche l’adozione, nel 2016, della Legge della Repubblica dell’Uzbekistan “Sulla protezione del lavoro” nella nuova edizione, ha contribuito all’accrescimento dell’autorità pubblica e del ruolo sociale della Federazione sindacale. Inoltre, un ruolo positivo è stato svolto dalla ratifica da parte del Paese della Convenzione ILO Sulla libertà di associazione e protezione del diritto di organizzazione nei sindacati” e dall’adesione dell’Uzbekistan al Protocollo della Convenzione ILO sul lavoro forzato”.

Questi documenti hanno conferito ai sindacati dell’Uzbekistan diritti e poteri senza precedenti nel campo della protezione del lavoro, consentendo loro di sostenere attivamente e contribuire all’attuazione di riforme e trasformazioni dinamiche in tutte le sfere della vita dello Stato e della società.

Così, finalmente, il ruolo dei sindacati del paese è stato elevato ai massimi livelli, anche se confrontato con gli standard della Confederazione sindacale internazionale. E si può affermare che, oggi, nel nuovo Uzbekistan è stato creato, e sta iniziando ad operare attivamente, un nuovo meccanismo contrattuale-legale per la protezione dei diritti socio-economici dei lavoratori.

Un indicatore della partecipazione attiva dei sindacati ai processi di trasformazione è la crescita del numero di accordi di settore conclusi, e un aumento dei redditi diretti e indiretti dei lavoratori percepiti attraverso contratti collettivi. Il reddito, in particolare, è passato da 1,5 milioni (circa $ 150) a 5 milioni 100 mila soums (circa $ 500).

Grazie all’impegno degli organi sindacali e al sostegno del Capo dello Stato, gli arretrati salariali scaduti, per il periodo compreso tra il 2016 e il 1 gennaio 2020, sono stati ridotti di oltre 6 volte, e oggi sono stati praticamente eliminati. Risolto il 90% dei problemi delle donne sollevati nei ricorsi ai sindacati.

Negli ultimi anni, i sindacati, in stretta collaborazione con il Ministero del lavoro e della protezione sociale della popolazione, nonché con le autorità territoriali, hanno compiuto progressi significativi nella lotta al lavoro forzato, compreso il lavoro minorile.

Come risultato del monitoraggio costante durante la stagione 2020, il coinvolgimento nel raccolto di cotone di dipendenti di istituzioni educative e sanitarie, di studenti e scolari è stato praticamente sradicato. Ciò viene molto apprezzato da diverse organizzazioni internazionali non governative e da attivisti per i diritti umani.

Inoltre, i sindacati dell’Uzbekistan hanno iniziato a prestare maggiore attenzione al miglioramento della salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Oggi, la Federazione dispone di un’ampia rete di istituzioni sanitarie: 21 sanatori e 2 case di riposo, 23 campi sanitari per bambini. Negli ultimi tre anni, circa 600mila cittadini sono stati riabilitati nei sanatori e nelle case di riposo del sistema della Federazione, di cui circa il 45 percento ha migliorato la propria salute con buoni preferenziali, 11.655 persone sono state recuperate gratuitamente. Ogni anno, nel periodo estivo, nei campi sanitari per bambini più di 350.000 di loro hanno una vacanza con buoni preferenziali e 4.500 hanno una vacanza gratuita nella regione di Tashkent; sono i bambini provenienti da famiglie a basso reddito che vivono in aree remote della Repubblica del Karakalpakstan e della Regione di Khorezm.

Negli ultimi anni nella Repubblica sono stati costruiti e commissionati numerosi nuovi sanatori che hanno permesso non solo di migliorare in modo significativo la qualità della salute dei lavoratori, ma anche di creare nuovi posti di lavoro. In particolare, nella regione di Muinak del Karakalpakstan, è stato costruito ed è entrato in funzione un campo sanitario per bambini, “White Steamer”, uno dei migliori dell’Asia centrale in termini di attrezzature e servizi. Ottimi risultati anche per gli atleti delle associazioni sportive dei sindacati. In un breve periodo di tempo, hanno vinto 26 medaglie d’oro, 20 d’argento e 17 di bronzo ai Campionati asiatici e mondiali e guadagnato 7 qualificazioni per partecipare alle Olimpiadi estive di Tokyo.

Nell’ambito delle sue attività, la Federazione dei sindacati dell’Uzbekistan organizza eventi pubblici ed educativi, in particolare, il Forum dei sindacati dell’Uzbekistan con lo slogan “Uniti per la prosperità del Paese!”.

Anche il Consiglio delle donne e l’Associazione giovanile della Federazione dei sindacati hanno radicalmente ristrutturato le loro attività nello spirito dei nuovi compiti nella costruzione di un rinnovato Uzbekistan. Così, su iniziativa del Consiglio delle donne della Federazione dei sindacati, a Samarcanda si è tenuto nel 2019 il seminario internazionale “Situazione socio-economica delle donne e partecipazione dei sindacati al raggiungimento dell’uguaglianza di genere” con la partecipazione di rappresentanti di organizzazioni internazionali e diversi centri sindacali esteri.

Su iniziativa della Federazione Gioventù Associata, nel giugno dello scorso anno si è tenuto il Forum internazionale di Tashkent dei giovani sindacalisti “TEMP-2019”, a cui hanno preso parte giovani di 20 paesi e attivisti dei sindacati dell’Uzbekistan. Ed è stata stabilita una stretta collaborazione con i centri sindacali nazionali di Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Mongolia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Turchia, Europa, Asia e Africa. 

Nella lotta contro la pandemia e il Covid 19, è stato consegnato all’Uzbekistan 1 milione di dosi di vaccino uzbeko-cinese. 

Un lotto di 1 milione di dosi del vaccino ricombinante ZF-UZ-VAC2001, prodotto in cooperazione tra scienziati cinesi e uzbeki e precedentemente registrato in Uzbekistan e poi in Cina, è stato consegnato a Tashkent nel marzo 2021. 

Ad oggi, il vaccino ZF-UZ-VAC2001, sviluppato da scienziati uzbeki-cinesi, è l’unico vaccino in Uzbekistan in fase di sperimentazione clinica, in conformità con i requisiti dall’OMS.