Le sale cinematografiche hanno appena riaperto e il pubblico è tornato in sala, davanti al grande schermo. Ma il cinefilo per superare le crisi di astinenza si è anche convertito, durante le chiusure, alle visioni casalinghe sulle piattaforme, ma i migliori film, appena usciranno in sala, vale la pena rivederli sul grande schermo, perché il cinema è in sala!

Tra quelli che a breve usciranno merita assolutamente l’opera prima di Florian Zeller, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore francese: “The father. Nulla è come sembra”, film che ha vinto 2 oscar: uno per la migliore sceneggiatura non originale dello stesso Zeller con Christopher Hampton e l’altro al miglior attore protagonista, Anthony Hopkins al suo secondo oscar. 

Il film è stato definito “un dramma da camera”, in quanto adattamento di un’opera teatrale dello stesso Zeller di grande successo. Il film dovrebbe uscire a giugno e si potrà godere nelle arene estive doppiato, perché nelle piattaforme “pirata” i film sono in lingua originale e a volte è molto apprezzabile. Determinante è il montaggio di Yorgos Lamprinos, per creare una narrazione da enigma, per confondere sulla percezione del tempo e dello spazio, e stimolare l’attenzione dello spettatore; soprattutto il montaggio asseconda il rovesciamento di prospettiva che propone il regista nel raccontare la demenza senile, quando la mente non riesce più a ricomporre i frammenti confusi e senza ordine spazio-temporale dei ricordi. 

Infatti tutti gli altri film che hanno trattato l’argomento come “Still Alice”, “Lontano da lei”, per citarne due molto interessanti, il punto di vista narrativo è esterno alla mente che si deteriora. Zeller invece con lo stratagemma della narrazione che ci spinge a risolvere un enigma, ci trascina dentro la mente del protagonista Anthony, interpretato da Anthony Hopkins, entrando tutti nel ritmo dei rituali e degli oggetti della giornata. Infatti allo spettatore tutto sembra perfettamente reale e logico. La recitazione nel film è determinante come in una piece teatrale e Hopkins sceglie la via corporea per dare vita alla sceneggiatura e al personaggio: così con una fisicità tutta da palcoscenico esprime le emozioni che costruiscono il legame tra una scena e l’altra, dove il poetico commento musicale di Ludovico Einaudi completa la suggestione per il pubblico. La protagonista femminile, un’espressiva Olivia Colman, nel ruolo della figlia, offre allo spettatore la catarsi di ogni figlio/a davanti a questo tipo di malattia, che sappiamo, mette a dura prova le relazioni tra familiari. Hopkins, da attore shakespiriano, sembra ispirarsi al dramma di Re Lear per raccontare un padre che trasporta nel presente i ricordi lontani delle figlie, senza distinguere passato e presente. Solo sul finale il protagonista si arrende ad un disperato pianto, che coinvolge sentimentalmente lo spettatore e svela l’enigma: è il crollo emotivo per l’incapacità di capire il mondo; ma questo non è fa un film sentimentale che cerca di commuovere il pubblico, l’obiettivo invece è spiegare il declino cognitivo, smontando la realtà sotto i nostri occhi, proprio come ci rivela in anticipo il sottotitolo: “nulla è come sembra”. 

Oltre che straordinario sul piano artistico, il film è molto significante sul piano sociale, per comprendere le malattie degenerative della mente sempre più frequenti, come l’Alzheimer che in Italia colpisce il 5% della popolazione sopra i 60 anni. Nel mondo nel 2010 si contavano 35,6 milioni di malati, ma le stime dell’OMS ne prevedono più del doppio nel 2030 ed il triplo nel 2050, tanto da dichiarare la demenza senile un’emergenza sanitaria ed una priorità per tutti i paesi del mondo, affinché si attrezzino per attivare diagnosi precoci e modalità di cura e assistenza. In Italia invece, con lo smantellamento della sanità pubblica, quando in famiglia c’è un malato di Alzheimer, il primo nemico è lo stato, per tutto quello che si deve affrontare a livello burocratico per ricevere un aiuto nell’assistenza, peraltro molto onerosa. Nel nostro Paese durante la pandemia, i malati di Alzheimer sia ricoverati nelle RSA, che quelli ancora in famiglia, sono peggiorati, perché privati delle cure che cercano di ritardare il precipitare del declino cognitivo e nessuno ha pensato ad essi e alle loro famiglie. 

Il cinema che con la potenza delle immagini, trasforma in arte un dramma sociale, compie un’opera d’informazione, crea consapevolezza che può trasformarsi in coscienza ed impegno sociale.