«L’attentato allo stato di diritto che si sta consumando sotto i nostri occhi in nome della salute pubblica, con uno stato di emergenza che dura ormai da quasi due anni, e ora con l’istituzione del cosiddetto green pass che a detta di numerosi giuristi, e anche agli occhi di chiunque abbia un minimo di discernimento, è un vero e proprio impianto estorsivo e ricattatorio affinché i cittadini facciano ciò che la Costituzione vuole si possa fare solo con una legge, la quale deve tuttavia essere costituzionale». (Luciano Canfora)

 «Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese il risultato è la discriminazione di una categoria di uomini che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass. Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza ed efficacia dei vaccini». (Giorgio Agamben)

«Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico religioso. Ciò non solo rappresenterebbe una deriva antidemocratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica. Una cosa è sostenere l’utilità comunque del vaccino, altra, completamente diversa tacere sul fatto che ci troviamo tuttora in una fase di “sperimentazione di massa”». (Massimo Cacciari, Giorgio Agamben)

Quello che sta accadendo da oltre due anni nel nostro Paese non ha precedenti e, con tutta probabilità, stiamo sperimentando il più grande e organizzato tentativo di ristrutturazione capitalistica che si sia mai verificata nell’Occidente, sempre più “terra del tramonto”.

Penso si possa ritenere che con la crisi economica del 2007/8 partita dagli Stati Uniti ed estesasi poi a tutti i paesi europei non sia, di fatto, mai finita e si è trascinata senza sostanziale soluzione di continuità, con tutta la sua drammaticità, nella crisi pandemica iniziata nel 2019 e tuttora in corso.

Una delle descrizioni più interessanti ed efficaci per rappresentare il fenomeno sopra accennato è quella elaborata da Fabio Vighi con un piccolo saggio pubblicato su “La Fionda”. L’approccio è di tipo economico finanziario e rappresenta, per certi aspetti, una novità:

«Prima di entrare nel vivo della discussione facciamo un passo indietro all’estate del 2019, quando l’economia mondiale, a 11 anni dal collasso del 2008 era di nuovo sull’orlo di una crisi di nervi. 

Giugno 2019: La “Banca dei Regolamenti Internazionali” (BRI), potentissima “banca centrale di tutte le banche centrali”, con sede a Basilea, lancia un grido d’allarme sulla sostenibilità del settore finanziario. Nel suo Rapporto Annuale la BRI evidenzia il forte rischio di “surriscaldamento […] nel mercato dei prestiti a leva”, dove “gli standard del credito si sono deteriorati’ e ‘sono aumentate le obbligazioni garantite da collaterale (CLO)”. Si tratta di prestiti erogati a società iperindebitate che vengono poi messi sul mercato come bond. In parole povere, la pancia dell’industria finanziaria è di nuovo piena di spazzatura.

9 agosto 2019: Sempre la BRI pubblica un working paper in cui si chiedono esplicitamente “misure non convenzionali di politica monetaria” finalizzate a “isolare l’economia reale da un ulteriore deterioramento delle condizioni finanziarie”.

15 agosto 2019: BlackRock, il fondo di investimento più potente al mondo, pubblica un documento ufficiale in cui si ‘suggerisce’ alla Federal Reserve di iniettare liquidità direttamente nel sistema finanziario per prevenire “una drammatica recessione”. Confermando l’allarme della BRI, BlackRock sostiene che “è necessaria una risposta senza precedenti”, ovvero “un’azione diretta (going direct)”, da parte della banca centrale. Un piano che, come tale, comporta un rischio ben preciso: “l’iperinflazione. Gli esempi includono la Repubblica di Weimar negli anni ’20, così come, più di recente, l’Argentina e lo Zimbabwe”.

22-24 agosto 2019: I banchieri centrali del G7 si incontrano a Jackson Hole, nel Wyoming, per discutere il suddetto documento di BlackRock a fronte di una crescente volatilità finanziaria. James Bullard, presidente della Federal Reserve di St Louis, afferma: “Dobbiamo smettere di pensare che il prossimo anno le cose saranno normali”. 

15-16 settembre 2019: La crisi finanziaria viene ufficialmente inaugurata da un picco dei tassi repo, che schizzano dal 2% al 10,5% nel giro di poche ore. ‘Repo’ sta per repurchase agreement, contratto finanziario in cui i grandi fondi di investimento prestano denaro dietro collaterale (tipicamente bond governativi). Al momento dello scambio, l’operatore finanziario (banca) si impegna a riacquistare il collaterale a un prezzo più alto, tipicamente nel giro di poche ore (overnight). In breve, i repo sono prestiti garantiti, l’equivalente dei nostri ‘pronti contro termine’. Fanno parte dello shadow banking system, gigantesco apparato di intermediazione finanziaria parallelo e complementare alla rete tradizionale, ma libero da vincoli di vigilanza. La funzione dei repo è consentire alle banche di ottenere liquidità a breve termine per rimanere attive nel settore speculativo, soprattutto nella galassia dei derivati. Una mancanza di liquidità nei repo, che solo negli USA muovono circa 3.000 miliardi di dollari al giorno, può scatenare una devastante reazione a catena su tutti i principali mercati. L’impennata dei tassi nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2019 finisce per prosciugare l’erogazione del credito. La notizia fa il giro del mondo ma viene sottostimata dal mainstream.

17 settembre 2019: La Fed inaugura un programma monetario emergenziale che prevede la creazione settimanale di centinaia di miliardi di dollari da iniettare nel sistema finanziario, esattamente come suggerito da BlackRock. Non sorprende che, nel marzo 2020, la Fed affidi proprio a BlackRock la gestione del pacchetto di salvataggio in risposta alla ‘crisi pandemica’.

18 ottobre 2019: a New York viene simulata una pandemia zoonotica globale nell’ormai celebre Event 201, esercizio strategico coordinato dal Johns Hopkins Biosecurity Center e dalla Bill and Melinda Gates Foundation.

21-24 gennaio 2020: A Davos, in Svizzera, il World Economic Forum (WEF) discute di economia e di vaccini.

23 gennaio 2020: La Cina chiude Wuhan insieme a altre città della provincia di Hubei. 

11 marzo 2020: Il direttore generale dell’OMS definisce il Covid-19 una pandemia. Il resto è storia.

Se colleghiamo i fatti sopracitati, emerge un’ipotesi riassumibile nel modo seguente: i lockdown, e dunque la sospensione globale delle transazioni economiche, hanno permesso alla Fed di inondare i mercati finanziari di denaro fresco di stampa arginando il rischio iperinflazione, che si sarebbe scatenata se quella massa di denaro avesse raggiunto l’economia reale. Tra settembre 2019 e marzo 2020 la Fed ha pompato più di 9.000 miliardi di dollari nel sistema interbancario, pari a più del 40% del PIL statunitense.

Per comprendere le ragioni della pandemia dobbiamo inserirla nel contesto economico che le spetta. Pochi mesi prima della comparsa del SARS-CoV-2, la Fed stava cercando di domare l’incendio che divampava nel sistema interbancario. Sappiamo che nel magico mondo della finanza, tout se tient. Uno battito d’ali di farfalla in un certo settore può far crollare l’intero castello di carte; a maggior ragione in un sistema drogato di debito, sorretto cioè da credito erogato a tassi vicini o pari a zero. Se lasciato al suo corso, l’incendio avrebbe contagiato i cicli economici globali legati a produzione e distribuzione, attraverso un effetto domino di insolvenze e default di tale portata da minare persino la tenuta del dollaro quale valuta di riserva globale».

È ancora Vighi a raggiungere una parziale conclusione del suo ragionamento che rappresenta un vero e proprio salto di paradigma nella lettura della pandemia:

«Ci sono buone ragioni per sospettare che la crisi di liquidità nei circuiti finanziari fosse divenuta esiziale, al punto da imporre l’extrema ratio del congelamento dell’economia. Solo un coma economico indotto avrebbe garantito alla Fed lo spazio d’azione necessario a sbrogliare la matassa finanziaria. Dietro il paravento pandemico la Fed ha lavorato alacremente a tappare le voragini apertesi nel sistema dei prestiti interbancari, aggirando sia l’iperinflazione che il Financial Stability Oversight Council (agenzia federale per il monitoraggio del rischio finanziario creata nel 2010). Come ha scritto l’economista Ellen Brown, si sarebbe trattato di un altro bailout (salvataggio),ma questa volta sotto le mentite spoglie di un virus. John Titus, che da anni vigila sulle operazioni della banca centrale americana, non ha dubbi: “La pandemia virale è la narrazione di copertura (cover story) che ha permesso alla Fed di dare il via al piano BlackRock con un’ondata di acquisti massicci e del tutto senza precedenti.” Altri sono arrivati alla medesima conclusione».

Ora, è del tutto evidente che la lettura suggestiva proposta dall’articolo della Fionda, come credo sia, è fondata anche rispetto ad una lettura marxista sugli effetti del problema Covid alla luce della predominanza della struttura sulla sovrastruttura, essa porta con sé conseguenze rilevanti sulla valutazione complessiva da attribuire all’uso della pandemia da parte dei Governi mondiali.

La domanda alla quale, in questo quadro, risulta di grande interesse rispondere è la seguente: la sequenza lockdown, vaccino, green pass a cosa è servita? E soprattutto, a chi è servita?

Non credo sia possibile seguire oltre il ragionamento sopra proposto anche per la complessità delle argomentazioni proposte ma si può tentare di capire perché, praticamente solo il nostro Paese, con gli equilibri politici che esprime, ha deciso di adottare il green pass come se fosse l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista in voga durante il “Ventennio”. Da usare cioè oltre che per socializzare e partecipare agli eventi culturali, anche per poter lavorare, come ad esempio presso le strutture sanitarie e socio-sanitarie ma ancor in modo più evidente, per gli effetti discriminatori intrinseci, nella scuola e nelle università. 

Quindi si può osservare, nello stravolgimento indotto dalla più radicale e forse irreversibile crisi del sistema di accumulazione capitalistica, l’esistenza dentro un sistema mondo di una specificità italiana anche in relazione al quadro della dimensione europea. 

Non è un caso che il Governo del banchiere europeo Draghi, espressione delle oligarchie del continente e gendarme degli interessi delle borghesie di riferimento, sia il più attento e arcigno esecutore dell’applicazione integrale del paradigma. Non passa giorno che non minacci di arrivare alla obbligatorietà del vaccino sperimentale e/o l’estensione a tutti, a partire proprio dai lavoratori, della Carta Verde, quale strumento vincolante per entrare in fabbrica o negli pubblici uffici.

Non mi soffermo minimamente sulle discussioni interminabili, d’altronde ossessivamente presenti nei media di regime con la presenza della pletora dei virologi da “bar dello sport”, perché penso sia doveroso sottrarsi allo scontro fasullo tra si-vax e no-vax anche se le testimonianze sempre più dettagliate sia della parte del mondo scientifico che riesce a sottrarsi al fascino Big Pharma, sia dei Paesi “ipervaccinati” (Israele), renderebbero il compito estremamente facilitato.

Non è neanche qui possibile approfondire gli aspetti legati alle valutazioni di ordine giuridico costituzionale che pure rappresenta uno degli aspetti più inquietanti del problema green pass. Si possono, credo, comunque utilizzare le parole di un riferimento certo della Politica di una Sinistra credibile qual è Luciano Canfora quando afferma: «il provvedimento del 6 agosto (decreto estensione green pass), impedisce ai cittadini non ancora vaccinati, e che non possono farlo o che sono vaccinati all’estero con vaccini non riconosciuti dall’EMA o che, infine, semplicemente non si vorranno vaccinare, di esercitare un diritto ad essi riconosciuto oltre che dalla Costituzione, anche nella risoluzione n° 2361/2021 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, di non essere cioè soggetti a discriminazioni di alcun genere rispetto ai possessori di g. p.».

Se volessimo aggiungere un parere autorevole di un sicuro “esperto” oltre quello dello Storico Canfora, potremmo certamente attingere alle considerazioni di Ugo Mattei professore di diritto internazionale e comparato, laddove afferma: «la trasposizione del green pass europeo in Italia costituisce un’operazione che va contro quelli che sono i fondamenti della nostra Costituzione repubblicana». Concetto che poi approfondisce da par suo. 

Ma, per tornare ad una valutazione più “nazionale”, rimanendo nel filone socio-economico, che ci sia una specificità Draghi, sorretto da una maggioranza che potremmo definire “la corte dei miracoli” se non facessimo dispetto agli “straccioni e ai malandrini”, è largamente dimostrata da una emblematica risposta data ad alcuni cittadini riottosi ad un loro quesito posto al Contact Centre di Europe Direct, che segue:

“gentile signore, gentile signora,

la ringraziamo per aver contattato il servizio di E.D.C.C. L’UE si sta occupando degli aspetti di cui è responsabile –consegnare le forniture critiche attraverso i confini, assicurare il coordinamento dei governi e la condivisione delle informazioni e far arrivare le risorse finanziarie e le competenze dove ne abbiamo maggior bisogno, in modo che i Governi possano rimanere concentrati su ciò che conta: la salute pubblica.

La capacità di approvare leggi a livello nazionale per affrontare il coronavirus spetta interamente agli stati membri: la commissione non ha il diritto di interferire nella legislazione e nelle decisioni nazionali su argomenti quali la salute. D’altra parte, l’UE può organizzare politiche europee e iniziative di risposta rapida, coordinate e paneuropee per affrontare la crisi insieme agli Stati Membri.

La strategia dell’UE per i vaccini ruota intorno all’autorizzazione e all’acquisto comune di vaccini. Tuttavia, le strategie nazionali di vaccinazione determinano come i vaccini vengono somministrati. La legislazione sulla vaccinazione – incluso se la vaccinazione debba essere obbligatoria o meno – è di competenza nazionale. La Commissione non ha poteri decisionali al riguardo. Allo stesso modo, la legge dell’UE sul Certificato Covid digitale dell’UE riguarda l’uso del certificato al fine di facilitare la libera circolazione durante la pandemia Covid-19. Non prescrive nessun’altro uso del certificato. Pertanto, l’uso nazionale dei certificati Covi-19 per altri scopi, quali l’accesso ad eventi o luoghi di ritrovo, non rientra nel campo di applicazione del diritto dell’UE”.

Come si vede dalla risposta lapidaria sopra riportata, il Governo Draghi e i suoi sostenitori liberal-liberisti non possono minimamente accampare, per il proprio operato in materia, il solito mantra sempre riproposto finora: “ce lo chiede l’Europa”.

Il Governo del paese da sempre (almeno dalla fine del trentennio glorioso) ma da Monti e Draghi in particolare deve affrontare un problema enorme e lo deve fare alla maniera capitalistica proprio quando il Capitalismo global-finanziario mostra tutti i suoi limiti, probabilmente insuperabili.

Limiti che hanno a che fare con l’incapacità di uscire dal vortice dei bassi salari, della precarietà del lavoro, dell’aumento della povertà a fronte di nuovi pochi ultraricchi, della necessità per chi gestisce il potere di controllare il comportamento dei propri sudditi. Nonostante tutto questo, il sistema non sembra più riuscire a garantire la redditività dei capitali investiti nella misura richiesta dai pochi gruppi che gestiscono l’Economia. Dal loro punto di vista si impone l’adozione di un sistema autoritario che consenta di procedere alla trasformazione del sistema industriale e non solo, con annessa macelleria degli strati sociali medio bassi, con la sicurezza di portarlo portare a termine senza pericolo che collassi.

Ancora una volta, a mio avviso, è Vighi a sintetizzare una descrizione fulminante del fenomeno:

«A mio modo di vedere siamo di fronte a un cambio di paradigma. La gestione autoritaria di economia e società si impone come condizione necessaria alla sopravvivenza del capitalismo stesso, che non è più in grado di riprodursi attraverso il lavoro salariato di massa e l’annessa utopia consumistica. L’agenda che ha partorito il fantasma della pandemia come religione sanitario-vaccinale nasce dalla percezione della sopravvenuta impraticabilità di un capitalismo a base liberal-democratica. Mi riferisco al crollo di redditività di un modello industriale reso obsoleto dall’automazione tecnologica, e per questo sempre più vincolato a debito pubblico, bassi salari, centralizzazione di ricchezza e potere, stato d’emergenza permanente, e alla creatività del settore finanziario, dove il denaro si moltiplica da sé, per partenogenesi». 

Ma ancora in modo più efficace:

«La vulgata del mainstream andrebbe dunque rovesciata: la finanza non è crollata perché è stato necessario imporre i lockdown; piuttosto, è stato necessario imporre i lockdown perché la finanza stava crollando. Il congelamento delle transazioni commerciali ha infatti drenato la circolazione del denaro e la richiesta di credito. Ciò ha permesso la ristrutturazione dell’architettura finanziaria attraverso manovre monetarie straordinariamente aggressive, possibili solo all’ombra di un’economia bloccata».

Per quanto mi riguarda si può scrivere qui la parola fine in calce alla giaculatoria che vede il governo e l’informazione a reti unificate impegnata nel rifilarci la balla della salute dei cittadini come motivazione principale dell’adozione dei processi di compressione dei diritti sociali e individuali attuati con la triade lockdown, vaccino, green pass.

Che i processi di ristrutturazione siano un problema generale e soprattutto del nostro Paese dalla composizione industriale di piccole, piccolissime e medie imprese, è stato recentemente ammesso anche dallo stesso Draghi, il quale ha candidamente confermata la necessità di trasformare in senso tecnologico il sistema anche oltre “industria 4.0” e che questa trasformazione selezionerà soltanto una parte delle aziende (quelle che ce la faranno). Il restante delle imprese inadatte ai mercati internazionali andranno abbandonate a se stesse. Evidentemente, i lavoratori espulsi dal sistema produttivo, per Lui e per la maggioranza che lo sostiene, non sono un problema.

L’accentuarsi del processo distruttivo è cronaca di questi mesi con un incalzare drammatico degli avvenimenti, l’incipit di “Scintilla” organo d’informazione di Piattaforma Comunista descrive molto bene la situazione alla quale mi riferisco:

“Gkn, Giannetti Ruote, Timken, Whirpool, ABB, Vitesco, Corden Pharma, Logistica Sanac, Alitalia etc. etc., si allunga ogni giorno l’elenco delle aziende che da quando il governo Draghi ha deciso lo sblocco dei licenziamenti stanno distruggendo migliaia di posti di lavoro.

Nel settore auto si prepara una pesante ristrutturazione nelle fabbriche gestite dal management Stellantis (ovvero PSA). Mentre si prepara lo smantellamento di stabilimenti, i parassiti Agnelli e lo Stato italiano si voltano dall’altra parte. Il problema di fondo non è la transizione ecologica ma l’epidemia della sovrapproduzione che determina tagli nella produzione e delle linee, cassa integrazione e chiusure. Di fronte alle multinazionali che scatenano l’attacco contro la classe operaia i capi dei sindacati (non tutti, n.d.r.) dimostrano di volersi conciliare. Firmano raccomandazioni che sono un incentivo all’arroganza padronale invece di proclamare lo sciopero generale che può creare una situazione di forza da cui partire per prendere altre iniziative in difesa degli interessi e dei diritti dei lavoratori. È perciò necessario smascherare e denunciare politicamente l’apparato sindacale e riformista corrotto fino alle midolla, che dimostra sempre più la sua natura di puntello della borghesia nel movimento operaio”.

Qui si apre davvero un enorme problema che riguarda la Politica e il Sindacato, cioè quei soggetti che dovrebbero essere capaci di rappresentare, nelle democrazie liberali (questa è la situazione attuale), gli interessi degli strati sociali massacrati dalla globalizzazione del finanz-capitalismo. Da questo punto di vista siamo molto vicini allo zero assoluto. Tranne alcuni sindacati di base che tentano di recuperare una visione conflittuale nel rapporto capitale-lavoro, non si intravedono Partiti politici capaci di affrontare l’altezza della sfida perché sostanzialmente incapaci di immaginare un progetto alternativo a quello della globalizzazione liberista. Tutto questo già a partire dai primi anni novata seguiti alla caduta del sistema sovietico, in fondo anche la cosiddetta “sinistra radicale” ha lentamente assimilato il pensiero unico affermatosi dopo la caduta del Muro. Sarebbe qui necessario fare qualche doverosa distinzione ma per l’economia del ragionamento e per la sostanziale insignificanza delle eccezioni credo che si possano generalizzare le considerazioni sopra esposte.

Certo, un punto di partenza ipotizzabile e auspicabile passa, riallacciandomi al titolo, attraverso la ricerca dell’Unita dei Comunisti come nucleo intorno al quale si potrebbe coagulare un Movimento e/o un Partito di militanti consapevoli della fase che si sta attraversando senza il contrasto della quale si rischia davvero di raggiungere il punto di non ritorno nel recupero dei diritti sociali e, in definitiva, della Dignità dei lavoratori in generale.

Penso che “Cumpanis” debba fortemente contribuire a determinare le condizioni affinché l’unità dei comunisti possa diventare un obiettivo raggiungibile, sapendo che uno degli ostacoli che si frappone al progetto, per quanto mi riguarda, è rappresentato dai gruppetti dirigenti di quei partiti sempre pronti a perpetuare se stessi, anche nella consapevolezza del “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

A parere dello scrivente però, il discorso pubblico sul superamento della frantumazione della galassia comunista non può certo passare attraverso l’adozione dei vincoli imposti dal capitalismo e da Confindustria. Come si fa, infatti, a non notare che le valutazioni sulla coppia mistica “vaccino-green pass” sono le stesse contestualmente condivise dai settori più retrivi della Confindustria di Bonomi ma anche dai Sindacati complici e dalla maggior parte dei partiti di sinistra sedicenti tali?

In altre parole, l’unità dei comunisti può coagularsi solo intorno alla disponibilità di un “Sistema” socio-economico alternativo all’attuale. Per far questo bisogna essere molto Partigiani, non c’è spazio né per il green pass né per l’ipocondria.