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Sovranità e sicurezza tra parentesi

di Gustavo Gallon

direttore della Commissione colombiana dei giuristi.

Con questo articolo Gustavo Gallon inizia a collaborare a “Cumpanis”

Traduzione a cura di M.G.

Nel 2009, il governo ha attuato un accordo con gli Stati Uniti per stabilire basi militari in Colombia. Il Consiglio di Stato lo ha impedito con una dichiarazione sfavorevole il 13 ottobre 2009 e la Corte Costituzionale con l'Ordinanza n. 288 del 17 agosto del 2010.

In entrambi i pronunciamenti, i più alti tribunali in materia costituzionale e di contenzioso amministrativo, conclusero che una decisione di questo tipo richiedeva l'approvazione del Congresso della Repubblica preceduta dall’approvazione del Consiglio di Stato. La Costituzione dice che è compito del  Senato “permettere il transito di truppe straniere attraverso il territorio della Repubblica” (art. 173.4), e che il Presidente deve sottoporre all'approvazione del Congresso i trattati stipulati con altri Stati (art. 189.2) e che “in caso di transito di truppe straniere attraverso il territorio nazionale, di stazionamento o transito di aerei o navi da guerra straniere, in acque o sul  territorio o nello spazio aereo nazionale, il Governo deve preventivamente ascoltare il Consiglio di Stato” (Art. 237).

L'accordo del 2009 è stato presentato dall'allora governo come un “accordo semplificato”, che avrebbe sviluppato solo l'attuazione dei precedenti trattati tra Colombia e Stati Uniti sulla cooperazione in materia di sicurezza. La Corte e il Consiglio di Stato hanno stabilito che questo accordo non si limitava allo sviluppo di tali trattati precedenti, ma che stabiliva nuovi obblighi per la Colombia. In realtà, l'unico trattato precedente è il Trattato Interamericano di Assistenza Reciproca (TIAR), del 9 febbraio 1947, che dice “un attacco armato di qualsiasi Stato contro uno Stato americano sarà considerato come un attacco contro tutti gli Stati americani. Di conseguenza, ciascuna di queste parti contraenti si impegna ad aiutarlo a gestire l'attacco”.

Ora, secondo l'ambasciata degli Stati Uniti, esiste “una brigata di Assistenza della Forza di Sicurezza nordamericana (SFAB) che verrà ad aiutare la Colombia nella sua lotta contro il narcotraffico”. Ma qual è lo Stato che sta effettuando un attacco armato contro la Colombia in modo che il TIAR possa essere applicato? Questa volta non viene invocato nemmeno un “accordo semplificato”. L'ambasciata ha semplicemente annunciato che le truppe saranno in Colombia.

Il Governo ha affermato che i loro compiti saranno semplicemente “consultivi e di natura tecnica”, che non effettueranno operazioni militari e che si limiteranno a svolgere i loro compiti di consulenza all'interno di installazioni militari.

Tutto quanto sopra costituisce una sfida alla Costituzione, alle leggi e alla giurisprudenza di un governo che invoca (cinicamente?) la legalità come principio centrale delle sue azioni.

Già nel 2009, i ministri dell'uribismo sostennero dinanzi alla Corte che “il governo ha ritenuto di non aver bisogno dell'autorizzazione del Congresso o del Consiglio di Stato, poiché ciò è necessario solo quando si viaggia da un paese all'altro, ma non quando si staziona”. La Corte e il Consiglio di Stato hanno già detto loro di no. Perché sfidare nuovamente quelle decisioni? Stanno giocando con il fuoco e ci espongono a un conflitto armato internazionale.