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Ci ha lasciato uno dei più grandi pugili italiani,

un campione del mondo.

Un comunista

Sandro Mazzinghi al centro della foto con giacca e cravatta; accanto a lui, col farfallino,

il peso massimo, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, Francesco De Piccoli.

Il campione Francesco Statti, autore dell'articolo,

è il terzo da destra nella fila degli accovacciati.

Sandro Mazzinghi

di Francesco Statti*

*già campione di boxe; attuale dirigente PCI della Valle d’Aosta

La carriera pugilistica di Alessandro Mazzinghi, quella da professionista, forse inizia in Valle d'Aosta ove, in quel di Saint Vincent, in una riunione di pugilato organizzata dal “Patron” della Ignis, Borghi, sconfisse prima del limite il roccioso peso medio valdostano Paolo Cottino. Tale impresa non era mai riuscita a nessuno e per tale occasione Mazzinghi balzò agli onori della cronaca.

Non è che egli fosse uno sconosciuto: da dilettante aveva svolto una splendida carriera durante la quale aveva dimostrato grandi doti di “combattente”, offuscata, o quanto meno ridotta, dalla presenza di un altro pari peso che gli precluse la via delle Olimpiadi di Roma, Giovanni Benvenuti detto Nino.

Questo, oltre ad essere un vero campione, godeva della considerazione degli ambienti pugilistici in quanto istriano e politicamente orientato verso la destra italiana uscita sconfitta dalla Guerra e dalla Resistenza che in quei luoghi aveva assunto degli aspetti fortemente tormentati. Tanti pugili del dopoguerra erano stati accreditati nei luoghi del confine orientale diventando delle bandiere per un'Italia che doveva riprendersi dalle vicende belliche e soprattutto politiche. Ricordiamo Tiberio Mitri e anche Duilio Loi, quest'ultimo di chiara origine sarda e figlio di un marittimo, che veniva indicato come “triestino”.

Diversamente dal toscano Sandro Mazzinghi, compagno comunista, che per il suo coraggio e la sua veemenza, venne chiamato “il Guerriero Etrusco”, emarginato, però, dai grandi appuntamenti pugilistici.

Egli non si curò di essere considerato il secondo, proseguì per la sua strada non curandosi degli altri, come il suo antenato Dante Alighieri.

Assistito dal fratello Guido, anch'egli valente pugile, e dal procuratore Sconcerti, ascese con la forza, l'impegno e la volontà, al vertice della sua categoria diventando prima campione Europeo e successivamente campione del mondo, quarto fra gli italiani che conquistarono tale titolo: Primo Carnera, Mario D'Agata e Duilio Loi.

Dall'altro “versante” del pugilato italiano Nino Benvenuti proseguiva la sua strada con i favori della cronaca e dell'Italia non proletaria. Furono i giornalisti a “caldeggiare” l'incontro fra i due pugili italiani, Mazzinghi e Benvenuti, anche se nel Paese si erano già create le tifoserie con un’impronta anche di tipo politico: a sinistra vi era Mazzinghi, a destra Benvenuti. Si ripeteva nuovamente quel dualismo politico sportivo come era avvenuto nel ciclismo fra Coppi e Bartali.

Il tanto atteso match fra il comunista Mazzinghi e il missino Benvenuti (eletto al comune di Trieste nella lista del M.S.I.) avvenne a Milano e non ebbe il risultato che le tifoserie ipotizzavano: vittoria ai punti di Benvenuti o vittoria di Mazzinghi prima del limite.

Successe inaspettatamente il contrario: vinse Benvenuti prima del limite e ciò fu dovuto ad un fattore sconosciuto, o non considerato, a molti: Sandro aveva avuto un incidente d'auto rimanendo ferito, dove morì la moglie Vera che le era accanto in auto; ciò successe solo dieci giorni dopo il matrimonio.

Ferito nel corpo, nel cuore e nello spirito, Sandro volle onorare l'impegno preso e salì sul ring per disputare quel combattimento “voluto” dalla stampa e dalle tifoserie. Il risultato fu, come detto, favorevole a Benvenuti che però non convinse molti e nacquero, quindi, le premesse per una “rivincita”.

Era il 1965 e tale rivincita caratterizzò un durissimo incontro dove entrambi i pugili dimostrarono che la contesa non aveva solo un'impronta sportiva ma ben altro, percepito dai numerosissimi spettatori presenti che disapprovarono il verdetto dei giudici che premiava un po' troppo Benvenuti, mentre un pareggio sarebbe stato più equo e rispondente alla furiosa lotta fra due meravigliosi atleti.

Le strade dei due pugili presero direzioni diverse ma un fatto caratterizzò la loro rivalità: Benvenuti, per la prima volta nella sua carriera, veniva sconfitto ad opera del coreano Ki-Soo Kim e questo fatto mise in evidenza alcune sue fragilità, fragilità che emersero drammaticamente quando il pugile italiano fu sconfitto duramente dall'argentino Monzón che pose fine alla sua carriera, anche se dopo tale incontro Benvenuti dimostrò di non essere più lo stesso ma un pugile fortemente debole psicologicamente.

Diversamente fu per Sandro, che combatté con coraggio le avversità della vita e della carriera e con una rara costanza riprese la sua esistenza e la sua attività pugilistica.

Nel dicembre del 1967 si riprende una rivincita sulla vita e sul suo rivale battendo il coreano Ki-Soo Kim che aveva detronizzato l'italiano Nino Benvenuti ritornando nuovamente campione del mondo.

Chi scrive conobbe Sandro Mazzinghi personalmente ad Orvieto in occasione della festa della Scuola Militare di Educazione Fisica, dove il campione fu invitato dall'autorità militare a presenziare. Accettò l'invito, assieme a Franco De Piccoli, medaglia d'oro dei pesi massimi alle Olimpiadi di Roma del 1960, ma chiese di potersi allenare con alcuni dei pugili militari.

Io ebbi l'onore di incrociare i guanti per due round col mio idolo ed è un ricordo che mi porto ancora dentro pensando di aver combattuto con quel campione del mondo.

Alcuni giorni addietro un caro compagno mi ha comunicato la sua morte che mi addolora perché Sandro Mazzinghi campione del mondo, amato dal popolo comunista ci ha lasciati sconfitto da un ictus all'età di 81 anni.

Addio Guerriero Etrusco, ti sia lieve la terra!