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Regala una macchina fotografica

a un bambino e lui diverrà un artista

Intervista a Gianni Rizzotti, fotografo dei corpi e della luce

a cura di Valentina Rizzotti

La fotografia è una vera e propria forma d’arte. Da sempre rappresenta il mezzo per eccellenza per fermare il tempo e acquisire frammenti di realtà. Ci regala immagini che possono essere un ricordo, un’emozione o addirittura uno strumento per vendere qualcosa.

Ma ciò che accomuna la fotografia è il voler raccontare delle storie attraverso le immagini e lo sguardo unico del fotografo.  Abbiamo voluto chiedere a Gianni Rizzotti, fotografo da oltre 40 anni, di raccontarci la sua storia.

 

 

Gianni, che cosa rappresenta per te la fotografia?

La fotografia per me è tutto. Attraverso la fotografia – per me una vera e propria arte – riesco ad esprimere le mie emozioni, i miei pensieri, le mie sensazioni. Mi permette di essere umorale, professionale e, ovviamente, naturale. Per me la fotografia è quel qualcosa che mi permette di alzarmi ogni giorno senza “fatica” riuscendo a soddisfare tutte le mie necessità espressive.

 

 

Come definiresti la figura del fotografo?

Appassionato, curioso, motivato. Sempre alla ricerca del nuovo.

 

 

Come nasce la tua passione per la fotografia e come sei diventato un fotografo professionista?

A 8/9 anni ho trascorso un anno e qualche mese in un ospedale senza poter vedere i miei genitori. Gli altri bambini ricevevano spesso le visite dei loro parenti. Dopo mesi di isolamento l’unica volta che ho potuto vedere mio padre gli ho chiesto se poteva regalarmi una macchina fotografica: gli avevo promesso che se fosse tornato a trovarmi un’altra volta gli avrei dato le pellicole con gli scatti da sviluppare per far vedere a mia mamma dove mi trovavo e il panorama che avevo attorno. E così è successo: quella prima macchina mi ha permesso di “parlare con mia mamma attraverso la fotografia” e da quel momento ho capito che sarebbe stata parte della mia vita. Diventare fotografo professionista è stata una logica scelta di vita che mi ha dato l’opportunità di soddisfare questa passione che è cresciuta giorno dopo giorno. Fare il fotografo per me significa scattare fotografie, sempre e ovunque. L’allenamento quotidiano permette di affinare l’occhio: non ho mai pensato veramente alla tecnica, non ho mai cercato il miglior mezzo per fare fotografie, ma ho fatto in modo che la macchina fotografica fosse per me un’estensione del mio braccio e della mia mente. Terminati gli studi della scuola dell’obbligo ho voluto frequentare una scuola di fotografia a Milano. Erano anni in cui la figura del fotografo dominante era quella del reporter che girava il mondo in cerca di emozioni e di storie da raccontare. Una volta terminato il triennio, sono stato indicato dalla scuola ad uno studio di un fotografo di moda, non era esattamente quello che cercavo, ma la mia educazione mi ha aiutato a non dire mai di no, e così ho iniziato la mia avventura. Avevo la consapevolezza incosciente di un ragazzo di 18 anni che sapeva che nel tempo sarei diventato un fotografo vero.

 

 

Le tue fonti di ispirazioni: quali sono e come si differenziano quando scatti per lavoro e per i tuoi progetti personali?

Essendo una persona curiosa mi appassiono a tante cose diverse. Gli stimoli sono molteplici: quando parlo con le persone, quando cammino in giro per il mondo oppure sfogliando qualunque cosa mi capita sotto mano. Riesco quasi sempre a catturare qualcosa di nuovo che nel tempo traduco in foto. Dopo la fotografia, la mia altra grande passione è viaggiare. Riesco spesso a mescolare le esperienze di viaggio nel mio lavoro di fotografo di moda e, da fotografo di moda, elaboro viaggi che allargano la mia visione e conoscenza.

 

 

Cosa vuoi trasmettere attraverso le tue immagini e cosa significa per te una buona fotografia?

Fotografare persone, luoghi e dettagli sono momenti di libertà e di racconto di ciò che mi circonda. Cerco uno scambio con quello che ho davanti e la fotografia mi permette di fissare quel momento. Una buona fotografia è il risultato di quel momento.

 

 

Milano è stata importante per te?

È difficile pensare questa professione senza considerare la città di Milano come miglior trampolino di lancio. La fotografia è quell’espressione d'arte che puoi svolgere ovunque se sei determinato e curioso. Puoi trovare ispirazione ovunque. Milano, una città in continuo movimento, è stata il mio luogo di partenza. Milano è la città da dove parto per realizzare un lavoro o un mio progetto personale, ma rappresenta anche casa e la mia famiglia.

 

 

Sei un fotografo di moda, ma oggi hai allargato i tuoi orizzonti. Vuoi raccontare come è nato questo cambiamento e cosa vuol dire per te?

Da 10 anni circa ho iniziato a mettere a frutto tutto ciò che la professione di fotografo di moda mi ha dato: l’esperienza. Ho iniziato casualmente a scattare foto per “raccontare storie” di mondi che non appartengono alla mia quotidianità, la moda. Queste storie si sono concretizzate in pubblicazioni di libri e mostre. Naturalmente essendo il mondo della moda serio, spietato e selettivo, in questi altri progetti mi sono sentito libero di esprimere finalmente ciò che volevo, ma al tempo stesso utilizzando per la finalizzazione dei libri e delle mostre, il rigore qualitativo che la professione e la moda mi hanno insegnato.

 

 

La fotografia, di moda e non solo, al giorno d’oggi. Qual è la tua opinione?

La fotografia non morirà mai, cambiano gli strumenti, ma non la libertà che questa arte offre a ciascuno di noi la possibilità di “raccontarci”. Oggi la fotografia di moda vive un periodo di confusione, tipico dei momenti di grandi cambiamenti. Purtroppo le nuove tecnologie e gli strumenti, che permettono nuovi approcci espressivi in questo periodo di livellamento culturale, fanno sì che chiunque, scattando una foto, pensa di aver fatto una foto. Ma a volte non è così: una foto trasmette emozione se è scattata con il cuore e non solo con gli occhi e tutte le tecnologie di oggi. Uno degli elementi più importanti per accomunare la fotografia di moda alla fotografia dei miei viaggi è la luce. Se sei padrone della luce, sei a metà dell’opera.

 

 

 

 

 

 

 

Gianni Rizzotti: biografia di un fotografo “non di moda”

Gianni Rizzotti, friulano di nascita e milanese d’adozione, è un fotografo di moda, pubblicità e ritratti. Dopo il diploma alla Scuola di Fotografia di Milano, inizia la sua carriera come assistente di due maestri del click patinato, Serge Libiszewski e Gian Paolo Barbieri e a soli 26 anni apre a Milano il suo studio fotografico. Fin dall’inizio della sua carriera collabora con agenzie internazionali come Armando Testa, Leo Burnett, J. Walter Thompson, McCann Worldgroup per importanti brand di moda e pubblicità come Versace, Gianfranco Ferré, Fiat, Sony Italia, San Pellegrino, LG, Naracamicie, per editori quali Condé Nast, Hearst, Mondadori, RCS e testate come Harper's Bazaar e L’Officiel.

Realizza cinque libri: Nata per Viaggiare (2009), dedicato a Naracamicie: foto di moda e reportage che diventano un omaggio di collaborazione con il brand.

About Us (2011), 70 protagonisti internazionali del mondo custom delle Harley Davidson.

Occhio alla moto (2011) commissionato da EICMA. Ritrae grandi personaggi italiani dell’industria, dello spettacolo e dello sport come non si erano mai visti prima.

Beyond the Chef (2013), edito da Skira. 35 chef internazionali stellati Michelin, ritratti fuori dalle loro cucine in maniera ironica e surreale. Nel giugno 2014 grazie all’opera Beyond the Chef, a Gianni Rizzotti viene consegnato il premio Positive Photography Experience al Positive Business Award organizzato dalla “Scuola di Palo Alto” di Milano.

Different Visions (2019) – anticipato da una mostra a giugno – in cui Rizzotti racconta la propria personale interpretazione della camicia, Nara ovviamente, attraverso 30 immagini, rappresentante, ognuna, una differente visione della realtà.

Il 30 settembre 2015 presenta la mostra Shapes in action, inserita nel circuito Milano PhotoFestival ed Expo in città, nella quale esplora il nudo d’arte femminile con delle opere di grande formato: corpi liberi di esprimersi con sculture in resina e corda teatrale.

 

Gianni Rizzotti Photographer. Via Pastrengo 14 20159 Milano gianni@giannirizzotti.it - www.giannirizzotti.it