Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Per un

revisionismo critico sull’arte odierna

To be or not to be… Art

di Rodolfo Bersaglia

“Girl With Balloon” dell’artista Banksy (forse Robert Del Naja, membro dei Massive Attack) non è un capolavoro. È definibile come divertissement in grado di donare un istante di leggerezza, senza contenere significati profondi o trascendenti. Il fatto che tale lavoro sia stato venduto dalla casa d’aste Sotheby’s per 1,04 milioni di sterline (1,18 milioni di euro) fa comprendere come il mercato dell’arte non segua criteri razionali, ma sia divenuto un “teatro dell’assurdo”, poiché tale “opera” è ben lontana da avere un valore storico e artistico che giustifichi la somma spesa dall’acquirente di essa. La stessa tecnica seriale (lo stencil) non giustifica intrinsecamente tale valore.

Il fatto che il lavoro fosse stato progettato per autodistruggersi muta il suo genere da “arte figurale” ad “arte concettale”. L’operazione – pianificata e attuata dall’artista installando un “tritadocumenti” temporizzato nella cornice – giustifica un rincaro del manufatto per le ragioni addotte, rendendo però paradossale il nuovo valore attribuito al lavoro dopo la parziale distruzione.

Il rincaro è stato negato dalla casa d’aste stessa, che ha vanificato le ambizioni del proprietario dell’opera, complice della sua sovrastima seguita al tentativo di autodistruzione. L’anonima collezionista europea si era accordata con l’autore al fine di attuare e divulgare la messinscena, o ha commesso un incauto acquisto, che è stato invece ribaltato dal successo di mercato attribuito all’opera in sede di vendita.

Il lavoro di Bansky dopo l’autodistruzione ha mutato persino titolo, da “Girl With Balloon” a “Love is in the Bin” (L’amore è nel cestino). L’agenzia “Pest Control” – l'unico ente ufficiale in grado di autenticare la stampa Banksy, istituito nel 2009 e gestito dall’autore stesso – ha autenticato il manufatto dopo il suo aggiornamento di stato (la parziale autodistruzione).

L’acquirente – rimasta traumatizzata dall’autodistruzione – ha attribuito anche un diverso ruolo all’opera il cui stato è mutato a cavallo dell’asta.

Quanto detto fa capire come oggigiorno occorra domandarsi quali lavori, compiuti con l’aspirazione che possano essere considerati “opera d’arte”, soddisfino tale aspirazione e quali debbano considerarsi cosa diversa da “opera d’arte”. A mio avviso il manufatto di Bansky di cui discutiamo non possedeva prerogative di opera d’arte già prima dell’autodistruzione, e paradossalmente ha guadagnato alcuni valori a cavallo della sua intenzionale distruzione. Tale lavoro rappresenta invece un “fenomeno di costume”, che ha da decenni sostituito l’opera d’arte.

L’intento di questo saggio è favorire una pubblica comprensione dei fenomeni dell’arte odierna, tutelando il più vasto pubblico possibile dai grandi fraintendimenti strumentalmente ingenerati su essa.

Nel ponte che collega l’Arte Moderna all’Arte Contemporanea si segna il passaggio dalla “Critica Analitica” alla “Critica Ipotetica”. Quest’ultima dovrebbe interpretare le ragioni dell’opera, come intese dal creatore di essa, da cui trarre una personale lettura valutativa da offrire al fruitore dell’arte (o osservatore), lasciando a quest’ultimo il diritto di una propria interpretazione e valutazione dell’opera.

La critica d’arte non dovrebbe essere asservita a mondo dello spettacolo e politica.

Occorrerebbe inoltre stabilire nuove categorie d’arte.

Si dovrebbe avere un’assoluta apertura alla novità, purché questa sia nutrita di un significato intenso e inusitato, quanto che sia formulata con adeguati criteri formali. Già di fronte a questo primo punto – che sviscereremo in seguito – si apre la necessità di criteri di valutazione estetici il più possibile universali.

Come il critico dell’arte “pre-contemporanea” ha scelto specializzarsi in un particolare periodo, approfondendo un novero di autori, il critico contemporaneo ha deciso di privilegiare una specifica “categoria” dell’arte odierna.

Da ciò s’impone una prima dicotomia tra “arte figurale”, “arte a-figurale” e “arte altra”. Quest’ultima comprende performance, installazioni (in interni o in esterni), espressioni comportamentali e opere frutto dell’applicazione alle nuove tecnologie.

Un’altra partizione viene tra “arte museale” e “arte a-museale” (o arte di strada, fino all’“arte ambientale”).

L’impossibilità di interpretare – e soprattutto valutare – le correnti artistiche dei nostri giorni, nasce dal considerarle espressioni della moda e del costume. Altri malentendu sull’arte attuale sorgono dalla confusione che la circonda. Ignoranza e cattivo gusto sono in Italia paradossalmente più sviluppati rispetto a paesi poveri di storia. Coscienza e conoscenza della nuova estetica, sono oggi rivendicate solo nella cura del vestiario. Il binomio moda-arte ha inoltre molto nuociuto allo sviluppo dell’arte, essendo la moda entrata in una crisi irreversibile, che è tuttora in costo.

Moda e sesso sono stati i motori immobili dei nuovi tracciati artistici, come assenteismo e corruzione lo sono stati nei nuovi scenari politici.

Tra le ultime invenzioni dei “creatori della Moda” è il necrologio che ha fatto battere la campana a morto per la “camicia”, ormai bandita dal guardaroba maschile in favore della tee-shirt. Siamo regrediti al look di pastori proto-storici, con incolte barbe da homeless, e indosso maglie effetto lana caprina e ciocie al posto di scarpe senza calzini, come fossimo le comparse di un presepe vivente.

La corruzione intellettuale dei critici – congiunta a un degrado spesso morale – ha legittimato la glorificazione di prodotti d’arte in cambio di contropartite erotiche ed economiche. Di pari passo insegnamento ed educazione dell'arte contemporanea sono stati affidati proprio ai collusi di un sistema che va dalla didattica alla promozione museografica.

La diseducazione sull'arte recente comincia con lo spaccio di erronee informazioni nelle scuole primarie e medie, prosegue con appena minore virulenza nelle scuole secondarie e si riattiva, selettivamente, in ambito universitario.

Potremmo affermare che non esista una funzione critica nella didattica in cui l’arte odierna è indistintamente sacralizzata.

Un ruolo altrettanto pernicioso hanno avuto – e hanno tuttora – i “maestri d'arte”, attivi dai licei artistici alle accademie di belle arti, famiglia di megalomani teoreti, spesso artisti intrinsecamente falliti, che spesso educano gli allievi a propria immagine e somiglianza, sollecitandoli ad imitare i propri stili e contenuti.

La metodologia della storia dell’arte si è già differenziata nelle categorie dell’arte antica, medievale, moderna, contemporanea. Per l’arte “odierna” i metodi sono invece disparati e flessi secondo le inclinazioni personali dell’insegnante.

Altra verità crudele, per chi opera nella critica “moderna e contemporanea”, è imbattersi in operatori che si ritengono artisti senza accorgersi di essere lontani dall’esserlo, svelando in tal modo di aver in toto frainteso l’arte odierna.

L’adagio, un po’ presente con varie declinazioni in tutte le lingue, “Non è Bello quel ch’è Bello: è Bello quel che Piace”, decretò fosse bella l’opera di più ampio gradimento, sebbene in arte avvenga spesso il contrario, e ciò che dovrebbe essere scientificamente bello è accettato solo se si crea attorno un meccanismo di divulgazione mediatica, come per l’opera di Bansky con cui abbiamo aperto la trattazione.

Una “scienza” dell’arte odierna non può essere affermata poiché porterebbe a un tracollo di mercato, quanto farebbe crollare molti miti consolidati.

Un tempo i soggettivismi erano considerati come opinione personale poiché riferibili all’educazione specifica di chi li manifestava. Oggi tutti esercitano il diritto di esprimersi, soprattutto in campi che ignorano, primo tra questi l’arte contemporanea. I “Critici fai da te” o “Critici della domenica” costituiscono un fronte grottescamente emergente.

La “legittimità scientifica” della critica è un dovere da affermare, cominciando con il richiedere da parte dell’artista le indispensabili qualità intellettuali e tecniche per tentare tale carriera. Produrre arte senza talento e specifica formazione ha negli ultimi anni illuso molti operatori del settore. Dagli anni ’80 in poi abbiamo assistito all’associazione tra moda e industria discografico-musicale, che ha ingenerato ulteriore confusione sul rischio di produrre “non arte” o “sub arte” o “pseudo-arte”.

A ciò si è aggiunto il vasto fenomeno del “revival” – che in arte consiste nella riedizione/replica di qualcosa di già fatto – anch’esso veicolato dall’industria della moda. Riproporre quanto già pronto e confezionato, per mezzo di un truffaldino merchandising, spaccia la falsa illusione di celebrare un nuovo prodotto artistico, che invece ebbe già una sua ragione storica nella sua epoca.

Nell’arte contemporanea e odierna pianificare la scoperta di nuovi talenti, organizzarne l’affermazione e la diffusione, non si traduce nella ricerca del meglio, ma anzi di una strumentale operazione di soffocamento delle eccellenze.

Così per fondare una corrente sembra sufficiente anteporre il prefisso “neo” al nome del movimento per renderne accettabile il “sequal”, come: “neo-surrealismo”, “neo-beat”, “neo-pop” solo per citare alcuni esempi.

Ciò conduce ad avanguardie sempre meno “persistenti”, mentre si moltiplicano quelle “impersistenti”, destinate a lasciare pochi e cedui segni culturali. A persistere paiono, ahimè, le avanguardie che furono più deboli nel loro momento storico, e che oggi sono resuscitate e imposte come inedite e significative.

Poche avanguardie odierne conquistano una “inventio storica” propria di una corrente senza precedenti, che divenga espressione di un preciso momento storico. Poche avanguardie odierne pianificano i propri intenti con un “manifesto programmatico”. Poche avanguardie odierne paiono in grado di creare almeno un casus artis, che non sia invece un curioso evento come l’autodistruzione del disegno di Bansky.

Se per correnti e movimenti abbiamo posto tali cautele, per l’elezione di chi possa fregiarsi del titolo di artista incontriamo ancor più difficoltà.

L’attributo di “artista” si spreca e non soltanto in Italia. Nel mondo anglofono oggi “artist” è un cantante di musica spesso dozzinale. In Italia non poteva essere peggio ed è definito “artista” qualsiasi guitto televisivo, compresi interpreti di sit-com da cui giungono i naufraghi da isole che raccolgono i falliti dei settori dello spettacolo più commerciali.

Se sei abile a riparare un ingranaggio, come orologio o frigorifero – attività estranee all’arte – diranno di te che sei un artista! Un artista dell’orologeria o dell’elettrotecnica. In particolar modo è stato violato il confine tra artista e artigiano. L’ironia sottesa dallo svilimento del ruolo e funzione dell’artista è stata ingenerata proprio dall’arte contemporanea, chiamando “artisti” quei lavoratori che hanno invece status culturale e operativo di “sub-artigiani”.

L’ispirazione a compiere un lavoro che non abbia precedenti non basta a potersi definire artista, poiché quel lavoro dovrà contenere forme apprezzabili e inusitate e comunicare concetti profondi. Gli anglofoni – strumentalmente confusi riguardo all’arte contemporanea – esaltano sopra misura ogni attività che ruoti attorno all’arte al fine di eleggere altri artisti che non lo sono del tutto o non lo sono affatto. Così il termine “artisan” è un manipolatore di forme para-artistiche, mentre “craftman”, da “comune artigiano”, assurge a ruolo di “alto artigiano”, che può giungere a lignaggio di “master craftman”; tutti lemmi pacificamente considerati come sinonimo di artista.

Come vedremo muterà persino il concetto di “opera”, anche di fronte a drammatiche evenienze. Così il Project AIDS Memorial Quilt è una coperta che ricorda le persone scomparse per l'AIDS, costituita di pannelli di stoffa con i nomi ricamati e cuciti tra loro, lavoro che prende titolo di NAMES.

Potremo avere soltanto una parziale conoscenza dell'arte, ma di fronte a quella esaminata s’ingenera un dubbio generale di valutazione: Fu vera gloria?