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Più grande dell’Italia, il Paraguay – capitale Asunción – è un Paese con solo 6 milioni di abitanti. Senza sbocchi sul mare, ai confini con Argentina, Brasile e Bolivia, è caratterizzato da vaste aree di terreno paludoso, foreste tropicali e il Gran Chaco, un territorio selvaggio segnato da ampie savane e boscaglie. È tra i Paesi più poveri del Sudamerica, con basso sviluppo industriale e un’economia ancora largamente dipendente dall’agricoltura e dalla zootecnica, che insieme determinano i due terzi del Pil nazionale. Il 2% della popolazione è proprietaria del 98% delle terre coltivabili e l’oligarchia dei fazendeiros subordina a sé i campesinos, che da un lungo tempo si battono, in sintonia con i senza terra del Brasile, per la conquista delle terre. Il mancato sviluppo industriale e la mai avvenuta riforma agraria sono alla base dell’estrema miseria del ceto rurale, delle disuguaglianze e della povertà di massa. Il Paraguay ha subìto la più lunga dittatura militare e fascista di tutta l’America Latina, quella guidata dal generale Alfredo Stroessner Matiauda, dittatore dal 1954 al 1989. Il Partito Colorado, di destra, ha governato ininterrottamente per circa sessant’anni, sino al 2008, quando fu eletto Presidente (il Paraguay è una Repubblica Presidenziale) Fernando Lugo, già arcivescovo, che per presentarsi alle presidenziali aveva rinunciato alla tonaca. Fautore di un progetto volto all’uguaglianza sociale ma su basi politico-culturali di centrosinistra, il governo dell’ex monsignor Lugo, che all’inizio sembrò appartenere all’onda lunga rivoluzionaria dell’America Latina, non riuscì a cambiare quasi nulla della condizione politico-sociale del Paraguay, finché nell’estate del 2012 uno scontro tra polizia e campesinos, a Curuguaty,  provocò 17 morti e il fatto fu utilizzato dall’oligarchia terriera, con i suoi rappresentanti al Senato, per organizzare un vero e proprio golpe che portò alla destituzione di Lugo. L’anno successivo al massacro di Curuguaty e al golpe contro Lugo le elezioni furono di nuovo vinte dal Partito Colorado e Presidente della Repubblica e capo del governo (2013) divenne Horacio Cartes, tycoon del tabacco, proprietario della squadra di calcio Libertad football club e accusato di complicità con i narcos e con il riciclaggio internazionale. Con l’avvento del governo Cartes il Paraguay torna ad una piena politica antipopolare e antisociale, guidata direttamente dal 2% dei proprietari terrieri. Il 15 agosto 2018 Mario Abdo Benítez, politico e imprenditore paraguayano, del Partito Colorado, vince le elezioni e diviene il nuovo (e attuale) Presidente del Paraguay.

La profonda crisi politica e sociale del Paraguay è attentamente seguita dai cosiddetti brasiguayos, i grandi latifondisti argentini e brasiliani, che puntano alle terre paraguayane. Come i latifondisti argentini e brasiliani anche le multinazionali internazionali osservano come corvi il procedere della crisi economica paraguayana, attratte dal titanio, materiale prezioso di cui il Paraguay è ricco. Peraltro, la penetrazione, di carattere economicamente e politicamente selvaggio delle multinazionali in Paraguay, già segna pesantemente di sé l’intera vita del Paese: dal 2012 il presidente ad interim Franco dà via libera agli ogm e da quella fase sia la Monsanto che la Cargill dettano legge in Paraguay. Un’occhiuta attenzione sul Paraguay viene anche dalle grandi multinazionali metallurgiche, fortemente attratte dall’alluminio paraguayano e soprattutto dalla storica politica ultraliberista delle classi dirigenti paraguayane, mai capaci di sostenere politiche di difesa dell’economia nazionale e sempre subordinate all’imperialismo USA; una subordinazione che si ripete nei rapporti tra Asuncion e Pechino: la Cina acquista soia dal Paraguay, ma ciò non impedisce alle destre paraguayane al governo di riconoscere ufficialmente, su dettato di Washington, Taiwan. Sul fronte della guerriglia rivoluzionaria e nell’area centro-orientale del Paraguay è in azione, in armi, l’Esercito Popolare Paraguayano (EPP), d’ispirazione leninista.

 È in questo contesto generale che opera il Partito Comunista Paraguayano  (PCP). Fondato il 19 febbraio del 1928, fu la Sezione Paraguayana dell’Internazionale Comunista. Sotto la lunga dittatura militare e fascista del generale Stroessner, del Partito Colorado, i dirigenti e i militanti del Partito Comunista Paraguayano hanno subìto una continua, lunga e violentissima repressione. Il Partito Comunista fu reso legale solo per una breve fase del 1936 e dal 1946 al 1947. Poi subì l’illegalità sino alla caduta della dittatura, nel 1989.  Il PC del Paraguay fa parte del Fronte Guasù ed è affiliato al Forum di San Paolo. L’attuale segretario è il compagno Najeeb Amado e il Presidente è il compagno Carlos Luis Casabianca.

Poiché poco nota è in Italia l’attività politica del PC del Paraguay, vogliamo dare un primo contributo alla sua conoscenza pubblicando, di seguito, l’Editoriale del suo giornale (“Adelante”) del 7 settembre 2020.

 

 

 

 

 

 

 

Il Partito Comunista Paraguayano

come “nemico kañy”?

Disvelare il marchingegno ideologico delle forze reazionare

traduzione a cura di Marica Guazzora e Fosco Giannini

 

 

Siamo riusciti a identificare i veri nemici del benessere, della giustizia, della società, della pace? In questo editoriale ci proponiamo di analizzare e rispondere a questa domanda, con l'intenzione primaria di disvelare quella costruzione ideologica del potere che ha formulato la concezione dei “nemici kañy”, concezione volta a mantenere l'attuale ordine politico, economico e sociale reazionario. (Nella lingua guaranì per “nemici kañy” si intende “nemici inventati”, si intende il fatto che il potere reazionario paraguayano sposta le colpe della situazione sociale sulle spalle di altri, sulle spalle dei comunisti, n.d.r.).

Il potere economico e politico, l’intera destra, ci hanno presentati ai brasiliani, agli argentini e agli uruguaiani come nemici della Patria.  Nei primi decenni del XX secolo, i nemici erano gli anarchici, i socialisti, i comunisti, che stavano a fianco dei lavoratori difendendo il loro salario e la fatica che facevano per vivere.

In questo quadro, le direzioni colorade (del Partito Colorado, n.d.r.) e liberali contestavano la gestione delle risorse generate dal capitale straniero e la minima quota di ricchezza che esso lasciava ai proprietari terrieri, ai commercianti e ai banchieri paraguayani. Per il colorado comune, per i dirigenti e il popolo del Partito Colorado, il nemico era il liberale straniero e comune e per il liberale straniero era l’ideologia colorada.

La guerra del Chaco (guerra combattuta dal 1932 al 1935 da Bolivia e Paraguay per la conquista della regione del Gran Chaco, in America Meridionale, area ritenuta erroneamente ricca di petrolio, n.d.r.) rese i boliviani nostri nemici e, dopo la fine della guerra, il prestigio dei militari paraguayani crebbe a dismisura e le lotte del PC del Paraguay furono ritenute antipatriottiche, contrarie agli interessi del popolo paraguayano.  Subimmo così, con questa immagine che ci ritagliavano addosso le forze militari, reazionarie e fasciste, l’edificazione della dittatura, fino alla guerra civile del '47, la sconfitta del blocco democratico-popolare e l'inizio del dominio politico del Partito Colorado che, attraverso la tirannia militare di Stroessner, riuscì a consolidare il proprio sistema organizzativo sull’intero Paese, sui territori del quale, a partire dal 1949, si disseminarono e moltiplicarono le sue sedi.

Con questo dominio politico del coloradismo, in quanto principale paladino degli interessi della grande proprietà terriera e del grande capitale e dei loro subordinati datori di lavoro locali, lo “stronismo” (l’ideologia del dittatore Stroessner, n.d.r.)  riuscì ad organizzare e consolidare le sedi e le strutture politiche dispiegate sul territorio nazionale, come strumenti di sorveglianza e denuncia di ogni opposizione al regime, nonché fonti di trasmissione del pensiero politico del Partito Colorado, i cui “caudillos” gestivano, in modo populista e reazionario, i diritti dei cittadini all'istruzione, alla salute, alla casa e al lavoro, diritti contrabbandati come benefici o “doni” del governo/Stato/Partito, ed elargiti innanzitutto a coloro che erano fedeli e obbedienti alla dittatura.

Questa perversa combinazione, che ha seminato ovunque l’anti cultura dell'ingiustizia, della corruzione e dell'autoritarismo, raccontando alle masse il “comunismo ateo e apolide” come nemico centrale degli interessi nazionali e popolari, nascondeva gli obiettivi centrali della tirannia fascista: difendere gli interessi del capitale straniero e dei suoi alleati locali, soffocando le intenzioni di liberazione, indipendenza e giustizia della classe operaia, attaccando e svilendo le leadership sindacali operaie, criminalizzando la dissidenza politica e praticando il terrorismo di Stato in modo sanguinoso. E per mortificare e schiacciare ulteriormente il morale e la coscienza della classe lavoratrice, la dittatura proseguiva con la disseminazione a livello di massa della mitologia delle classi alte e delle famiglie milionarie, descritte come gli unici soggetti sociali illuminati e capaci di governare, a fronte della rozzezza, dell’ignoranza e incapacità delle classi sfruttate, “naturalmente” incapaci di poter divenire classi dirigenti.

Questa è storia del Paraguay, ma in verità è la storia di tutti i Paesi dove vige il dominio del capitale e il conflitto tra capitale e sfruttati, è la storia dei conflitti di classe, è la storia dei benefici che le classi alte ottengono dalle classi lavoratrici. Per queste e molte altre ragioni, il piano del “nemico kañy” è stato e continua ad essere decisivo per i padroni miliardari (proprietari terrieri, banchieri, imprenditori, guidati dal capitale imperialista) che, pur costituiti in un’infima minoranza sia nel mondo che in Paraguay, continuano a imporre la loro logica di sfruttamento e dominio.

Questa settimana serve come esempio per analizzare la validità del piano “nemico Kañy”. Le infezioni e le morti da Covid-19 continuano ad aumentare insieme alla corruzione del governo. Nel bel mezzo di questa crisi, Abdo (Mario Abdo Benítez, politico e imprenditore paraguayano, Presidente del Paraguay dal 15 agosto 2018, dopo la vittoria alle elezioni presidenziali, n.d.r.) presenta la proposta di Bilancio Generale della Nazione (PGN) senza nessun ripensamento in termini di raccolta e utilizzo delle risorse, mantenendo la decadenza e la crisi dei sistemi sanitari ed educativi, nonché gli sprechi di uno Stato organizzato ad immagine e somiglianza della comunità imprenditoriale che, di fronte alla mediocrità della sua stessa proposta in relazione allo sviluppo economico, viene criticato e scosso persino dagli esponenti della grande proprietà, abituati ai loro privilegi e sempre in attesa di politiche totalmente funzionali ai loro profitti. È in questo quadro che il settore privato, premendo sul governo, ha ottenuto misure ancora più ingiuste per la classe sfruttata, come la misura che fraziona il pagamento dei bonus ai lavoratori, misura che vìola ancora una volta e in modo plateale e flagrante il Codice del Lavoro.

Così, in questa crisi burrascosa, il continuismo “stronista” assassina due ragazzine di 11 anni e mostra le loro morti come trofei di guerra, generando indignazione a livello nazionale e internazionale, con risposte goffe e spavalde che cercano di incolpare ancora una volta il marxismo, il comunismo, la lotta all'oppressione, come “il vero nemico degli interessi nazionali” (in questo passaggio dell’Editoriale di “Adelante” si parla dell’assassinio, da parte dei soldati paraguayani, avvenuto lo scorso 2 settembre,  di due ragazzine argentine di 11 anni che il generale Héctor Grau, dell’esercito del Paraguay, ha definito “guerrigliere comuniste dell’Esercito Popolare del Paraguay”, l’EPP. Il governo di Buenos Aires, riconoscendo la nazionalità argentina delle due ragazzine, ha categoricamente smentito la loro supposta militanza rivoluzionaria, ricordando che avevano solo 11 anni. Da parte sua, inoltre, il Coordinamento dei diritti umani del Paraguay (Codehupy) ha denunciato il fatto che lo scontro a fuoco ha presentato le caratteristiche inquietanti di un crimine di Stato, vista anche “l'ingiustificabile velocità” con cui i cadaveri delle bambine sono stati sepolti prima della definitiva identificazione, n.d.r.).

È in questo contesto che si è svolta una manifestazione davanti al Pantheon degli Eroi, durante la quale si è ancora una volta denunciato il piano del “nemico Kañy”.  L’azione di coloro, tra i quali il Pc del Paraguay,  che hanno espresso la loro indignazione per il terrorismo di Stato, dipingendo le pareti del Pantheon degli Eroi con slogan di ripudio per l'infanticidio commesso dal governo, occupa ora un posto di primo piano di fronte all'intera terribile situazione del Paese, mentre i boss, i principali responsabili di tutte le disgrazie economiche, sociali e culturali del Paraguay, conducono una vergognosa ed ipocrita  campagna inviando le loro corone al Pantheon, in una volgare e feroce “difesa” della Patria.

Coloro che usurparono terre, si distribuirono ricchezze e risorse delle città e dell’intero Paese, che furono servi del capitale straniero e fecero parte dell'accordo per perseguitare, torturare, esiliare e uccidere migliaia di combattenti, non solo comunisti, dopo l'89 si truccarono e continuarono a portare avanti in Paraguay queste politiche dell’orrore, travestendosi da “operatori di pace”, “difensori della patria” e persino “persecutori della corruzione”.

Non furono i popoli del Brasile, dell'Argentina e dell'Uruguay. Furono i padroni di quei Paesi, alleati dei padroni imperialisti d'Inghilterra, furono questi padroni i responsabili del genocidio della Triplice Alleanza (la guerra della Triplice Alleanza, o guerra paraguayana, è stata la più sanguinosa guerra della storia dell'America Latina, combattuta tra il 1864 e il 1870 dal Paraguay contro le tre nazioni alleate di Argentina, Brasile ed Uruguay, n.d.r.).

Non furono i boliviani i nemici, furono le compagnie petrolifere. I nemici non sono il Colorado in sè e i lavoratori che lo votano: i nemici sono i capi del Colorado, quelli al servizio del sistema dello sfruttamento. Non è l’epifenomeno della corruzione il problema principale, ma il sistema che la sostiene e determina, il sistema che dà priorità al profitto subordinandogli la vita, trasformando i più elementari diritti universali – cibo, casa, salute, istruzione – in privilegi.

Il comunismo è sì il nemico, ma è il nemico di questi sfruttatori, delle loro ingiustizie, dei loro piani orrendi e delle loro azioni criminali.

A causa del loro numero ristretto, della paura di essere classe ristretta, i proprietari di terreni, aziende, banche, nascondono a se stessi e agli altri le atrocità commesse, inventando altri nemici, altri presunti responsabili dei tanti orrori che quotidianamente avvengono. Dobbiamo interrompere questo piano del "nemico kañy", individuando e dicendo a tutti chi sono i responsabili e costruendo quella necessaria e possibile unità della classe operaia della città e della campagna.

Noi siamo gli accusatori. Loro sono i responsabili. Il processo e la punizione dei crimini contro l'umanità, così come il processo e la punizione dei responsabili dell'infanticidio del 2 settembre, sono indispensabili per avanzare verso la democrazia e la giustizia sociale. Il nemico, il principale responsabile di questa grande crisi, è la classe sfruttatrice. Con il suo piano del “nemico kañy” cerca di continuare nella sua posizione di potere, sottomettendoci a questa realtà angosciante, fingendo patriottismo per nascondere la sua vera intenzione che è quella di continuare ad arricchirsi attraverso il saccheggio e la distruzione delle risorse naturali, attraverso la privatizzazione del bene pubblico e lo sfruttamento. Ecco perché l'elemento centrale e determinante per superare questa situazione è l'organizzazione della classe operaia. Obiettivo primario per giungere a governare il nostro Paese.