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Democrazia

 

 

I diritti fondamentali devono costituire la base della risposta all’epidemia e alle sue conseguenze economiche e sociali, ha sostenuto il PCP in una sessione pubblica realizzata nel giorno 17 nei canali internet del Partito.

Il paese attraversa una fase straordinaria a tutti i livelli. Il problema sanitario provocato dall'insorgere del Covid-19 esigenze misure rigide di salute pubbliche, la cui definizione e adempimento si assumono come priorità delle priorità in questi complessi tempi in cui viviamo.

A tutto questo si aggiunge un insieme di conseguenze economiche e sociali, specialmente per i lavoratori e le imprese di minori dimensioni, non solo quelle che derivano direttamente dall’irruzione epidemica, ma anche quelle che derivano da un insieme di abusi e opportunismi padronali, puntando all’incremento dello sfruttamento, della precarietà e dei licenziamenti e, contemporaneamente, a centralizzare significativi appoggi pubblici in grandi gruppi economici. Non meno conosciuta è la tendenza securitaria che si sviluppa in nome della lotta contro l’epidemia, aprendo il campo per la limitazione dei diritti dei lavoratori e del popolo.

Ma infine qual è il ruolo dei diritti –  prima di tutto dei diritti fondamentali – in una situazione come quella che il paese e il mondo attraversano?  Devono essere posti in secondo piano, come alcuni sostengono in modo più o meno esplicito? Costituiscono solo limiti alle misure da prendere nella lotta al Covid-19 e i suoi effetti economici e sociali? O sono, per altro verso, punto di partenza e delimitazione di questa stessa risposta? Queste domande sono state poste, in apertura del dibattito, da João Oliveira, membro della commissione politica e presidente del gruppo parlamentare del PCP.

Hanno riflettuto su queste questioni, e altre proposte da chi seguiva la sessione via internet, il deputato António Filipe, membro del Comitato Centrale del PCP, lo storico e professore universitario   Manuel Loff, il giurista Joachim Judas.

 

 

 

Stato di emergenza non necessario

 

 

Il paese si trova da più di un mese in stato di emergenza, ciò ha suscitato una approfondita analisi nella sessione. Il PCP ha preso le distanze da questa scelta dall'inizio, astenendosi nelle prime due volte in cui il Parlamento fu chiamato ad approvare la proposta presidenziale e votando contro nella seconda presentazione di una settimana fa.

Come ha sottolineato João Oliveira, le restrizioni in vigore derivano da orientamenti provenienti dalle autorità della salute pubblica, e non dallo stato di emergenza. NELLO STESSO TEMPO, afferma il dirigente comunista, la possibilità che i lavoratori possano esercitare i loro diritti, “incluso il poter esprimere le difficoltà e i problemi che dovranno essere risolti” viene sospesa.

Se è certo che, ha rilevato António Filipe, la situazione attuale può essere molto bene considerata come “calamità pubblica” ciò non implica la dichiarazione di stato di emergenza. Inoltre, ha rilevato il deputato comunista, le leggi di base della salute e della protezione civile sono più che sufficienti per le misure sanitarie necessarie per far fronte all’irruzione epidemica. I limiti alla libertà di circolazione, l’imposizione di confinamenti sanitari, la requisizione di personale, servizi ed equipaggiamenti, i ricoveri coercitivi, tutto questo è previsto in questa legislazione.

Il deputato del PCP si è rimesso alla Costituzione della Repubblica Portoghese per evidenziare che lo stato di emergenza esiste per le situazioni in cui è necessario ristabilire il quadro costituzionale, che mai è stato minacciato. «Tutti saranno concordi che non c’è stata insubordinazione o disobbedienza che potesse giustificare lo Stato di emergenza» ...e pericoloso.

Oltre ad António Filipe, anche Manuel Loff ha allertato sui rischi di “banalizzazione” dello stato di emergenza. Gli aspetti più gravi che ha incontrato nei tre decreti sono la sospensione del diritto di sciopero e resistenza che “ha come unico obiettivo la intimidazione” di chi pretende di difendere i suoi diritti, questione essenziale in tutti i momenti e, più ancora, in situazioni di crisi.

Allertando per gli accresciuti poteri dati, in questo periodo, alle forze e servizi di sicurezza e alle pressioni affinché si proceda alla localizzazione dei cittadini Manuel Loff ha ricordato che la democrazia portoghese è nata in maniera rivoluzionaria e che una delle prime misure prese dopo l’abbattimento della dittatura fu precisamente mettere fine alle misure di emergenza da quella istituite. Ha ricordato ancora ciò che è successo in Francia cioè il fatto che, dopo essere stata per un anno e mezzo in “Stato di urgenza”, molte delle misure speciali prese in quel periodo furono incorporate nella legge generale. «Ci manca solo che qualcuno chieda una nuova revisione costituzionale per allargare lo spazio dello stato di emergenza», ha concluso.

Tanto lo storico come il deputato hanno allertato sui rischi sicuritari della società molto in voga negli USA e in vari paesi europei dall’inizio del secolo. «Non ci sono più problemi economici o sociali, ma ci sono problemi di sicurezza» con le Forze Armate nelle strade con compiti di polizia, ha affermato Manuel Loff. Questa opzione sarebbe impossibile nell’attuale quadro costituzionale portoghese, che stabilisce che «In nessun caso le Forze Armate devono agire con tali compiti nel mantenimento dell'ordine pubblico», ha aggiunto Antonio Filipe.

 

 

 

La democrazia non è sospesa

 

 

Lo Stato di emergenza non annulla la legislazione del lavoro, i contratti collettivi e i diritti di riunione e di manifestazione, ha affermato Joachim Dionisio, esperto di diritto del lavoro, per anni dirigente della CGTP-IN, «questo aspetto è importante poiché può nascere l'idea che questi diritti non sono vigenti durante lo Stato di emergenza» ha sottolineato, aggiungendo che «i lavoratori hanno interesse a non conteggiarsi l'uno con l'altro ma anche a difendere i loro diritti».

Quanto allo Stato di emergenza Joachim Dionisio ha timore che stia per essere usato opportunisticamente per tracciare un cammino al fine di fragilizzare le relazioni del lavoro e allontanare i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali dalla negoziazione. Inoltre, ha denunciato che le regole del lay-off sono state semplificate senza qualche partecipazione dei lavoratori e il regime attuale è molto più favorevole al patronato.

E che dire della sospensione del diritto di sciopero, ha chiesto Joachim Dionisio? Non si starà una volta di più di fronte alla tesi che i sindacati e il diritto del lavoro sono ostacoli allo sviluppo dell’impresa? Non staremo pericolosamente vicino alla sospensione della democrazia proposta molto tempo fa da un’antica dirigente del governo PSD?

 

 

 

La situazione attuale richiede una risposta integrata

 

 

La risposta positiva in termini sanitari, che il Portogallo sta dando all’epidemia di COVID-19 (sottolineata anche in diversi paesi europei), si spiega con la sopravvivenza del Servizio Nazionale della Sanità, nonostante tutti gli attacchi di cui ha sofferto nel corso degli ultimi decenni dai governi PS, PSD, CDS. L’affermazione è di Joachim Judas secondo cui il SERVIZIO NAZIONALE DELLA SANITÀ, per quanto sia indebolito e infiacchito «continua ad essere l’asse portante della nostra capacità di risposta».

Tuttavia, l'attacco all’epidemia non può essere separato dai rimanenti problemi che sorgono da ogni parte, sostiene l'esperto in medicina del lavoro. L'elevatissimo numero di impiegati nel sistema sanitario contagiati con il nuovo Coronavirus è comprensibile solo con l’abbandono di cui è stato oggetto negli ultimi decenni, accusa, aggiungendo che sono evidenti le carenze esistenti relativamente all’igiene, la salute e la sicurezza nel lavoro nei più vari settori. «Questo non sarà un problema minore», prevede Joachim Judas, secondo il quale si doveva esigere la partecipazione dei lavoratori, delle popolazioni e delle loro organizzazioni nella risposta a questo problema, che non c'è stata.  L'aumento della mortalità associata ad altre patologie e non al Covid-19 e le conseguenze del confinamento prolungato sulla salute mentale di molti portoghesi sono altri problemi a cui è necessario dare risposta, ha affermato.

I diritti devono essere

la base della risposta all’epidemia

e alle sue conseguenze

 

Avante! (settimanale del Partito Comunista Portoghese) del 23 aprile 2020

(traduzione di Annita Benassi)