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Il PC Portoghese

condanna i piani illegali e annessionistici

del governo israeliano

 

da “Avante!”, settimanale del PC Portoghese del 21 maggio 2020

traduzione di Marica Guazzora

PALESTINA – Il PCP ha riaffermato la sua solidarietà al popolo palestinese

e la sua lotta per uno Stato Indipendente, con i confini del 4 giugno 1967

e capitale a Gerusalemme est, e garantendo il diritto al ritorno dei rifugiati,

nel rispetto delle Risoluzioni delle Nazioni Unite

 

 

L'annessione annunciata da parte del governo della coalizione israeliana di circa un terzo del territorio palestinese della Cisgiordania, occupata illegalmente da Israele dal 1967, costituirà, nel concretizzarsi: “un attacco criminale all'inalienabile diritto del popolo palestinese a uno Stato indipendente e sovrano”.

A seguito dell'espansione degli insediamenti e del continuo peggioramento dell'occupazione, le annessioni annunciate dal governo israeliano, la cui gravità non può essere sottovalutata, rappresentano l'abbandono di ogni prospettiva di una soluzione giusta, negoziata e duratura alla questione palestinese e un affronto alle Nazioni Unite, le cui risoluzioni hanno determinato, per decenni, la creazione dello Stato di Palestina ai confini del 4 giugno 1967, con capitale a Gerusalemme est – afferma il PCP, in una dichiarazione rilasciata il giorno 14 maggio.

Le annessioni annunciate in Cisgiordania coincidono con il 72° anniversario della catastrofe (Nakba) che ha accompagnato l'annuncio dello Stato di Israele nel 1948 e la pulizia etnica di quasi 750.000 palestinesi, espulsi dalle loro case e dalle loro terre.

La realizzazione dei piani del nuovo governo israeliano “potrebbe sfociare in una nuova catastrofe nella Palestina occupata e nel peggioramento dei conflitti nella già martirizzata regione del Medio Oriente”.

L'escalation annessionista del governo israeliano, articolata con l'amministrazione Trump, significa un nuovo passo nella politica americana e israeliana di violazione frontale del Diritto internazionale, compresi i trattati e gli accordi da essi sottoscritti, in merito alla questione palestinese, all'accordo nucleare sull'Iran o accordi di disarmo, commerciali e ambientali. Questa escalation di arbitrarietà e violenza include anche “le inaccettabili aggressioni militari, economiche e politiche contro i paesi che si rifiutano di sottomettersi ai dettami dell'imperialismo, come l'aggressione contro la Repubblica araba della Siria”.

Il PCP avverte che “l'attuale corso di violazione sempre più aperta e generalizzata del Diritto internazionale da parte dell'imperialismo USA e dei suoi alleati, a meno che non venga fermato, porterà il mondo a una situazione di aumento di conflitti e di guerre, con conseguenze devastanti”.

 

 

 

 

 

Politica del seguire i dettami degli Stati Uniti

 

Alla luce della gravità della situazione, eventuali silenzi complici e l'assenza di atti politici concreti di fronte ai piani illegali annessionistici di Israele costituirebbero una forma inaccettabile di connivenza. I paesi che per decenni hanno sostenuto una soluzione politica alla questione palestinese, basata su una soluzione di 2 Stati, “hanno il dovere inequivocabile di agire fermamente in difesa dei diritti nazionali del popolo palestinese e del Diritto internazionale, anche attraverso l'immediato riconoscimento dello Stato di Palestina e della sua piena integrazione nelle Nazioni Unite”.

Il Governo portoghese “deve porre fine alla sua politica di seguire i disegni e i dettami degli Stati Uniti – evidenti quando ci fu a Lisbona l'incontro tra il segretario di Stato americano, Mike Pompeo e il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, respinto da altri paesi – e basare il proprio intervento di politica estera nel rispetto dei principi della Costituzione della Repubblica portoghese e del Diritto internazionale”.

Il PCP esprime la sua solidarietà alla popolazione palestinese che affronta seri pericoli di essere colpita dall'epidemia di COVID-19; in particolare le migliaia di prigionieri politici nelle carceri israeliane, di cui è richiesta la liberazione, così come il popolo della Striscia di Gaza, circondato e senza un regolare accesso ai beni essenziali, compresa l'acqua potabile, e alla Cisgiordania, vittima di crescenti incursioni da parte delle forze di occupazione israeliane, che non hanno risparmiato nemmeno i centri di supporto medico.

Il PCP ribadisce la sua sempre presente solidarietà al popolo palestinese e alla sua legittima lotta per l'inalienabile diritto a uno Stato indipendente, con i confini del 4 giugno 1967, con capitale a Gerusalemme est, e garantendo il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.

Il PCP chiede il rafforzamento della solidarietà con la legittima lotta del popolo palestinese per la sua causa nazionale, i suoi diritti inalienabili e le sue storiche rivendicazioni.

 

 

 

 

 

Contro l'annessione della Cisgiordania, solidarietà con il popolo palestinese

 

 

Il 15 maggio, sono 72 anni dalla Nakba (Catastrofe), un termine arabo per segnalare la massiccia espulsione della popolazione palestinese quando lo Stato di Israele fu creato nel maggio 1948.

Ricordare questa data è oggi di particolare importanza quando si sa che l'attuale governo israeliano ha annunciato l'intenzione di realizzare una nuova annessione dei territori palestinesi il 1° luglio – afferma il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC), in una dichiarazione intitolato No all'occupazione! Palestina libera!

In questa occasione, il CPPC rinnova la “solidarietà di sempre al popolo palestinese e alla sua eroica lotta per i suoi legittimi diritti nazionali, vale a dire la creazione del suo Stato indipendente, sovrano e riconosciuto ai confini prima del giugno 1967, con capitale a Gerusalemme est e il diritto ai rifugiati di tornare”. Allo stesso tempo, ribadisce “la sua richiesta che l'occupazione israeliana dei territori palestinesi cessi, con lo smantellamento di tutti gli insediamenti, i posti di blocco e il muro di segregazione, la revoca dell'assedio di Gaza” e richiede “la liberazione dei prigionieri politici palestinesi incarcerati nelle carceri israeliane, molti dei quali sono minori”.

La grave situazione dei palestinesi è dovuta alla “illegale occupazione sionista del loro territorio e al sostegno internazionale degli Stati Uniti, che sostengono Israele militarmente ed economicamente e forniscono la copertura politica e diplomatica per i loro crimini”, accusa.

Anche il Movimento per i Diritti del Popolo Palestinese e per la Pace in Medio Oriente (MPPM) si è pronunciato contro “una nuova Nakba” e contro “l'annessione della Cisgiordania”, riaffermando la solidarietà con il popolo della Palestina occupata.

L'annessione di vaste aree della Cisgiordania “sarebbe un salto qualitativo di gravità inaudita, culminando in un'escalation di provocazioni e sfide al Diritto internazionale, sia da parte di Israele che da parte degli Stati Uniti e del presidente Trump”. Inoltre denuncia: “decenni di accettazione e partecipazione attiva da parte palestinese ai processi politici – all'interno e all'esterno del quadro delle Nazioni Unite – e decenni di dolorose concessioni, tra cui l'accettazione di uno Stato palestinese solo nel 22% del proprio territorio storico, vengono premiati con la continuazione dell'espansione verso la Grande Israele, da sempre l'obiettivo del movimento sionista”.

L'MPPM “si rammarica profondamente dell'atteggiamento del governo portoghese, che tace, e secondo i rapporti della stampa internazionale, non segue nemmeno le iniziative diplomatiche di alcuni paesi dell'Unione europea, vale a dire quella di 11 ambasciatori in Israele che hanno comunicato a Benjamin Netanyahu la propria opposizione all'annessione”.