Stiamo pianificando l’avvio di un processo per implementare le direttive, le idee, i concetti e gli accordi presi nell’8° Congresso del Partito, processo iniziato all’indomani della sua conclusione. 

Un gruppo di organismi e di organizzazioni di massa, i compagni Morales e Machado nelle province, le strutture del Partito, del governo e le organizzazioni di massa hanno responsabilmente iniziato a interpretare e a mettere in atto quanto deliberato dal Congresso, attraverso programmi e piani di lavoro tesi al raggiungimento degli obiettivi.

L’incontro di oggi è importante perché qui possiamo uniformare e condividere direttamente il modo in cui vogliamo realizzare questi obiettivi, e soprattutto decidere concretamente cosa vogliamo fare e a che cosa aspiriamo.

L’ottavo Congresso del Partito è stato giustamente definito storico e, a ragione, il Congresso dell’Unità e la Continuità.

Ciò a cui dobbiamo aspirare, quello a cui dobbiamo giungere è la realizzazione concreta di questo Congresso, attraverso le analisi dei documenti fondamentali fatte da ogni organizzazione di base, da ogni struttura di governo, in tutti gli ambiti di lavoro. In ogni organizzazione di massa bisogna chiedersi che ruolo deve ricoprire ogni militante, ogni rivoluzionario, ogni collettivo. Non possiamo ritenerci soddisfatti solo per aver conosciuto e analizzato le tesi del Congresso.

La concretezza la dovremo ottenere attraverso un metodo obiettivo con cui si dica con quali azioni, con quali procedimenti e attraverso quali risultati verranno raggiunti gli scopi proposti.

Abbiamo partecipato ad un processo che ci ha portato ad evidenziare gli accordi, le risoluzioni dell’ottavo Congresso, attraverso l’edizione e la distribuzione dei documenti con differenti formati, evidenziando la valutazione e il controllo dei risultati raggiunti.

Tutto questo va gestito con continui miglioramenti, in ogni ambito.

Come arrivarci? Occorre prima di tutto che gli accordi si trasformino in risultati. Risultati che devono corrispondere con la Strategia Economico-Sociale, con il Piano Nazionale di Sviluppo economico e Sociale, con tutto quello che abbiamo pianificato per combattere lo scontro e il tentativo di sovversione politico-sociale, con i postulati della battaglia ideologica ed economica.

Una prima parte di questo percorso l’abbiamo già fatta, con l’edizione di tutti i documenti approvati dal Congresso. Qui è stato presentato il documento che contiene le direttive, le idee e i concetti che giungeranno a breve ai livelli dell’organizzazione di base.

Ci sono anche copie digitali di tutti i documenti che saranno presentati nel sito web del Comitato Centrale del Partito, ma saranno anche estesi ad altri siti web e nelle piattaforme digitali di differenti organizzazioni e istituzioni.

Si sta elaborando materiale audiovisivo di appoggio e c’è già una prima versione di una apk che io ho già visto. Alcune cose non erano complete ma con questa apk la gente può avere il supporto e la guida per lavorare alla realizzazione del Congresso. Sono in distribuzione tutte queste edizioni secondo la pianificazione stabilita.

Ora ci troviamo in una seconda fase in cui dobbiamo stabilire come orientare il processo, e questo già a partire da questa riunione, secondo una dimensione e partecipazione abbastanza ampie, come ha spiegato qui lo stesso Morales, attraverso questa video conferenza.

Qui ci sono le strutture del Partito, dello Stato, del Governo, delle organizzazioni di massa e del sistema delle imprese.

Poi, ogni provincia e ogni municipio si attiverà, ma secondo gli orientamenti che stiamo dando qui oggi. Tutto il sistema economico, tutto il sistema sociale del paese e la società civile sono in condizione di avvicinarsi a questo processo, di discuterne per realizzare questi orientamenti.

Ci sono stati diversi momenti in cui abbiamo avviato questo orientamento.

C’è stata una tavola rotonda di tre membri della nuova segreteria che non hanno partecipato alla prima tavola rotonda e che ora affronteranno questi temi.

Quando il percorso sarà arrivato alle province, si terrà una tavola rotonda con tutta la Segreteria e più che di orientamenti, parleremo del modo di estendere il processo a tutta la popolazione cubana.

Si continuerà a trattare questi temi nelle riunioni con i segretari delle organizzazioni di base in tutti i territori e si continuerà a seguirli, da parte della Segreteria, con riunioni di quadri dell’Unione dei Giovani Comunisti e delle organizzazioni di massa.

La prossima settimana vogliamo analizzare con ogni organizzazione di massa e con l’Unione dei Giovani Comunisti le proposte che hanno per realizzare questi temi.

Il Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri e il Consiglio dei Ministri stesso stanno trasferendo tutti gli elementi del Congresso nella Pianificazione strategica che identifica in sei macro programmi gli assi strategici del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale.

Attraverso un gruppo di programmi si seguono tutte le linee e gli obiettivi del Piano, mentre ognuno degli organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato prepara le sue proposte di implementazione, come fanno anche i governi a livello locale.

Questo sarà anche un impegno delle commissioni permanenti dell’assemblea Nazionale del Potere Popolare. Tutto il sistema delle imprese, le OSDE debbono dare il loro contributo, che è un contributo importante. Tutto questo sarà sostenuto anche da un lavoro di comunicazione, perché dobbiamo far sì che nei sistemi di lavoro e in tutti gli ambiti ci sia una correlazione tra i temi, le azioni, i piani e i propositi in riferimento agli accordi presi con l’ottavo Congresso.

Inoltre, a partire da questa riunione e valutando gruppi di elementi già inclusi nel sistema di lavoro, si potranno vedere i risultati di questo processo e passare alla fase successiva.

Percorsi verranno fatti anche dalla Segreteria e dal Burò Politico.

Verrà fatto un controllo da parte del Governo tutti i mercoledì dopo il Comitato Esecutivo sulla realizzazione della pianificazione strategica attraverso macro programmi. Ci saranno le visite nelle province realizzate su diverse istanze, negli attivi per settore.

Questo riguarderà anche le attività proprie dell’Unione dei Giovani Comunisti e le organizzazioni di massa, nei plenum dei comitati municipali, provinciali e nel Comitato Centrale del Partito.

Nel lavoro che stiamo organizzando contro la sovversione politico-ideologica, ci sarà un gruppo di lavoro a sua volta diviso in tre sottogruppi. Uno si dedicherà ad attualizzare il marxismo in tutto il lavoro ideologico del Partito. Un altro sottogruppo farà analisi sistematiche della situazione del paese e un terzo lavorerà ogni giorno sulla comunicazione sociale per sostenere i processi che si stanno realizzando.

La stessa strategia riguarderà il lavoro con i quadri.

Ricordate che la Politica dei Quadri e il lavoro con essi è stato uno dei temi fondamentali di una delle commissioni del Congresso.

C’è una strategia da realizzare che ha avuto le basi nel Congresso, che ha delle complessità e che sono state affidate a esperti e scienziati per l’apporto che possono dare, attraverso la scienza, all’esperienza dei quadri.

E ci sono le commissioni di lavoro del Comitato Centrale del Partito, che sono state presentate e approvate di recente in prima istanza dalla Segreteria, e che questa settimana andranno al Burò Politico per l’approvazione finale.

Infine, come parte di questo controllo, di questa valutazione che stiamo realizzando, incorporeremo elementi di perfezionamento, aggiustamento e correzioni a tutto il sistema.

ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI

Dopo aver spiegato il modo con cui vogliamo lavorare, vorrei ora soffermarmi su alcuni concetti fondamentali, andando più in profondità, perché ci sono cose nelle quali dobbiamo essere chiari e perché dobbiamo valutare fino a che punto riusciamo a dare concretezza alle cose.

Congresso dell’Unità e della Continuità. Noi vogliamo che tutti comprendano che questo processo è continuità, è unità e che comprendano come si difendono continuità e unità, altrimenti non si è capito il senso del Congresso.

L’unità è stata forgiata, difesa, consolidata dalla direzione storica della Rivoluzione in tutti questi anni.

Ma adesso c’è un’esigenza nuova, perché lo stesso processo graduale con il quale la generazione storica ha consegnato alle nuove generazioni le principali responsabilità del Partito, dello Stato e del Governo necessita che questa unità si mantenga e che l’autorità del Partito unico la garantisca.

Per ottenere questa unità è allora molto importante il concetto del Generale dell’Esercito secondo cui un partito unico deve essere più democratico. Deve stimolare la partecipazione, deve avere più consenso, lavorare di più in collettivo, rappresentare gli interessi di tutta la popolazione. Dobbiamo custodire gelosamente questa unità. Non possiamo accettare la divisione tra rivoluzionari.

Il Partito deve promuovere la più ampia democrazia e, come spiegava Gladys, una parte importante dell’unità si fonda sull’autorità morale del Partito realizzata attraverso l’esempio di ognuno. Se c’è un momento in cui si deve mettere in evidenza il valore dell’esemplarità della militanza, questo momento è adesso.

E inoltre dobbiamo difendere questa unità senza discriminare. Per questo i temi che possono essere causa di divisione e discriminazione, tutte quelle problematiche che andiamo ad affrontare e analizzare nel Codice delle Famiglie, i temi della violenza contro la donna, i temi ambientali che ora uniscono la Sinistra di tutto il mondo e stanno nelle agende dei partiti di sinistra, noi non li possiamo separare dal lavoro del Partito, ma li dobbiamo difendere con con la potenzialità delle nostre strutture.

Il tema della donna? Qui abbiamo un’organizzazione di donne cubane che ha una grande storia nell’emancipazione della Rivoluzione. Sono loro che devono affrontare il tema.

Temi ambientali? Noi abbiamo strutture, centri di ricerca, gente giovane che può affrontare in questo paese qualsiasi tema.

Abbiamo un programma di governo per il progresso della donna e per la lotta contro la discriminazione razziale.

Nella nostra Costituzione è chiaramente stabilito che non possono esistere a Cuba discriminazioni, di nessun tipo.

Il Codice delle Famiglie che avremo sarà un codice moderno, costruttivo, emancipatore.

Tutto questo deve stare al centro della difesa dell’unità da parte del Partito.

La continuità va difesa con una visione d’insieme e dobbiamo consolidare l’autorità guadagnata con i meriti della generazione storica, meriti che, secondo me, nessun’altra generazione riuscirà ad ottenere.

Dobbiamo difendere la guida e l’autorità della nostra organizzazione che è alla base della continuità. E qui emerge un concetto molto importante che è strettamente legato all’esempio che diamo. Ovvero come siamo davvero l’avanguardia politica, come attraverso il lavoro del Partito rinforziamo, sosteniamo e appoggiamo quello che dice l’Articolo 5 della Costituzione. La continuità generazionale è parte fondamentale di questa unità e per questo il Partito deve lavorare molto con i giovani.

È un tema che va difeso e penso che stiamo facendo azioni sistematiche con i giovani.

Ora occupiamoci del lavoro diretto del Partito, di quella che chiamiamo vita interna dell’organizzazione. Nella Relazione Centrale del Generale dell’Esercito al Congresso sono definiti e radicati, perché erano già stati presentati nel Congresso precedente, gli obiettivi dello sviluppo dell’economia nazionale, della lotta per la pace e della fermezza ideologica, i quali costituiscono le missioni principali del Partito.

Questo ci dà una guida.

Quando parliamo di priorità, dobbiamo intendere che bisogna radicare ogni cosa che proponiamo, la battaglia economica, la battaglia ideologica e la difesa della pace. E dipende da come il Partito dirige questi processi, come il Governo governa, come l’amministrazione amministra, come un gruppo di organizzazioni nel sociale aiutano a mobilitare tutta la massa dei cittadini rivoluzionari, che conseguiamo i mezzi per realizzare queste cose.

Dobbiamo sempre ricordare che il presente e il futuro del paese, la difesa della rivoluzione e il nostro progresso si realizzano a partire da quello che sapremo fare con le nostre forze, senza mai rinunciare alle relazioni con altri paesi, con i partiti amici e fratelli. La vita ci ha insegnato che non possiamo dipendere da nessuno.

In tempi di Covid 19, che cosa abbiamo dovuto fare? La risposta l’abbiamo dovuta darcela da noi stessi. Qui non è arrivato nessun vaccino. Il problema di produrre alimenti lo risolviamo da noi. Dobbiamo scordarci che possano arrivare da un altro luogo o che avremo abbastanza denaro per importare. No! No! Dobbiamo produrre alimenti nostri con i nostri sforzi, con il nostro talento. Questo è un concetto su cui non possiamo derogare, e che al contrario va difeso, potenziato, rinforzato, irrobustito.

Torno di nuovo al concetto di essere da esempio.

Dobbiamo dare l’esempio nel compimento dei doveri e dei postulati costituzionali. Noi, come Partito, dobbiamo fare cose che non neghino la Costituzione, anzi tutto quello che facciamo deve rispondere ai precetti costituzionali.

I primi che devono difendere la Costituzione siamo noi.

Un vincolo stretto con le masse.

I cambiamenti si devono fare nello stile di lavoro più aderente a quest’epoca e alle sue sfide e questo deve diventare parte del dibattito dentro al Partito. Si deve perfezionare il lavoro nella base. Deve aumentare la combattività e l’intransigenza rivoluzionaria.

Come è stato proposto e analizzato, si devono rivitalizzare le azioni delle organizzazioni di massa, partendo dalle proposte della Segreteria della Federazione e dal segretario della CTC. Si deve dire: “Le funzioni storiche, le missioni storiche delle organizzazioni di massa da quando è sorta la Rivoluzione sono queste”. Nella situazione attuale si mantengono ma dobbiamo anche chiederci cos’altro possiamo fare e quali sono le esigenze da affrontare per queste organizzazioni di massa.

Non c’è nessun altro paese che abbia un sistema di organizzazioni di massa, di organizzazioni della società civile più completo e coinvolgente del nostro, ma anche questo sistema va migliorato, va rivoluzionato di più.

E dobbiamo sempre avere uno sguardo verso quello che deve essere il ruolo delle organizzazioni di massa per tutte le cose che ci proponiamo di realizzare.

Si deve approfondire la lotta contro i pregiudizi e le discriminazioni, come abbiamo già detto, nella lotta per il benessere.

Resisteremo senza cedere, ma non si tratterà solo di resistere, ma di resistere per fare ulteriori passi avanti.

La Visione della Nazione pianifica che questo paese deve raggiungere la prosperità e quindi resistere, ma avanzando!

La relazione con i giovani. È necessario parlare e condividere le nostre realizzazioni con i nostri giovani, perché sono le persone più importanti.

Si deve rinforzare la dinamica del funzionamento del Partito e dei suoi militanti di fronte ai problemi più acuti che affronta la società.

Uno dei principali punti di concretezza obiettiva dei temi che stiamo discutendo nel Partito, a partire dall’ottavo Congresso, è che noi si riesca a far sì che le nostre organizzazioni di base siano capaci di discutere i loro problemi, con più spontaneità, con più coesione e senza aspettare orientamenti calati dall’alto. Bisogna analizzare i temi che sono propri del raggio d’azione del loro collettivo, quelli che attengono alla società e che sono una preoccupazione per ogni militante. Bisogna discutere questi temi con onestà, con la verità, chiedendosi cosa fare per risolvere i problemi.

Questo sarebbe fondamentale nei cambiamenti o nel perfezionamento che vogliamo ottenere nel lavoro del Partito, perché noi, tra militanti del Partito e militanti della gioventù, abbiamo una forza di più di mezzo milione di rivoluzionari nel paese. Circa 750.000, no?

(Gli rispondono che sono 700.000 i militanti del Partito)

Con un milione di militanti questo paese lo facciamo muovere, lo trasformiamo. Ma a volte succede che abbiamo una parte importante di questa forza politica che resta inerte.

Ma se la forza politica è esemplare, combattiva, intransigente, quanti ne possiamo trascinare?

Che cosa è allora la vita esterna del Partito?

Quanta gente riusciremo a coinvolgere in mobilitazione e partecipazione?

Se i nostri metodi sono più democratici, se consultiamo di più la gente, se offriamo più partecipazione, se la convochiamo, cosa possiamo ottenere? Pensiamo a quello che hanno fatto i giovani durante la pandemia; si sono autoconvocati, sono stati dentro agli scenari più drammatici.

Essi hanno ottenuto una crescita spirituale, rivoluzionaria e umana incredibile, perché hanno vissuto momenti molto difficili e lo hanno fatto con grande responsabilità.

Ci sono state situazioni in cui, se non avessimo avuto questi giovani, come avremmo potuto affrontare quei problemi? Come avremmo fatto fronte alle necessità e alle esigenze di quei luoghi, in piena zona rossa, nei centri di isolamento, assistendo le persone?

Dobbiamo trovare nuovi modi di comunicazione e orientamento più agili, più brevi. Non possiamo dilatare tanto le cose, non possiamo complicare tutti i processi.

Dobbiamo difendere l’eredità morale del Comandante in Capo di “non mentire né violare principi etici”. Con la verità, anche dura, si vince.

Abbiamo scambiato con Rogelio Polanco alcuni elementi della comunicazione sociale, altro tema a cui dobbiamo dare priorità.

Dobbiamo essere critici noi per primi, e risolvere i problemi in maniera trasparente, sottraendo spazio al nemico. Ci sono occasioni in cui il nemico non fa che criticarci e noi stiamo zitti, non reagiamo, non comunichiamo.

Sarebbe diverso se fossimo noi i primi a criticare dicendo: “stiamo criticando questo, e questo, ma troveremo la soluzione”. Che spazio lasciamo al nemico? Che dica pure quello che vuole, noi siamo i portabandiera. Però spesso non ci comportiamo come tale.

Non possiamo farci vincere dal peso delle responsabilità che saranno molte in queste condizioni. Ma dobbiamo reagire con i nostri mezzi e con la mobilitazione popolare.

Noi che siamo un po’ più vecchi abbiamo avuto l’opportunità, in momenti della Rivoluzione che avevano una diversa dinamica, di essere costantemente convocati in attività di partecipazione politica, sociale ed economica.

Le nuove generazioni hanno avuto meno possibilità, non perché non le volessero, ma perché non hanno avuto lo spazio e perché in questi tempi ci siamo avvicinati in modo differente a certi temi, per cercare di essere più efficaci. Ma non bisogna mai dimenticare che qualsiasi cosa proponiamo, essa deve essere sempre legata alla mobilitazione popolare e alla partecipazione delle masse.

Con il Congresso ci muoviamo verso le masse ma il covid19 non ci permette di discutere dei temi del Congresso stesso. Si discute in piccoli gruppi ma dobbiamo fare in modo che le masse conoscano quello di cui si è discusso al Congresso.

Soprattutto per quanto riguarda la crescita, bisogna che i processi abbiano risonanza locale, che sollevino il morale, l’autostima. Perciò non possono essere processi “freddi”.

Quando uno entra nel Partito fa una scelta di vita, e allora questo ingresso non può essere solo un’intervista, una prova con un risultato finale. Dobbiamo fare in modo che questo processo crei emozione e partecipazione. Chi diventa militante del Partito? Colui che il collettivo ha riconosciuto come un esempio e ciò lo si deve meritare a livello sociale in un’altra maniera. Occorre aggiungere al lavoro del Partito pilastri che abbiamo già definito, che stiamo implementando nella gestione del Governo.

Essi sono: l’informatizzazione di tutti i processi del Partito, l’appoggio alla scienza e all’innovazione per l’analisi dei problemi, la comunicazione sociale. Tutto rivolto a costruire un’economia socialista fondata e basata sulla conoscenza.

Ancora una volta torniamo alla consapevolezza che ci sono molti impegni davanti a noi, e tutti questi necessitano di una grande partecipazione attiva produttiva della militanza, dei giovani, dei lavoratori e del popolo in senso generale.

Dobbiamo liberarci delle zavorre del burocratismo, del centralismo eccessivo, delle inefficienze. E questo lo possiamo concretizzare nell’organizzazione di base.

Si deve anche risvegliare l’orgoglio di essere membri del Partito e si deve esercitare una militanza rivoluzionaria attiva, anche nello scontro con le condotte razziste, discriminatorie, in difesa della donna cubana.

Nella battaglia ideologica non possiamo continuare a fare le stesse cose, dobbiamo cercare la creatività, la trasformazione del lavoro del Partito. Quando parlo di trasformazione non intendo che si debba cambiare tutto, ma che si deve perfezionare, sul solco della continuità. Non stiamo rinnegando ciò che abbiamo fatto, ma questi tempi richiedono molto impegno e un’ottica nuova.

Si deve ottenere l’articolazione rivoluzionaria. A cosa mi riferisco quando di articolazione rivoluzionaria?

Noi approfittiamo di tutto il nostro potenziale per affrontare la sovversione politico-ideologica, l’aggressione contro il paese, ma anche per passare all’offensiva, muovendoci in maniera appropriata.

Dobbiamo continuare a ratificare che a Cuba le strade, i parchi e le piazze sono dei rivoluzionari e non negheremo in nessun momento al popolo il diritto legittimo di difendere la Rivoluzione.

Nella battaglia ideologica ci si deve riferire costantemente a Fidel e Raúl. In questi tempi di fake news, in questo tempo in cui si gioca coi sentimenti delle masse, manipolandole nelle reti sociali, la cosa peggiore che ci può accadere è che la gente creda ad una notizia falsa o che dubiti di fronte ad una notizia falsa. Quando questo avviene è una ferita per la Rivoluzione, e a volte questo capita perché le nostre verità non sono state presentate opportunamente.

Quando ci si accorge che nelle reti sociali criteri rivoluzionari e non rivoluzionari coincidono, questa è una nostra sconfitta, lì c’è gente confusa perché noi non diciamo in maniera chiara qual è la nostra posizione e non spieghiamo le prospettive della Rivoluzione.

E non possiamo ignorare, come ha ricordato il Generale dell’Esercito, che ci stanno facendo una guerra non convenzionale a cui dobbiamo rispondere sapendo che non è la stessa degli anni sessanta.

Dobbiamo avere consapevolezza di questo.

Noi avremo il più grande successo possibile nella battaglia ideologica nella misura in cui serreremo le fila in difesa della Patria e della Rivoluzione, e perciò bisogna fare in modo che nessun militante sia uno spettatore passivo ma agisca con tutti i militanti.

Dove c’è un militante rivoluzionario che combatte, egli non deve restare solo, ma tutti devono essere lì con lui, lottare insieme, appoggiarlo. Nessuno può stare da solo di fronte ai provocatori e la Rivoluzione la dobbiamo difendere noi rivoluzionari e comunisti e il più rivoluzionario di tutti deve essere il Partito, per cui i più rivoluzionari della Rivoluzione devono essere i militanti. Questo è più facile da dire che a farsi, ma va fatto, lo possiamo fare! È il nostro modo di vedere le cose, il nostro modo di agire.

Comunicazione sociale. È ora di capire che questa manca, che il lavoro del Partito va appoggiato dalla comunicazione sociale, che è una scienza che deve essere usata dal Partito. Bisogna attuare una grande svolta, la nostra informazione deve essere capillare e continua contro le campagne del nemico e fare in modo che la gente capisca.

Tutti dobbiamo usare il linguaggio di quelli che resistono ogni giorno, in quella dimensione più intima della Patria che è il quartiere, un piccolo pezzo di terra, la comunità, la fabbrica, la scuola, la famiglia, accorciando il divario tra il discorso istituzionale e le domande dal basso, in maniera che tutto il mondo capisca, altrimenti la gente non capirà il Codice Penale, né le quattro o cinque leggi che sono importantissime per la vita del paese.

Ci sono momenti in cui discutiamo con questo livello, no?

Bisogna essere capaci di arrivare a tutta la popolazione.

La difesa della Patria evidentemente la discuteremo con i compagni delle Forze Armate Rivoluzionarie e del Ministero degli Interni, quando, passata la pandemia, dovremo fare azioni di rinforzo per i danni subiti in questi giorni.

Si deve continuare a consolidare il concetto strategico della Guerra di Tutto il Popolo.

E lo si deve studiare per proporre elementi che sono in relazione con quello che ha allertato il Generale dell’Esercito, alla luce della tendenza all’invecchiamento, considerando i danni della Difesa. Dobbiamo, in maniera maggiore di quanto non si faccia oggi, aumentare gli studenti nell’Educazione Superiore, e fare il modo che le donne partecipino ai compiti della difesa.

Questi sono impegni a cui dobbiamo dare risposte da subito, e che dobbiamo affrontare in una discussione non appena usciremo da questa situazione. 

POLITICA DEI QUADRI

Il dibattito sulla Politica dei Quadri nel Congresso ha dato un grande contributo. Abbiamo la Strategia, abbiamo un modello di transito dei Quadri che va applicato in maniera flessibile, intelligente, appropriata ad ogni luogo e si deve perciò realizzare tutto quello che è stato approvato dal Congresso. La politica dei quadri apporta specializzazione, preparazione, organizzazione e anche elementi nella pianificazione che non sono uguali a quelli cui abbiamo lavorato, ma costituisco un percorso che è stato avviato e che ora va realizzato.

Vita estera. Se abbiamo una vita interna più forte nel Partito avremo più capacità per mobilitare le masse e per far sì che il mondo partecipi con noi nei principali impegni della Rivoluzione.

Qui torniamo al concetto di democrazia difeso dal Generale dell’Esercito, coscienti che la democrazia è più socialista nella misura in cui è più partecipativa. Sta sempre a noi stimolare la partecipazione popolare.

E ritorno su questo: per ogni cosa che facciamo dobbiamo trovare un modo per attivare la partecipazione popolare. La partecipazione popolare è quella che dà forza alle cose.

Se adesso discutiamo di questo, è perché occorre che questo processo arrivi alla gente, non rimanga una pagina vuota, non rimanga a livello dei quadri.

Tutto questo sarà efficace se la gente parteciperà, se parteciperà il popolo, ogni singola persona, ogni collettivo, ogni organizzazione di massa.

LA BATTAGLIA ECONOMICA

Dobbiamo rompere l’eccesso di burocrazia nell’ambito della lotta che facciamo contro gli imbrogli, e imprimere un maggior dinamismo al processo di attualizzazione del Modello Economico Sociale.

Prima del Congresso avevamo forse un passo troppo lento nell’affrontare e realizzare gli accordi dei due Congressi precedenti, e siamo arrivati all’8° Congresso con il Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale con una Strategia Economico Sociale che ha realizzato la maggior parte delle Linee. L’Ordinamento era in preparazione da 10 anni, ha avuto bisogno di molto lavoro e lo abbiamo fatto nel mezzo della più difficile situazione nell’ultimo anno e mezzo o negli ultimi due anni con il Covid 19 e le misure di Trump.

Allora il tema era: eliminare gli ostacoli.

Nel Consiglio dei Ministri di questa settimana discuteremo il tema delle forze economiche del paese, e del mondo di farle avanzare.

Ci sono le misure dell’Agricoltura già approvate, e anche quelle approvate per le imprese.

Noi dobbiamo fare in modo che i tempi di risposta e di realizzazione siano più corti, e quindi più efficaci.

E per questo dobbiamo eliminare gli ostacoli e continuare ad analizzare quelli che ancora ci sono, capire che cosa frena lo sviluppo delle forze produttive. Combinare la centralizzazione dell’economia con la decentralizzazione, è un tema che abbiamo discusso di recente per capire cosa si può decentralizzare e come far partecipare con adeguate relazioni il sistema delle imprese e degli altri attori economici.

Qui abbiamo il settore della produzione che partecipa a questa riunione per capire come incidere nel settore delle imprese e vedere come queste corrispondano davvero nel nostro Modello Economico e Sociale.

Potenziare la produzione nazionale per rompere con la mentalità importatrice della domanda interna. Il mercato interno deve essere stimolato a produrre di più, con più qualità, con l’offerta di servizi che possano anche offrire prodotti di esportazione e, senza pregiudizi, continuare ad affrontare i temi dell’investimento straniero.

Dobbiamo resistere in maniera intelligente, senza rinunciare allo sviluppo, perfezionandone e attualizzandone i concetti modernizzando il modo di partecipare.

Alla fine, potremo ottenere un risultato nella battaglia economica se riusciamo a far sì che nell’orizzonte di quanto facciamo ci sia sempre la maggior felicità possibile delle cubane e dei cubani difesi dai fondamenti del nostro socialismo.

Se noi otterremo risultati economici in questo senso, questo sarà il successo della battaglia economica. Se non ci riusciremo, non avremo fatto passi avanti. Questo ci deve dare un orientamento.

Se realizzato bene tutto questo, se sviluppato in tutta coerenza, più che un processo quello che creeremo sarà un sistema di lavoro coerente, integrale, che ci permetterà di pensare e agire per Cuba. Così andiamo a garantire la continuità, l’unità, ed è per questo che vi convochiamo.