A Swedish soldier, left, with the Wartofta Tank Company, Skaraborg Regiment receives a U.S. flag badge from a U.S. Soldier with 1st Battalion, 4th Infantry Regiment, 7th Army Training Command during the Strong Europe Tank Challenge, June 7, 2018. U.S. Army Europe and the German Army co-host the third Strong Europe Tank Challenge at Grafenwoehr Training Area, June 3 - 8, 2018. The Strong Europe Tank Challenge is an annual training event designed to give participating nations a dynamic, productive and fun environment in which to foster military partnerships, form Soldier-level relationships, and share tactics, techniques and procedures. (U.S. Army photo by Gertrud Zach)

L’attuale Partito della Sinistra Svedese (Vänsterpartiet, Segretaria Nazionale Nooshi Dadgostar, 36 anni) trova le proprie radici storiche nel Partito della Sinistra Socialdemocratica di Svezia, fondato nel 1917 e che, nel 1919, fu tra le forze fondatrici dell’Internazionale Comunista per poi, nel 1921, mutarsi, attraverso l’espulsione di oltre 6mila militanti giudicati non rivoluzionari, in Partito Comunista di Svezia (Sveriges Kommunistiska Parti). Nel 1948 lo Sveriges Kommunistiska Parti giunse, alle elezioni amministrative, all’11,2% dei consensi elettorali, un rafforzamento politico e istituzionale che spinse il Partito ad una nuova relazione con il Partito Socialdemocratico, segnata sino a quella fase da una dura opposizione e da quella fase in poi da ciclici ravvicinamenti e allontanamenti.

Al Congresso del 1967 una forte componente interna propose di cambiare il nome del Partito: da Partito Comunista all’attuale Vänsterpartiet (Partito della Sinistra).

La proposta, allora, fu respinta. Nella dialettica tra moderati e rivoluzionari la componente di minoranza, d’ispirazione maoista, avanzò la proposta di assumere il nome di Arbetets Parti, Partito del Lavoro. Si giunse ad una mediazione volta a dare al Partito il nome di Partito della Sinistra – i Comunisti (Vänsterpartiet Kommunisterna). La mediazione, tuttavia, non bastò ad evitare la divaricazione tra le due aree interne, sino a che l’ala più radicale decise di abbandonare il Congresso ed avviare la scissione, organizzandosi nella Lega Comunista Marxista-Leninista (Kommunistiska Förbundet Marxist-Leninisterna).

L’uscita dal Partito della componente rivoluzionaria spinse ancor più il Vänsterpartiet-Kommunisterna verso posizioni di rottura con il movimento comunista mondiale e con l’Unione Sovietica, ad abbracciare le tesi eurocomuniste e, conseguentemente, ad un orientamento politico-ideologico essenzialmente socialdemocratico di sinistra.

L’ufficializzazione dell’eurocomunismo, il 3 marzo del 1977, da parte del segretario del PCI Enrico Berlinguer, del segretario del PCE (Partito Comunista di Spagna) Santiago Carrillo e del segretario del PCF (Partito Comunista Francese) Georges Marchais, ha significato la rottura col movimento comunista mondiale e con l’Unione Sovietica, l’elezione della classe operaia europea a classe trainante della trasformazione sociale mondiale, un nuovo orientamento ideologico teso alla diminuzione/emarginazione del ruolo rivoluzionario del proletariato, del movimento antimperialista, anticolonialista e comunista mondiale.

In Svezia, l’eurocomunismo spinge l’ala moderata interna del Vänsterpartiet Kommunisterna ad accelerare la propria mutazione genetica verso posizioni socialdemocratiche. A questa spinta risponde l’ala interna leninista che, nel 1977, opera una scissione dal Partito fondando il Partito dei Lavoratori – i Comunisti (Arbetarpartiet Kommunisterna), poi trasformatosi in Partito Comunista di Svezia (Sveriges Kommunistiska Parti).

Gli anni ’80 rappresentano per il Vänsterpartiet Kommunisterna (ricordiamo: Partito della Sinistra – I Comunisti), in analogia con le posizioni più moderate dell’eurocomunismo e con le involuzioni politico-teoriche del PCI di Berlinguer accelerate poi da Achille Occhetto, gli anni della definitiva uscita dalla cultura comunista e dell’approdo ai porti della socialdemocrazia di sinistra del Nord Europa.

Tutto ciò porta, nel 1990, al cambiamento del nome del Partito, che cancella da sé il nome “I Comunisti” assumendo quello che ancora oggi è il nuovo nome del Partito: Vänsterpartiet (Partito della Sinistra), di carattere essenzialmente riformista, egualitario, ambientalista e femminista, contrario alle privatizzazioni, segnato da una forte critica alla Nato, all’Unione europea e alle sue politiche liberiste.

Nel 1998 il Vänsterpartiet ottiene il 12% dei voti e sostiene dall’esterno un governo guidato dal Partito Socialdemocratico. Esperienza che si ripete nel 2002, pur con il Vänsterpartiet sceso all’8,3%. Nel 2006, soprattutto in virtù di una politica “comprensiva” verso i governi socialdemocratici, il Vänsterpartiet scende al 5,8%, passando da 30 a 22 seggi in parlamento.

Da allora il Vänsterpartiet assume una posizione di più netta opposizione ai governi socialdemocratici che lo porta, nelle ultime elezioni legislative svedesi del 9 dicembre 2018, a risalire e conquistare l’8% dei consensi e 29 seggi al Riksdag, il Parlamento svedese e, alle ultime elezioni europee del 2019, il 6,8% e un seggio al Parlamento dell’Ue (con collocazione nell’Alleanza della Sinistra Verde nordica europea all’interno del GUE).

Dalle ultime elezioni nazionali svedesi è uscito vincitore, con il 28,4%, il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori, la socialdemocrazia classica svedese che governa ininterrottamente dal 1917.

Attualmente, il governo svedese è un monocolore socialdemocratico presieduto da Magdalena Andersson. Ed è con questo governo che la Svezia si accinge ad entrare nella Nato. Il 16 maggio 2022, infatti, l’attuale governo Andersson ha deciso ufficialmente di fare domanda per divenire membro dell’organizzazione del Trattato dell’Alleanza Atlantica del Nord e ciò dopo appena quattro giorni dalla medesima decisione del governo della Finlandia presieduto dalla socialdemocratica Sanna Marin.

Il Partito della Sinistra Svedese Vänsterpartiet ha invece, con i suoi 29 deputati al Riksdag, votato contro la decisione di entrare nella Nato.

Pur non condividendo la lettura della crisi ucraina che il Partito della Sinistra Svedese avanza e pur non condividendo il giudizio che questo Partito esprime sul ruolo della Russia in questa crisi, “Cumpanis” ritiene interessante e importante pubblicare questo discorso della Segretaria Nazionale della Vänsterpartiet in relazione alla decisione del governo svedese di aderire alla Nato.

 

 

“Il Partito della Sinistra Svedese dice no alla Nato”

Il Partito della Sinistra Svedese è d’accordo nel rafforzare la difesa svedese. Ma la nostra tradizionale concezione della libertà nel campo delle alleanze militari deve rimanere la colonna della nostra politica di sicurezza.

La decisione di rafforzare la nostra difesa militare è già stata presa al Riksdag (Parlamento, N.d.R.), ma tale decisione, seppur di maggioranza, non è certamente passata all’unanimità. Ecco perché ora presentiamo un programma in cinque punti diretto a costruire una Svezia sicura, salvaguardando allo stesso tempo la nostra libertà nel concepire le alleanze militari.

L’invasione russa dell’Ucraina in violazione del diritto internazionale, proprio come la pandemia che abbiamo vissuto negli ultimi anni, ha chiaramente messo in evidenza i punti deboli della società svedese. Le attività sociali mancano delle risorse necessarie e le funzioni sociali centrali sono improvvisamente al di fuori del controllo democratico. Noi, in politica, abbiamo la responsabilità di garantire che la società svedese sia sicura e abbia le capacità di superare le crisi. Una forte difesa totale richiede investimenti militari, ma anche uno stop alla superstizione neoliberista sulle soluzioni di mercato.

Un precedente governo di destra ha abolito la coscrizione con un margine di tre voti. È stato un errore e le stesse parti stanno per commettere un altro errore per ciò che riguarda la politica di sicurezza.

Con una votazione di maggioranza ma non vasta al Riksdag svedese, ora vogliono fare domanda per l’adesione alla NATO. Ciò significherebbe la fine della concezione della libertà nel campo delle alleanze, che è stata storicamente una delle principali forze di politica di sicurezza della Svezia.

Significherebbe anche che la Svezia si impegna ad assistere altri paesi della NATO in caso di attacco, il che rischierebbe di trascinarci in conflitti militari da cui altrimenti avremmo scelto di stare fuori. Tali decisioni non devono essere prese alla leggera, soprattutto perché una domanda di adesione che è stata sottolineata o presentata senza un ampio sostegno politico rischia di minare la fiducia nella politica di sicurezza svedese a lungo termine.

La guerra di invasione della Russia ha mostrato chiaramente che la situazione della politica di sicurezza può cambiare rapidamente e, per la futura sicurezza della Svezia, è più saggio mantenere la nostra libertà verso le alleanze militari e la nostra libertà d’azione come nazione. Dovremmo approfittarne ora e rafforzare ulteriormente la nostra totale difesa implementando questi cinque punti:

– Approfondire e sfruttare le collaborazioni internazionali con le democrazie che condividono i valori fondamentali della Svezia. Questo vale soprattutto per i nostri vicini nordici e altri paesi europei;

– ricostruire un sistema di difesa forte ma flessibile. Occorre fare molte scelte importanti. I sistemi d’arma ad alta tecnologia hanno la loro ragione d’essere, ma sono costosi e impegnano grandi risorse umane. Creano anche debolezza, perché richiedono lunghe catene logistiche per funzionare. Il polo opposto è un sistema molto decentralizzato, dove il focus è sulla difesa del territorio e la base è costituita da gruppi relativamente indipendenti con una grande conoscenza locale. Crediamo che siano necessari entrambi i pezzi del puzzle. Abbiamo bisogno di forze armate che dispongano di risorse sufficienti sotto forma di ufficiali, soldati impiegati e un’organizzazione di addestramento per poter addestrare rapidamente più coscritti;

– riprendere il controllo della protezione civile. Questo vale per tutto, dalla produzione alimentare alle scorte di emergenza, dall’assistenza sanitaria ai trasporti e alle infrastrutture IT. La Commissione Corona ha mostrato che lo stato di benessere è sceso di molto e che l’esperimento politico volto al mercato è stato causa di questa discesa. Tutti i “buffer” (le dighe di protezione sociali, N.d.R.) necessari per far fronte alle crisi sono stati tagliati. Nello stesso spirito, la metropolitana nella nostra capitale è stata appaltata allo Stato cinese e una società cinese con stretti legami con il regime è stata autorizzata a svolgere i controlli di sicurezza nel nostro aeroporto più grande, Arlanda. Non è possibile appaltare l’infrastruttura in questo modo;

– riprendere il controllo dell’energia. Abbiamo scritto in un articolo di dibattito anche prima della guerra d’invasione in Ucraina: “Il nostro prezzo dell’elettricità oggi dipende completamente dal gas russo controllato dallo Stato. Sarà una specie di arma nelle mani di Putin e uno dei più grandi fallimenti della politica di sicurezza svedese”. Poi siamo stati descritti come nazionalisti dell’elettricità. La maggior parte delle persone ora si rende conto che l’attuale politica energetica è un vulnus nella politica di sicurezza. La sperimentazione di mercato con l’energia elettrica deve cessare e devono essere effettuati importanti investimenti per l’ampliamento sia delle reti elettriche che dell’eolico;

– servizio pubblico di guardia. I social media offrono molte opportunità, purtroppo anche per la propaganda di guerra e le campagne di disinformazione, non ultimo per influenzare le elezioni democratiche. Un canale mediatico indipendente è una parte importante della nostra difesa psicologica. Putin ha già sostenuto, ad esempio, i media alternativi di estrema destra in Occidente. La migliore difesa per far fronte a questa minaccia è la conoscenza, anche per aumentare la resilienza dei giovani. Pertanto, i bambini e i giovani devono ricevere una buona educazione al pensiero critico e alla critica delle fonti. Il fatto che la scuola di mercato abbia fallito nella sua missione di uguaglianza e di compensazione è un fallimento anche per la difesa totale.

È impossibile mobilitare una difesa totale una volta arrivata la crisi. Essa è qualcosa che si costruisce nel tempo, da cittadini che si sentono coinvolti nella società. Una difesa forte richiede una società forte, quindi oltre agli investimenti puramente militari, dobbiamo investire nella costruzione di una Svezia più forte, più coesa e meno vulnerabile.

La sicurezza generale della Svezia viene prima di tutto. Non dobbiamo prendere decisioni affrettate. L’adesione alla NATO comporta nuove minacce e rischi.

Rinunciare alla nostra autodeterminazione militare è un grosso problema. Una decisione di questo tipo richiede il sostegno popolare. Decisioni portate avanti in fretta non creano sicurezza nel nostro Paese. L’adesione alla NATO non è una protezione dalla guerra in arrivo. Quello che sappiamo è che tale adesione non significa altro che le truppe svedesi possono partecipare a conflitti che non abbiamo scelto noi stessi. Se le armi nucleari vengono piazzate sul suolo svedese, significa solo nuove minacce contro la Svezia. Una linea responsabile mette la sicurezza al primo posto. La politica di sicurezza svedese ci ha permesso di avere una linea di ancoraggio per affrontare crisi come questa. Gettare in mare ora questa nostra linea tradizionale comporta nuovi rischi, sui quali gli elettori non sono stati autorizzati a prendere posizione. L’adesione alla NATO non può essere una scelta da assumere sulla base di un Paese diviso. Per questo vogliamo che la questione venga decisa con un referendum.