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Nasce a Milano il Centro Politico Culturale della rivista “Cumpanis”


Di:
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Enzo Mari - Galleria Milano

Perché un Centro Politico Culturale Comunista oggi.

La realtà sociale e politica italiana, da diversi anni in qua, è caratterizzata da una grande assenza, quella di una soggettività politica e culturale che, fondandosi su di una visione di classe e un’ideologia di cambiamento sociale, sia in grado di porre in atto un’opposizione realmente alternativa al sistema economico, sociale e politico attuale, in una parola al capitalismo, e rilanciare la necessità di un cambiamento verso il socialismo.

Dopo lo scioglimento del PCI le varie esperienze che hanno cercato di ricostruire un forte e radicato Partito Comunista in Italia, pur avendo ottenuto, in una prima fase, risultati anche molto importanti, sono poi, per molteplici motivi, che qui ora non affrontiamo, sostanzialmente naufragate.

Tra queste l’esperienza più significativa, cioè il Partito della Rifondazione Comunista, nato nel 1991, che poteva contare su un corpo militante, un radicamento sociale e dei risultati elettorali che oggi lo collocherebbero tra i partiti in grado di eleggere propri rappresentanti in tutti i livelli istituzionali, e in grado di sviluppare reali ed incisive iniziative politiche e di lotta su tutto il territorio nazionale, si è poi frantumato in mille rivoli.

Una parte è rifluita nell’ambito della sinistra del sistema, di quella sinistra che accetta la società capitalistica come quadro della propria azione e si propone solo di migliorarla (illusione che è già stata completamente smentita dalla storia), altre parti si sono rinchiuse in micro gruppi ultra-identitari che accettano di parlare, sostanzialmente, solo a se stessi.

Quello che resta del PRC, già da alcuni anni, ha in corso un processo di superamento della propria identità comunista, verso una sinistra “sociale”, dai contorni non ben definiti e dalle prospettive confuse.

Non siamo noi a dire che tutto questo è fallito, lo dice la realtà che abbiamo davanti, con i lavoratori “spariti” in quanto soggetto sociale e politico, in quanto classe in grado di proporre un suo punto di vista e una sua egemonia sulla società.

Le conseguenze di tutto ciò sono sempre più eclatanti, con grande parte dei lavoratori e dei ceti popolari approdati alla passività e all’astensionismo, non tanto e non solo elettorale, quanto politico, e un’altra parte, purtroppo sempre più consistente, che approda alla destra, alla Lega e a Fratelli d’Italia, negando senza rendersene conto non solo i propri interessi materiali ma, soprattutto, la possibilità di un proprio riscatto sociale, complessivamente, come lavoratori e come popolo, condannandosi ad una continua regressione dei loro diritti sociali e delle loro condizioni di vita e di lavoro, perché questo è sempre stata la destra, in Italia e nel mondo, in passato e ancora oggi, sia la destra cosiddetta liberale che quella apertamente fascista.

Per cambiare questa situazione si deve ricostruire un soggetto politico comunista, che si riconosca nella storia e nelle esperienze del movimento operaio internazionale e italiano, nelle rivoluzioni che sono state sconfitte e in quelle che continuano, ancora oggi, a sviluppare società socialiste, ma si riconosca non in modo meccanico, dogmatico o nostalgico, bensì, come hanno fatto i grandi comunisti che quelle rivoluzioni le hanno sapute fare, calando questo grande patrimonio nella realtà e nelle contraddizioni dell’Italia e del mondo di oggi, sapendo capire e agire su questa realtà e sulle sue contraddizioni in modo da utilizzarle per sviluppare processi e lotte in grado di modificare la situazione data e aprire nuovamente possibilità di cambiamento.

Non è questo un percorso che può precipitare in tempi brevi, o che si può risolvere in un puro atto soggettivo; già troppe volte, in questi anni, abbiamo visto imboccare scorciatoie che invece di portarci rapidamente al risultato ci hanno condotto al fallimento; per questo noi non pensiamo che si debba, ora, dare vita ad un ennesimo partito comunista, pensiamo che sia necessario un percorso più lungo che sedimenti una base solida su cui costruire, una base solida che non si frantumi di fronte alle prime vicissitudini o al primo passaggio elettorale, di fronte alle contraddizioni che inevitabilmente si aprono nella vita reale di ogni partito comunista che sia un organismo vivo e minimamente di massa e non un micro gruppetto di “militanti”, tutti d’accordo su tutto solo perché in pochissimi e solo perché parlano esclusivamente di “idee” astratte e non di processi reali.

Si deve ricostruire una identità comunista condivisa, che riaffermi l’attualità di Marx e di Lenin e degli altri grandi pensatori e dirigenti comunisti che ne hanno arricchito e ampliato il pensiero, senza ricadere nella meccanica ripetizione, ma con la loro capacità di usare quegli strumenti potenti per capire e agire sulla realtà del loro tempo, e oggi del nostro, e questo richiede un percorso che unifichi le molte realtà e i molti militanti comunisti che sono rimasti in campo, ma dispersi in mille rivoli e realtà locali.

In questo senso ci vuole una forte azione culturale perché l’avversario di classe che ha vinto in Europa e in Italia ha costruito una forte egemonia, anche attraverso la grande pervasività dei media moderni, ed ha quasi cancellato la coscienza di classe; ma non basta l’ambito culturale. Per questo noi vogliamo essere un centro politico culturale, perché una sola azione culturale non sarebbe in grado di riattivare un processo reale del tipo che ci proponiamo; per questo noi vogliamo partecipare alle lotte e alla vita politica come un soggetto che agisce oltre che costruire analisi e idee, come una soggettività politica, per quanto non un partito, che vuole dare un contributo anche materiale ad un percorso per la ricostruzione di un Partito Comunista in Italia che abbia la forza e la capacità di essere un soggetto in grado di incidere nella realtà attuale e tornare ad essere un riferimento per i lavoratori italiani.

Per questo è necessario che il nostro Centro politico culturale non sia solo espressione di una realtà locale; per questo noi crediamo che si dovrebbe lavorare per dar vita ad una rete di centri politico culturali, in tutta Italia, in modo che il ruolo e l’azione che ognuno può e deve svolgere nella sua realtà non rimanga rinchiusa in essa, ma diventi un’azione politica con un respiro nazionale.

Come si vede da quanto detto finora, molte delle ragioni che ci spingono a questa scelta sono legate alla situazione specifica del nostro paese, e in particolare alla situazione attuale delle forze e dei partiti comunisti in Italia, ma come la nostra rivista ha già ampiamente dimostrato, seppure in pochi mesi di vita, è nostra intenzione dedicare grande attenzione e grande volontà a sviluppare iniziative, conoscenze e rapporti politici, sulla questione della situazione internazionale, denunciando e mobilitandoci contro le iniziative guerrafondaie dell’imperialismo e valorizzando le analisi e le posizioni politiche delle forze e dei partiti comunisti e antimperialisti.

L’esperienza, in passato, di altri centri politico culturali che hanno svolto un ruolo importante sia nella battaglia politica all’interno del PCI che, poi, dopo il suo scioglimento nella nascita del PRC, ci sembra un riferimento importante, non da riprodurre meccanicamente oggi, ma da utilizzare per l’obiettivo che ci proponiamo.

Milano, 10 aprile 2021.

Il Direttivo del Centro Politico Culturale Cumpanis di Milano