L’arricchimento che la sofferenza porta all’arte si acuisce con l’assorbimento della Grecia a provincia romana, avvenuto nel 146 a.C.

Roma sarà però conquistata dalla bellezza e dalla profondità della civiltà greca, che afferma un rispetto assoluto per il ruolo dell’artista, che sarà invece controverso nell’intellighenzia latina, tanto che, se conosciamo il nome di letterati e filosofi, non ci pervengono che pochi nomi di architetti o pittori.

Il modello greco permarrà dunque, continuando a diffondersi nel Mediterraneo e in tutti i territori di conquista romani, che si faranno forieri di tale sistema estetico, pur elaborandolo nei modi specifici che leggeremo nelle pagine a venire. 

In Grecia, anche dopo la sua occupazione, sono prodotte monumentali statue ad ornare i templi, lavorate impiegando più lastre di bronzo, o rivestendo un’anima in legno con oro e avorio, realizzando separatamente il capo e le braccia poi saldate al torso. Le statue erano in buona parte dipinte con colori vivaci.  

A tale attività scultorea, corrispose un altrettanto intenso lavoro pittorico. L’esecuzione delle ornamentazioni parietali spetta alle scuole più affermate, mentre un lavoro artigianale è svolto nelle decorazioni delle opere minori.

È grande il rimpianto per la perdita dei grandi cicli di affreschi greci, la cui levatura non è possibile immaginare nella pittura coroplastica sopravvissuta. Nei vasi modellati sul tornio, asciugati, ripuliti e dipinti per la cottura nel forno le illustrazioni sono, infatti, più schematiche e compendiarie.

Dai mari, attraverso isole di snodi universali, pensatori e commercianti affluiscono da ogni parte dell’orizzonte conosciuto. Espressione di tale pluralità saranno le raccolte bibliotecarie, rimaste per molti secoli come riferimento per ogni attività intellettuale registrata su supporti che precedono la carta. 

L’ellenismo diviene il momento in cui meglio si attaglia il ruolo di “genio” agli intellettuali, come Archimede a Siracusa, Euclide ad Alessandria, Apollonio a Perge, Eratostene a Cirene e Alessandria, Aristarco a Samo, Ipparco a Nicea, Erone ad Alessandria.

Affermata ad Azio la propria supremazia nel 27 a. C., l’imperatore Augusto separerà la Grecia dalla Macedonia, facendo dell’Acaia una provincia senatoria autonoma. 

L’attività artistica interna e l’esportazione di essa non subiscono arresti, anzi i maestri greci proseguono la loro attività con gli allievi romani. Per effetto della “Constitutio antoniniana” promulgata dall’imperatore Caracalla, dal 212 d. C. tutti gli abitanti dell’Ellade, come tutti gli altri “provinciali”, otterranno piena cittadinanza romana.

Dai tempi di Scipione Emiliano larga parte della classe dirigente romana aveva nutrito un’incontenibile passione per cultura e civiltà greche, che sarà rinfocolata da Augusto ad Adriano. La Grecia continua a mantenere funzione di culla dei valori, che i romani intendono coniugare con il costume patrio del mos maiorum.

Solo i più conservatori, come Catone il Censore, mantengono una certa ostilità verso il mondo greco, che considerano troppo sofisticato ed elegante e in tal modo potenziale corruttore delle virtù civili del popolo romano.

Di fronte all’espansione di Roma e al rafforzamento dell’intellighenzia interna, si porrà il dilemma se accettare in toto i modelli greci che permeavano ormai il gusto comune e le arti figurative. Non si porrà un problema così reciso riguardo alla letteratura latina, solidamente autonoma dagli esordi, benché si continuasse ad attingere al sistema mitologico e filosofico greco.

Grazie ai molti intellettuali greci attivi in ambito romano – tra cui lo storico Polibio, il retore Plutarco e filosofi di varie scuole – si giungerà al pluralismo culturale proprio dell’arte romana. 

I significati si moltiplicheranno, dalle tematiche religiose a quelle civili, fino ad un “lavoro cronachistico” incentrato sulla commemorazione degli eventi storici, tra cui le celebrazioni dei vincitori dei giochi olimpici, come avvenuto secoli prima. Gli autori più qualificati avranno prestigiose commesse e le loro opere saranno oggetto di collezionismo con prelazione assoluta da parte dell’autorità imperiale. I privati continueranno a farsi committenti di opere greche prioritariamente funerarie, come sepolture e corredi a queste legati.

La graduale transizione delle competenze dal contenitore greco-mediterraneo si verserà alle sedi dell’impero romano. Roma amplierà l’assortimento dei materiali rispetto a quelli utilizzati dagli architetti greci e il marmo sarà affiancato da pietra calcarea e terracotta, mentre per le membrature delle volte s’useranno travature di legno e per le coperture dei tetti saranno impiegati tegole gli embrici.

Unificando i territori italici, Roma si era confrontata con le diverse culture, di ognuna delle quali aveva maturato nei secoli caratterizzazioni e grado di sviluppo propri. Durante le conquiste, la cultura latina assorbirà anche alcuni modelli etruschi, con un processo elaborativo e creativo. 

Prima del contatto con le colonie greche, la cultura dell’Etruria si era configurata a sua volta rielaborando in buona parte influenze elleniche. L’idea consolidata di Sabatino Moscati sull’indipendenza culturale degli etruschi si scontra con la colonizzazione del territorio costiero tirrenico da un ceppo ionico. Le terrecotte policrome rappresentanti Latona e l’Apollo di Veio di Vulca (510-480 a.C.) rimandano anch’esse al mondo greco, che riemerge anche in numerose decorazioni parietali.

Nel momento in cui Roma minaccerà i territori costieri degli etruschi, questi cercheranno rifugio all’interno della penisola, mutando in parte le proprie formule e venendo a confrontarsi con altri popoli italici, che assorbiranno culturalmente, costruendo un sistema figurativo e una tecnica ingegneristico-architettonica dalle spiccate singolarità.

Tutto culminerà nel 510 a. C., quando, allontanati i re etruschi, sarà fondata la repubblica.

L’“eredità etrusca”, connubio di bellezza e praticità, influenzerà il flessibile modello romano dell’età repubblicana, che attuerà una koinè (unità) formale. 

L’impatto con l’arte dei maestri egei e ionici verrà a seguito della conquista delle città italiche della Magna Grecia. Dalla periferia delle polis costiere, fino al nucleo dell’aulica produzione attica (culminato con la presa di Atene) avverrà la saliente “folgorazione”, che subiranno i conquistatori. 

Seppur muovendo dall’eredità greca, sarà avviata una sperimentazione indipendente, poi incentrata sulla divinizzazione dell’imperatore, il cui culto sarà praticato anche nelle province più lontane.

Le antiche polis greche diverranno residenza mercanti privati romani che controlleranno il traffico dei lavori d’arte, con un’attività che toccherà i vertici nei pontificati dei Flavi, di Traiano e Adriano.

L’afflusso alla capitale di opere e artisti greci più affinati diverrà intenso dalle conquiste di Siracusa del 211 a. C. e di Taranto, presa nel 272 a. C. e tolta nuovamente di mano ai cartaginesi nel 209 a. C.

Negli anni immediatamente seguenti l’arte romana consolida le proprie certezze, nel precoce abbrivio elaborativo, in cui il genio italico si mostra rispettoso, quanto desideroso di promuovere una fase “sperimentale” parzialmente indipendente, al fine di personalizzare ogni tecnica appresa.