Da un po’ di tempo, da un paio di anni, più o meno in coincidenza con lo storico evento pandemico del Covid19, che è tornata in discussione la questione della riduzione dell’orario del lavoro. In ciò hanno sicuramento influito le chiusure forzate o parzialmente limitate delle attività produttive e di lavoro più in generale, nonché del diffondersi ove possibile dello smart working. A rendere più favorevoli le condizioni di una tale riduzione, sono le sempre più diffuse introduzioni di macchinari robotici e fortemente automatizzati dei processi produttivi, a ciò si aggiungeranno nel breve e medio periodo, sistemi guidati dalla cosiddetta “intelligenza artificiale” (IA).

Questa tendenza che segue il naturale sviluppo delle ricadute dei progressi scientifici e tecnologici al livello dei concreti processi produttivi, convive, nel sistema capitalistico, con lo sfruttamento brutale della mano d’opera, anche minorile, nei Paesi poveri ma ricchi delle risorse naturali (materie prime). Nel primo e secondo mondo (Paesi più avanzati o medio dotati scientificamente, tecnologicamente), il beneficio di una tale condizione privilegiata, coesiste soprattutto nei paesi del blocco capitalistico e imperialista e degli altri paesi a questi assoggettati, a condizioni di sfruttamento ad intensità variabile, a seconda dei differenti comparti produttivi e di lavoro cui si fa riferimento, mantenendo bassi i salari in rapporto al costo della vita che, peraltro, in questo particolare riferimento vede una ripresa, artificiosa, se non costruita a tavolino, di tipo inflattivo, con un incredibile e repentino aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e minerali e a caduta, di tutti gli altri generi e servizi di prima necessità a partire dal settore agricolo, dei trasporti, dell’edilizia, dei servizi, ecc.

Quindi, per migliorare le condizioni di vita del popolo e dei lavoratori, oggi occorre agire su due leve, anzi tre, riduzione del tempo di lavoro, aumentare salari e retribuzioni, aumentare gli occupati sino ai limiti della piena occupazione, investire nella scuola e università a tutti i livelli, nella formazione, nella ricerca scientifica, e nella formazione a partire da quella permanente dei datori di lavoro e dei lavoratori sulla salute e sicurezza nei luoghi e ambienti di lavoro e relativo potenziamento dei Servizi ispettivi del lavoro.

Inoltre, esiste, e non da ora, una seria e reale questione di sostenibilità ambientale, non di quella esercitata nei summit da passerella e della conseguente retorica lessicale, che lascia il tempo che trova, ma che invece andrebbe affrontata con un cambio di sistema rivoluzionario, sia dal punto di vista scientifico e tecnologico ma anche e soprattutto da quello sociale, a cominciare sia dalla redistribuzione delle risorse e del reddito, che dalla redistribuzione del lavoro, lavorando meno e meglio (in modo meno faticoso e più sostenibile) e lavorare tutti, ciascuno per le proprie capacità e possibilità.

Inoltre lavorare male, sprecando materie prime e non recuperando materie seconde, produce inquinamento all’ambiente e al cibo che mangiamo, all’aria che respiriamo, con conseguenti danni alla salute, viviamo male e togliamo il futuro alle giovani generazioni e a quelle che verranno. Quindi cambiare il sistema è la cosa più importante che possiamo fare nella nostra vita, per costruire il socialismo.

Inoltre, in questi giorni è ripartito lo scontro e la polemica sul Reddito di cittadinanza, istituito dal 2019 su iniziativa del M5S. L’applicazione pratica, come era facile immaginare, presenta problemi pressoché inevitabili, perché, questa è l’opinione di chi scrive, lo strumento è intrinsecamente portato a generare problemi e ad essere facilmente attaccato dalle destre e non solo.

I comunisti dovrebbero affrontare il problema da un altro punto di vista, ridurre la disoccupazione con le misure sopradette (riduzioni di orario e lavori nel campo ambientale) e introdurre una misura di “Lavoro di cittadinanza”. 

Questa proposta può essere inserita nell’ambito del dibattito nazionale sugli strumenti più idonei da mettere in campo per contrastare la disoccupazione ed evitare i rischi di una crescente marginalizzazione dal mercato del lavoro e, dal punto di vista sociale, di una parte consistente della popolazione e in particolare dei giovani, nel contesto della crisi in atto. Con il sostegno di risorse pubbliche, e in particolare con risorse Comunitarie FSE che, ricordiamo, vengono per la gran parte inutilizzate o sprecate dalle Regioni, è possibile rispondere alla duplice esigenza di creare opportunità di lavoro per realizzare interventi e opere necessarie, utili ai territori e alle comunità sociali e nello stesso tempo restituire dignità, lavoro e reddito ai soggetti disoccupati e inoccupati coinvolti in tali Progetti per Lavori di Pubblica Utilità.

Si tratta in sostanza di provare a rilanciare la domanda pubblica, con il sostegno agli investimenti per finalità progettuali in determinati ambiti, per le tante e necessarie piccole e medie opere, per le manutenzioni ordinarie e straordinarie urbane e del verde pubblico, nel campo della raccolta, gestione e trattamento dei rifiuti differenziati, nella gestione di servizi di interesse sociale e assistenziale.

Lo Stato e le Regioni, per un tale intervento, potrebbero investire risorse importanti con l’obiettivo di cambiare il volto di questo Paese togliendo dalla passività e dallo scoraggiamento, prodotto dalla inattività e dalla disoccupazione, centinaia di migliaia di persone, giovani in particolare.

La presente misura può integrarsi con misure già esistenti per il sostegno al reddito dei disoccupati e degli inoccupati e di ammortizzatori sociali e costituirne, anzi, un anello di congiunzione essenziale in termini di formazione e di politica attiva del lavoro.

I Progetti sono promossi da Enti pubblici e possono essere anche attuati, ovvero gestiti con affidamento in base alle normative vigenti, anche da soggetti privati, detti anche “Soggetti attuatori” ovvero “Soggetti gestori”.

I Progetti potrebbero avere come oggetto i seguenti campi di intervento:

a. lavori di manutenzione e rifacimento finalizzati al decoro urbano e del verde pubblico, nonché al recupero e riutilizzo dei beni immobiliari pubblici;

b. lavori di manutenzione, ripristino e miglioramento del territorio, dei parchi e in particolare dei loro sistemi idrogeologici;

c. lavori nella raccolta e gestione del ciclo dei rifiuti (raccolta, trattamento, recupero e riutilizzo), con particolare riferimento alla raccolta con il metodo del cosiddetto “porta a porta”, e alle funzioni di educazione e sensibilizzazione della cittadinanza, nonché dei controlli;

d. lavori nei servizi socio-assistenziali, di intrattenimento e ludico-educativi, con particolare riferimento a quelli domiciliari e di accompagnamento ai soggetti non autosufficienti. 

I Progetti dovranno prevedere l’assunzione con contratto a tempo determinato dei soggetti in questione, selezionati e assegnati ai progetti approvati dai Centri per l’Impiego, per l’intera durata dei progetti medesimi, alle condizioni contrattuali di settore applicate ai dipendenti del Soggetto attuatore, sia esso pubblico che privato.