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Fare un passo avanti verso

il superamento di divisioni nate

in contesti ormai lontani

di Maurizio Acerbo

Segretario Nazionale Partito della Rifondazione Comunista (PRC)

 

 

Il compagno Acerbo ha preferito relazionarsi, in questa sua risposta,

con la parte finale dell’editoriale di questo numero 0 di “Cumpanis”,

dove si propongono i primi terreni comuni di lotta per l’unità dei comunisti

e delle forze anticapitaliste

I punti citati dalla redazione della rivista a cui faccio i miei migliori auguri come nuovo luogo di confronto sono tutti condivisibili. Certo nella sinistra anticapitalista ci sono maniere diverse di declinarli e soprattutto di tradurli in punti programmatici. Di sicuro bisogna dire no ai diktat della governance neoliberista europea, quindi no al Mes come più in generale a prestiti che creino nuovo debito su cui poi imporre una nuova ondata di tagli e privatizzazioni.

Per questo sosteniamo l’appello della Sinistra Europea – che vede tra i primi firmatari esponenti di Die Linke, Rifondazione e dei partiti comunisti francese e spagnolo – per l’intervento della BCE non solo in termini di acquisto dei titoli che è già in atto ma anche direttamente come finanziamento di un piano per la sanità, l’emergenza economica, la riconversione ambientale. È una proposta studiata per essere percorribile anche in vigenza dei trattati per togliere ogni scusa alle classi dirigenti europee. Ovviamente noi rivendichiamo di essere gli unici ad aver votato contro tutti i trattati e li modificheremmo volentieri, anzi li riscriveremmo completamente. L’appello dei 101 economisti su Micromega ha ricordato chiaramente quanto le regole dei trattati siano assolutamente nefaste in un momento di pandemia.

La sentenza della corte costituzionale tedesca non ha fatto altro che peggiorare la situazione evidenziando che persino il quantitative easing potrebbe essere messo in discussione. Il fatto che il ricorso sia stato presentato da un esponente dell’Afd, il partito alleato della Lega, la dice lunga sul fatto che la destra non rappresenta un’alternativa ma una versione ancor più barbara e antisociale del neoliberismo.

La necessità di rilanciare le nostre storiche parole d’ordine della patrimoniale e di una tassazione progressiva come imporrebbe la Costituzione mi sembra fuori di dubbio. Dobbiamo altresì tenere conto di come portare l’offensiva sul piano europeo colpendo i paradisi fiscali. In ogni paese va richiesto che siano escluse da aiuti le imprese che hanno trasferito sede legale all'estero. Si tratta di un piccolo passo per far comprendere a livello di massa che i padroni se ne fregano altamente degli interessi nazionali che usano retoricamente solo per mettere gli stati al proprio servizio.

La riduzione dell'orario di lavoro ormai la propongono persino le task force governative e va rilanciata come obiettivo centrale che va accompagnato dalla rivendicazione di un piano per il lavoro a partire da quei settori pubblici che hanno riconquistato centralità nella percezione delle persone dentro questa pandemia (sanità, assistenza, scuola, università, ricerca).

Nell’immediato è centrale la rivendicazione del reddito in una fase in cui ci sono intere fasce della società e del mondo del lavoro che continuano a rimanere scoperte dagli ammortizzatori sociali. Per questo pensiamo che vada esteso il reddito di cittadinanza in maniera permanente allargando la platea dei beneficiari ed eliminando le condizionalità di workfare. Il reddito deve servire a creare una rigidità salariale verso il basso non a mettere a disposizione forza lavoro a basso costo. Essendo comunisti non dobbiamo dimenticare che la parte più sfruttata della classe lavoratrice italiana è costituita da immigrati e la regolarizzazione non nelle forme temporanee della Bellanova dovrebbe essere una rivendicazione di tutti i comunisti.

Confesso che non considero tali quelli che pensano che non dobbiamo stare al fianco della classe lavoratrice immigrata perché così ci alieniamo le simpatie del proletariato nazionale. Su queste cose Marx e Lenin hanno scritto tutto ciò che c’era da scrivere e davvero in questi anni chi ha aperto le porte agli argomenti della Lega e di finti-marxisti da talk show ha fatto danni enormi.

Tutte queste cose e altre – per esempio lo stop all’autonomia differenziata – non dovrebbero essere oggetto della convergenza solo di organizzazioni che si dicono comuniste ma di una larga condivisione da parte di un vasto movimento popolare.

E sul come costruire un percorso in tal senso – con la consapevolezza della debolezza delle formazioni comuniste – c’è molto da discutere se non vogliamo fare solo propaganda tra di noi o una rassegna di una dozzina di simboli con la falce e martello.

Apprezzo lo spirito unitario ma non nascondiamoci il fatto che ci sono progetti politici che sono antitetici rispetto a una ricomposizione della sinistra anticapitalista nel nostro paese. Chi ha una cultura unitaria e si riconosce nelle ragioni e nell’ispirazione di fondo dei documenti del movimento e poi del partito della rifondazione comunista del 1991 dovrebbe a mio parere fare un passo in avanti verso il superamento di divisioni nate in contesti ormai lontani.