Il governo comprende l’inutilità di richiedere l’accordo dei partner regionali, sebbene abbia comunicato la decisione ai loro ministri degli esteri; per annunciare questa decisione, il presidente ha convocato i leader di tutti i partiti politici.

Il governo uruguaiano ha ricevuto martedì 7 settembre un messaggio dalla Cina per proseguire nell’elaborazione di un accordo bilaterale di libero scambio (ALS), per il quale entrambe le nazioni avvieranno uno studio di pre-fattibilità che dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno; questo è il primo annuncio di negoziati con paesi terzi da quando l’Uruguay ha comunicato ai suoi partner del Mercosur che, non potendo aderire alle proposte del blocco, stava considerando l’avvio di colloqui bilaterali alla ricerca di accordi commerciali.

Le informazioni sono state comunicate dal presidente Luis Lacalle Pou in una conferenza stampa, dopo un vertice tenuto con i rappresentanti di tutti i partiti politici; la presa di posizione uruguaiana ha avuto forti ripercussioni sul Mercosur, poiché i partner continuano a mantenere differenti opinioni sulla possibilità di avviare negoziati individualmente, visto il rifiuto dell’Argentina, sostenuta dal Paraguay. Il governo ha dichiarato di avere l’appoggio del Brasile, e venerdì il ministro dell’Economia, Azucena Arbeleche, si è recata in Brasile per parlare con il suo omologo Paulo Guedes.

Lacalle Pou ha chiarito che il ministro degli Esteri Francisco Bustillo ha comunicato ai ministri degli Esteri degli altri Paesi la decisione di proseguire i negoziati bilaterali con la Cina, senza però fornire ulteriori dettagli sui colloqui. I media argentini “La Nación” e “Infobae” hanno riferito martedì sera che l’annuncio dell’Uruguay ha destato una certa una sorpresa alla Casa Rosada.

Sullo sfondo c’è l’interpretazione del governo secondo cui l’Uruguay non ha bisogno dell’approvazione degli altri partner per negoziare un accordo di libero scambio, cosa che l’Argentina contesta; l’ex presidente Julio María Sanguinetti, che ha partecipato alla convention, ha citato come esempio il piano del governo sull’accordo di libero scambio firmato con il Messico nel 2003, che secondo lui non ha ricevuto un sostegno “espresso” dai partner regionali ma piuttosto è stata concordata “una formula tecnica” per “il consenso di Argentina, Brasile e Paraguay”.

Lo studio di pre-fattibilità è un passo standard da compiere per quei paesi che aspirano a firmare un accordo commerciale, volto ad identificare i potenziali guadagni e gli eventuali settori che verrebbero danneggiati; questi trattati eliminano, tra coloro che li sottoscrivono, dazi e tariffe su importazioni ed esportazioni, anche se a seguito della negoziazione possono essere stabilite eccezioni o graduali processi di riduzione tariffaria.

“Dalle parole ai fatti”

Nel pomeriggio di questo martedì, la Presidenza ha convocato un vertice con i rappresentanti dei sette partiti politici con rappresentanza parlamentare, ovvero i cinque che compongono la coalizione più il Fronte Ampio e il PERI; l’incontro è iniziato alle 19.00 nella Torre Ejecutiva e pochi minuti dopo ne è trapelato il motivo: il presidente avrebbe fornito “informazioni rilevanti sugli ultimi progressi negli accordi commerciali con i paesi terzi, in particolare con la Repubblica popolare cinese”, ha detto il governo.

Circa due ore dopo, durante una conferenza stampa, Lacalle Pou ha dichiarato: “L’Uruguay oggi passa dalle parole ai fatti, inizia ad aprirsi al mondo per generare prosperità”. Il presidente ha spiegato che è arrivata una lettera del governo cinese con “una risposta formale” riguardo alla potenziale negoziazione di un accordo commerciale; ha altresì affermato che il primo passo sarà “uno studio di fattibilità e, se c’è un accordo, la prosecuzione dell’ALS”. Ha anche sottolineato che, poiché la questione ha un’importanza che travalica la mera prospettiva del governo in carica, ha ritenuto di convocare tutti i partiti.

Il presidente ha ricordato che “da molto tempo nei vertici del Mercosur”, ha espresso l’intenzione di avanzare “verso il mondo con tutti i partner del Mercosur”, ma allo stesso tempo, ed è stato dichiarato esplicitamente, che se non fosse stato possibile andare avanti insieme, l’Uruguay avrebbe provato a farlo autonomamente, con alcune condizioni.

Alla domanda se l’Uruguay avesse bisogno dell’approvazione degli altri partner del blocco, Lacalle Pou ha risposto di no, anche se ha chiarito che è aperto alla loro adesione al negoziato; inoltre, ha letto un passo della lettera arrivata dal governo cinese in cui si chiarisce che si tratta di un negoziato bilaterale, cioè con l’Uruguay e non con il Mercosur.

“Abbiamo detto ai partner [del Mercosur] che se avessimo dovuto procedere li avremmo informati”, e questo passo è stato fatto da Bustillo, ha detto il presidente; in Argentina, “Infobae” ha riferito che il ministero degli Esteri ha interpretato la telefonata di Bustillo al suo collega Felipe Solá come “un gesto”, sebbene nel resto del governo di Alberto Fernández ci sia stata sorpresa per l’annuncio.

A Lacalle Pou è stato chiesto delle divergenze che si sono verificate con l’Argentina da quando l’Uruguay ha manifestato la sua intenzione di negoziare al di fuori del blocco. “Nei due incontri informali che abbiamo avuto con [Alberto] Fernández, abbiamo discusso di questo problema. Siamo proprio in quel momento concordato in cui l’Uruguay comunica le sue azioni e, alla fine, convoca i partner per andare avanti”, ha spiegato e ha affermato di sperare che “non si generi un nuovo muro contro muro”. “L’Uruguay è stato trasparente e leale, tutti sapevano quale fosse la strada”, ha dichiarato.

Nel frattempo, ha indicato che l’Uruguay “ha fretta” di rendere l’ALS una realtà poiché “ogni giorno che passa è un giorno perso”. Allo stesso modo, ha ritenuto che “la fretta non deve portarci a fare cose sbagliate”, e che si dovrebbe studiare approfonditamente chi sarebbero i “vincitori e i perdenti” se l’accordo commerciale fosse concluso. In tal senso, ha affermato che Bustillo – che è in viaggio ufficiale a Quito, in Ecuador – riferirà al Parlamento e che il governo terrà incontri con sindacati e associazioni imprenditoriali per fornire dettagli sullo studio di pre-fattibilità. “Faremo le cose con totale trasparenza, facendo appello a tutti i settori e facendo il meglio per il nostro Paese”, ha detto.

Il principale partner commerciale

La Cina è il principale acquirente dei prodotti uruguaiani. “Nel periodo gennaio-agosto, le vendite [alla Cina] hanno registrato un aumento del 63%, raggiungendo 1.568 milioni di dollari. Durante questo periodo, il principale prodotto di esportazione è stata la carne bovina, con una crescita del 205% e che ha rappresentato il 60% del totale esportato. Tuttavia, l’offerta esportabile si concentra in pochi prodotti: sette prodotti sono il 97% del totale esportato”, indica il Monthly Foreign Trade Report dell’agenzia Uruguay XXI. Oltre alla carne, vengono venduti alla Cina i prodotti lattiero-caseari (9%), i sottoprodotti della carne (9%), i semi di soia (7%), i bovini vivi (5%), il legno (5%) e le carni ovine e caprine (4%).

Il precedente governo del FA aveva cercato un riavvicinamento con la Cina e aveva ventilato l’idea di un accordo commerciale, poi fallito. Nell’ottobre 2016, nell’ambito di una visita dell’allora presidente Tabaré Vázquez nel paese asiatico, furono firmati 16 accordi di cooperazione e fu annunciata la preparazione di studi per iniziare a negoziare un accordo di libero scambio. A quel tempo, Vázquez sottolineò la forte concorrenza che l’Uruguay subisce per entrare nei mercati internazionali e ha affermato che il paese compete per esportare in Asia con prodotti simili a quelli venduti dalla Nuova Zelanda e dall’Australia, che hanno un accordo di libero scambio con la Cina.

Su questa vicenda fu lanciato un appello in Parlamento promosso dall’allora leader dell’opposizione Lacalle Pou nel 2017. Secondo quanto riportato da Radio Universal, il senatore bianco chiese all’allora cancelliere Nin Novoa perché il governo avesse “messo il carro davanti ai buoi” avviando trattative senza aver precedentemente effettuato studi, ed espresse preoccupazione per i possibili settori interessati. Lacalle Pou ha anche detto in quell’occasione che l’Uruguay stava avanzando senza sapere quale sostegno avrebbe avuto dai partner del Mercosur.