… nasce a Recanati, nel 1943, a poca distanza da palazzo Leopardi. E già questo è un primo indizio. 

A 24 anni (nel 1967), mentre frequenta a Firenze la facoltà di Scienze sociali e politiche “Cesare Alfieri” (dove si laurea con calma, quattro anni dopo, nel maggio 1971), vince un premio di poesia nazionale, nella città di Palermo, al quale partecipano 154 studenti di molti atenei d’Italia.

La commissione giudicatrice è composta da Valentino Bompiani, Remo Ceserani, Leone Piccioni e Valerio Volpini. 

Il fatto comporta la pubblicazione di cinque suoi testi in una antologia, che esce con la prefazione di Remo Ceserani. Il quale la conclude – bontà sua – citando un verso di uno dei sullodati cinque testi. Ed è così che ci si monta la testa.

Nell’agosto del 1979 è tra i meno importanti dei patrocinatori di un convegno di poesia in Urbino. Gli atti escono l’anno seguente come quaderno della rivista Marche oggi, da lui diretta, su mandato di Paolo Guerrini e di Claudio Verdini, che sarà chiusa nel 1980 da Marcello Stefanini. 

Quel quaderno, intitolato Poesia marginale e marginalità della poesia impaginato da Magdalo Mussio e riordinato da Francesco Scarabicchi, si apre con una sua prefazione intitolata Oltre i due esili possibili. 

Nel luglio 1991 esce la sua prima plaquette, placcata in ambizioni sbagliate e in aspirazioni fuori misura, Fare il verso, Il lavoro editoriale, Ancona. Riscuotendo le lodi private di Franco Scataglini e di pochissimi altri. 

Alla quale seguiranno, nel 1998, Svolte di parole in righe diseguali, Il lavoro editoriale, Ancona; nel 2014 Battendo bandiera severa, Capodarco fermano Edizioni.  

Per finire, nell’estate 2018, esceBandiera rossa dove sei stata per le edizioni La città del sole, di Napoli, con il sottotitolo “Rime per le rime, senza la pretesa di essere poesia”, che sembra aprire una finestra autocritica nella produzione del nostro autore. Il volume vanta anche una postfazione del direttore di Cumpanis, Fosco Giannini. Che tra l’altro (tra il molto altro) scrive: 

«È chiaro che le rime di Guzzini non puntano, per autocertificazione, ad entrare in qualche empireo poetico. Ma nessuno, nemmeno l’autore, può negare ad esse la patente di poesia. Sono rime di grande dignità culturale, con un pregio: credo siano le uniche, in Italia, ad affrontare, senza perdere l’afflato, una questione così grande per la “classe”, per il popolo, per lo stesso Paese, come quella della perdita di un sogno: il sogno del cambiamento, della trasformazione sociale, dell’uguaglianza, del socialismo. Indicandone, con nomi e cognomi, i responsabili».

Nel maggio 1997 interviene a Lugano al convegno su “Monaldo Leopardi. Le edizioni Veladini e la collaborazione al Cattolico”. Il testo integrale è pubblicato sul quaderno n. 48 della Associazione Carlo Cattaneo di Lugano.

Il 2 giugno 1997, a 54 anni, Scalfaro e Prodi lo nominano cavaliere ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica.    

Suoi testi figurano nel volume a cura di Guido Garufi La Poesia nelle Marche, il Novecento, edito dal Lavoro editoriale di Ancona nel 1998.

Nel maggio 2012 il sindaco Gramillano gli conferisce la civica benemerenza anconetana detta Ciriachino. Osimo e Recanati se ne guardano bene, anche se a Recanati esiste una strada che porta il suo nome. È un primo passo.                                                                                                                                                     

 

Ninna nanna sottovoce

Dormi, mio signore / la gente a quest’ora si è alzata da poco / è tutto un cercare / di ricominciare / riposa, signore.

Dormi, mio signore / i figli dell’uomo / si sparano addosso; nel fango si muore / senza alcun rancore / riposa, signore.

Dormi, mio signore / sugli argini dell’Arno il vento sa d’amore / di questa primavera è rimasto l’odore / riposa, signore.

Dormi, mio signore / non metterci le mani, non provare a capire / domani ci alzeremo e ricominceremo / riposa, signore.

(1965)

Trillo

Tradire / il fare per capire / il mare.

(da Fare il verso, 1991)

Ancona

Spreco di luce, Ancona / la vedo di quassù morta come una luna / segnale di sfortuna tra cielo e mare blu.

(da Svolte di parole in righe disuguali, 1998)

Se sarà sera        

                                                      

Il mare è tiepido / il sole è fuoco È la tua vita / ma sembra un giuoco.

La sera è pronta / è qui tra poco. L’ora è fuggita / il fiato è fioco.

Se sarà sera / si azzererà.

                                                                       

(da Svolte di parole…, 1998)

Politique

D’abord la politique / au bord de l’Adriatique aprés moi le déluge / avec le drapeau rouge qui 

flotte en plen soleil / jusqu’a mon plein réveil.

(da Battendo bandiera severa, 2014)

Entropia

Si va per il lavoro / dritti, per i diritti, sbandierando gli invitti / vessilli rosso e oro.

Si scandiscono in coro / concetti sottoscritti da iscritti e non iscritti / con impegno sonoro.

Nessuno però canta / Non frutta melodia la nostra antica pianta.

Magari è sciatteria / ma qui nessuno canta. Magari è l’entropia / che ci trascina via.

6 settembre 2011, sciopero generale

(da Battendo bandiera severa, 2014)

                                                                                               

Il danno è fatto

Adesso è troppo tardi / il danno è fatto e del partito nostro resta poco / 

forse è rimasto solo un lume fioco/ sulla scacchiera dello scacco matto.

Un lume che fa luce sopra un giuoco/ dove ogni pezzo avanza in modo esatto/

fintanto che non muove un mentecatto/ che ogni cosa rottama e le dà fuoco.

I pezzi sono scossi e sgangherati / perfino nella voglia di giuocare. Sono maturi per abbandonare.

Quei pezzi ormai spezzati ed umiliati / che non sanno più manco dove andare / come pesci portati via dal mare.

(Da Bandiera rossa dove sei stata, 

sezione Mai stato renziano, 2018)

Notte

La sera si fa sera / la notte tutto inghiotte. Il vino della botte / è un fine per chi spera 

nella nuova frontiera / con la rossa bandiera.

(Da Bandiera rossa dove sei stata,

 sezione Fare politica, 2018)

La stessa barca, forse

La stessa barca, forse / ma a sfavore di vento, senza l’incantamento / di spume sinistrorse.

Si va con il tormento / di mostri tagliaborse, con nottate trascorse / nell’ingarbugliamento.

S’era pensato bene / di puntare la prora laggiù, verso l’aurora.

Ma l’onda ci trattiene / e non vediamo l’ora di disertare ancora / dall’impegno dabbene, di nuovo, come allora.

                                                         

(Inedito, 5 ottobre 2021)

                                                      

Comunque al dunque

Non mi pare che io fossi innamorato / ma avevo voglia di fare all’amore / quando ho giuocato al gran corteggiatore educato, impegnato e assatanato.

Forse scoprirlo ti darà stupore / nonostante il gran tempo che è passato / Ormai pure il rimpianto si è stancato di un’avventura senza più sapore.

Tuttavia se ti penso sei la parte / migliore di una vita che è sfumata più che in autunno fa una cicalata.

Hai un corpo che ha già fatto la sua parte / e poco importa se mai me l’hai data, se ti ho baciata o se non ti ho baciata / se hai giuocato o sprecato le tue carte/ Comunque al dunque giova una risata.

(Inedita, 4 ottobre 2021)

Poi scritto

Il genitore che sorprende l’adolescente mentre si trastulla con il proprio pistolino, tentando di provocare qualcosa che ha visto succedere ma che a lui ancora non capita, lo sgrida severamente. E già è un miglioramento rispetto all’usanza barbara del precettore che si dilungava sulla perdita della vista in agguato. E sull’angelo custode in lacrime, con la madonna che smadonnava.

Al contrario precettori e genitori non trovano alcunché da ridire quando il giovinetto ovvero la giovinetta muniti di carta e di penna, ovvero digitando sul portatile, giuocano con le parole disponendole in righe disuguali, seguendo un ritmo pressoché metrico e collocando al posto loro opportune rime.

In un mondo che ritrovasse il filo della ragione, purtroppo ormai definitivamente uscito dai radar, dovrebbe accadere l’esatto contrario. 

Se si va in cerca di un avvenire migliore per rampolli e rampolle, ogni manovra di avvicinamento all’esercizio libero della sessualità andrebbe intensamente incoraggiato, ed ogni ripiegamento nel piacere solitario della illusione poetica andrebbe stroncato sul nascere e punito severamente assai.

Purtroppo le mie tre mamme e i miei svogliati precettori non hanno seguito queste banali regole di condotta. Tanto che mi sono ridotto così. Ma guai a seguire i miei sassolini.

Grazie per l’attenzione. E a prima o poi, più a prima che a poi. Perché non si sa mai.

(m.g.)