Caio Baldassarre Olimpo (detto Olimpo da Sassoferrato), nato, appunto, a Sassoferrato, provincia di Ancona, probabilmente nel 1486, apparteneva all’Ordine dei frati minori conventuali. Entrò in convento molto giovane e non per scelta mistica, ma per amore degli studi. Come apprendiamo da alcuni scritti del tempo, Olimpo impiegò al meglio il tempo conventuale, studiando profondamente la filosofia e specificatamente il pensiero di Aristotele. Poco si conosce della sua vita: sappiamo che nei nove anni di studi serratissimi di filosofia, iniziò a scrivere poesie d’amore (l’Ardelia) per “stemperare” la durezza di quel tempo passato sui libri (e ciò è scritto da Olimpo stesso). In convento, per la grande cultura acquisita sulle pagine dei filosofi, fu definito “bacelliere acutissimo”. Fu in relazione con uomini e donne della corte di Urbino e per molto tempo se ne andò di città in città per predicare e raccogliere tutti quei vividi frammenti di vita che si sarebbero poi trasformati nella sua meravigliosa poesia.

Frutti della sua, ispirata, dotta ma popolare predicazione, disseminata soprattutto nelle terre umbro-marchigiane, furono i Sermoni e i Prohemii, che apparvero per la prima volta, con buona probabilità, a Perugia, i Sermoni nel 1519 (per Cosimo da Verona), i Prohemii nel 1522 (per Baldassare di Francesco Cartolari).

Più o meno negli stessi anni iniziarono a circolare i suoi libri di rime amorose che, giunti sino a noi, avrebbero rappresentato la parte sicuramente più lucente e significativa della sua opera.  L’Olimpia fu forse la sua prima opera poetica, alla quale seguirono la Gloria, l’Ardelia, la Camilla, il Linguaccio.

Come scrive la stessa Treccani, le poesie di Olimpo da Sassoferrato “Sono fortemente segnate dal linguaggio e dallo stile dei componimenti dei canzonieri dell’epoca: strambòtti, mattinate, serenate, sonetti, madrigali, capitoli, barzellette, frottole, epistole in versi e in prosa, ecc. In talune vi sono anche egloghe e mascherate. Si tratta spesso di versi occasionali e generalmente composti in breve tempo, ma della loro forma egli si mostrerà geloso, correggendo, quando potrà, ogni successiva edizione. Letterariamente tutta la sua produzione risente dell’influsso petrarchesco e, in particolare, rinnova taluni preziosismi del Tebaldeo e dell’Aquilano”.

Ma ciò che a noi interessa, come amanti della poesia e della “luce della poesia”, che non ha prigioni ideologiche e linguistiche, è riferire della grande potenza dei versi di Olimpo da Sassoferrato, una poesia che travalica ogni recinzione religiosa, ecclesiastica, per cantare, reclamare, la vita, l’amore, la libertà, la felicità della materialità delle cose, e della carne. Senza che ciò, in Olimpo, mai diventi libertà antagonista alla spiritualità.

Chi leggerà, chi vorrà conoscere Olimpo da Sassoferrato, troverà in lui non poche consonanze con Cecco Angiolieri e non solo consonanze stilistiche, ma soprattutto poetico-filosofiche: la stessa, insopprimibile, nonostante la tonaca da frate di Olimpo, voglia di vivere, la stessa, profonda, consapevolezza dell’appartenere al genere umano, che nessun cilicio ideologico o religioso può reprimere.

Certo, Cecco Angiolieri è più sanguigno e carnale di Olimpo. Ma Cecco non era un frate e Olimpo, per “muovere” la propria libertà, deve agitarla tra i lembi della tonaca, tra il cappuccio e il cordiglio.

Ciò che vogliamo riferire ai lettori di “Cumpanis” è questo: diversi anni fa uno straordinario editore di Ancona ormai scomparso, Carlo Antognini, pubblicò con la sua casa editrice, “L’Astrogallo”, una raccolta di versi di Olimpo da Sassoferrato (Madrigali e altre poesie d’amore). Attraverso questa raccolta, pubblicata dopo oltre cinque secoli dalla sua morte, Olimpo irruppe nelle nostre vite, lanciando bagliori e fendenti poetici che “tutti meravigliò”. Tutti lo amammo improvvisamente, e forse non tutti, ma coloro che si fanno rapire dalla poesia e dalla libertà sicuramente.

La raccolta era prefata da uno dei più grandi poeti dialettali del ‘900 italiano, Franco Scataglini, che scrisse: “Olimpo fu poeta popolare nella sua stessa religiosità, che pur inquieta ed acuta non conobbe le  angosce laceranti del misticismo e della teologia negativa di un San Giovanni della Croce: al contrario  sembra discendere, e di fatto discende, da una catechesi di  stretta osservanza che limita in partenza le avventure dell’anima all’interno di una dialettica tra obbedienza e disobbedienza alla prescrizioni della fede: tra peccato, quindi, e remissione”. E più avanti, ancora Scataglini: “L’aristocraticità glaciale che contraddistinse la letteratura italiana a partire dal Bembo e via via – nel tempo – sempre più arcignamente classista, rinchiusa in se stessa e persa dietro le pompe mortuarie delle imitazioni ed escogitazioni retoriche, confinarono Olimpo nell’oblio nauseato dei dotti, al punto che per qualche secolo venne attribuito al Poliziano proprio il suo capolavoro, ovvero “La brunetta mia”, canzonetta ove una fanciulla dei campi, pungente di malizia e dispetto, appare in tutta la sua stupenda ed invulnerabile giovinezza”.

Della raccolta poetica di Olimpo da Sassoferrato, Madrigali e altre poesie d’amore, della casa editrice “L’Astrogallo”, con prefazione di Franco Scataglini, presentiamo i seguenti versi:

Se amor non fusse el mondo non saría

Se amor non fusse el mondo non saría / et gli uomini sarían come animali / nisciun non farebbe cortesia / Se amor non fusse con i suoi archi e strali / in poco tempo el mondo mancherìa / perché una volta siam tutti mortali / Però seguendo amor dolce et da bene / multiplicando el mondo se mantiene.

Quando adornar se vol la mia signora

Quando adornar se vol la mia signora / e mette una camorra pavonazza / et se poi esce de sua casa fuora/ ognun s’alegra che la vede in piazza / Con una cuffia in capo se decora / che intorno a quella amore ognor solazza: / topazi al collo, ai deti anelli d’oro /  che se la guardo de dolcezza moro.

Quando ella per strada move el passo

Quando ella per strada move el passo / ognun la guarda sol per meraviglia / et de lei parla et ride ogni dur sasso / giocar vedendo amore ai negre ciglia /  Si l’occhio volge in alto o vero al basso /  omini inveschia alla amorosa briglia / si l’aura spira alle dorater chiome / ad alta voce ognun chiama el suo nome.