Nel contesto della vasta lotta e mobilitazione sociale permanente e di massa in atto in Colombia in questo 2021, molte sono le donne in prima fila contro il governo reazionario e violento di Iván Duque Márquez. E molte sono le donne che, nella lotta, hanno subìto non solo la violenza della repressione poliziesca e militare di piazza, ma anche gravi violenze sessuali.

Di ciò abbiamo parlato con una dirigente femminista di Boyacá (questo di Boyacá, con un’area di 23.189 km² e una popolazione di circa 1 milione e 300 mila cittadine/i, è uno dei 32 dipartimenti della Colombia, con capitale Tunja, N.d.R.), Juliana Higuera, che ha lavorato alla costituzione della Guardia Femminista e Popolare, che ora, assieme ad altre donne, guida.

L’incontro con la compagna Higuera è avvenuto nell’ambito dell’Assemblea delle femministe e compagne combattenti contro il governo reazionario e in difesa dei diritti delle donne, svoltasi in settembre 2021, durante i lavori dell’Assemblea nazionale popolare (ANP) tenutasi a Cali (terza città della Colombia per numero di abitanti, capoluogo del dipartimento della Valle del Cauca e importante centro economico, industriale e finanziario del sud-ovest della Colombia, N.d.R.), che ha avuto come tema centrale lo sviluppo del movimento di lotta popolare che si espande in Colombia e la brutale repressione dell’esercito del presidente Duque Márquez, una repressione che si va fortemente caratterizzando anche per la feroce violenza, anche sessuale, contro le donne in lotta.

La campagna di informazione portata avanti da “Defend Freedom” ha registrato, solo tra il 28 aprile e il 2 giugno 2021, 491 casi di violenza, in questa fase di lotta sociale, contro le donne, di cui 29 sono stati casi di violenza sessuale. 

Juliana Higuera, femminista e combattente per i diritti umani con una prospettiva di genere, fa parte di diversi movimenti di lotta popolari a Boyacá, tra i quali il tavolo autonomo delle donne e delle diversità che è stato creato all’interno dell’ANP di Cali.

“Colombia Informa” (Agenzia di Informazione dei Popoli, con sede a Bogotá, N.d.R.) ha parlato con la compagna Higuera per capire il ruolo delle donne all’interno del movimento di liberazione e mobilitazione di massa legato allo sciopero nazionale permanente.

“Colombia Informa” (CI): Perché è nata l’idea di costruire una Guardia Femminista e Popolare nei territori?

Juliana Higuera (JH): Parto dall’esperienza che abbiamo qui a Boyacá, principalmente a Duitama (comune della Colombia facente parte del dipartimento di Boyacá, N.d.R.) dove abbiamo organizzato molte donne, combattenti dei diritti umani, contadine, tessitrici, artiste, comunicatrici. Nella Guardia vi è la presenza di donne dall’estrazione sociale diversa ed è così, così abbiamo scelto, perché le compagne riconoscono che dobbiamo organizzarci autonomamente, come donne femministe e combattenti, per salvaguardare i diritti di noi stesse, per garantire che il fronte di lotta dove ci impegniamo sia il più sicuro possibile, per evitare la violenza contro di noi e avere la possibilità che la violenza contro la nostra lotta venga pagata, sia punita. 

Tutto ciò non solo perché vi è stata una sanguinaria violenza contro di noi da parte delle forze armate governative, ma anche per la violenza che abbiamo subìto da parte delle nostre stesse organizzazioni, figlia della negligenza con la quale è stata trattata la nostra lotta, la lotta del fronte femminile, dell’insabbiamento e persino della complicità provenienti da alcune, nostre, organizzazioni del movimento sociale e popolare. Per questo abbiamo deciso di prendere autonomamente le nostre misure di difesa e organizzare la Guardia Femminista e Popolare. La nostra auto-organizzazione è importante sia per difenderci dagli attacchi della milizia reazionaria governativa che per rispondere e denunciare i fenomeni di violenza sessista-patriarcale che emergono dalle nostre stesse file, dagli uomini del movimento di lotta popolare. 

A partire da questa nostra auto-organizzazione, grazie alla messa in campo della nostra Guardia Femminista e Popolare possiamo, con possibilità di successo, partecipare alle lotte popolari e alle stesse assemblee e mobilitazioni del movimento di massa popolare. Grazie alla messa in campo della Guardia Femminista e Popolare abbiamo potuto con più agio partecipare alle azioni di lotta delle “24 ore di Duitama” e alla stessa, grande, Assemblea Popolare di Boyacá di questo fine settembre.

Per le nostre esperienze negative, esperienze di violenza vissute non solo nel campo politicamente nemico, abbiamo lavorato e io stessa ho portato cocciutamente avanti il progetto della Guardia Femminista e Popolare. Una Guardia legata all’ANP generale, alle esperienze della Guardia Contadina, Cimarrona, Indigena, Guardia Popolare, e sebbene tutte queste organizzazioni popolari avessero storie, legami sociali ed esperienze importanti, tuttavia mancava l’esperienza organizzata delle donne, l’approccio femminista e anti-patriarcale.

CI: Come si costruisce la Guardia Femminista e Popolare? 

JH: Lavoriamo al fine di mettere in piedi una Guardia volta ad organizzare i diversi femminismi, unificando gli interessi delle donne appartenenti alla lotta popolare, raccogliendo le esperienze provenienti dalle città, dai villaggi, dalle campagne, quelle esperienze che sono state tessute nel “caldo” della lotta e del movimento, tra le masse in azione, nelle marce, nel lavoro per i murales. Per costruire una Guardia che, per sostenere la duplice lotta contro la reazione governativa e contro il patriarcato sessista interno al movimento, si allarghi socialmente, sia intergenerazionale e intersettoriale. Una Guardia Femminista e di Popolo che dia il suo importante contributo di liberazione totale alla lotta popolare.