Marco Rizzo, nato a Torino il 12 ottobre 1959, figlio di un operaio della FIAT, si dedica alla politica fin da giovane e si iscrive al PCI nel 1981. Fa parte dei circoli culturali marxisti che venivano definiti “filosovietici” da chi stava mutando genericamente l’anima di quel partito. In quel frangente entra in contatto con grandi dirigenti comunisti, intellettuali e partigiani come Arnaldo Bera, Aldo Bernardini, Armando Cossutta, Raffaele De Grada, Gianni Dolino, Ludovico Geymonat, Lucio Libertini, Sergio Ricaldone, Pino Sacchi, Alessandro Vaia, che segneranno la sua vita politica di militante e dirigente. Tra gli ideatori di Rifondazione Comunista, dopo lo scioglimento del PCI, arriva a ricoprire l’incarico di segretario di Torino e poi di Coordinatore Nazionale. Fondatore insieme a Cossutta e Diliberto del Partito dei Comunisti Italiani. Deputato Europeo e tre volte Deputato Nazionale. Infine, fonda nel 2009 Comunisti Sinistra Popolare, che si trasforma in Partito Comunista col I° Congresso del 2014, seguito poi dal II Congresso del 2017 e il III Congresso del 2020, in cui viene eletto è confermato Segretario Generale. Ha tre figli, laureato in scienze politiche, giornalista e amante della storia e del cinema. 

D. Pandemia, crisi economica globale, collasso del lavoro e delle prospettive per il “futuro”. In Italia, in Europa e nel mondo, da questo stato delle cose la coscienza e lotta di classe ne escono rafforzate, indebolite o del tutto sconfitte? A che punto siamo e cosa ci aspetta?

R. La lotta di classe è il motore della storia. Essa sta continuando in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Il punto che caratterizza fondamentalmente oggi la situazione politica tra i vari paesi è il rapporto tra la politica da un lato e l’economia e la finanza dall’altro. Nel mondo cosiddetto “occidentale” l’economia e la finanza hanno preso il sopravvento sulla politica, che resta quindi totalmente asservita agli indirizzi dei potentati economico-finanziari. Di questo si ha prova nel fatto che, nei luoghi che sono ai vertici dell’imperialismo, come USA e UE, la finanza costituisce la parte preponderante dell’economia. Ciò ha un effetto notevole sulle strategie per l’accumulazione dei profitti, in quanto – come ci ha insegnato Marx – il plusvalore non proviene dalla speculazione finanziaria, ma si estrae dal lavoro vivo della classe operaia, mentre – come ci insegna Lenin – poi il plusvalore viene ripartito fra i capitalisti in base alla loro forza relativa. Quindi i paesi che hanno una maggiore quota di economia finanziarizzata, devono valorizzare i loro capitali attraverso l’estorsione di profitto o agli altri paesi o alle fasce più deboli della economia. Da qui discendono due conseguenze molto importanti. 

La prima è l’acuirsi dei pericoli di guerra globale, che potrebbe progredire verso forme sempre più “calde”, rispetto alla guerra a bassa intensità che si sta svolgendo da due decenni. Gli obiettivi di questa guerra sono in primo luogo i paesi che non si vogliono sottomettere ai diktat dell’imperialismo. Pensiamo innanzitutto alla Cina e agli altri paesi socialisti, come Cuba, RDP di Corea, Vietnam e altri. Ma anche altri paesi diversissimi come regime economico e politico, come Russia e Iran. Tutti questi paesi hanno un interesse specifico a mantenere la pace e sono ben disposti a rispettare il diritto internazionale e rapporti economici che siano basati non sulla rapina, ma sulla reciproca convenienza. Certo, non è l’internazionalismo proletario che dava forma ai rapporti dell’URSS, ma è un baluardo contro la guerra imperialista. Questo è l’aspetto che distingue l’attuale fase da quella che caratterizzava la situazione precedente la Prima Guerra mondiale. Allora, tutte le potenze imperialiste avevano il desiderio di entrare in guerra, forse non tutte lo stesso interesse, ma la spinta era fortissima e quindi inarrestabile. Oggi non è così. Solo le potenze imperialiste premono per acuire le tensioni, il resto del mondo non vuole la guerra. In altre nazioni invece, indipendenti dall’imperialismo, a partire dalla Cina, la politica dirige l’economia e la finanza. Questo è il segno più importante.

La seconda conseguenza della finanziarizzazione delle economie è la necessità di estorcere i profitti espropriandoli alle fasce inferiori della nazione. Dopo la vittoria che il capitalismo ha conseguito nei propri paesi con la distruzione o il ridimensionamento di quasi tutti i partiti comunisti e la subordinazione totale dei sindacati, ora l’attacco è rivolto a quelle che erano definite le classi “medie”, ancora particolarmente consistenti in Italia: lavoratori autonomi e piccoli proprietari di risparmi accumulati nel tempo passato. Questo avviene con tasse e normative vessatorie. Quindi il capitalismo diventa sempre più cannibale, perché deve cibarsi delle parti più deboli e non aumentare la quota globale di prodotto, che non riesce a estendere perché impedito dalla sovrapproduzione di beni e capitali.

La pandemia si è inserita in questa tendenza in atto da anni come un acceleratore fortissimo, schiantando molte piccole attività che sono entrate in crisi con i ripetuti lockdown, lasciandole senza sussidi ed esponendole al fallimento e quindi al prossimo assorbimento da parte di multinazionali autoctone o straniere. L’abbiamo definita come una guerra finalizzata a distruggere le forze produttive, come diceva Lenin, ma senza bombe.

L’impennata straordinaria dell’indebitamento dei vari paesi, primi tra tutti l’Italia, verso il bilancio europeo a cui essa dovrà restituire o direttamente o indirettamente tali prestiti, completa l’opera di assoggettamento di tutte le nazioni alle oligarchie finanziarie europee. A tali oligarchie partecipano anche quelle italiane, quindi la lotta deve essere coordinata tra i lavoratori dei vari paesi europei, che devono elaborare strategie comuni contro il comune nemico, anziché lasciarsi intrappolare dalla logica nazionalistica che li porta a fare fronte comune col proprio capitale contro il lavoratore di un’altra nazione.

La conseguenza politica di tale tendenza bellicista e cannibalistica è la realizzazione di governi che hanno perduto ogni funzione di mediazione tra le classi per imporre solo la volontà del grande capitale e devono “in presa diretta” rispondere ai diktat delle oligarchie economico-finanziarie. In Italia ci troviamo nella situazione estrema di avere come Presidente del Consiglio un banchiere, che è stato Governatore della BCE e prima ancora consigliere di importanti banche d’affari internazionali, che gode l’appoggio – di fatto – di tutti i partiti che sono rappresentati in Parlamento.

D. Il ruolo dei comunisti in Italia, da quando è stato sciolto lo storico PCI, è cessato o è ancora necessario al fine di esprimere con maggiore assertività la coscienza di classe dei lavoratori e la loro organizzazione per legare a questa un concreto progetto politico?

R. Il PCI nella sua ultima fase ha subìto un processo di modifica genetica che lo ha portato ad accettare teorie eclettiche e anticomuniste, come il compromesso storico, l’eurocomunismo, la fine della spinta propulsiva dell’Ottobre, la Nato come garanzia di stabilità politica e strategica, fino allo scioglimento nel 1991. Noi abbiamo tentato di impedire tutto ciò, ma non ci siamo riusciti. I tentativi che sono stati fatti sono andati a vuoto perché non sono stati caratterizzati da una coesione ideologica tra i militanti. Inoltre, la necessità di rafforzare il ruolo istituzionale dei partiti che sono nati dallo scioglimento dello storico PCI ha prevalso su tutto, ha indotto a partecipare a governi di coalizione borghese in cui il ruolo dei partiti con la falce e martello è diventato sempre più marginale, fino a scomparire. Ciò, anziché rafforzare quei partiti, li ha condannati fino alla loro espulsione da Parlamento. Ma anche dopo è continuata un’insana ricerca di convergenza – più di tipo elettoralistico – con partiti definiti di sinistra, ma che invece rappresentano i più fedeli esecutori delle politiche filo europee e filo atlantiste.

Oggi la necessità di presenza del Partito Comunista è più forte che mai. È più forte per dare una prospettiva non solo economica alle tante lotte operaie che scoppiano nel nostro paese, per far sì che essere non siano solo lotte di retroguardia, ma uniscano i lavoratori nella prospettiva comune della presa del potere politico.

Ma è anche indispensabile invertire la tendenza dello strapotere ideologico della grande borghesia, che fa di tutto per dividere i lavoratori su temi secondari che oscurano il vero grande tema della lotta di classe tra proletari e borghesi. Nei paesi occidentali le aspettative sui temi sociali, come il lavoro, la scuola, la salute, l’ambiente, sono completamente disattese, mentre avanzano problemi divisivi e fuorvianti come il gender.

È necessario sviluppare e presentare un programma ai lavoratori italiani che sia minimo, nel senso che sia credibile, fatto di cose fattibili, ma anche massimo, ossia che spieghi la prospettiva del socialismo, l’impossibilità di realizzare anche piccoli cambiamenti senza un cambio radicale di regime e di direzione politica non solo del governo, ma del potere politico, il socialismo.

Questo vale per le necessità concrete della vita quotidiana (lavoro, istruzione, sanità, ecc.), battendosi contro le privatizzazioni e per una ripubblicizzazione dell’economia a partire dai settori strategici (energia, trasporti, sanità), ma anche per le grandi scelte economiche, come la tanto sbandierata “transizione verde” o “green economy”, che di green ha solo il colore del dollaro e serve gli interessi di un settore del capitalismo internazionale a scapito dell’altro.

Per questo noi ci sforziamo di dare una prospettiva ideologica, politica e anche organizzativa a questa esigenza col nostro partito, che si presenta ogni volta solo e soltanto con la sua faccia e il suo nome.

D. Abbiamo Solidnet, a cui partecipano oltre 100 partiti comunisti e operai di tutto il mondo. È’ arrivato il momento di dare ai comunisti nel mondo un’organizzazione che promuova azioni più coordinate ed efficaci? Con quali accorgimenti e linee guida?

R. L’unità nella prospettiva della presa del potere politico da parte dei lavoratori per il socialismo, guidati dall’avanguardia comunista, è la nostra linea politica. Siamo convinti che esistano specificità in ogni paese e che, restando ferme la prospettiva strategica suddetta, riteniamo utilissimi tutti i confronti a livello internazionale tra i comunisti per il rafforzamento del movimento comunista e del movimento per la pace. Riteniamo utili i forum internazionali in cui si espongono i grandi temi, ma ancora più utili i contatti bilaterali o trilaterali, in cui con maggiore profondità e sincerità si possono proporre e dibattere i temi da portare avanti.

Noi comunisti, appartenenti a un paese che si trova a occupare una posizione importante nello scacchiere imperialista, sentiamo come viva esigenza quella di poter arrivare a formulare una piattaforma che unifichi gli indirizzi strategici di lotta di classe nei vari paesi, certo tenendo conto delle specificità, ma per esempio costituendo gruppi di lavoro congiunto su temi specifici che riguardano problemi simili di paesi omogenei. Fino ad arrivare a piattaforme di lavoro concreto, non basato solo su periodici proclami, utili ma insufficienti, su temi quali: la salute, l’ambiente, l’istruzione, il lavoro e la sicurezza del lavoro e sul lavoro.

Mettere insieme quanto elaborato nei rispettivi partiti può essere utile a tutti.

D. Quale progetto in particolare vorrebbe condividere direttamente con il suo collega russo, Gennadij Zjuganov?

R. Sono stato ospite del compagno Zjuganov nel 2017 in occasione delle commemorazioni del centenario della Rivoluzione d’Ottobre. E prima ancora, nei primi anni Duemila, lui è stato ospite del Parlamento italiano, quando io ero Presidente del Gruppo Parlamentare dei Comunisti Italiani.

Abbiamo partecipato insieme il mese scorso a un importante evento telematico, ospiti entrambi dell’Accademia delle Scienze Sociali cinese, di cui abbiamo dato ampia testimonianza nei nostri mezzi di comunicazione (https://ilpartitocomunista.it/2021/07/20/8375/).

Quello che credo possa essere utile per noi innanzitutto è poter scambiare col PCFR reciproche valutazioni e informazioni attraverso contatti periodici bilaterali. Secondo, ci farebbe piacere anche poter ospitare ed essere ospitati nei rispettivi paesi, in modo da conoscere in prima persona i risultati del lavoro che conduciamo. In ultimo, ma forse il più importante, si potrebbe lanciare in questo 2021, anno in cui noi celebriamo il centenario della fondazione dello storico Partito Comunista d’Italia di Antonio Gramsci, iniziative di carattere politico culturale ed anche editoriale, che riguardano la storia fruttuosa dei due storici partiti da cui i nostri provengono.

 https://gazeta-pravda.ru/…/klassovaya-borba-dvigatel…/