La solidarietà non è ciò che guida l’UE

Se c’è una realtà che l’Unione Europea ha dimostrato durante la cosiddetta “crisi pandemica”, è stata il suo volto calcolatore e la mancanza di solidarietà reale. Il presidente della Commissione Europea ha cercato di sostenere il contrario, argomentando con la “distribuzione dei vaccini” e il “certificato europeo”. Tuttavia, questi due esempi dimostrano esattamente che ciò che ha mosso l’Unione Europea non è stata la solidarietà ma altri interessi.

Così è stato con il caso dei vaccini, dove la Commissione Europea ha garantito gli interessi delle grandi multinazionali farmaceutiche impedendo la diversificazione nell’acquisizione dei vaccini, interessi che continua a difendere, infatti, opponendosi alla revoca dei diritti di brevetto sui vaccini; così è stato con il cosiddetto “bazooka” che, in sostanza, equivale a un anticipo su fondi futuri o prestiti a medio e lungo termine; e così è stato con il “certificato europeo”, una prova generale per altri piani nella concentrazione, a livello UE, di decisioni che spettano agli Stati e che, come abbiamo opportunamente avvertito, serve per vendere il nuovo grande business e progetto della Comunità Europea – la cosiddetta “unione sanitaria”.

Un’idea centrale che emerge dal vergognoso esercizio di propaganda della Presidente della Commissione Europea intorno a quel che lei chiama “l’anima” dell’Unione Europea, è il tentativo, in nome della “tutela della salute”, della “ripresa economica”, della “green economy” e delle “minacce ibride”, di approfondire i tre pilastri dell’Unione Europea: neoliberismo, federalismo e militarismo.

È, infatti, chiaramente visibile il concetto di “grande potenza”, dove le sovranità nazionali sono sostituite dal concetto di “sovranità europea”, ma sempre secondo gli interessi e le convenienze delle grandi potenze – a cominciare dalla Germania – e del capitale monopolistico.

Così è nell’economia, con il tentativo di concentrare nell’UE gli strumenti economici e le relazioni economiche internazionali; così è nella questione sanitaria, come già detto; è così nel legame tra i fondi comunitari e l’imposizione dei cosiddetti “valori dell’Unione Europea”; ed è così con il militarismo, con la Commissione Europea che vuole accelerare il cammino verso il vecchio progetto imperialista di creare un centro di coordinamento delle capacità militari, di creare un cosiddetto “esercito europeo” e prendersi la facoltà di decidere come utilizzarlo .

Oltre a fuggire come il diavolo dalla croce da misure efficaci che rispondano ai problemi reali dei lavoratori e dei popoli, la realtà dell’UE e le sue vere intenzioni erano assenti da questo discorso. Non una parola sulla recente minaccia dell’imposizione del Patto di stabilità che si abbatterà su di noi a partire dal prossimo anno. Non una parola sul mare di contraddizioni che sta investendo l’Unione Europea. E poche parole sulla continua “dissennatezza” nei confronti del “partner strategico” dell’UE, l’imperialismo statunitense. Tuttavia, nemmeno la propaganda dell’“anima” che Ursula ha ripetuto fino allo sfinimento riesce a nascondere la realtà: l’Unione Europea non fa gli interessi dei lavoratori e dei popoli e si comporta sempre più come un polo imperialista… in crisi.