sabato, Ottobre 16, 2021
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dialogo tra Claudio Magris e Marco Rizzo

“La Sinistra che non c’è”

Domenica 28 marzo u.s., su "La Lettura", supplemento del "Corriere della Sera", Claudio Magris, uno dei più grandi scrittori italiani, docente di lingua e letteratura tedesca e tra i più importanti studiosi della cultura della Mitteleuropa, ha interloquito, per i suoi "Dialoghi", con il segretario generale del Partito Comunista, Marco Rizzo. L'esito di tale interlocuzione è parso, alla redazione di "Cumpanis", interessante. Le questioni emerse (la decentralizzazione - negli ultimi decenni, nella filosofia politica e nella prassi di tanta parte della sinistra italiana, dello scontro capitale/lavoro; il venir meno, nella fase della piena mondializzazione, dei valori politici e morali; l'esigenza del superamento del capitalismo e della sempre più stringente attualità del comunismo) hanno deciso la redazione di "Cumpanis" a riproporre il dialogo Magris-Rizzo, invitando quattro intellettuali a misurarsi con i temi in esso emersi. Naturalmente, il dibattito potrà continuare (F.G.) Pubblichiamo in questo numero "il Dialogo" tra Magris e Rizzo e gli interventi di Alessandro Pascale (storico del movimento operaio e comunista) e Laura Baldelli (docente di Storia e Letteratura e redattrice di "Cumpanis"). Seguiranno nel prossimo numero gli interventi di Alberto Lombardo (docente universitario) e Marcello Concialdi (docente di filosofia). Le fotografie che corredano gli articoli sono di Tina Modotti.

Di:
986

Dialogo Magris-Rizzo 

 (“La Lettura”, Corriere della Sera – 28 marzo u.s.)

                     

Magris – “Cosa significa essere oggi comunisti, quando quasi nessuno si dichiara più tale?” Lo chiedo a Marco Rizzo, dopo aver ascoltato e visto alcuni suoi interventi decisamente insoliti, nel linguaggio e nella  visione della vita e della politica. Il piccolo partito di cui è segretario – PC, non PCI – sembra ancora, nei suoi discorsi, un partito nel senso classico del termine anziché una fluida formazione come molti altri attuali raggruppamenti politici, numericamente ben più forti.  

Viso solido da pugile – credo lo sia anche stato – aperto al riso e amante di ragionamenti da logica classica. Un linguaggio logicamente rigoroso e irruente, mai offensivo, che spicca in un’epoca contrassegnata pure dalla feroce violenza verbale. Rigore marxiano e sentimento del vivere come in Amici miei di Monicelli, che ama citare. Il suo PC è piccolo, ma non è un gruppuscolo; è immune dalla superbia ideologica, culturale e vagamente spiritualizzante che caratterizza spesso le cerchie dei pochi fieri di essere pochi, una supponente aristocrazia d’accatto. L’elemento più originale del suo discorso è la critica a chi si proclama di Sinistra mentre ne ignora o ne viola, a suo avviso, alcuni valori fondamentali. La sua sinistra non è certo la mia, contrapposta al comunismo, ma Rizzo punta il dito su aspetti che rischiano di indebolire e svuotare la sinistra democratica.

Rizzo – Nella società odierna i valori sono tutti sottosopra, i lavoratori sono privati della consapevolezza della propria importanza e della propria forza e ritorcono contro se stessi la colpa del loro fallimento. C’è una perdita crescente di dignità, di attiva fiducia che le cose possano cambiare. I diritti civili individuali sono fondamentali, ma sono i diritti sociali che danno loro concretezza, vita. Ci si dimentica della libertà concreta per crogiolarsi nelle licenze d’ogni genere, la globalizzazione ha spazzato via la decenza, anche le regole della morale borghese.

Magris – Nei Suoi interventi mi ha colpito l’accento che Lei pone sulla dignità, morale e anche formale, in un clima in cui la decenza, il rispetto, la coerenza sono sempre più rari. Troppi, Lei dice, si credono di sinistra e progressisti solo perché civettano con tutte le trasgressioni possibili e definisce la volgarità anche una mancanza di etica, di decoro.

Rizzo – Mio padre, operaio Fiat, la domenica metteva il vestito buono e la cravatta, quanta dignità c’era in quei gesti … La stessa dignità la vedo oggi nell’operaio che perde il posto, nel ristoratore o nel commerciante che vedono fallire la propria piccola impresa, abbandonati da uno Stato forte con i deboli e debole con i forti. La volgarità si riscontra soprattutto nelle classi dominanti e nei capi delle multinazionali. Ma anche in alcuni che si proclamano e sono convinti di essere di sinistra. Ad esempio tra gli insulti rivolti ad una leader politica, che avverso come credo anche Lei, c’erano accanto a ingiurie consolidate, termini quali “ortolana” e “pesciaiola”. Ma come può ritenersi di sinistra chi offende donne sulla base della loro professione, in questo caso un mestiere fondamentale al quale fra l’altro dobbiamo essere grati quando ci mettiamo a tavola? Oggi esiste una Sinistra che addirittura rivendica l’utero in affitto. Ciò va aldilà di ogni diritto civile o naturale. Vale per la donna come per il nascituro, ridotto ad un oggetto da catalogo. Se questa è sinistra io non sono di sinistra.

Magris – E’ giusto affidare al mercato gli ambiti di sua competenza, dove certo esso è efficiente e vitale. Quando, negli anni ’70, arrivavano a Trieste ogni sabato 100.000 pittoreschi acquirenti di jeans da tutta la Jugoslavia, la città si arricchiva anche di pregiudizi ma soprattutto concretamente di denaro, in un’atmosfera da romanzo, vivo e concreto. Il Mercato crea anche letteratura; spesso è letteratura, come insegnano i grandi romanzi del Settecento, soprattutto inglesi, ma non si possono affidargli i valori fondamentali, il senso della vita. Fin dove è lecito affidare al mercato l’organizzazione completa della società? 

Rizzo – Le società mercantili sono del Trecento e del Quattrocento, poi siamo arrivati alla rivoluzione industriale, al fordismo e oggi alla globalizzazione. Il criterio del mercato accompagna il capitalismo, ma è una formula ormai vecchia e stantia. La dimostrazione è data anche dal modo in cui oggi le società occidentali affrontano (malamente) l’emergenza della pandemia, dove tra la giostra dei brevetti sui vaccini e l’incertezza della sanità pubblica dimostrano i limiti di un sistema basato solo sul profitto.

Magris – Come è cambiata, dall’epoca delle sua attività parlamentare, la battaglia politica della Sinistra, battaglia che oggi appare perduta? L’estremismo anche cieco e violento teorizzato e praticato decenni fa ha concorso alle sconfitte di tutta la Sinistra? Perché molti tradizionali elettori di sinistra votano Destra o Centro Destra? In un recente articolo sul “Corriere” Luciano Canfora ricordava come Concetto Marchesi, grandissimo storico della letteratura latina e del mondo antico, definisse il marxismo il pensiero del fluire delle cose e dicesse che nella modernità la storia della borghesia è indissolubilmente intrecciata a quella del proletariato, “è la storia stessa del proletariato”. Tutto ciò sembra smentito dalla Storia stessa. Anche Alberto Asor Rosa, in una intervista sul “Piccolo”, dice di dubitare che “esista una frazione del mondo politico per la quale si possa usare la parola “sinistra” ”.  Come è possibile considerarsi di sinistra e credere, ad esempio, che una poesia scritta da una donna o da un uomo di pelle scura non possa essere tradotta ovvero compresa, vissuta e sentita come universale e dunque anche propria da una persona d’altra origine o epidermide? “Le radici non devono affondare nel buio atavico delle origini ma aprirsi, come rami di un albero, sino ad incontrare altri rami e altri alberi, come mani che si stringono”. Così Edouard Glissant, autore di uno dei capolavori del Novecento, Il quarto secolo, teorico della creolità, ossia dell’incontro fra culture e genti diverse che si arricchiscono e integrano a vicenda, che si è battuto concretamente per la libertà non solo dei neri come lui ma di tutti gli altri popoli delle sue Antille, sentendoli come il suo popolo. 

Cos’è oggi il dissenso, se c’è veramente? E’ valorizzato, tollerato o censurato?

Rizzo – Oggi il dissenso è usato dal potere, una clava per disinnescare il dissenso antagonista, quello che nasce dal conflitto tra capitale e lavoro. Dispute fanatiche sui gusti sessuali e alimentari aiutano a non mettere in discussione il sistema in quanto tale. Tutto questo contribuisce non solo a impoverire concretamente l’esistenza di molti, ma anche a rendere scipito il gusto di vivere, di giocare, di ridere; così come Glissant, assieme a Frantz Fanon, ci regala un afflato poetico per la sopravvivenza dei popoli nei confronti della globalizzazione.