D. Innanzitutto una domanda sulla situazione attuale. In Italia il Donbass è tornato agli onori della cronaca qualche mese fa, con molte testate giornalistiche nostrane che non si sono risparmiate nel promuovere una narrazione spiccatamente russofoba: scrivevano di eserciti russi al confine, pronti a invadere l’Ucraina, allo stesso tempo omettendo attentamente di fare riferimento ai bombardamenti delle forze armate ucraine nei dintorni di Donetsk, delle vittime civili di questi atti. Purtroppo i mass media occidentali non aiutano minimamente a comprendere la situazione, noi comunisti italiani ci siamo tuttavia abituati e in qualche modo riusciamo a seguire, seppur vagamente, le vicende. Infatti, una volta conclusa la presunta “minaccia russa”, le nostre televisioni e le nostre radio si sono zittite.

Dunque: come avete passato questi ultimi tempi di primavera? La situazione è “tranquilla” in questa prima metà di giugno?

R. Nonostante il fatto che a Minsk siano state concluse diverse dozzine di cessate il fuoco come parte del lavoro del Gruppo di contatto, la parte ucraina ha continuato a bombardare il territorio delle repubbliche. Il tutto fa pensare che la situazione nella regione peggiorerà. Per quanto riguarda lo status politico delle repubbliche del Donbass, molto dipende dall’ulteriore attuazione degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina. Più Kiev si sottrae agli accordi raggiunti, più è probabile che le repubbliche vengano riconosciute dalla Russia, perché la Federazione Russa è uno dei paesi garanti. A nostro avviso, l’attuale leadership ucraina, sostenuta dall’UE e dagli Stati Uniti, non è in grado di attuare pienamente gli accordi di Minsk.

In questi anni terribili i lutti e la distruzione sono stati molti, per quanto a parole non siano mancate le promesse di pace, e le popolazioni civili del Donbass hanno pagato e continuano a pagare il prezzo di questo conflitto. Ma la vita è andata avanti, nonostante tutto. 

D. La domanda riguarda la quotidianità in un contesto tanto delicato. Come state riuscendo a combinare quella che si potrebbe definire come “una vita normale”, una quotidianità di lavoro, di sanità, di istruzione, con quella che è invece la distruzione e la violenza che ancora troppo spesso le truppe filofasciste vi arrecano? Quali sono le condizioni per l’infanzia del Donbass, quali quelle per gli anziani? 

R.  Certo, la lotta incide negativamente sull’economia locale. A causa del blocco e dei bombardamenti incessanti dalla direzione di Kiev, un certo numero di imprese sono inattive o operano a capacità limitata. Tutto ciò influisce anche sul tenore di vita delle persone. È possibile trovare un lavoro nella Repubblica Popolare di Donetsk (RPD), ma di solito è poco retribuito. Le prestazioni sociali sono a un livello relativamente basso. Sono molto inferiori rispetto alla Russia. In compenso, i prezzi del cibo a Donetsk sono più o meno allo stesso livello di Mosca. È altresì vero che, nella DPR vengono forniti aiuti umanitari a chi ne ha bisogno, le tariffe per le utenze e il prezzo del trasporto pubblico rimangono a un livello abbastanza basso. All’inizio del 2017, il blocco economico del Donbass si è notevolmente intensificato. Oggi, quasi niente va né dall’Ucraina al Donbass, né dal Donbass all’Ucraina. Tuttavia, i prodotti della DPR e della Repubblica Popolare di Luhansk, in particolare il carbone, vengono forniti ai mercati esteri. La guerra e il blocco non consentono il pieno instaurarsi di una vita sociale “ordinaria”. Inoltre, non bisogna dimenticare che sul territorio delle repubbliche del Donbass è in vigore da quasi sette anni il coprifuoco. La classe operaia del Donbass, zona storicamente industriale e mineraria, ha sempre costituito un pilastro della società e noi vogliamo umilmente affermare tutta la nostra solidarietà ai lavoratori di queste terre, che devono sostenere un peso di sopportazione molto alto in questi anni. È noto il contributo che le classi lavoratrici hanno offerto alla resistenza contro l’aggressione delle forze filofasciste e di quelle neonaziste ed è lodevole il livello di militanza della popolazione in una situazione di guerra, dove non solo il rischio di repressione russofoba, ma anche la minaccia concreta di morte avrebbero potuto convincere molti alla resa ed alla sottomissione.  

D. Qual è la condizione del lavoro e dei lavoratori del Donbass oggi? Quali sono le differenze con il passato (recente e lontano)? E perché gli operai hanno scelto di resistere? 

R. A causa del fatto che il Donbass ha fatto parte dell’Ucraina per lungo tempo, le caratteristiche del movimento operaio in Ucraina e nel Donbass sono, per molti versi, simili. Dopo la restaurazione del capitalismo, si è svolto in modo rapido il processo di deindustrializzazione nella regione. In questo modo, solo a Donetsk nel 1991 c’erano 29 miniere di carbone. Circa la metà di loro ha smesso di estrarre carbone prima del 2014. Con lo scoppio delle ostilità, molte imprese sono state distrutte dall’artiglieria ucraina. Attualmente a Donetsk, il carbone viene estratto solo in 2-3 miniere. E in tutta la Repubblica popolare di Donetsk continuano a funzionare meno di 20 imprese di estrazione del carbone. Non è vero quando si dice che se la DPR fosse rimasta parte dell’Ucraina, sarebbe stata in grado di mantenere le imprese distrutte durante le ostilità. Le restanti miniere sul territorio controllato da Kiev, dove non ci sono blocchi e bombardamenti, saranno liquidate. Il Ministero dell’Energia ucraino ha riferito ancora nel 2016 che delle restanti 32 miniere, un terzo di esse verranno chiuse. La ragione di ciò è l’assorbimento del mercato energetico ucraino da parte del capitale americano. Da settembre 2017, il primo lotto di carbone termico dagli Stati Uniti è stato consegnato al porto di Odessa. Contestualmente, nel 2017 sono state aperte 11 cave nella DPR. Allo stesso tempo, il carbone viene fornito al mercato mondiale attraverso i porti marittimi della regione di Rostov. Solo se vengono tutelati i legami economici con la Federazione Russa, è possibile preservare almeno in parte il potenziale industriale del Donbass. Inoltre, la EAEU, a differenza dell’Unione Europea, non ha ancora posto ostacoli alla circolazione dei lavoratori, quindi i proletari di Donetsk e Luhansk che hanno perso il lavoro a causa delle ostilità possono partire liberamente per il territorio russo in cerca di condizioni di lavoro migliori.   

D. È per noi difficile capire veramente cosa possa significare essere comunisti, militare in un partito comunista, marxista-leninista, in un contesto così complesso e delicato. L’organizzazione, la diffusione della coscienza di classe, la formazione dei militanti, il lutto e il sacrificio dei lavoratori e della collettività, lo scontro con la propaganda reazionaria e anticomunista che si giustifica con la demonizzazione dell’esperienza sovietica… tutti aspetti che noi comunisti occidentali non siamo più abituati a considerare in una condizione estrema di guerra. 

Sarebbe allora molto gradito sapere delle vostre attività in questi anni. In quali condizioni militano i comunisti del Donbass, quali ostacoli devono affrontare? Quali sono i vostri auspici per il rafforzamento del Partito e della coscienza di classe? 

R.  Uno dei problemi principali di tutti i partiti comunisti nello spazio post-sovietico è la mancanza di un forte legame con il proletariato. Il Donbass non fa eccezione. L’ultima volta che la classe operaia locale si è manifestata politicamente come forza indipendente è stata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quando si è opposta al potere sovietico. Poi, i minatori locali hanno tenuto raduni di massa, essenzialmente parlando di un cambiamento nelle relazioni sociali. E fino ad oggi, le opinioni antisovietiche sono abbastanza diffuse tra i lavoratori. Tuttavia, dall’inizio del 2014, i comunisti di Donetsk hanno condotto un’agitazione e un lavoro organizzativo nell’ambiente proletario. I comunisti della DPR hanno preso parte all’organizzazione della più grande manifestazione di minatori, che si è svolta a Donetsk il 28 maggio 2014. Circa un migliaio di minatori hanno marciato a piedi per protestare contro “l’operazione antiterrorismo” in Donbass. Questo è successo due giorni dopo il bombardamento della città da parte dell’aviazione di Kiev. I combattimenti hanno notevolmente aumentato la minaccia di un’emergenza nelle fabbriche. I proiettili hanno seminato la morte tra i minatori, quindi sono scesi in piazza per protestare. Nel novembre 2015, a Khartsyzsk, con la partecipazione del comitato cittadino locale del KPDNR, si è svolta una manifestazione di lavoratori della fabbrica di tubazioni, che si sono opposti alla chiusura dell’impresa, che a quel tempo apparteneva all’oligarca ucraino Rinat Akhmetov. Faccio presente che il presidente del sindacato dei lavoratori dei trasporti della DPR è il secondo segretario del Comitato centrale del partito, Anatoly Khmelevoy. Sotto la sua guida, il sindacato è riuscito a difendere ripetutamente gli interessi dei lavoratori.   

D. Dopo i tempi di unità nell’Unione Sovietica e alcuni decenni di convivenza nello stato ucraino post-comunista, è giunto il colpo di stato del 2014 che ha coinvolto l’Ucraina e il Donbass in questa guerra cruenta. I lavoratori e i comunisti ucraini hanno anch’essi pagato un prezzo alto, subendo la repressione del nuovo regime filoamericano, anche con il sostegno dello squadrismo neofascista e neonazista. Le iniziative di solidarietà da parte dei lavoratori e dei comunisti russi non sono mancate, e più generalmente i gesti di internazionalismo da varie parti del mondo, e sono molti i compagni che guardano al Donbass con attenzione militante, seppur talvolta indecisi sul da farsi concreto. 

Quindi la questione è: quali sono gli stati dei vostri contatti fuori dal Donbass? Quali i rapporti con i comunisti ucraini e quelli russi? Quali sono gli auspici per l’internazionalismo e per il Donbass resistente?

R. Il Partito Comunista della Federazione Russa ci assiste attivamente nei nostri sforzi. I membri del KPDNR hanno l’opportunità di seguire una formazione presso il Centro di studi politici del Comitato centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, stage nei media comunisti, e partecipare a eventi di partito: plenum, congressi, manifestazioni. Sono stati stabiliti contatti non solo tra i leader di partito, ma anche tra i comitati regionali. È stata stabilita una cooperazione tra organizzazioni di giovani, di donne e di veterani. I comunisti russi hanno riconosciuto i risultati del referendum dell’11 maggio 2014 e forniscono regolarmente assistenza umanitaria al Donbass. Grazie al PCFR, il nostro partito è diventato osservatore dell’Unione dei Partiti Comunisti-PCUS. Nell’ambito di questa organizzazione internazionale, ci teniamo in contatto con i nostri compagni ucraini. Per quanto riguarda le nostre relazioni internazionali al di fuori dello spazio post-sovietico, attualmente sono stati stabiliti contatti con i comunisti dell’America Latina, dell’Asia, degli Stati Uniti e dei paesi dell’UE, compresa l’Italia. Ad esempio, l’8 maggio, su iniziativa del KPDNR, si è tenuto il III Forum internazionale antifascista, la cui risoluzione è stata sostenuta da 26 partiti e organizzazioni di sinistra.