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La questione Israelo-Palestinese va, oggi, interpretata nel modo più politico, sociale e umano possibile.

I conflitti che si sono susseguiti sembrerebbero disegnare uno scontro tra due potenze per il controllo di un territorio, come quotidianamente viene espresso da ogni rotocalco liberale, ma in concreto la questione palestinese si presenta in maniera differente.

Dalla proclamazione dello Stato d'Israele nel 1948, alla guerra dei 6 giorni del ‘64, dalla risoluzione ONU 242 del 1967 ai massacri nei campi-profughi palestinesi di Sabra e Shatila in Libano fino all'Intifadah nelle aree di Gaza e Cisgiordania, la storia palestinese sembra scritta con un altro inchiostro rispetto a quello di Israele e delle potenze occidentali con cui quest’ultima simpatizza.

La storia del conflitto palestinese nasce come pura guerra di resistenza, nasce come volontà di un popolo di liberare la propria terra, non solo da un invasore, ma da un occupante che porta avanti il progetto di eliminazione fisica e territoriale di un Popolo. Troppo spesso la resistenza dei Palestinesi è stata valutata come un conflitto tattico in un'area strategica, scavalcando così le reali motivazioni per cui i figli della Palestina combattono questa guerra.

Vi è, sempre più, la volontà, da parte degli Stati Uniti d'America e di parte dell'Europa di trasformare in fantasma la stessa resistenza palestinese, raccontandoci, attraverso i media, un conflitto che sembra coinvolgere aree più ampie del mondo arabo e riducendo la questione palestinese a quella di una minoranza colonizzata da posizionare civilmente in questo scacchiere.

Non vogliamo omettere, anzi ribadire, il principio per cui la Palestina è la terra del popolo palestinese la cui invasione prima e usurpazione poi, ha generato una repressione, un massacro, una pulizia etnica perpetrata per decenni dallo Stato d'Israele contro la comunità autoctona di quella regione del mondo.

La diplomazia a cui abbiamo assistito e a cui assistiamo oggi, è decisamente volta a cercare di creare il fantasma del popolo palestinese, come terzo incomodo nelle ragioni del conflitto.

Ciò che viene negato oggi alla Palestina sono i diritti fondamentali di autodeterminazione sulla propria terra, i diritti del riconoscimento di uno Stato rappresentativo della volontà di un popolo e l'esistenza di una patria da accrescere e difendere.

Per contro, le risposte elettorali di Israele continuano a favorire la destra poiché, quando la questione del sovranismo prende il sopravvento, come in quest’epoca in diverse parti del mondo, alcune componenti del popolo ripongono le loro speranze di conservazione – in quanto elemento vitale per la propria liberalità (da non confondere con la libertà) – su quelle forze politiche che esaltano il proprio status sociale, razziale, religioso, costruendo, nell'immaginario collettivo, un nemico da combattere e valori da imporre come fossero la salvezza.

Così, Israele, alimenta ogni giorno l'odio verso i vicini palestinesi, costruendo nella mentalità comune un conflitto che non avrebbe senso in alcuna mente sana del mondo e lo sviluppo decennale sistematico del conflitto crea, così, situazioni di vendetta senza alcuna interruzione razionale a questo massacro.

Per ciò che riguarda il conflitto israelo-palestinese non si potrà mai asserire – come in troppi tentano di fare – che il dolore e l'ingiustizia siano uguali per tutti e due i popoli, poiché è il popolo palestinese quello che davvero soffre e sempre ha sofferto di più. E l'ipotetica “uguaglianza” del dolore sarebbe una concezione insopportabile per tutto il supporto internazionale alla causa palestinese.

Non ci sarà né pace, né sicurezza senza la fine dell'occupazione israeliana.

Il conflitto israelo-palestinese, l'occupazione dei territori palestinesi, il massacro e l'oppressione dei figli della Palestina fa da cornice ad un quadro ben preciso nella guerra imperialista: gli interessi strategici degli USA sono chiarissimi e certamente non così occulti. Continua, pertanto, la feroce guerra di Trump-Netanyahu contro il popolo palestinese e le sue aspirazioni alla libertà e alla liberazione, mediante l'intensa oppressione e repressione da parte dell'esercito e dei coloni. E continua il tentativo di Trump di far inginocchiare Abu Mazen e i palestinesi, attraverso il boicottaggio politico, diplomatico, economico da parte di Israele e dei suoi alleati.

Israele esercita una costante pressione politica, inducendo i vari Stati del mondo ad allacciare relazioni diplomatiche e accordi di pace con il governo israeliano e a trasferire le loro ambasciate da Tel Aviv a Gerusalemme, cercando, in questo modo di scavalcare le ragioni dei palestinesi attraverso il cosiddetto “piano di pace”, l'affare del Secolo, che in realtà nasconde la volontà di liquidare la giusta causa del popolo palestinese.

La politica imperialista-sionista in Medioriente dell'amministrazione USA ha raggiunto il culmine del fallimento, esprimendo chiaramente la sua volontà di sostituire Il Presidente palestinese Abu Mazen, democraticamente eletto, con il loro fantoccio Dahlan, espulso dal movimento palestinese e perseguitato dalla giustizia, una strategia che si ripete in diversi paesi del mondo.

Il popolo palestinese è deciso e compatto nel difendere il suo diritto a decidere del proprio governo nazionale e a proseguire la sua lotta, tesa a porre fine all'occupazione israeliana, a realizzare l'autodeterminazione del proprio popolo e del proprio destino, a fare ritorno alle proprie case e alle proprie terre, dalle quali è stato cacciato con la forza delle armi e del terrorismo sionista, con il preciso progetto di costruire uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come sua capitale, sulla base delle risoluzioni dell'ONU e della legalità internazionale.

Il popolo palestinese, forte della resistenza dei suoi giovani, dei suoi uomini e delle sue donne e con l'appoggio e il sostegno della solidarietà politica internazionale, marcerà in avanti per condurre la sua vincente battaglia per la Patria palestinese, per la giustizia, per la libertà e la pace dei popoli. Non potrà esistere la pace senza la giustizia, come non esiste giustizia senza i Diritti fondamentali dei popoli. Per questo la lotta, la resistenza palestinese sarà sempre il simbolo internazionale della giustizia dei popoli giusti e delle patrie libere.