Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

 

 

Questo articolo vuole sottolineare alcuni aspetti tratti dalla risoluzione discussa dal Comitato Centrale del Partito Comunista lo scorso 18 aprile che rappresenta uno strumento di indirizzo strategico per un approccio metodico dei comunisti di fronte alla crisi sanitaria, delineandone l’azione all’interno di un quadro coerente.

 

 

 

Il senso delle istituzioni

 

Il senso dello Stato e del dovere sono elementi tipici del socialismo scientifico e di un Partito concepito come organizzazione di quadri con funzione di massa: ciò va detto con forza per limitare le derive movimentiste che hanno preso in ostaggio la sinistra negli ultimi vent’anni. Il contesto nel quale ci troviamo dovrebbe spingerci tutti, anche al di fuori del Partito, a una seria riflessione per quanto riguarda la difficoltà a reperire e a formare personale politico adeguato, il che – bisogna esserne coscienti – pone un punto interrogativo importante sullo stesso sistema di milizia. Il Partito Comunista – che non confonde ribellismo con rivoluzione – fa la sua parte istruendo e selezionando il proprio gruppo dirigente senza tollerare forme di individualismo: ci si attenderebbe la medesima rigorosità anche e soprattutto da parte di quei Partiti che, pur avendo incarichi di governo, si dimostrano carenti su questo aspetto impedendo così una direzione seria al Paese. E invece quello a cui abbiamo dovuto assistere sono stati, ad esempio, i casi di “ammutinamento” da parte di alcuni sindaci che hanno umiliato la nostra tradizione repubblicana con atteggiamenti simil-feudali, imponendo norme ad hoc valevoli solo per il proprio comune. Non si tratta – come hanno interpretato i gruppi massimalisti – di presunte avanzate espressioni libertarie: ben al contrario siamo dinnanzi a manie di protagonismo di amministratori locali che, irresponsabilmente, hanno fomentato la confusione fra i cittadini e istigato un conflitto istituzionale in un momento di pericolo. A ciò aggiungiamo il ripetersi del vizio delle fughe di notizie: lungi dall’essere sinonimo di trasparenza (come invece immaginano alcuni) questa prassi non ha nulla a che fare con pratiche potenzialmente lecite e regolamentabili come il whistleblowing, ma contribuisce alla perdita di credibilità dello Stato, e ciò fomenta non impeti rivoluzionari ma semmai ulteriori forme di individualismo a danno del senso di comunità. Peraltro, nemmeno dall’alto è venuto l’esempio. L’atteggiamento della Confederazione verso le sollecitazioni cantonali meriteranno una riflessione approfondita sul medesimo modello federalista: sintomatiche in tal senso le iniziali dichiarazioni dell’Ufficio federale di giustizia che, in sprezzo della solidarietà confederale, ha di fatto (indirettamente) incitato il padronato a opporsi alle decisioni di lock down deliberate dal governo ticinese. Sempre a proposito del senso delle istituzioni, la decisione di annullare le elezioni comunali del 5 aprile, nonostante il voto per corrispondenza e la possibilità di posticipare l’entrata in carica degli eletti, rappresenta una scelta che dà fiato al qualunquismo e al senso di anti-politica! Ciò comporta anche spese enormi per i partiti e per i candidati: chi è ricco ed è libero professionista può anche non preoccuparsene e trattare con sufficienza l’argomento: frasi come “i soldi sono l’ultimo dei problemi in questo momento” suonano belle in apparenza, ma in realtà nascondono uno spirito classista che a un marxista non deve sfuggire! Mai come in questi momenti di crisi soffriamo infatti per l’assenza di corpi intermedi, una volta rappresentati appunto da Partiti, sindacati e associazioni di massa, che sapevano filtrare le priorità e incanalare democraticamente ma disciplinatamente verso sbocchi progressivi attivismo civico e malcontento. L’accessibilità diretta a una quantità ingente e superflua di informazioni hanno reso, invece, molto più fragile la società e molto più manipolabili le persone. E il “pluralismo” non c’entra nulla!

 

 

 

Il senso della comunità

 

Quanto sopra va però calibrato, per evitare che una strategia progressiva nell’azione del Partito nel contesto delle istituzioni che pur sempre restano borghesi, si trasformi in un interclassismo al quale, ad esempio, vengono educate le reclute neo-maggiorenni nell’esercito, non a caso mobilitato in numeri straordinari e con toni narrativi epici e ridondanti, mai sentiti per qualificare il lavoro costante (non solo in periodo di pandemia) proprio in ambito sanitario dei civilisti (e presto ci sarà da votare contro la riforma che vuole ancor più discriminare questi ragazzi!). Benché non manchino interventi dei militari evidentemente non qualificati e anzi piuttosto improvvisati, basterebbe vedere le storie Instragram delle reclute sul campo, anche quelle di sinistra (!), per capire che l’apparato di indottrinamento delle forze armate sta funzionando alla grande senza quasi alcun argine da parte progressista. Manca, infatti, un’adeguata risposta destinata alle nuove generazioni bombardate dall’ideologia borghese e consociativa: perché se è ovvio che lo spirito di comunità e di solidarietà dei giovani non va umiliato, e anzi lodato, nel contempo esso rischia di finire manipolato dalla destra per imporre nuove forme di irrigidimento sociale e di cameratismo (leggi: militarismo) che durerà ben oltre il Coronavirus. Ben lungi da forme di senso civico e genuinamente patriottico, la classe dirigente è già pronta a forgiare il pensiero unico fra le nuove generazioni per far dimenticare le responsabilità della borghesia (e dei vertici militari) che alla salute pubblica ha preferito il profitto dei padroni. La responsabilità individuale e il relativo spirito di mutuo aiuto sono importanti ma non va dimenticato che essi dovrebbero subentrare nel momento in cui lo Stato si assume le proprie responsabilità, altrimenti ci troviamo di fronte a una forma di neo-liberismo dipinta da una truffaldina retorica caritatevole: ecco perché all’esaltazione del volontariato altruistico, occorre sottolineare che è anzitutto l’ente pubblico a dover offrire per tempo servizi adeguati e accessibili a tutte le persone. Con lungimiranza nel 2016 avevamo non a caso introdotto il concetto di “Community” nelle tesi congressuali del Partito Comunista. Un concetto utile per costruire forme nuove di unità popolare, ma che impone una diffusa coscienza politica e quindi di classe, oggi ancora troppo debole. Marx ed Engels dicevano che «solo nella comunità con altri, ciascun individuo ha i mezzi per sviluppare in tutti i sensi le sue disposizioni; solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale». Per far avanzare questo tipo di coscienza devono essere i comunisti quell’avanguardia che, rifiutando in prima persona il conformismo, insegni dialetticamente ai giovani a comprendere come difendersi collettivamente e come far avanzare il Paese su nuove basi. Se è vero infatti che ogni crisi offre questa chance di riscatto, non ci sfugge che facilmente si può trasformare nel suo opposto!

Cogliere le contraddizioni e avanzare...

Partire sicuri che dopo il Coronavirus tutto peggiorerà sarebbe contrario alla nostra cultura politica, credere che vi siano margini di miglioramento «automatici» senza un intensificato lavoro politico dei comunisti fra la popolazione sarebbe illusorio. Il senso politico deve quindi superare l’inconcludente indignazione idealistica e volontaristica a cui spingono sia i riformisti moderati sia i movimentisti anti-capitalisti. Nelle crisi strutturali il capitalismo medesimo resta, nonostante tutto, capace di dissimulare i propri limiti: occorre lavorare con intelligenza e duttilità nelle plateali contraddizioni del sistema economico che stanno oggi emergendo anche fra chi lo difende per partito preso: è il momento di tematizzare la pianificazione e le nazionalizzazioni (ad esempio la regìa federale dell’industria farmaceutica), la sovranità alimentare, la lotta alla desertificazione industriale e alle delocalizzazioni, l’abolizione del freno al disavanzo, la sostituzione di manodopera (ad esempio abolendo il numerus clausus in medicina), la cooperazione con l’Eurasia e la rimessa in discussione dei vincoli con l’UE e la NATO, ecc. A questo compito sono chiamati a partecipare tutti i comunisti, e non da ultimi gli intellettuali che devono tornare “organici” e orientare l’azione politica al concetto di “teoria- prassi-nuova teoria” del materialismo dialettico.

La pandemia impone

ai comunisti

senso dello Stato

e chiarezza strategica

da #politicanuova, quadrimestrale marxista della Svizzera Italiana, giugno 2020. Con la pubblicazione di questo articolo “Cumpanis” inaugura la collaborazione con “Politica Nuova” e il Partito Comunista (Svizzera)

di Massimiliano Ay

segretario generale del Partito Comunista (Svizzera)