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Da alcuni mesi, in Italia, i principali organi di informazione e buona parte delle forze politiche che siedono in Parlamento non fanno altro che perorare la causa della nuova linea di credito del Mes, introdotta ad aprile di quest’anno, e sottolineare quanto sia importante ricorrere ad essa ai fini del potenziamento e del rinnovamento del nostro sistema sanitario.

Ritengo quindi necessario e urgente che si faccia chiarezza sul Mes e, in particolare, su questa nuova linea di credito del Mes, considerata dai più fondamentale e irrinunciabile.

Il Mes è il Meccanismo Europeo di Stabilità, vale a dire un fondo istituito nel 2012 grazie ai contributi dei Paesi dell’Unione Europea (l’Italia è il terzo per contribuzione) con l’obiettivo dichiarato di fornire assistenza agli Stati membri in difficoltà finanziaria.

Per accedere all’assistenza finanziaria del Mes, uno Stato, dopo aver presentato la domanda, deve firmare un Memorandum d’intesa, deve cioè impegnarsi a mettere in pratica politiche di aggiustamento macroeconomico che, come insegna soprattutto il caso greco, prendono principalmente la forma di tagli alla spesa pubblica e privatizzazioni. Le istituzioni che si occupano di controllare che il Paese richiedente faccia i compiti assegnati sono la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale (la cosiddetta “Troika”).

Nonostante l’obiettivo dichiarato, il Meccanismo Europeo di Stabilità, come prima di esso il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), è a tutti gli effetti uno strumento che serve a fare in modo che l’entità e soprattutto la direzione della spesa pubblica dei Paesi dell’Unione Europea siano compatibili con gli interessi, i privilegi e l’ideologia delle classi dominanti europee.

Cerchiamo di capire perché.

In Europa vige il divieto di finanziamento diretto della spesa pubblica degli Stati membri da parte della Bce. Quest’ultima non può quindi acquistare i titoli di Stato dei Paesi membri sul mercato primario, cioè partecipando all’asta in cui tali Paesi offrono i propri titoli appena emessi.

Così, i Paesi membri, nel momento in cui riportano un disavanzo, sono costretti ad emettere titoli di Stato e quindi a ricorrere ai mercati finanziari, che sono purtroppo gestiti da uomini d’affari strettamente legati all’oligarchia finanziaria e industriale europea.

Se i mercati finanziari ritengono che la direzione della spesa pubblica del Paese in disavanzo è compatibile con gli interessi, i privilegi e l’ideologia delle classi dominanti, il prezzo del denaro resta contenuto. Questo succede ad esempio quando a registrare un aumento sono i capitoli relativi alla spesa pubblica militare.

Se invece il denaro pubblico di un Paese in disavanzo viene indirizzato verso capitoli di spesa sgraditi alle classi dominanti, i mercati finanziari fanno aumentare i tassi di interesse sui titoli di Stato. Di conseguenza crescono gli spread (vale a dire le differenze con i rendimenti offerti dai titoli di Stato degli altri Paesi) e il debito pubblico fino a quando il Paese “ribelle”, sull’orlo del default, si trova costretto a fare ricorso al Mes e ad accettarne le condizioni.

Se guardiamo al caso greco, possiamo certamente confermare che il Meccanismo Europeo di Stabilità non si è rivelato una linea di credito destinata ai popoli europei in difficoltà ma uno strumento necessario innanzitutto a liquidare le banche tedesche e francesi.

Veniamo ora alla nuova linea di credito del Mes, chiamata Pandemic Crisis Support.

Questa tipologia di credito, disponibile per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, vale per ogni Paese fino al 2% del proprio Pil (per l’Italia quindi fino a 36 miliardi di euro) e si realizza attraverso dei prestiti a tassi di interesse vicini allo zero da restituire al massimo in 10 anni. Essa non richiede né la firma di un Memorandum d’intesa né rigidi programmi di aggiustamento per gli Stati che ne fanno richiesta. L’unica condizione, come sostengono con orgoglio gli europeisti di casa nostra, è che i Paesi destinino i fondi ricevuti esclusivamente alle spese sanitarie dirette e indirette legate all’emergenza Covid-19.

Sembra quindi che il Pandemic Crisis Support sia uno strumento indispensabile per un Paese come l’Italia, con un sistema economico e sanitario molto debole.

Esistono tuttavia delle valide ragioni, alcune di natura tecnica altre strettamente politiche, che devono farci nutrire dei dubbi sulla convenienza di questa linea di credito e che devono farci capire che un eventuale ricorso ad essa non rappresenta un’opportunità bensì un problema.

La prima è quella che riguarda il risparmio sugli interessi che il nostro Paese avrebbe attivandola. Tale risparmio, che deriva dalla differenza tra i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani e il tasso praticato da tale linea di credito, non è certo ma solo eventuale. Infatti, se la Banca Centrale Europea continua ad acquistare sul mercato secondario i titoli di Stato che le banche ordinarie hanno in pancia, i tassi di interesse sui nostri titoli pubblici saranno talmente bassi da rendere minimo il risparmio e non conveniente l’attivazione della nuova linea di credito del Mes.

La seconda ragione riguarda invece il cosiddetto “effetto stigma”, che si verifica nel momento in cui vengono lanciati ai mercati dei segnali negativi sulla stabilità finanziaria di un Paese, al punto da provocare un forte aumento dei tassi di interesse sui titoli di Stato e del debito pubblico del Paese stesso. Per quanto riguarda l’Italia, il rischio di stigma finanziario diventerebbe reale nel momento in cui il nostro Paese fosse in Europa tra i pochissimi o addirittura l’unico ad avanzare la richiesta di accesso a questa nuova linea di credito.

Tra i motivi che alimentano lo scetticismo nei confronti del Pandemic Crisis Support merita attenzione anche il fatto che tali finanziamenti non sono dei contributi a fondo perduto ma dei prestiti che vanno ad aumentare il disavanzo e il debito pubblico.

Come sappiamo, disavanzo e debito pubblico sono sottoposti a delle condizioni come il pareggio di bilancio (che in Italia è stato addirittura inserito in Costituzione) o l’obbligo di ridurre ogni anno di un ventesimo il debito pubblico che eccede la soglia del 60% del Pil. Tali condizioni ora sono sospese ma potrebbero essere facilmente riattivate al termine della pandemia.

Oltre a queste ragioni di natura tecnica, che anche un economista neoliberista in buona fede dovrebbe vedere, esiste anche un motivo puramente politico che, da un punto di vista marxista, rende ingiustificabile l’idea di ricorrere a questa nuova linea di credito del Mes.

Questo motivo ha a che fare con la percezione che le classi dominanti europee hanno della crisi che il capitalismo sta vivendo.

Esse vivono nella consapevolezza che il sistema capitalistico stia vivendo una fase acuta della crisi che potenzialmente può minare le basi del loro stesso potere ma, allo stesso tempo, immaginano che tale crisi possa essere superata con politiche monetarie e fiscali fortemente espansive.

Per quanto riguarda le politiche monetarie, accettano con grande entusiasmo il quantitative easing, cioè un vasto programma di acquisto, da parte della Bce, dei titoli di Stato sul mercato secondario. L’eccitazione nei confronti di tale strumento dipende dal fatto che esso assicura enormi guadagni a coloro che sono già ricchi.

Nel caso delle politiche fiscali, riconoscono l’esigenza che gli Stati mettano mano alla spesa pubblica anche a costo di provocare importanti disavanzi ma, al tempo stesso, non sono disposte ad accettare l’eventualità che essa venga destinata a voci di bilancio, come ad esempio l’edilizia pubblica, che possono creare situazioni di concorrenza nei confronti dell’iniziativa privata.

Pertanto sostengono il Pandemic Crisis Support perché è uno strumento che permette loro di raggiungere sia l’obiettivo di espandere la spesa pubblica sia quello di controllarne la direzione. Se poi un governo dovesse chiedere di fare ricorso a tale linea di credito per effettuare una spesa in ambito sanitario contraria agli interessi, ai privilegi o all’ideologia delle oligarchie europee, con ogni probabilità i fondi non verrebbero concessi con la scusa che quella spesa sanitaria non è strettamente legata all’emergenza Covid-19.

Per questi motivi, chi combatte per mettere in discussione il sistema capitalistico non può accettare questa mela avvelenata che, in apparenza, si presenta come una linea di credito estremamente generosa ma poi, nella realtà, ha lo stesso fine del Mes originario: servire le classi dominanti.