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La Nuova

Guerra Fredda fra

USA e Cina

di Zeno Leoni*

ricercatore presso “King's College London”.

Con questo articolo Zeno Leoni inizia a collaborare a “Cumpanis”.

Londra, 6 giugno 2020

Fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la grande strategia americana è stata quella di creare e mantenere una sfera d’influenza globale. Ciò ha assunto le sembianze di un ordine centrato sullo stato di diritto del libero mercato. Questo è quello che spesso oggi viene chiamato l’ordine liberale internazionale e che oggi a detta di tanti è in crisi. Per molti decenni, questo sistema di libero mercato globale è stato molto vantaggioso per gli USA in quanto economia competitiva e tecnologicamente più avanzata al mondo.

Tuttavia, questa strategia della ‘porta aperta’ – che nacque già agli inizi del 19esimo secolo grazie a personaggi come John Quincy Adams e James Monroe – contiene i germi della propria sconfitta. Per funzionare, la sfera d’influenza mondiale degli Stati Uniti deve trascinare altri paesi all’interno dello stesso sistema di capitalismo competitivo al fine di sostenere e spingere l’economia mondiale. Ma a lungo andare questo sistema può portare a un ‘contraccolpo’ micidiale, perché alcuni paesi apprendono ad imitare gli Stati Uniti in modo altrettanto efficiente. Questo è stato il caso della Germania e del Giappone negli anni ’80, e della Cina oggi. La Cina rappresenta un dilemma davvero complesso per Washington – cioè senza soluzione ottimale. A differenza di Germania e Giappone, il problema per gli USA è la relazione di interdipendenza economica. USA e Cina sono diventati allo stesso tempo migliori amici e peggiori nemici. Migliori amici perché la sfera di influenza globale degli Stati Uniti non può funzionare senza che la Cina agisca da locomotiva dell’economia mondiale. Senza la Cina, per esempio la maggior parte delle aziende statunitensi non potrebbe prosperare in tutto il mondo. Peggiori nemici perché la Cina nel corso degli anni è ascesa sulla catena del valore, passando dall’essere la fabbrica mondiale di scarpe e magliette a minacciare il primato internazionale USA sui settori industriali più strategici come l’intelligenza artificiale, Internet, robotica e in generale le tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ICT). Inoltre, la cosa che fa arrabbiare gli Stati Uniti – sia quelli di Obama che quelli di Trump – è che la Cina sta minacciando la Silicon Valley ‘violando’ le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio: quelle regole che fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale hanno favorito l’economia americana.

Al fine di portare la Cina sulla ‘retta via’, Obama e Trump hanno cercato di forzare Pechino ad accettare una riforma dell’economia domestica che soprattutto rompesse il legame tra stato e industrie strategiche. Obama lo ha fatto con la Trans-Pacific Partnership, Trump con i dazi. Ma gli USA sono intrappolati in un dilemma per il quale non possono fare guerra alla Cina ma neanche accettare di essere superati in quelle tecnologie che garantiranno il primato mondiale. Ne è quindi scaturito un contentimento da parte Americana che è già globale, e che non rimane confinato al Mar Cinese Meridionale o all’OMC, ma che spazia su ogni fronte immaginabile, proprio come durante la Guerra Fredda quando la competizione fra i due blocchi era trasversale, ad ogni latitudine e su ogni questione, tanto di politica estera quanto di politica interna.

Infatti, rispetto alla Guerra Fredda ci sono sia importanti differenze che similitudini. Per esempio, il mondo oggi è multipolare, USA e Cina sono economicamente interdipendenti, e il meccanismo del Mutual Assured Destruction (MAD) non è – ancora – la dinamica principale in questo confronto. Tuttavia, la storia evolve e le differenze ci saranno sempre. Ciò che conta sono le similitudini. Come nella Guerra Fredda, in questo momento Washington e Pechino si trovano in una situazione di conflitto non guerreggiato ma trasferito su stati alleati o potenzialmente tali. È così che gli alleati USA sono diventati terreno di scontro, specialmente se questi vengono stregati da quella che in inglese si chiama bonanza di investimenti cinesi. Questo contesto fa ben capire le tensioni dietro ai casi Huawei e Covid-19. Per quanto riguarda Huawei, gli USA temono che industrie cinesi rubino contratti sull’infrastruttura per lo spazio cibernetico. Sul fronte coronavirus, invece, si è scatenata una battaglia per la verità dominante proprio come ai tempi delle Guerra Fredda, dove le responsabilità di ogni problema o minaccia venivano scaricate addosso all’avversario.