Slobodanka Ćirić nasce a Belgrado nel 1961 in una famiglia operaia. 

Emigra in Italia nel 1991, in concomitanza con la disgregazione prima e con l’aggressione, poi, alla Jugoslavia. La sofferenza provata, nonché il senso di appartenenza la spingono a farsi portavoce del suo popolo, denunciando sia le stragi perpetrate in nome della guerra “umanitaria” dell’Occidente “democratico” e del suo braccio armato, la Nato, che l’indifferenza meschina delle coscienze che le rende complici. Lontana dalla sua terra, ma con un bagaglio ricco di valori lì acquisiti, ospitalità, generosità, uguaglianza, fratellanza, si è impegnata in progetti di solidarietà come quello per le adozioni a distanza dei figli degli operai della Zastava, la fabbrica orfana della Fiat, distrutta dai bombardamenti. Si è adoperata attivamente nella raccolta di medicinali, attrezzature sanitarie e risorse economiche per aiutare i popoli della ex Jugoslavia ad uscire dal tunnel cieco dei bisogni primari. Ha mediato nelle ricostruzioni delle scuole serbe e bosniache danneggiate dall’alluvione del 2014 come membro attivo dell’Associazione NBMSC-Non Bombe ma Solo Caramelle. In collaborazione con il Comune di Caivano e il Comune di Napoli, ha organizzato il soggiorno dei bambini serbi sul territorio campano promuovendo esperienze di interscambio culturale e l’alterità.

Negli anni trascorsi nella città campana, Slobodanka affronta un difficile processo di identificazione che si svolge in una duplice direzione: da una parte l’affermazione, per sé e verso gli altri, della propria identità in un paese e in una realtà nuovi, dall’altra il consolidamento dell’appartenenza ad un popolo (ora serbo, non più jugoslavo) lacerato da un conflitto scientificamente costruito.

“… E io rimango qui … a far da contrabbandiera di scomode storie, esiliata dalla vecchia e decomposta pelle jugoslava, senza identità, in attesa di asilo in questa mia nuova pelle serba. Attendo … che finisca la mia tormentata metamorfosi in corso” (Le ceneri e il sogno, La Città del Sole, 2009).

Il percorso sfocia, come una sorta di continuità culturale e sociale, nella contaminazione con Napoli, una città che l’accoglie e ne accetta l’identità. Lei ricambia esaltandone la vitalità e l’umanità e riscattando la città dagli stereotipi dominanti, pur svelandone i difetti (Napoli senza riSerbo, La Città del Sole, 2018). Una continuità che oggi sembra essersi affievolita lasciandole l’amarezza per un paese mutato, la Serbia, le cui nuove tendenze verso il processo di europeizzazione hanno alle spalle profondi cambiamenti politici, economici e sociali. 

Già a Belgrado, giovanissima, si era affermata come una dei più conosciuti parolieri di importanti musicisti jugoslavi. In Italia, le sue opere, traduzioni, saggi, poesie, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio Regionale “Caputo Brut”, il Premio Internazionale “Città di Venezia” e il Premio Speciale “Eudonna”. Nel Concorso letterario “Mille parole per una foto” si è aggiudicata il II° posto e la sua fotografia La rosa di carta ha vinto il Premio Speciale nel X° Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Quest’ultima esperienza ha risvegliato in Slobodanka l’amore per l’immagine quale strumento di espressione. Quindi, a Napoli, dove ha anche conseguito la Laurea Magistrale in Culture e Letterature Comparate presso L’Università degli Studi L’Orientale, ha dato vita ad una serie di performances: nel 2019, il docu-corto ‘A figliata, finalista al Festival del Cortometraggio accordi@DISACORDI, II° posto al Premio “L’Iguana”, e vincitore del Visconti Award; nel 2020 il format multimediale Licantropa, in Piazza Municipio, tra i lupi di Liu Ruowang e Terra dei Fuochi olim Campania Felix, al Belvedere del Parco Virgiliano, e altro ancora.

Delle sue numerose pubblicazioni ne citiamo alcune: Eclissi di realtà, Top Media, 1994, Comp-Editoriale Veneta; Gli assassini della tenerezza (AA.VV.), La Città del Sole, 1999; Quel braccio di mare (AA.VV.), La Città del Sole, 2007; Lingua madre Duemilaquindici. Racconti di donne straniere in Italia (AA.VV.), SEB27, 2015; Alchimia e linguaggi di donne (AA.VV.), Homo Scrivens, 2017; Racconti campani (AA.VV.), vol. 1, 2019, Historica Edizioni; Aurea Aetas: Eros e Thanatos, La Città del Sole, 2019; Declinazioni di un colore (AA.VV.), SECOP edizioni, 2021; Cantico dei cantici, La Città del Sole, 2021.

Sono tempi

Turbolenti sono tempi. / Il sole e la luna oscurati, / bestie spiano nel buio, / con menti torbide. / I morti fanno invidia ai viventi / Che nei corpi incatenati, / vagano su di una terra avida di sangue: / risveglio di pipistrelli. / Sono tempi senza tempo / Prede marchiate dalla paura, / i predatori grondano sangue / pensando di essere eroi; / la terra è un misero campo / e la luna mostra la parte scura: / hanno fame gli avvoltoi. / Sono tempi malvagi. / Strepitio d’armi, / rantolo mortale / messaggeri fatali, / i giorni della follia / siamo ostaggi, / la terra non sprofonda, / in cielo non si sale, / ululano gli sciacalli. / Sono tempi … brevi. / Basta! / Lì nel buio una scintilla sorge / La vita è vita, viva la vita! / Giova tutto … / Una nuova terra spunta sotto il gelo, / le rose calpestate sbocciano / i bambini giocano, / esultano i colori, i rumori, / ogni luogo / dell’incendio / di nuovo è un focolare / e ogni tomba / un vivo tempio, / da ricordare, / raccontare, / da non dimenticare, / volano gli uccelli …! /(Tratta da Eclissi di realtà)

Fossa

La terra trasuda i miasmi del male / mentre seguendo il vostro istinto necrofilo / con le mani insanguinate scavate tra le ossa, / come se con le stesse mani / non abbiate scavato la fossa per gli interi Balcani! / E come se per spianare la strada verso / il “mercato globale”, non abbiate scatenato / il giorno del giudizio universale, / o è solo un altro “effetto collaterale” / quel sudario esecrabile che tendete ai vivi / buttandoli in pasto alla morte lenta / che trionfa “arricchita” di uranio “impoverito”? / Mentre il sangue lava sangue / voi state a guardare e non muovete un dito. / Ma non dovevate riappacificare / quelli che avete spinto come gladiatori / a scannarsi / per la gioia dei vostri imperatori? / Scavate, sbranate tutto / con le vostre luride unghie affilate / fate largo alle nuove ossa, / non importa di chi sono / più larga è la fossa / più largo sarà il dominio della Nato. / Serbia, tirata dal limbo della storia / è solo un’altra offerta propiziatoria / al nuovo Dio globalizzato. / (Tratta da Gli assassini della tenerezza)

Il diluvio

Diluvia sulla Serbia / la furia del Pison / spacca, frantuma, distrugge, / strappa, sradica, cancella, / scava e lava i morti e consegna i vivi / alle acque dello Stige e alle sue fiere, / irrompe negli inferi e riporta in superfice / le uova della morte depositate dal bombardiere. / Apocalisse ancora / ancora il sangue e le lacrime / ancora la carne ammollata e putrefatta / annegata nella melma paludosa / tace la coscienza ossequiosa di un mondo deformato / malato di Sindrome dei Balcani; / silenzio, l’unico lasciapassare per l’Europa / silenzio, la posta in gioco non è mai troppa / silenzio danni, silenzio polvere delle ossa / e polvere di uranio impoverito / silenzio, traffico di organi / e traffico di esseri umani / silenzio Kosovo, silenzio bombe inesplose / implode dentro l’urlo inudito / PERCHÉ / Silenzio! / (scritta dopo l’alluvione del 2014)