All’inizio del secolo, il capitalismo copriva la nostra terra come una nuvola nera. Cacciato via dalla Rivoluzione d’Ottobre e dai settant’anni della grande costruzione socialista, il capitalismo tornò di nuovo, contrariamente ai desideri e agli interessi del popolo, abbattendo le conquiste sociali, schiacciando rudemente le vite e i destini della popolazione attraverso l’imposizione della sua ideologia e del suo potere egoistico, distruggendo a poco a poco le fondamenta della coscienza sociale socialista, dell’essere socialista e della cultura rivoluzionaria che si era fatta senso comune per il popolo sovietico. 

Perché, dopo le straordinarie vittorie del socialismo che avevano stupito il mondo, che avevano edificato il Paese dei Soviet e dell’Unità Nazionale, il leader del potente blocco della Comunità degli Stati ha portato indietro la Storia? Cosa è accaduto perché la grande esperienza di democrazia socialista, che si era sviluppata con successo ed era già divenuta storia e popolo dovesse essere così brutalmente interrotta? Cosa è successo perché il potere più avanzato del mondo tornasse alla schiavitù capitalista, tornasse indietro nello sviluppo sociale, retrocedendo a quello stadio sociale inferiore che aveva superato sette decenni prima?

Colpo di stato capitalista in Russia negli anni ’90

Per 70 anni, la Terra dei Soviet, creata dalla volontà del popolo e dal genio di Lenin e di Stalin, con lo spirito dei pionieri e le vittorie scandite dai decenni, è andata avanti con fiducia, aprendo orizzonti nuovi, oltrepassando i confini dell’esperienza e della conoscenza, superando i problemi, confermando la superiorità del sistema economico pianificato socialista sul sistema di mercato capitalista, attraverso il lavoro e le conquiste scientifiche. 

Le riforme pianificate furono realizzate e nel sistema socio-economico dell’Unione Sovietica del dopoguerra non sorsero contraddizioni insormontabili e antagoniste. Adeguamenti periodici e mirati, in relazione alla politica e all’economia, confermavano che il dogmatismo era estraneo al Partito Comunista e allo Stato sovietico.

Ma le stesse, grandi, conquiste del socialismo, l’abitudine a tutte le garanzie sociali e una vita alquanto prospera a livello di massa – che era lo stato reale di cose in cui si trovava la società sovietica negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso – formò, paradossalmente, uno stato d’animo eccessivamente distaccato dalle questioni sociali e dai valori del socialismo tra una parte della popolazione e una parte della leadership del Paese, che gli avversari del socialismo furono pronti a sfruttare. Tutto ciò favorì gravi elementi di distorsione all’interno dello stesso potere e, alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, un gruppo di dirigenti dalla cultura ormai liberale, appartenenti alla banda di Gorbaciov-Eltsin e sotto la guida dell’imperialismo internazionale, progettò e poi attuò segretamente il colpo di stato anti sovietico.

A partire dalla seconda metà degli anni ’80, i segretari del Comitato Centrale A. Yakovlev e M. Gorbaciov, utilizzarono i giornali e i canali televisivi dello Stato centrale come potenti volani di una propaganda volta alla denigrazione del PCUS, dell’esperienza sovietica e dello Stato, glorificando, invece, ed enfatizzando i valori dell’Occidente capitalista. Un vero e proprio, sofisticato, sabotaggio ideologico completato da una miriade di azioni politico-culturali ostili.

Dopo il suicidio indotto dell’URSS e l’unificazione dei gruppi finanziari più influenti con il nuovo governo liberale del Paese, iniziò a formarsi a un ritmo accelerato una vasta e nefasta oligarchia di grandi monopoli. Un Paese enorme, che possiede ricchezze e prospettive incalcolabili, per mano del governo Eltsin-Gaidar e con l’aiuto delle politiche di dismissioni statali e di privatizzazioni di Chubais, è stato offerto al saccheggio e alla profanazione da parte di feroci e avidi gruppi di uomini d’affari.

La privatizzazione fraudolenta dei beni statali, le aste di prestiti in cambio di azioni, i fallimenti scientemente preparati delle più grandi imprese, la disoccupazione, la fame, la nuova violenza sociale e la povertà di massa sono entrati amaramente nel cuore di milioni di sovietici. La leadership del Paese degli anni ’90 ha tradito lo Stato Sovietico, il popolo e gli interessi nazionali delle repubbliche dell’URSS. L’unione fraterna dei popoli sovietici, che fu la grande conquista della politica nazionale leninista-stalinista, fu frammentata dai vandali del potere. I lavoratori della Russia e delle ex repubbliche sovietiche sono divenuti schiavi del capitale oligarchico transnazionale, destinati al ruolo di forza lavoro brutalmente sfruttata e priva di diritti, pura merce che vende a sotto costo il proprio lavoro.

L’era della creazione socialista

Il 19 agosto 2021 saranno passati trent’anni dalla nota dichiarazione sull’imminente intervento militare (diretto a salvare l’URSS dal baratro nel quale la perestroika stava trascinando il Paese) emessa dal gruppo GKChP (Comitato per la Salvezza Nazionale), composto da eminenti leader dello Stato sovietico. Il GKChP lanciò un avvertimento alla popolazione sovietica, annunciando la decisione di rimuovere Gorbaciov dalla presidenza, evitando in questo modo la distruzione dell’URSS. Ma la paura di una guerra civile imminente, di un epilogo sanguinoso e di possibili e gravi perdite di vite umane convinsero i membri del Comitato di Emergenza a non chiamare il popolo e le forze armate, a non rispondere con le armi alla giunta traditrice capeggiata da Eltsin, di non andare fino in fondo nella difesa dell’Unione Sovietica. La scelta del GKChP di annunciare la difesa in armi dell’integrità sovietica non sortì effetti positivi, ma è rimasta nella nostra memoria come un atto di grande coraggio espresso da parte di poche persone degne e oneste, certo tra i migliori leader dell’URSS dei primi anni ’90.

Molti della vecchia guardia del Partito, a quel tempo. erano consapevoli degli obiettivi provocatori e della natura destabilizzante delle azioni di Gorbaciov ma, nel rispetto della tradizione di fiducia speciale nella figura del segretario del Partito e del capo dello Stato, assunsero una posizione di passività. Dopo l’arresto dei partecipanti all’azione del GKChP, le mani dei provocatori furono libere di agire. Per decreto di Eltsin, il Partito Comunista dell’Unione Sovietica fu sciolto. C’è ancora da analizzare e capire per ricostruire il quadro reale del periodo GKChP, per fare un’analisi obiettiva del significato politico della disperata iniziativa di questo gruppo e del suo impatto sull’ulteriore corso degli eventi. Il Partito Comunista intende farlo nel prossimo agosto.

Sul terreno politico e sociale della lotta di classe, il Partito Comunista della Federazione Russa dal 1993 si è assunto la responsabilità del destino dello Stato e del popolo russo, diventando il successore legale del PCUS. Nel confronto con l’oligarchia burocratica, i lavoratori sono indissolubilmente legati al Partito Comunista della Federazione Russa. Oggi, questa unione aiuta i lavoratori e i cittadini a resistere con dignità alla crisi economica e alla pressione capitalista. Supportati dalla popolazione, siamo fiduciosi nella nostra forza. Abbiamo tanto da difendere e tanto per cui lottare.

A partire dalla seconda metà degli anni ’20 del secolo scorso, il nostro Paese, dopo aver sconfitto la controrivoluzione, in dieci anni ha percorso la strada delle trasformazioni economiche, per le quali l’Europa ha impiegato quasi cento anni. Nella fase staliniana l’industrializzazione dell’economia ha cambiato radicalmente il Paese, ha permesso nel più breve tempo possibile di ridurre in modo decisivo il ritardo anche rispetto alle potenze occidentali più sviluppate, e in termini di volume totale del prodotto nazionale lordo, si è collocato al secondo posto nel mondo. Siamo stati i primi nell’esplorazione dello spazio, nell’uso pacifico dell’energia atomica, nello sviluppo di tecnologie avanzate e all’avanguardia nelle ultimissime tecnologie. I sistemi educativi e medici sovietici furono riconosciuti come i migliori, anche dai più feroci avversari.

L’entusiasmo nel lavoro e le gesta degli eroi dei primi piani quinquennali rimarranno per sempre nella memoria dei nostri discendenti. I grandiosi programmi di elettrificazione e industrializzazione del Paese, le conquiste della scienza, della produzione, dell’agricoltura, le politiche sociali messe in campo, dalla scuola al sistema pensionistico, dalla sanità alla casa, apparvero, anche nel mondo, conquiste straordinarie. Il coraggio e l’impresa senza pari del popolo sovietico, la sua Grande Vittoria nella Guerra Patriottica del 1941-1945, rimarranno per secoli. Il ruolo guida del Partito Comunista, guidato da I. V. Stalin, la proprietà pubblica dei mezzi di produzione, la natura sociale del lavoro, trasformarono l’ideale di una società socialista segnato dall’uguaglianza e dall’utilizzo per tutti dei beni materiali in un obiettivo concretamente realizzatosi.

Il prestigio internazionale del nostro Paese crebbe proporzionalmente ai successi nella creazione economica, ricevendo il sostegno solidale degli stati del blocco socialista e dei partiti comunisti fratelli. È in gran parte grazie ai successi dell’Unione Sovietica nell’attuazione delle riforme socialiste che l’ideologia e l’ideale del movimento comunista poté ampliarsi sul piano planetario. Avendo usufruito dell’esperienza dell’URSS, oggi la Repubblica Popolare Cinese marcia con passo possente, e può celebrare nella vittoria il centesimo anniversario della nascita del proprio Partito Comunista Cinese, centesimo al quale abbiamo recentemente partecipato.

Il risultato delle riforme liberali

Nei difficilissimi anni ’90, sotto la costante pressione dell’entourage di Eltsin, solo il Partito Comunista della Federazione Russa difendeva con tutta la forza possibile gli interessi dello Stato e del popolo di fronte al potere del capitale. La vita e la libertà di molti leader del nostro movimento erano allora in bilico. Lo ricordino coloro che, con cattiveria, oggi cercano ingiustamente di accusare il Partito di compromessi con le autorità. Solo una posizione coerente e di principio del Partito Comunista della Federazione Russa e del suo leader G. A. Zyuganov, solo il nostro sostegno, combinando la lotta parlamentare e la protesta sociale, per tre decenni ha dato ai lavoratori e ai cittadini la forza e la speranza per continuare a vivere e a combattere per i giusti diritti.

E la lotta continua. L’odierno governo sta rapidamente perdendo la fiducia dell’opinione pubblica. Gli eventi degli ultimi mesi hanno confermato ancora una volta la correttezza del Partito Comunista della Federazione Russa nel valutare i reali obiettivi del gruppo oligarchico al potere. La politica socio-economica da esso perseguita nelle sue direzioni strategiche è fatale per lo Stato e per il popolo. La politica e le azioni del governo formato dal partito Russia Unita mirano a rafforzare il modello di stato oligarchico. Ai lavoratori, ai giovani, ai veterani viene assegnato il ruolo subordinato di forza lavoro, di essere elettorato obbediente e di tacito contribuente.

L’economia del Paese continua ad essere in uno stato di profonda crisi, che colpisce gravemente il tenore di vita della popolazione. Anche nello scenario ottimistico, la crescita del PIL quest’anno non supererà il 3,2% ed entro il 2023, secondo le previsioni ufficiali, scenderà nuovamente al 2,3%. Nel 1990, l’URSS produceva circa il 9% del prodotto sociale mondiale e ora, la Federazione Russa, meno del 2%. Il tasso di crescita medio dell’economia del Paese nell’ultimo decennio è stato solo dello 0,9%. Ciò, nonostante il fatto che l’economia statunitense, nello stesso periodo, sia cresciuta del 16%, l’Unione europea del 31%, la Cina del 101%.

Lo sviluppo e la modernizzazione della produzione, la politica di investimenti dello Stato sono dispiegati caoticamente. Spesso vengono investiti enormi fondi in progetti che non producono rendimenti. Nel contempo, le aree più importanti della politica sociale non sono incluse nelle priorità del governo. Mentre si incanalano miliardi per riorganizzare il proliferante settore bancario, ci si dimentica delle piccole imprese. Solo nella prima metà di quest’anno, 2021, 724mila persone giuridiche e imprenditori individuali hanno smesso di lavorare nel Paese, e negli ultimi 5 anni il numero delle imprese è diminuito di un milione e mezzo. Il debito estero del Paese è fortemente aumentato, superando la cifra di 470 miliardi di dollari.

Allo stesso tempo, il denaro viene prelevato dal bilancio e inviato al National Welfare Fund (NWF), che si trova all’estero. Il governo, praticamente, non lo usa per investimenti e politiche sociali. Gli accumuli della NWF, pari a 13,6 trilioni di rubli all’inizio della seconda metà dell’anno, potrebbero risolvere molti problemi dolorosi e creare una riserva nell’economia per il futuro.

Ma il denaro russo è a disposizione per l’economia di altri Paesi e altre forze. Negli ultimi 20 anni sono stati esportati dal Paese 691 miliardi di dollari, ovvero 50,4 trilioni di rubli. Si tratta di un’esportazione legale netta di capitali, secondo la Banca centrale, che è paragonabile a un terzo dei proventi delle vendite di petrolio. Il deflusso illegale a seguito di frode documentale, secondo Global Finance Integrity, raggiunge i 782 miliardi di dollari, ovvero 57 trilioni di rubli, al tasso attuale. Sono stati esportati un totale di 107,4 trilioni di rubli, ovvero 5 budget annuali del Paese!

Secondo la Camera dei conti RF, l’economia sommersa è stimata al 46% del PIL. Se questa parte dell’economia venisse portata fuori dall’ombra, il PIL del Paese aumenterebbe di 150 trilioni di rubli, le entrate di bilancio passerebbero dagli attuali 18 a 31,6 trilioni di rubli.

L’economia russa è resa inefficiente non solo a causa dell’enorme settore ombra, 44mila imprese russe sono registrate in 84 paesi del mondo e pagano le tasse in quei paesi. Il 90% delle grandi imprese è già per metà di proprietà di investitori stranieri. Il 65% delle imprese è di proprietà di capitali esteri. Il 92% degli scambi appartiene a società commerciali estere. E il governo ha adottato un decreto sulla vendita dei beni demaniali al 10% annuo, il che significa che tra 5 anni tutta l’industria apparterrà agli stranieri! Mai nessuno poteva aspettarsi un simile tradimento degli ideali sovietici e degli interessi stessi della Russia.

La Russia si sta impoverendo. Quasi la metà della popolazione percepisce un salario tanto magro da non garantire nemmeno la sopravvivenza biologica. Le grandi imprese, divenute un tutt’uno burocratico nella fusione con l’onnipotente nomenklatura dell’oligarchia, ora possiedono collettivamente il 90% della ricchezza nazionale del Paese. Nonostante la pandemia, il reddito dei grandi ricchi russi, nel 2020, è cresciuto di nuovo e in modo significativo. Allo stesso tempo, i redditi reali della popolazione continuano a scendere. Nel primo trimestre di quest’anno sono nuovamente diminuiti del 3,6%.

Più del 60% dei cittadini del Paese spende regolarmente metà del proprio reddito mensile solo per il cibo. Circa un terzo dei loro guadagni viene speso in bollette. Nei paesi europei più sviluppati, la spesa delle famiglie per il cibo non supera il 10-15%. Quasi 20 milioni di abitanti della Russia, secondo i dati ufficiali, vivono al di sotto della soglia di povertà, con un reddito da miseria, inferiore a 11,6 mila rubli al mese, rimanendo tuttavia cittadini del Paese, e nelle condizioni più difficili costituendo famiglie, allevando figli e continuando ad amare la loro Patria.

I prezzi al consumo, secondo Rosstat, hanno registrato un aumento del 5,7% nella prima metà dell’anno. I prezzi al dettaglio per i prodotti alimentari in questo periodo sono aumentati in media del 7,3%, per gli ortaggi dell’11,2%. Le tariffe per l’energia elettrica sono aumentate del 4,3%, per l’acqua fredda del 3,2%, per il gas del 3,3%. Al culmine della stagione delle verdure, ad esempio, a giugno, i prezzi al dettaglio per le barbabietole da tavola sono aumentati del 58,4%, per le carote del 37,0%, per le patate del 20,3%. Un significativo aumento dei prezzi si è verificato nel settore dei prodotti non alimentari, dei materiali da costruzione, degli elettrodomestici. Si è creata una situazione intollerabile che mina la fiducia del popolo nella politica statale. La necessità di lottare per la sopravvivenza e l’orrore della povertà stanno costringendo i cittadini a sprofondare nella dipendenza dal credito delle banche e, attraverso essa, nell’abisso dei fallimenti. In soli sei mesi di quest’anno, 88mila fallimenti.

Il Partito Comunista della Federazione Russa ha ripetutamente chiesto di stabilire il controllo statale sul livello dei prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità. 

Il Gruppo parlamentare comunista ha presentato un disegno di legge “Sulla regolamentazione statale dei prezzi”, ma il governo e la maggioranza parlamentare di Russia Unita, pur con mille promesse e una, del tutto retorica, preoccupazione per la gente espressa dalla tribuna della Duma di Stato e dagli schermi televisivi, di fatto bloccano ogni volta l’iniziativa del Partito Comunista. La situazione sta diventando intollerabile, e dovrebbe essere cambiata urgentemente. Facciamo della richiesta del Partito Comunista della Federazione Russa di controllare i prezzi e aumentare il livello di sostegno sociale alle persone in difficoltà la principale azione di protesta “Anticap-2021” e la mettiamo al centro del programma elettorale con cui il Partito andrà alle urne.

Le riforme attuate a favore dell’oligarchia hanno indebolito lo Stato, diviso la società, distrutto le basi sociali che erano state costruite dalle generazioni dei rivoluzionari. La Russia è rimasta indietro nello sviluppo, rispetto ai paesi avanzati dell’Occidente, di decenni. Stiamo innanzitutto parlando di assistenza sanitaria di base e sistemi educativi. L’attacco sconsiderato all’intera sfera sociale, la chiusura totale di istituzioni mediche, scuole, asili-nido hanno causato danni colossali al Paese e sarà estremamente difficile superare i danni provocati da tutto ciò. Degli 88mila asili-nido attivi in ​​Russia, ne rimangono solo 47mila, su 67mila scuole, solo 40mila continuano a lavorare.

Oggi vengono formati solo 165mila lavoratori qualificati all’anno e il numero delle scuole professionali è stato ridotto di otto volte, mentre, ad esempio, nel 1990, più di un milione di persone giunsero ad avere una professione lavorativa. Una secca riduzione dei finanziamenti per l’istruzione, contenuta nel bilancio statale, priva sin dall’inizio la possibilità della conoscenza per vaste aree della popolazione.  

Allo stesso tempo, i figli degli oligarchi e dei funzionari continuano ad ottenere diplomi da college e università straniere, in una simbolica e chiara dimostrazione che gli interessi dell’oligarchia si trovano ben al di fuori della Russia. Il nostro Partito ha elaborato una bozza di Programma statale (“Istruzione per tutti”), che annulla l’Esame di Stato unificato, fa rivivere i metodi educativi classici sovietici, riconosciuti come i migliori al mondo, e lotterà perché sia approvato.

Anche nel settore sanitario abbiamo assistito a processi distruttivi. La dipendenza della medicina russa dalle tecnologie occidentali e dalle attrezzature mediche straniere oggi supera il 70%. Il finanziamento di bilancio per l’assistenza sanitaria da parte del governo è stato ridotto di tre volte. Quasi i due terzi delle istituzioni ospedaliere sono state liquidate: da 12,8 mila a 5,1 mila, la capacità dei posti letto è stata dimezzata. Una riduzione totale si è verificata nell’acquisto di ambulanze e nelle assunzioni del personale paramedico e nelle assunzioni nell’area dell’ostetricia. 

La disperazione, la povertà, la mancanza di prospettive hanno sconvolto il ritmo della vita sociale, cambiato le dinamiche demografiche, abbattendo il tasso di natalità e provocando un forte rialzo di quello della mortalità. 

Circa il 76% della popolazione del Paese è oggi in uno stato di disperazione. Particolarmente preoccupante è la situazione delle famiglie con bambini. Lo Stato incoraggia i giovani a creare una famiglia e ad avere figli, ma oltre il 12% delle famiglie con un figlio è già al di sotto della soglia di povertà e nell’area di famiglie con tre o più figli, più della metà è precipitata nell’estrema miseria.

Il presente e il futuro della Russia sono in gran parte determinati dalla vitalità delle aree rurali. Oggi in campagna vivono circa 38 milioni di persone, cioè più del 26% della popolazione del Paese. Non è un caso che nella nuova versione della “Strategia per la sicurezza nazionale della Federazione Russa” il tema della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale venga considerato prioritario. Ciò è avvenuto in gran parte per merito del lavoro persistente del Gruppo parlamentare del Partito Comunista, che è riuscito a portare i problemi dell’agricoltura all’attenzione dei massimi funzionari dello Stato. 

In agricoltura, pur con una resa costantemente elevata, permane una redditività estremamente bassa, che passa in zona negativa in alcuni settori. Una contraddizione inaccettabile sta nel fatto che le reti commerciali costringono gli agricoltori a fornire prodotti per una miseria, spesso sottocosto. Ma allo stesso tempo, i prezzi di semi, fertilizzanti, pesticidi, combustibili e lubrificanti, pezzi di ricambio, sono andati alle stelle.

Questa situazione limita la capacità degli agricoltori di portare avanti il progetto di riproduzione ampliata, l’ammodernamento tecnico e tecnologico delle aziende agricole e, in definitiva, indebolisce la sicurezza strategica dello Stato. È anche la questione della bassa redditività della produzione a causare i miseri salari dei lavoratori agricoli. Attraverso il sostegno ai produttori agricoli nazionali e alle imprese dell’industria alimentare, il Partito Comunista della Federazione Russa continua ad esercitare pressioni sulle autorità, cercando la formazione di un quadro normativo statale atto ad una regolamentazione obiettiva ed equilibrata dei prezzi per i prodotti agricoli.

In termini di reddito e condizioni di vita, i villaggi si trovano in una situazione estremamente difficile. La situazione relativa alla sfera sociale, ai sistemi educativi e medici nelle campagne è molto indietro rispetto ai livelli urbani. I problemi più gravi si manifestano nel sistema di educazione nelle aree rurali, in particolare per ciò che riguarda l’istruzione prescolare, la cui offerta in 42 regioni è stata ridotta al 40%. 

Nel campo della medicina, il numero degli ospedali nelle campagne è stato ridotto di 5 volte e sono stati chiusi 12mila distretti medici e ostetrici, da sempre alla base della vita del villaggio. I residenti ora devono percorrere in media 85 chilometri fino all’ospedale più vicino per le cure mediche. E, dato che le strade di 30mila insediamenti oggi non hanno fondo duro, l’ambulanza, dopo aver percorso quasi un centinaio di chilometri dal centro regionale per soccorrere il malato, corre il rischio di fermarsi nella strada fangosa.

In alcune regioni del nord-ovest, solo il 18% dei villaggi dispone di un approvvigionamento idrico centrale. La gassificazione copre poco più della metà (58,2%) delle aree rurali. Con regolarità spaventosa accade che, se una scuola o un ospedale da qualche parte sono chiusi, i residenti locali iniziano quasi immediatamente a lasciare il loro villaggio natale. 

I primi a partire, di regola, sono i giovani e i più abili. La popolazione rurale del Paese oggi è in declino ovunque, ad eccezione dei sobborghi delle grandi città. Questo processo è più intenso nell’Estremo Oriente, nella Siberia orientale e nel Nord europeo. Le famiglie numerose sono diventate una rarità, il che ha influito negativamente sulla demografia. La terra, dopo la diaspora, è vuota; l’ebollizione ancora recente della vita si ferma.

Il processo di discriminazione sociale all’interno del popolo si acuisce. Il governo e la maggioranza parlamentare di Russia Unita, abbandonando il sistema strategico di gestione pianificata dell’economia nazionale, sostituito dalla pratica dei cosiddetti meccanismi di contrattazione e di “mercato”, stanno spostando i fondi del bilancio statale nelle tasche senza fine degli oligarchi, la cui ricchezza, anche in condizioni di quarantena, si moltiplica immensamente. Negli “arditi anni Novanta” la popolazione ha giustamente chiamato “selvaggio” il capitalismo improvvisamente impiantato. Oggi continua ad essere altrettanto selvaggio.

Il governo del Paese è politicamente segnato dal potere del gruppo politico-finanziario “Edross”, dal governo stesso creato.  Le basi politico-economico-ideologiche del gruppo “Edross” si fondano totalmente nel pensiero iperliberista e ipercapitalista e i suoi obiettivi strategici sono nettamente separati dagli interessi e dalla vita reale dei lavoratori. Russia Unita non è in grado di orientare socialmente la politica dello Stato, non è in grado di liberarla dal dominio dell’oligarchia, poiché in termini di status sociale e status politico-ideologico appartiene essa stessa al gruppo capitalista.

Lotta per il popolo e rinascita della patria socialista

Il tempo del governo del capitale oligarchico e della pesante oppressione sociale sta volgendo al termine. Ciò è evidenziato dal crescente livello di protesta popolare. La gravità dell’oppressione capitalista è diventata insopportabile per la maggioranza della popolazione. La povertà di massa, il senso di disperazione e la perdita di fiducia del popolo nelle autorità, l’insoddisfazione della gente per salari e pensioni miserabili, per i prezzi e le tariffe galoppanti spingono le persone a lottare per i propri diritti sociali. L’analisi dello stato d’animo dei diversi strati della società testimonia la disponibilità del popolo al passaggio dalla protesta sociale alla fase politica delle più decisive rivendicazioni del potere, per una revisione di rotta e un cambiamento radicale del quadro socio-economico e politico dello Stato.

La collocazione del nostro Partito nella prima linea della lotta obbliga ogni comunista a trovare il proprio posto sul fronte della battaglia, a sentire con precisione il mutare della situazione ed essere pronto per le azioni più decisive. Concentrando intorno a sé le forze sane della società, il Partito Comunista della Federazione Russa tenterà una maggiore efficacia delle azioni di protesta in difesa del socialismo e dei lavoratori. L’attuale situazione nel Paese è pienamente caratterizzata dalle parole profetiche di V. I. Lenin: “Per la rivoluzione non basta che le classi inferiori non vogliano più vivere come prima. Occorre anche che le classi superiori non possano gestire il potere come prima”.

Perdendo la fiducia delle persone, costringendole a vivere in povertà, il regime oligarchico taglia con le proprie mani le fondamenta su cui si è fiduciosamente insediato negli ultimi 30 anni. Sulla base delle conclusioni di Lenin e dell’analisi politica della situazione, il nostro Partito continua ad aumentare l’intensità della lotta contro il dominio capitalista. A questo mirano gli strumenti delle nostre azioni di protesta, tra le quali la specie lotta popolare chiamata “Antikap”, che in alcune regioni del Paese è anche chiamata “Morte al capitalismo!”.

Con “Antikap”, il Partito negli anni ’90 si oppose decisamente al crollo del Paese, ai tentativi di infiltrazione del gruppo militare della NATO nel territorio segreto del centro di ricerca nucleare di Arzamas e alla creazione di una sua base navale in Crimea. Nel 2012, il Partito Comunista della Federazione Russa, contrariamente all’intenzione delle autorità, non ha permesso il dispiegamento di una base aerea militare della NATO a Ulyanovsk e nel 2018 ha detto un duro “NO!” alla riforma pensionistica antipopolare.

La protesta di massa dei lavoratori contro l’arbitrarietà burocratica oligarchica è stata una reazione diretta delle persone alla violazione dei loro diritti e delle loro libertà. La lotta contro il capitalismo viene condotta in tutte le direzioni, in ogni regione del Paese. La voce della protesta popolare suona particolarmente potente a Voronezh, Ulyanovsk, Irkutsk, a Perm, nella regione di Mosca. 

La pandemia e le restrizioni amministrative imposte hanno aggiustato e ridisegnato la forma delle nostre azioni, ma non hanno cambiato la forza e la direzione della protesta. 

L’arsenale di migliaia di marce e comizi politici è stato sostituito da nuove forme di lotta politica e sociale: i militanti della lotta sociale delle nostre organizzazioni di Partito hanno imparato a utilizzare efficacemente gli incontri dei deputati delle fazioni del Partito Comunista della Federazione Russa con gli elettori, i singoli picchetti mobili, i viaggi con l’auto nella campagna, le conferenze in gruppi aperti di social network su Internet.

I comunisti fuori Mosca, ad esempio, si oppongono all’essenza predatoria antipopolare del capitalismo con il loro programma di assistenza sociale e sostegno a reduci bisognosi, “figli di guerra”, scuole, orfanotrofi, famiglie numerose a basso reddito. Questo lavoro richiede molto impegno e tempo, ma il risultato supera tutte le difficoltà. Basta vedere negli occhi dei veterani silenziose lacrime di gratitudine per il ricordo, per il fatto che sono ricordati. Il comitato regionale è diventato il propulsore e il centro di un grande movimento di assistenza al Donbass in lotta, al quale il Partito Comunista della Federazione Russa ha recentemente inviato il 91° convoglio alimentare umanitario. Il comitato del Partito amplia l’attività di protesta stando nei limiti delle regole rigorose dettate dalle autorità, ma monitorando e garantendo l’attuazione delle lotte. 

I deputati comunisti della regione di Mosca trascorrono molto tempo in riunioni sul campo. Partendo per il prossimo distretto della regione, i suoi segretari N. Vasiliev, K. Cheremisov, A. Naumov, nel corso degli incontri con la popolazione, con i collettivi dei lavoratori e con i capi delle imprese sono sempre armati di argomenti seri e basati su prove che confermano e dimostrano la forza dell’analisi e della proposta del socialismo, da cui segue una conclusione chiara: che il capitalismo non ha posto nella nostra terra; che i lavoratori, con il capitalismo al comando, non sono sulla buona strada.

Durante ogni fase dell’azione della popolazione russa contro il capitalismo, gli attivisti della protesta di Voronezh, allineati in una catena, distanziati come da regole sanitarie, coprono la via Revolution Avenue su entrambi i lati. Indossando simboli rosso vivo con il logo CPRF, riempiono il centro della città, dialogando liberamente e direttamente con le persone, rispondendo alle loro domande e distribuendo materiale propagandistico, incluso il giornale locale del Partito “Za Revival”. I passanti sfogliano volentieri i volantini, i giornali, esprimono parole di sostegno e solidarietà ai comunisti. La fase finale dell’azione si svolge sempre nei pressi del monumento alle Vittime del Terrore Bianco, sotto il quale vengono deposti dei fiori.

I comunisti, a Mosca, producono una grande attività nel lavoro con la popolazione, utilizzando incontri tra parlamentari comunisti e i loro elettori. I comunisti tengono regolarmente questi incontri e la risposta ad essi è sempre alta. I cittadini sono ormai abituati agli incontri con i dirigenti, i parlamentari e i militanti del Partito e ogni volta li aspettano, solidarizzano con loro e sollevano questioni relative alla politica generale e ai problemi della vita del quartiere. L’influenza del lavoro dei deputati comunisti di Mosca guidati da V. Rashkin, D. Parfyonov, N. Zubrilin ha coperto tutti i distretti della città. Ogni riunione viene registrata su una videocamera e subito dopo appare su Internet. Il Comitato della città di Mosca utilizza attivamente le opportunità dei blogger popolari e dei social network di Internet. Gli attivisti del Partito della capitale hanno accumulato una notevole esperienza nell’uso delle moderne forme di comunicazione. Sulle reti si svolgono lotte sociali in diretta e vere battaglie politiche sui temi più urgenti.

In una delle ultime azioni di “Antikap”, nella regione di Sverdlovsk, la figura allegorica di un lavoratore, personificazione del proletariato, di fronte a molti, ha simbolicamente tagliato le catene della schiavitù capitalista, con la quale il capitalismo ha intrecciato settori chiave dell’economia nazionale.

Di recente, i comunisti di Astrakhan, protestando contro i divieti di azioni di massa, hanno condotto azioni anti-divieto sotto forma di un giro in bicicletta lungo l’argine centrale, registrando una trasmissione in diretta e un servizio video con commenti e un appello ai residenti, che vengono poi pubblicati su Internet.

Il Partito, insieme ai lavoratori, cancellerà il capitalismo come fenomeno dalla mappa del Paese e dalla vita del nostro popolo. Come un fenomeno terribile, scomparirà insieme alla povertà e alla mancanza di diritti, alla disoccupazione e alla crisi. Nessuno potrà ostacolare il Partito Comunista nello sviluppo della protesta popolare e nella protezione del popolo. Per le prossime elezioni del settembre 2021, il Partito Comunista della Federazione Russa esce con il Programma “10 passi verso il potere del popolo” e un piano chiaro per il ritorno pacifico e democratico del potere e della proprietà ai lavoratori. I suoi obiettivi sono l’eliminazione del capitalismo in Russia e la creazione di un totale stato sociale, all’interno del quale il lavoratore diverrà il centro della politica.

Il nostro programma include la socializzazione dei mezzi di produzione, una politica di investimento attiva, lo sviluppo della sfera sociale, la scienza avanzata, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la cultura e la creazione di condizioni per uno sviluppo globale ed equo delle regioni. Non c’è posto per la russofobia e la corruzione. E l’obiettivo è espresso da un invito all’azione: “Per una patria forte, giusta, socialista – Per l’URSS!”.

Dopo aver vinto le elezioni, dopo aver formato la maggioranza parlamentare, il Partito Comunista della Federazione Russa garantirà la concretizzazione dei seguenti obiettivi: aumentare il salario di sussistenza e il salario minimo a 25 mila rubli; fornire istruzione e medicine gratuite di alta qualità; fermare l’impennata dei prezzi; annullare la riforma delle pensioni e ripristinare procedure di pensionamento eque; creare un equo sistema di tasse, liberando da esse i poveri. E farle pagare, di più, ai ricchi.

L’estinzione e l’impoverimento della Russia finiranno. Le ricchezze della Russia serviranno il popolo. Ogni ettaro di terra funzionerà efficacemente per il Paese e le persone. Nazionalizzeremo i settori strategici dell’economia e le banche più grandi.

Il Partito Comunista della Federazione Russa ha messo a punto un progetto di bilancio equilibrato per lo sviluppo statale con un importo di oltre 33 trilioni di rubli, che è pronto a presentare alla discussione pubblica e che intende anche difendere con fermezza e decisione. La leadership del Partito, i nostri esperti finanziari, gli economisti hanno calcolato pragmaticamente ogni rublo di reddito, soppesato attentamente tutte le reali fonti di finanziamento, confermando la verosimiglianza del nostro progetto, di cui si assumono la responsabilità dell’attuazione.

Il Partito Comunista della Federazione Russa sta rafforzando la coscienza dei suoi quadri e dei suoi militanti, la loro professionalità, la loro affidabilità nella gestione dello Stato. Il Gruppo parlamentare del Partito si batte quotidianamente per gli interessi del popolo, proponendo iniziative legislative e prevenendo l’emergere di leggi restrittive della libertà delle persone. 

L’attuazione degli obiettivi strategici per lo sviluppo socio-economico della Russia nella fase attuale, adottati durante il secondo forum economico internazionale di Oryol del Partito Comunista della Federazione russa, deve diventare la strada per il futuro dello Stato.

Grazie all’iniziativa del Gruppo del Partito Comunista, nella Duma di Stato dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, sono stati adottati e sono in corso di attuazione i programmi statali della Federazione Russa: “Sviluppo globale delle aree rurali”, “Efficace coinvolgimento dei terreni agricoli nel fatturato e nello sviluppo generale della Federazione Russa”. Le questioni fondamentali sollevate dal Partito Comunista della Federazione Russa in una riunione statale allargata sul tema “Sulla situazione nella Federazione Russa sul mercato interno dei fertilizzanti minerali” servono come soluzione fondamentale all’importante compito volto ad aumentare la fertilità del suolo. I nostri comunisti – governatori, sindaci delle città, dimostrano con i risultati delle loro attività quanto sia efficace la gestione comunista dell’economia regionale e della politica sociale.

Il futuro è in gran parte predeterminato dagli eventi della vita passata. L’unità del Partito e del popolo, la continuità delle gesta rivoluzionarie ed eroiche, saranno le chiavi di volta della nostra comune vittoria sulla schiavitù capitalista. Conserviamo nella nostra memoria la storia socialista del nostro Paese, le sue vittorie e le sue conquiste. La Russia, anche sotto l’oppressione capitalista, vive ancora oggi, utilizzando la risorsa creata dalle generazioni della Terra dei Soviet.

Grandi nomi e grandi eventi storici stanno lavorando per noi. Il genio di Lenin e il Grande Ottobre hanno aperto all’umanità la strada verso il futuro. L’eccezionale talento organizzativo e la volontà di Stalin hanno rianimato la Russia, rendendola la principale potenza industriale e scientifica del mondo. Il fatto che oggi, durante la fase decisiva della lotta contro l’oligarchia, in diverse regioni del Paese, la gente pronunci spesso e con speranza il nome del grande condottiero, erigendogli monumenti su piedistalli, è simbolico. Le migliori qualità della personalità di Stalin e dei risultati delle sue attività sono oggi molto desiderate dal popolo. Stalin è l’antagonista del capitalismo, il suo vincitore e un simbolo dell’inevitabile punizione dell’oligarchia e dei funzionari corrotti per il loro opprimere e umiliare il popolo. Oggi, Stalin è con noi in tutte le nostre lotte.

Il Partito Comunista della Federazione Russa ha annunciato lo svolgimento della prossima fase dell’azione panrussa “Anti-Kap-2021”, il 23-25 ​​luglio. In questa azione, a nome del popolo, dei veterani e dei giovani, il Partito esprimerà la sua richiesta categorica al regime al potere: cambiare il corso della politica statale o lasciare l’arena politica del Paese. La protesta popolare urlerà l’indignazione per l’umiliazione portata al popolo dalla politica del regime oligarchico, e al contempo, la protesta dichiarerà la totale disponibilità a combattere fino alla vittoria finale sull’arbitrio capitalista. Né i divieti sanitari e di quarantena, né le barriere amministrative introdotte ovunque nella maggior parte delle regioni, sono riusciti a diminuire il ruolo e il significato della protesta di massa, né ad evitare la formazione della coscienza sociale e della disponibilità dei lavoratori e dei cittadini a difendere i propri diritti.

Con l’imminente azione, il nostro Partito dichiarerà ancora una volta con decisione: “Capitalismo, via dalla Russia!”. Confidiamo nel sostegno del popolo. Le fiamme della protesta sociale stanno ora accendendo il Paese con rinnovato vigore. Pertanto, durante i giorni dell’azione di protesta, insieme a tutto il popolo, dichiareremo con decisione:

“Per il potere del popolo! Per l’URSS!”

“Per una patria forte, giusta e socialista!”