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“Viviamo una guerra totale”, ha detto il presidente cubano Miguel Díaz Canel nel discorso pronunciato in Messico, prima della parata militare per il giorno dell’Indipendenza nazionale, alla quale era ospite d’onore. Quello rivoltogli dal presidente messicano Manuel López Obrador, è stato un invito senza precedenti. Un invito dal valore “incommensurabile”, ha detto il presidente cubano: tanto più importante “nel momento in cui stiamo soffrendo le conseguenze di una guerra multidimensionale, con un bloqueo criminale appositamente inasprito con oltre 240 misure coercitive, nel pieno della pandemia da Covid-19. Al contempo – ha aggiunto Díaz Canel – stiamo affrontando un’aggressiva campagna di odio, disinformazione, manipolazione e menzogne”. Obrador ha nuovamente condannato le misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti e ha detto che Cuba dovrebbe essere considerata “patrimonio dell’umanità”, e non aggredita.

Cuba è il primo paese ad aver cominciato a vaccinare i bambini a partire dai due anni e che, nonostante il feroce bloqueo imposto dagli Stati Uniti da quasi sessant’anni, è riuscito a sviluppare cinque vaccini: tre della serie Soberana, Abdala e Mambisa, e due (Soberana 2 e Abdala) che hanno concluso la terza fase di sperimentazione. Ed è in corso un dialogo con l’Organizzazione mondiale della sanità sul riconoscimento da parte dell’agenzia dell’Onu dei tre vaccini anti-covid sviluppati dall’isola, già in uso nelle immunizzazioni di emergenza nel paese.

Cuba ha prestato e presta cure mediche e solidarietà in tutto il mondo, anche in quei paesi capitalisti che la ripagano con tutt’altra moneta, essendo la ricerca del profitto e non il benessere delle persone quel che fa premio nelle decisioni dei governi. L’amministrazione Biden ha deciso di estendere per un anno ancora la cosiddetta Legge del Commercio con il nemico.

Un dispositivo approvato nel 2017 per limitare gli scambi commerciali con quei paesi che Washington considera ostili, ma che è facoltà del presidente mantenere in vigore o revocare. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha respinto la decisione ricordando il sostegno che ogni anno Cuba riceve dall’Assemblea generale dell’Onu contro le sanzioni, con il solo voto contrario di Stati Uniti e Israele e la “neutralità” dei loro più stretti vassalli. La legge del Commercio con il nemico è stata applicata per la prima volta nel 1963 nei confronti di Cuba, unica nazione al mondo contro cui è vigente.

E, a proposito di vassallaggio, ecco arrivare la risoluzione adottata con 426 voti a favore, 146 contrari e 115 astenuti dal Parlamento europeo. Accusa il governo cubano di “criminalizzare le legittime e pacifiche esigenze democratiche del suo popolo” e di aver represso le manifestazioni dell’11 luglio. La risoluzione ricorda anche la clausola ricattatoria contenuta nell’accordo di dialogo e cooperazione politica tra Unione europea e Cuba, firmato il 5 luglio del 2017, che consente la sospensione dell’accordo in caso di “gravi violazioni dei diritti umani”. In questa chiave, gli eurodeputati hanno chiesto la convocazione della commissione mista che sovrintende all’accordo, facendo presagire altri capitoli della guerra ibrida contro la rivoluzione cubana.

Di concerto con i centri di potere che agiscono all’interno del Parlamento Europeo contro quei paesi – Cuba, Venezuela, Nicaragua – che per gli Stati Uniti costituiscono “l’asse del male”, è entrata in azione la consueta macchina del fango. Mentre la risoluzione chiede “la liberazione di tutti i prigionieri politici”, si accusa il governo cubano di aver fatto scomparire gli oppositori. Alla solita retorica sui diritti umani, questa volta si è aggiunto il diritto a Internet.

Il governo cubano ha deciso di ribattere punto per punto, smontando con la forza dei fatti ogni singola falsità, consapevole delle dinamiche perverse prodotte dai social. Ha mostrato video e dichiarazioni di un “pacifico” esagitato, arrestato durante le proteste di luglio, che non solo gode di ottima salute, ma dichiara di non aver subìto alcuna violenza, tantomeno di essere stato vittima delle “spaventose torture” denunciate dai Miami boys.

Ovviamente, questo non è bastato perché nell’empireo della “verità dei post” fa premio l’equazione Cuba=dittatura, ergo tutto quello che il governo cubano dice contro le menzogne, è menzogna. Si tratta di una ragnatela mediatica potente e ben collaudata, che ha sempre lo stesso schema, ma che, per il solo seminare il dubbio e la confusione, funziona. È un asse di quella strategia del “caos controllato” che abbiamo visto e vediamo in azione contro il Venezuela bolivariano, screditato a prescindere.

Di fronte al fallimento dei tentativi di suscitare una “rivoluzione colorata” a Cuba, e prima in Venezuela e poi in Nicaragua, l’obiettivo è quello di fomentare o confondere la cosiddetta opinione pubblica mondiale, e mantenere senza ostacoli le misure coercitive unilaterali illegali, suffragate da falsi rapporti sui diritti umani presso le grandi istituzioni internazionali.

È quel che si sta verificando nella sezione n. 48 del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, che è iniziata il 13 di settembre e durerà fino all’8 ottobre. Numerose organizzazioni popolari e associazioni hanno inviato un documento per illustrare gli effetti devastanti delle “sanzioni” sull’economia venezuelana, ma a contare sono i rapporti pilotati dalle lobby mosse da Washington. E, infatti, nessuna “sanzione” viene erogata per i massacri in Colombia, per la repressione in Ecuador, Honduras, Guatemala, mentre si mettono sotto accusa i governi come Cuba e Venezuela che hanno al centro dei loro programmi sociali proprio la difesa dei diritti basici e del potere popolare.