Vi sono libri, pochi per il momento, che, per i loro contenuti, hanno il potere di illuminare il cammino futuro dell’umanità, sulla base di una rigorosa e dettagliata analisi del suo recente passato, in grado d’inquadrare, in modo veritiero e responsabile, anche la cronaca quotidianamente vissuta, come nel caso della guerra in corso in Ucraina.

Uno di questi è, senz’altro, quello scritto da Manlio Dinucci, dal titolo La guerra, è in gioco la nostra vita, pubblicato, nel mese d’aprile di quest’anno, da Byoblu Edizioni.

L’ Autore, infatti, per esprimere un giudizio sull’attuale conflitto in corso in Ucraina, compie un circostanziato excursus storico, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, per cogliere le tendenze principali emergenti, da quel periodo, che si andranno proiettando, in un quadro di continuità e rotture, sulla realtà presente.

Dinucci, infatti, prende avvio, nella sua analisi, dalla constatazione che, la seconda guerra mondiale (1939-1945), fu una vera e propria guerra globale che coinvolse, direttamente o indirettamente, i popoli di ogni continente e di quasi tutti i paesi, provocando 55 milioni di morti, di cui 31 milioni civili, 27 milioni dei quali appartenenti ai popoli della Unione Sovietica, ricordandoci, altresì, come la Cina, con la sua Resistenza costatagli oltre 35 milioni di morti, contribuì in modo determinante alla sconfitta del Giappone.

Egli ci ricorda, pure, che dopo l’utilizzo fatto dagli USA delle bombe atomiche, il 6 e 9 agosto 1945, contro le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, il Pentagono, già andava calcolando, solo un mese dopo tali eventi, che, per attaccare l’Unione Sovietica, sarebbero state necessarie circa 200 bombe nucleari.

Infatti, nel luglio 1944, quando la seconda guerra mondiale volgeva al termine, la Conferenza di Bretton Woods, sancì il dominio dell’economia statunitense, nel quadro mondiale del dopoguerra, sulla base della detenzione, da parte di essa, dei due terzi dell’intero stock di oro, su cui si fonderà un sistema monetario mondiale, imperniato sulla convertibilità del dollaro in oro, sulla base del valore di 35 dollari l’oncia, del metallo prezioso.

Il 5 marzo 1946, col discorso di Winston Churchill, sulla cosiddetta “cortina di ferro”, si aprirà, ufficialmente la “guerra fredda”, che caratterizzerà il periodo postbellico, durante il quale, nello scontro fra capitalismo e socialismo, che porterà, il 4 aprile 1949, alla fondazione della NATO e, solo sei anni dopo, il 14 maggio 1955, del Patto di Varsavia, l’umanità intera rischierà più volte, come Manlio Dinucci descrive dettagliatamente, di essere coinvolta in una guerra nucleare.

Il “crollo del Muro di Berlino”, il 9 novembre 1989, il dissolvimento del Patto di Varsavia, il 1 luglio 1991 e, infine, lo scioglimento dell’URSS, il 26 dicembre 1991, daranno il via al periodo post-guerra fredda, in cui la Russia sarà investita da una profonda crisi politica, economica e sociale che la porterà, sotto la presidenza di Boris Eltsin, a varare un programma di liberalizzazione dei prezzi, di svalutazione del ruolo, nonché di privatizzazione delle proprietà statali e del commercio estero, che la porteranno al collasso economico, che provocherà il rapido arricchimento di ristrette élites borghesi e mafiose e all’impoverimento della grande maggioranza della popolazione, in seguito all’insostenibile costo della vita, alla disoccupazione dilagante e al mancato pagamento di salari e pensioni, mentre l’economia russa, nel suo insieme, cadrà sotto il dominio del capitale finanziario occidentale.

Gli Stati Uniti d’America, dal canto loro, venuto meno il loro storico avversario e competitore, come affermato in un documento ufficiale della Casa Bianca, dell’agosto 1991, “rimaniamo il solo Stato con una forza, una portata e una influenza realmente globali…”, non mancheranno di approfittarne, nel periodo successivo, con il varo, il 7 novembre 1991, in una riunione dei capi di Stato e di governo dei 16 Paesi della NATO, tenutasi a Roma, del nuovo Concetto strategico dell’Alleanza Atlantica, che prevederà il suo intervento a tutto campo, a livello internazionale, nei vari punti di “crisi”.

Ed allora, saranno le guerre di destabilizzazione e distruzione nei confronti della Jugoslavia, dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia e della Siria, che Dinucci descrive, con meticolosità e particolare attenzione ai dettagli attuativi.

Sull’altro fronte, in una Russia ormai allo sbando sul piano politico, economico e sociale, Vladimir Putin, viene, nel 1999, nominato primo ministro e nel 2000, nelle elezioni presidenziali, eletto alla guida della Federazione Russa, con un vero e proprio plebiscito popolare.

Negli anni successivi, egli perseguirà l’obbiettivo della riconquista della libertà, sovranità e indipendenza nazionale del proprio Paese.

Rinazionalizzerà i settori strategici dell’economia, fra cui quello energetico, ridimensionerà fortemente il potere degli oligarchi, riorganizzerà le forze armate e di polizia, per la lotta al terrorismo e alla criminalità, riportando il proprio Paese in una posizione di primo piano, sulla scena politica internazionale.

Ugualmente, il 17 luglio 2001, i presidenti cinese e russo, Jang Zemin e Vladimir Putin, firmano a Mosca, il Trattato di buon vicinato ed amichevole cooperazione, definito da entrambi “pietra miliare” nelle relazioni tra i due Paesi.

Nell’anno 1999, inizia l’espansione della NATO nell’Est europeo, verso la Russia, ignorando di essersi impegnati, con quest’ultima, a “non allargarsi, neppure di un pollice, ad Est”, estendendosi, sotto il comando degli USA, da 16 a 30 Paesi, sempre più a ridosso della Russia.

In Ucraina, nei giorni dal 19 al 23 febbraio 2014, si verifica un colpo di Stato, guidato dall’imperialismo USA ed UE, che scatena un’ondata di terrore contro la popolazione ucraina russofona, contro le forze democratiche e il Partito Comunista ucraino, con la formazione di un nuovo governo, di cui fanno parte forze di orientamento chiaramente neonazista.

In seguito a tali avvenimenti, la Crimea indice un Referendum popolare, con cui il 97% della popolazione esprime la volontà di unirsi alla Federazione Russa, e in seguito al quale, il 18 marzo 2014, il Presidente Putin firma il Trattato di adesione della Crimea alla Federazione Russa, con lo status di repubblica autonoma.

Mentre nel Donbass le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, abitate da popolazioni russe, resistono agli attacchi del governo ucraino, che provocano 14.000 morti, le forze armate ucraine vengono sempre più fortemente integrate in quelle della NATO, mentre l’Ucraina stessa, diventa il centro di attrazione internazionale del rinascente nazismo, nel cuore dell’Europa.

Il 30 novembre 2021, il Presidente Vladimir Putin sottolinea che “se verranno dispiegati, in Ucraina, sistemi di attacco, il tempo di volo dei missili, verso Mosca, sarà di 7-10 minuti e di 5 se saranno ipersonici.

Ed allora, cosa dovremmo fare in questi casi ??!!”.

Il 15 dicembre 2021, la Federazione Russa consegna agli Stati Uniti d’America il progetto di Trattato e di Accordo, per disinnescare la crescente tensione fra le due parti.

Il 16 febbraio 2022, alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, dichiara: “Se il Cremlino mira ad avere meno NATO ai suoi confini, avrà solo più NATO”.

IL 21 febbraio 2022, le truppe ucraine ammassano, ai confini col Donbass, una forza di 150.000 uomini, per spazzare via, con un attacco con armi pesanti, le Repubbliche popolari e il Presidente Putin firma i decreti che ne riconoscono ufficialmente l’esistenza.

Il 24 febbraio 2022, il Presidente Putin dichiara l’inizio della operazione militare in Ucraina.

Questa la descrizione, puntuale e precisa, dei fatti, da parte di Manlio Dinucci, nel rappresentare come si è giunti all’attuale conflitto della NATO, in Ucraina, contro la Federazione Russa.

Ma, parlando di quest’ultima, non si può dimenticare il suo inserimento in un particolare sistema di difesa e di cooperazione politica, economica e militare internazionale, che comprende la Repubblica popolare cinese, l’Iran, Cuba, il Vietnam e altri Paesi che vogliono difendere la propria libertà, sovranità e indipendenza nazionale, contro l’imperialismo USA ed UE e le sue istanze di dominio mondiale.

Ecco perché, l’autore di questo libro, nelle sue conclusioni, afferma:

“Su questo sfondo, si colloca l’operazione militare russa, in Ucraina. Questa, non costituisce solo la risposta alla escalation USA-NATO che mette in pericolo la sicurezza della Russia.

Rappresenta la risposta, sicuramente concordata con la Cina, alla pretesa dell’Occidente di mantenere un mondo unipolare, sotto il proprio dominio.

Si apre così la sfida del nuovo periodo storico, quella di costruire un mondo multipolare, formato da diversi poli statuali sovrani, in cui i popoli abbiano reali libertà democratiche e reali diritti economici e sociali, in cui le diverse identità etniche, culturali, religiose ed altre, createsi nel corso della Storia, siano considerate una ricchezza comune da valorizzare, senza pretesa che l’una prevalga sull’altra, ma creando un intreccio di reciproci rapporti”.

Noi comunisti, sappiamo da che parte schierarci, in questa sfida.

Oggi, come ieri, come ci ha indicato Lenin “chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata!”.

Noi stiamo dalla parte della lotta, dei popoli e degli Stati, per la propria libertà, sovranità e indipendenza nazionale.

Per un mondo nuovo, fondato su solide relazioni politiche, economiche e sociali, di solidarietà, fratellanza e collaborazione reciproca, fra i popoli e gli Stati del mondo intero.

Per un mondo di pace, uguaglianza e giustizia sociale, nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, ecocompatibile e giusto, condiviso dall’umanità intera.

Contro l’imperialismo USA ed UE, fino alla vittoria!

 

 

*Con questo pseudonimo, Felix, un dirigente e intellettuale comunista italiano inizia a collaborare a “Cumpanis”