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Sulla cosiddetta “Primavera di Praga” del maggio 1968, sulla “nuova via Dubček” e sull’intervento sovietico del 21 agosto ’68 il PCI (segretario Luigi Longo) assunse una posizione di “grave dissenso e riprovazione”. Una posizione, questa del PCI, molto difforme da quella assunta da gran parte del movimento comunista mondiale (Fidel Castro, ad esempio, espresse la totale solidarietà di Cuba e del Partito Comunista Cubano all’intervento sovietico, volto, secondo Fidel, alla difesa del socialismo cecoslovacco fortemente insidiato, attraverso “la Primavera”, dalle forze imperialiste). Il PCI, peraltro, e ben prima dell’intervento sovietico, aveva da tempo avviato forti relazioni con i dirigenti della “Primavera”.  Il 6 maggio del 1968 Longo si incontrava a Praga con il segretario del partito comunista cecoslovacco Alexander Dubček e in quell’incontro il PCI ribadiva il pieno sostegno dei comunisti italiani al nuovo corso di Dubček, nuovo corso che invece – per le sue grandi aperture al capitalismo occidentale e alla NATO – preoccupava sia l’URSS che il fronte comunista e antimperialista mondiale. “Si può andare. Ma dobbiamo sapere fin d’ora che, una volta andati là ed espressa la nostra solidarietà, poi, qualunque cosa accada, non potremo tornare indietro”. Queste le parole con le quali Longo salutò Gian Carlo Pajetta poco prima di partire per la capitale cecoslovacca. Berlinguer, che da lì a poco sarebbe divenuto segretario nazionale del PCI, nel giugno del 1969, alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti, svolge un intervento severamente critico delle analisi sovietiche sulla “Primavera di Praga”, un intervento che accende uno scontro politico duro con l’URSS e con l’intero “campo socialista”. Una posizione, quella di Berlinguer, che viene interpretata (anche da alcuni intellettuali, storici e dirigenti comunisti italiani attuali) come positivo preannuncio del futuro eurocomunismo e del futuro “cambiamento” ideologico del PCI. Posizione, questa, con la quale, paradossalmente, “Cumpanis” concorda, nel senso che quella linea messa a fuoco da Berlinguer e dal PCI di allora sui fatti di Praga davvero si sarebbe rivelata – pur considerando la problematicità oggettiva di quei fatti – come un ulteriore viatico alla trasformazione del PCI.

Come contributo alla discussione sulla “Primavera di Praga”, inseriamo nello “Speciale” questa interessante intervista che la Gioventù Comunista di Turchia (TKG) fece all’Unione della Gioventù Comunista della Repubblica Ceca nel maggio 2018, pubblicata in Italia da resistenze.org

L’Unione della gioventù comunista della Repubblica Ceca riesamina la “Primavera di Praga”

Intervista esclusiva con l'Unione della gioventù comunista (KSM) sull'eredità

della Cecoslovacchia socialista e la cosiddetta Primavera di Praga del maggio 1968

La Gioventù comunista di Turchia (TKG) ha realizzato un'intervista esclusiva con l'Unione della gioventù comunista (KSM), l'ala giovanile del PC di Boemia e Moravia, in occasione dell'anniversario della cosiddetta Primavera di Praga del maggio 1968. La KSM ha discusso l'esperienza del Partito Comunista di Cecoslovacchia durante quegli eventi, l'eredità della Cecoslovacchia socialista e la posizione rivoluzionaria della gioventù comunista di oggi.

 

Resistenze.org, maggio 2018

 

In primo luogo, come considerate l'esperienza socialista nel vostro paese? Quali sono le conquiste ideologiche e le lezioni politiche che questa storia vi offre mentre portate avanti le lotte odierne?

La costruzione socialista nel nostro paese è stata un'esperienza importante per i nostri popoli. Per la prima volta, la classe lavoratrice governava, il surplus prodotto apparteneva a chi lo creava. Nella nuova società, c'è stato un rapido sviluppo economico, l'aumento della coltivazione collettiva nelle campagne. Nonostante questo, il carattere particolare dell'epoca, così come gli errori del soggetto rivoluzionario, favorirono la scelta di soluzioni che non erano sufficientemente accurate.

Dobbiamo prendere in considerazione la situazione specifica, che era diversa da quella della grande Rivoluzione socialista d'Ottobre del 1917. L'edificazione socialista fu aperta dopo la vittoria dei popoli sul nazismo e sul fascismo, con il principale contributo e sacrificio dell'URSS in quanto primo Stato della classe operaia. Allo stesso tempo, questa sconfitta indebolì la borghesia nazionale che in gran parte collaborò con le forze di occupazione naziste. Pertanto, nonostante il carattere nazional-democratico della rivoluzione del 1945, la vittoria antifascista agevolò lo sviluppo verso la rivoluzione socialista. In particolare, tutti i partiti avevano il socialismo nel loro programma. Inoltre, il livello di sviluppo industriale e l'organizzazione della classe operaia (specialmente nei paesi cechi) erano relativamente avanzati. La vittoria del febbraio 1948 rimase formalmente nel campo parlamentare, anche quando ci furono cambiamenti nelle organizzazioni della classe operaia e contadina e nel potere. Ciò segnò gli sviluppi e le lotte successive. Uno di questi segni era la soluzione dei problemi nazionali. Il sistema degli stati socialisti aveva dei confini di stato, fondamentalmente ereditati dall'impianto di Versailles sorto dopo la prima guerra mondiale e che erano, inoltre, diretti contro la diffusione della rivoluzione proletaria in Europa. La trasformazione socialista lasciò anche delle reliquie sotto la forma di vedute “masarykiste” democratico borghesi all'interno della classe operaia e del Partito Comunista di Cecoslovacchia. (Masaryk, primo presidente della Repubblica cecoslovacca borghese tra il 1918 e il 1935).

Specificità analoghe erano presenti anche in altre nuove democrazie popolari e paesi socialisti in Europa.

 

Cinquant'anni fa, qual è stato il ruolo guida del Partito comunista nella Cecoslovacchia socialista?

Dopo la controrivoluzione in Ungheria, l'imperialismo ha appreso che lo scontro diretto violento non stava portando ai risultati auspicati ed era necessario attaccare il socialismo dall'interno del Partito comunista al potere. Pertanto ha cambiato le sue tattiche nel tentativo di restaurare il capitalismo. La reazione raccomandava alle persone scontente di diventare membri del partito e delle organizzazioni ufficiali. L'appartenenza al Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSČ) copriva il 13% dell'intera popolazione adulta della Cecoslovacchia e molti membri spesso non avevano rapporti con il progetto della costruzione socialista. Dobbiamo aggiungere: la perdita di vigilanza dopo il XX Congresso del PCUS e il presentarsi di concezioni utopiche in relazione allo sviluppo verso il comunismo, concezioni che cancellavano le contraddizioni oggettive presenti nei processi di costruzione del socialismo e parlavano della fine lotta di classe all’interno di questi processi. La dichiarazione del conseguimento del socialismo nella costituzione del 1960, sotto la guida del Primo segretario del KSČ e Presidente della Repubblica Antonín Novotný, che significava la fine formale della lotta di classe all'interno della repubblica socialista, era un segno chiaro di queste erronee concezioni.

Tuttavia, le contraddizioni e le lotte nella società rimasero. Nel 1963, l'accresciuto terzo piano quinquennale crollò e l'economia dovette essere diretta da piani a breve termine. Tra le ragioni di questi fallimenti c'erano le sopravvalutazioni soggettive delle possibilità, l'escalation del conflitto con l'imperialismo (nel caso di un attacco militare diretto dell'imperialismo, l'esercito cecoslovacco sarebbe stato costretto a fronteggiare il primo attacco poiché l'Armata Rossa non era presente in Cecoslovacchia). Anche la divisione tra la Repubblica popolare cinese e gli altri paesi socialisti fu di grande importanza, perché la maggior parte delle esportazioni dell'industria cecoslovacca destinate allo sviluppo della Cina non venne praticata. I problemi economici acuirono contraddizioni che richiedevano diverse soluzioni.

I problemi nazionali irrisolti nella questione della Slovacchia emersero rapidamente in superficie. Inoltre, i processi di riabilitazione avviati sotto l'influenza della politica successiva al XX Congresso del PCUS, che annullavano i giudizi sulle aspre lotte degli anni '50, determinarono l'ascesa alla dirigenza del KSČ di individui che iniziavano a separarsi dal movimento comunista e dal suo progetto. I sentimenti piccolo-borghesi aumentarono, le opinioni dell'intellighenzia presero il sopravvento e il ruolo guida della classe operaia diminuì fortemente.

 

Chi era Alexander Dubček e quale era il suo programma politico? Cosa fu la cosiddetta Primavera di Praga? Cosa accadde realmente nel 1968?

Le contraddizioni irrisolte culminarono nel Plenum del CC del KSČ nel gennaio1968, con la rimozione di Antonín Novotný dal posto di Primo segretario. In questo plenum si unirono diverse correnti del partito. Un grande ruolo venne giocato dal malcontento del Partito Comunista di Slovacchia (KSS - parte del KSČ) sull'influenza nel processo decisionale e sullo sforzo dei suoi leader di federalizzare la Cecoslovacchia. Dall'unione dei vari interessi sorse un compromesso: in qualità di Primo segretario fu eletto il politicamente debole, ed ex leader del KSS, Alexander Dubček. Con lui salì al potere un intero gruppo dirigente dotato di un programma da socialismo piccolo borghese, definito “socialismo dal volto umano” o “socialismo democratico”. Possiamo ricordare, a proposito, Ota Šik, tra i massimi esponenti della concezione dell’introduzione del mercato nel socialismo; Ota Šik sfruttò abilmente le difficoltà economiche della fase al fine di mutare la natura socialista presente, di superare la concezione e la pratica della mutua assistenza economica socialista e la stessa concezione e la pratica della pianificazione centralizzata. Su queste basi cercò prestiti esteri non per investire nei mezzi di produzione, ma per acquistare  beni di consumo. Analogamente, all'epoca della restaurazione capitalistica post 1989, vi era la tendenza all'uso delle differenze di prezzo nell'esportazione di merci sottovalutate nei paesi capitalisti per le valute straniere, invece dello scambio reciproco tra paesi socialisti. Si fecero strada le proposte volte allo scioglimento delle cooperative agricole (che non incontrarono la risposta positiva attesa nelle campagne) e di abbandonare anche il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza del Patto di Varsavia. Tutto ciò era molto pericoloso per il sistema socialista, specialmente in quei tempi di grande escalation imperialista.

Vennero fondate nuove organizzazioni, ad esempio il club K231, che associavano e organizzavano persone imprigionate per la lotta contro la costruzione socialista. Nella leadership di questo club erano presenti agenti diretti dei servizi segreti stranieri. L'organizzazione unificata della gioventù fu spezzata.

I nuovi fenomeni non ebbero natura spontanea. Le forze di destra nel partito e al di fuori di esso usarono abilmente i mass media per manipolare l'opinione pubblica. L'antisovietismo si presentò sempre più spesso sui media ufficiali. Nel luglio 1968, 99 operai dello stabilimento industriale di Praga scrissero una lettera al giornale sovietico “Pravda”, nella quale si esprimeva la loro protesta contro l'antisovietismo che prendeva corpo in Cecoslovacchia. I comunisti che non erano d'accordo con la nuova politica erano indicati come “conservatori”, contro i cosiddetti “progressisti”. C'era in atto un piano per l'internamento dei comunisti dissidenti (con il pretesto che essi facevano parte della controrivoluzione). Tutti gli sviluppi somigliavano sempre più a quelli dell’Ungheria del 1956.

 

E rispetto all'intervento militare del Patto di Varsavia?

Nonostante all'inizio Dubček avesse probabilmente il sostegno della parte sovietica, nel corso del 1968 i gruppi dirigenti degli altri paesi socialisti osservavano con apprensione i moti di destrutturazione del sistema socialista e l'ascesa delle forze controrivoluzionarie. Ci furono diversi incontri dei paesi socialisti alleati nei quali gli sviluppi furono discussi in modo aperto e durante i quali Dubček garantiva di agire in senso socialista. L'ultimo incontro avvenne il 3 agosto 1968 a Bratislava (Slovacchia) tra i rappresentanti dei partiti comunisti della Cecoslovacchia, dell’Unione Sovietica, della Repubblica Democratica Tedesca, dell’Ungheria, della Bulgaria e della Polonia e in questo summit i partiti dichiararono la comune volontà di lottare contro l'imperialismo e difendere insieme le conquiste socialiste. Invece, la leadership del KSČ non fece nulla nei confronti della controrivoluzione e nei confronti delle organizzazioni reazionarie. Sino a che fu assunta la decisione di aiutare le forze internazionaliste che temevano lo sviluppo reazionario in Cecoslovacchia.

Il 21 agosto 1968, cinque paesi alleati del Trattato di Varsavia entrarono in territorio cecoslovacco. In contraddizione con la versione spesso citata, i soldati non rovesciarono violentemente il governo. Purtroppo, la destra interna al Presidium del C. C. del KSČ, a conoscenza in anticipo degli sviluppi, prese l'iniziativa ed emise una dichiarazione che invitava il popolo cecoslovacco a ostacolare le forze alleate e ciò inasprì la situazione. La sinistra dentro e fuori del partito non era ben preparata e organizzata. Gli oppositori della “Primavera di Praga” erano terrorizzati. Furono minacciati di rappresaglia per presunta collaborazione. In modo simile operarono anche i mass media. I “progressisti” si riunirono in un incontro illegittimo, nel quale chiesero un congresso straordinario del KSČ (a parte le altre cose, i rappresentanti della Slovacchia non erano presenti).

Nel frattempo, il Presidium del KSČ e il presidente della Repubblica Ludvík Svoboda andarono a Mosca per discutere su come risolvere la situazione. Ci fu un accordo tra la leadership sovietica e quella cecoslovacca sulla normalizzazione della situazione. L'accordo venne firmato, con una eccezione, da tutti i soggetti coinvolti, tra cui Alexander Dubček. Tuttavia, dopo il ritorno, Dubček ricadde sotto l'influenza delle forze di destra e apparvero e furono sostenuti nuovi eventi antisovietici e anti socialisti.

Le istituzioni occidentali capitaliste sfruttarono la confusione dei primi mesi per sollecitare e favorire l'emigrazione e la fuga di lavoratori qualificati cecoslovacchi nei campi della scienza e dell'arte. L'organizzazione trotskista “Movimento dei giovani rivoluzionari” preparò attacchi terroristici. Un altro elemento drammatico era rappresentato dalle azioni incendiarie dei gruppi di studenti manipolati. Le autentiche forze internazionaliste si formarono lentamente, ad esempio, tra i giovani, la Lega della gioventù leninista, nella cultura il Fronte di sinistra. Nello stesso KSČ, avanzò la linea dell'approccio pragmatico e il rappresentante slovacco Gustav Husák divenne leader del partito.

I dirigenti della cosiddetta “Primavera di Praga” non riuscirono ad attuare pienamente il loro programma di “socialismo democratico”. Il vero contenuto del programma fu mostrato agli inizi degli anni '80 e '90, quando la maggior parte di loro partecipò alla restaurazione del capitalismo in Cecoslovacchia e dopo la controrivoluzione occupò posizioni importanti. Ad esempio, Alexander Dubček divenne il leader del Parlamento federale.

 

Pensate che esista una corrispondenza tra gli eventi del maggio '68 negli altri paesi e gli incidenti avvenuti nel vostro paese nello stesso anno?

Poiché l'equilibrio delle forze stava cambiando, negli anni '60 si aprirono indubbiamente nuove prospettive per le lotte del socialismo contro l'imperialismo. Possiamo ricordare la dichiarazione del carattere socialista della rivoluzione cubana, la lotta di liberazione del popolo vietnamita, le lotte antimperialiste e anti-coloniali e le rivoluzioni in altri paesi, la liberazione del continente africano. C'erano anche le conquiste grandiose del socialismo nelle scienze, nell'esplorazione spaziale. Ci fu anche la ripresa delle lotte antisioniste nel 1967. Tuttavia, ci furono anche le già citate conseguenze del XX Congresso del PCUS e la separazione della Repubblica popolare cinese dal sistema socialista. In questa situazione, l'imperialismo tendeva apparentemente a nuove modalità di confronto con il socialismo mondiale, a cui il movimento comunista si adattava male. Soprattutto l'alleanza fra la classe operaia da una parte e gli strati ancora ampi della piccola borghesia e dell'intellighenzia piccolo-borghese dall'altra, non fu rinnovata. Questi strati erano effettivamente consapevoli delle conseguenze dell'imperialismo. Tuttavia, la loro ricerca di una politica indipendente finì spesso per portarli sotto l'egemonia capitalista, col grande capitale che investì pesantemente nelle attività culturali. La sollevazione e la protesta del movimento antimperialista in altri paesi, quindi, fallirono.

 

Da una prospettiva marxista, qual è il vostro approccio alla lotta dei giovani? Qual è il ruolo della gioventù in una rivoluzione socialista?

Noi siamo dell'opinione espressa da Lenin, secondo la quale c'è la necessità di una organizzazione giovanile in cui i giovani apprendano il lavoro collettivo e organizzato, in cui imparino a lottare e che fornisca alternative alle illusioni e allo sfarzo capitalista. L'organizzazione comunista crea nuova moralità che è sussunta negli interessi del proletariato e del socialismo. La passata esperienza di costruzione socialista ha mostrato l'importanza di una posizione innovativo-rivoluzionaria, l'inclusione costante di lavoratori e studenti nelle lotte e nel processo di edificazione. Ogni perdita di iniziativa rivoluzionaria ha avuto conseguenze catastrofiche per il potere della classe operaia, per la causa della costruzione di una società senza sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, del socialismo e del comunismo.

Per questo motivo, costruiamo e formiamo la nostra organizzazione, l’Unione della Gioventù Comunista (KSM), che assume l'eredità della gioventù progressista e comunista nel paese. La KSM organizza giovani studenti, lavoratori e disoccupati e contribuisce alle lotte antimperialiste e sociali. Lottiamo anche contro il revisionismo storico e l'anticomunismo nella Repubblica Ceca con il lavoro di informazione e istruzione. La KSM in questo lavoro ha dovuto affrontare molte volte attacchi diffamatori e anticomunisti, inclusi i tentativi di scioglimento dell'organizzazione da parte del potere dominante.