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L’Unione Europea contro il Venezuela

di Arevalo Mendez*

*ambasciatore del Venezuela in Cile

traduzione a cura di Nunzia Augeri

 

30 giugno 2020

Le reali potenze europee sono quelle che presentano una combinazione di poteri diversi, cioè potere economico e finanziario, industriale, militare e nucleare, soprattutto quest’ultimo. Da questa combinazione deriva una classifica del tipo “who is who” in Europa. Come risultato si ottiene una prima categoria composta da Francia, Inghilterra e Germania. Le due prime, per il loro sviluppo economico e per il possesso di bombe nucleari. La Germania non ha la bomba atomica, ma entra nella triade per il suo potere economico, finanziario e industriale.

In seconda fila appaiono Italia, Olanda, Belgio, Svezia e Polonia per la loro situazione economica e industriale. Al terzo posto, ma molto distanziate dalla prima e dalla seconda fila, appaiono Spagna, Scozia, Grecia e Irlanda. Nella quarta categoria si trovano il Portogallo e le repubbliche orientali, quelle che appartenevano all’URSS.

Ci sono due fattori trasversali che caratterizzano tutte e quattro le categorie: la subordinazione agli Stati Uniti attraverso l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e la carenza quasi assoluta di fonti energetiche proprie.

La carenza spinge l’Europa a una corsa disperata per esercitare un’influenza diretta ed egemonica su fonti energetiche lontane dal Medio Oriente e meno dipendenti dalla Russia. Per questa ragione di grande valore strategico l’Unione Europea (UE) deve seguire il percorso impostole dagli Stati Uniti e da Israele, per non restare emarginata e inerte di fronte a un possibile conflitto di grandi dimensioni nel Medio Oriente.

Questo spiega i crimini europei nei Balcani, dato che in realtà si trattava di un genocidio provocato per impedire alla Russia di costruire grandi gasdotti per via di terra. E spiega anche l’attuale condotta criminale delle grandi potenze in Medio Oriente.

E infine svela con grande chiarezza la geopolitica energetica europea nei confronti del Venezuela, applicata in maniera subdola con slogan a favore della “democrazia”, in base a modelli neocolonialistici.

Detto in parole povere, esiste nell’Unione europea un cartello di potenze petrolifere senza petrolio, cioè Stati subordinati alle grandi imprese multinazionali che producono gran parte del reddito nazionale, le quali per l’energia si dibattono di fronte a un’alternativa da antologia: o trovano petrolio e gas a buon prezzo senza dipendere dal Medio Oriente con le sue convulsioni, o semplicemente spariscono. Una situazione molto grave.

“Il rachitismo politico e la mancanza di pensiero strategico dei caporioni tedeschi, francesi, inglesi e olandesi li fa riparare sotto l’ala americana”.

L’irruzione inarrestabile del gas russo come fattore geopolitico di grande rilevanza temporale ed economica in Europa, e nel contempo l’inattesa apparizione dell’Iran come paese di grande e crescente influenza in Medio Oriente, aggiungono un altro fattore aggravante alla debolezza europea. In questo senso, le potenze del mondo occidentale giudeo-cristiano hanno urtato contro la muraglia insormontabile della dipendenza energetica, inclusi gli Stati Uniti.

Tanto insormontabile che solo con azioni belliche di puro genocidio e riesumando la vecchia formula ormai in naftalina del “timore più odio per la Russia” sono riuscite a sopravvivere agli scossoni del blackout energetico.

E allora dove rivolgono lo sguardo le grandi potenze petrolifere europee senza petrolio? La risposta è ovvia e semplice, la sa anche un bambino delle elementari: il Venezuela.

Il problema è che con i bastioni antimperialistici storicamente sviluppati dal popolo bolivariano, insieme con la tenacia e l’intelligenza del presidente Maduro, e – se qualcosa andasse male – l’unione civico-militare, la faccenda si complica e diventa complessa a un livello tale che non può trovare soluzione.

Con la NATO e con Israele, installatisi da padroni in Colombia, pretendono di intimidire il ribelle Venezuela. Intanto, “castigare” i politici venezuelani, quale ne sia l’appartenenza politica e ideologica, perché abbandonino i loro ideali patriottici, è l’unica mossa geniale che possono fare nell’operazione di caccia al petrolio a buon mercato; petrolio che urge per salvare quanto resta delle loro economie, indebolite per la crisi ecologica e per la pandemia.

L’ex presidente Rodriguez Zapatero, con intelligenza e tatto, senza porre alternative brutali, ha cercato di far capire alle potenze europee che con il Venezuela si può trattare sulla base di un metodo “win-win”, e gli europei lo sanno, ma non possono.

Il rachitismo politico e la mancanza di pensiero strategico dei caporioni tedeschi, francesi, inglesi e olandesi li fa riparare sotto l’ala americana.

L’unica strategia che li anima è la speranza che le bombe di Trump distruggano il progetto politico bolivariano. Una volta deposto il presidente Maduro – essi calcolano – si risolverà la loro lancinante debolezza energetica e quindi economica.

Intanto la Cina, la Russia e inaspettatamente anche l’Iran, con grande disperazione dei sionisti, fanno rotta verso i Caraibi, si avvicinano alla Florida e allontanano sempre più l’Europa dai giacimenti venezuelani.

Per concludere, secondo un detto tipico venezuelano, l’Europa resta senza la capra e senza la corda, preda della propria ottusità.