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L’incostituzionalità

del modello neoliberista

in Ecuador

di Davide Matrone

Laureato in Scienze Politiche presso l’Orientale di Napoli, Master in Comunicazione

e Opinione Pubblica alla Facoltà di Scienze Sociali Latinoamericane (FLACSO)

sede Ecuador. Ricercatore universitario e Docente di Analisi politica presso

l’Università Politecnica Salesiana di Quito. Blogger e articolista freelance. Dal 2007 vive

in Sud America. Con questo articolo Davide Matrone inizia a collaborare a “Cumpanis”.

Quito,1°giugno 2020.

 La restaurazione neoliberista in Ecuador avanza inarrestabile. Il passaggio dallo Stato di Diritto allo Stato Minimo si concreta mediante un selvaggio processo di privatizzazioni. Con il pretesto della diffusione del COVID-19 e della conseguente crisi economica e finanziaria, si è impulsata una fase di smantellamento del Welfare State. Nel mese di maggio si è spinto l’acceleratore e dal Governo son state emanate leggi, decreti legislativi e accordi ministeriali mirati alla profondizzazione delle politiche economiche neoliberiste che si traducono in: vendita dei beni statali, ulteriore riduzione della spesa pubblica, aumento dei licenziamenti di massa e liberalizzazioni dei capitali stranieri all’entrata e all’uscita del paese.

Un immenso piano di tagli alla spesa pubblica è stato annunciato nei giorni scorsi. Le principali istituzioni e imprese statali sono in fase di vendita o di privatizzazione. In entrambi i casi, ci sarà un aumento della disoccupazione, un incremento della povertà multidimensionale e - di conseguenza - una maggiore insicurezza sociale. Con i decreti 1055, 1056, 1057, 1058, 1059, 1060, 1061, 1062, la presidenza della Repubblica dell'Ecuador ha sanzionato la svendita o la privatizzazione di: TAME (compagnia aerea nazionale), Ferrovie (trasporti), Correos del Ecuador (servizi e comunicazioni), Ecuador TV, El Telégrafo, El Tiempo ed Editogram (mezzi di comunicazione pubblici), Enfarma (Azienda di medicinali), Fabrec (Azienda di tessili e calzature), Senecyt (Segretaria Nazionale dell’Educazione Superiore) e Cementera del Ecuador (Società di costruzioni).

Nel febbraio 2019, l'Ecuador e il FMI hanno raggiunto un accordo su un sostegno di 4,2 miliardi di dollari. “Sono lieto di annunciare che il personale tecnico del FMI e le autorità ecuadoriane hanno raggiunto un accordo a sostegno del piano di politica economica dell'Ecuador. Il nostro obiettivo è stato e continua ad essere quello di sostenere gli sforzi delle autorità per migliorare il tenore di vita di tutti gli ecuadoriani. L'accordo annunciato oggi fa parte di uno sforzo più ampio della comunità internazionale che include un sostegno finanziario di quasi $ 6 miliardi di dollari nei prossimi tre anni da parte della Development Bank of Latin America (CAF), la Inter-American Development Bank (IDB), il Fondo di riserva latinoamericano (FLAR) e la Banca mondiale” (comunicato stampa n. 19/52).

L'11 marzo 2019, il consiglio di amministrazione del Fondo monetario internazionale (FMI) ha approvato l'accordo a favore dell'Ecuador nell'ambito del servizio esteso del FMI (SAF). L'accordo fornisce sostegno alle politiche economiche del governo dell’Ecuador nei prossimi tre anni. A seguito della riunione del consiglio di amministrazione, l'amministratore delegato del FMI, la sig.ra Christine Lagarde, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Le autorità ecuadoriane stanno attuando un vasto programma di riforme con l'obiettivo di modernizzare l'economia e spianare la strada a una crescita solida, sostenuta ed equa. Le politiche del governo mirano a rafforzare la posizione fiscale e migliorare la competitività e contribuiranno quindi a ridurre le vulnerabilità, rafforzare la dollarizzazione e, nel tempo, promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro”. (Comunicato stampa n. 19/72)

Parole che non hanno sostegno pratico in quanto non si registra una crescita economica solida, sostenuta ed equa e non sono stati creati nuovi posti di lavoro, anzi. Quali sono gli effetti finora?

Nel settore dell'istruzione, i tagli ammontano a oltre 1,2 miliardi di dollari in due anni – tra istruzione di base, secondaria e superiore. C´è un aumento della povertà di 500.000 persone in un anno (2019). Secondi i dati dell’INEC, (l’ISTAT dell’Ecuador) si incrementa il tasso di povertà di +3.5% negli ultimi 3 anni. Aumentano i licenziamenti nel settore pubblico di quasi 100.000 unità nel settore della salute e della scuola, nel solo 2019. Nel 2020 è stato calcolato il licenziamento di quasi 70.000 lavoratori. I dati sono stati diffusi il 6 maggio dalla Commissione per i diritti dei lavoratori dell'Assemblea nazionale (Parlamento).

In questi giorni si sono annunciati licenziamenti di massa di cui quasi la metà già in atto: 3.000 dipendenti della società UBER, 352 ferrovieri, 700 lavoratori del Real Estate Management Service del settore pubblico (immobiliare), 932 lavoratori TAME, 670 lavoratori del Senecyt e 910 lavoratori del Correos del Ecuador, tra gli altri.

L'applicazione del neoliberismo basato nella riduzione fiscale, libero mercato, privatizzazione dei servizi, tagli alla spesa sociale, liberalizzazione generale e deregolamentazione, aumentano la concentrazione di ricchezza e potere in pochi gruppi.

“In tutti i paesi in cui le ricette economiche della Chicago School sono state applicate negli ultimi tre decenni, viene rilevata la nascita di un'alleanza tra alcune multinazionali e una classe politica composta da membri ricchi; una combinazione che accumula un immenso potere, con linee di divisione sfocate tra i due gruppi”. (Naomi Klein, 2008)

 

La Costituzione del 2008, approvata dal popolo dell’Ecuador con il 64% dei voti, non prevede nessun processo di privatizzazione. Legalmente è possibile realizzare una concessione al privato sempre e quando lo Stato mantenga il 51% della proprietà. Lo stesso accordo con il FMI è anticostituzionale nel momento in cui si propone allo Stato dell’Ecuador l’applicazione di politiche che incrementino la precarizzazione del lavoro, le politiche fiscali regressive, le politiche di privatizzazioni, le politiche di riduzione della domanda aggregata.

In questo scenario, i mezzi di comunicazione privati e pubblici sono tutti asserviti agli interessi dell’establishment. Gli apparati ideologici dello stato hanno costruito un discorso utilizzando una serie di concetti (senza mai usare il termine privatizzazione perché incostituzionale) che giustificassero la chiusura delle imprese pubbliche in quanto in deficit da anni. Il criterio della “rentabilidad” dell’impresa pubblica non è presente nella costituzione dell’Ecuador, anzi. L’articolo 315 della stessa Carta Magna sancisce la creazione delle imprese pubbliche in funzione dell’amministrazione e gestione dei beni strategici dello Stato come garanti dei diritti del cittadino. Non esiste il criterio di redditività dell’impresa pubblica come previsto per le imprese private. Nello stesso articolo si dichiara inoltre: “La legge definirà la partecipazione delle imprese pubbliche in imprese miste nelle quali lo Stato avrà la maggioranza azionaria, per la partecipazione nella gestione dei settori strategici e la prestazione dei servizi pubblici”. Un altro elemento di incostituzionalità si evidenzia nella violazione dell’articolo 286 della Costituzione che dichiara la separazione della spesa corrente ai cicli economici, l’integrazione all’ingresso permanente e il vincolo al modello di sviluppo del Sumak Kawsay (Buen Vivir). Inoltre, si legge nello stesso articolo che le spese permanenti per la salute, l’educazione e la giustizia saranno prioritarie e, in modo eccezionale, potranno essere finanziati con ingressi non permanenti. In definitiva, le leggi approvate, i decreti legislativi e gli accordi ministeriali trasgrediscono la Costituzione.