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In un convegno organizzato dal Partito Comunista di Bulgaria a Sofia il 9 dicembre del 2017 sul 100°anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, al quale partecipai come Responsabile Dipartimento Esteri del PCI, assieme al Segretario del PC di Bulgaria e deputato al Parlamento bulgaro Alexandar Paunov, al Segretario del Partito Comunista della Siria, Ammar Bagdache e ad alcuni intellettuali tra i quali il regista cinematografico italiano Luigi Cavalli (che da poco aveva finito di girare proprio in Bulgaria un meraviglioso film con Gérard Depardieu, “Le Voyage”) conobbi il compagno Gheorghi Vanev, Responsabile della Commissione Ideologia dell’attuale  PC di Bulgaria e già dirigente di primissimo piano dell’ex Partito Comunista Bulgaro guidato da Todor Živkov.

Attraverso i lunghi colloqui che ebbi con Vanev rimasi impressionato dal suo spessore politico, teorico e ideologico ed ora al compagno Vanev rivolgo, per “Cumpanis”, questa intervista preceduta da una sua nota.

Un ringraziamento particolare va alla compagna Nelly Dzhambazova, di Plovdiv, Bulgaria, laureatasi in Italia in Letteratura e Lingua Italiana, che ha tradotto per “Cumpanis” dal bulgaro questa complessa intervista (F. G.)

 

 

 

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Compagno Fosco Giannini, amico mio,

viviamo in tempi estremamente interessanti. Il mondo è come un vasto oceano scosso da tempeste e uragani. Le leggi oggettive dello sviluppo operano nelle viscere dei processi sociali. I fenomeni che osserviamo assomigliano esteriormente al movimento Brown, che dà origine a centinaia di forme filosofiche, politiche ed economiche volte a decodificare ciò che sta accadendo. Questi processi si offrono anche come basi materiali delle diversità delle forze della sinistra nella ricerca di soluzioni per il futuro dell'umanità.

Le diversità interpretative delle forze della sinistra fanno emergere mondi diversi, diverse realtà. Ma in larga misura, ciò disorganizza e indebolisce l’influenza di queste forze sulla classe operaia e sul lavoro salariato in generale. Mi sembra che siamo in un periodo molto simile a quello della ricerca della pietra sacra, durante la fase storica degli alchimisti, nei secoli passati. Gli alchimisti non trovarono la formula per creare l'oro, ma fornirono alla scienza centinaia di innovazioni che ampliarono notevolmente gli orizzonti dell'attività creativa umana e spinsero fortemente in avanti il progresso tecnico.

Credo che gli sforzi odierni dell’intero arco della sinistra porteranno a un'espansione della conoscenza del pensiero umano nelle condizioni contemporanee e porteranno ad un nuovo impulso lo stesso sviluppo dell'idea di sinistra.

Le domande che mi hai rivolto sono estremamente interessanti e dense, e cercherò di rispondere ad esse da quel marxista-leninista convinto che sono e da uomo certo dell'inevitabile vittoria del lavoro sul capitale e di un migliore futuro dell'umanità, come descritto e dimostrato dal comunismo scientifico. Sarei felice se tu mi rispondessi, se “Cumpanis” mi rispondesse, a ciò che sto per presentare con critiche e opinioni amichevoli. La verità nasce nella disputa.

Per la mia riflessione userò la struttura delle domande che hai posto, ma le risposte saranno largamente, tra loro, intrecciate poiché oggettivamente non possano essere una indipendente dall’altra.

Non sono in grado di rispondere con brevità alla prima domanda relativa al manifestarsi, nel nostro Paese, in Bulgaria, del partito Vazrazhdane. Pertanto, mi permetterò un'analisi un po’ più ampia relativa a questo evento (G. V.)

 

 

 

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D. Caro compagno Vanev, anche in Italia abbiamo avuto notizia di una grande manifestazione che il 14 maggio 2020 il partito di estrema destra “Vazrazhdane” ha organizzato di fronte al Parlamento bulgaro per protestare contro le misure prese dal governo di Sofia per prevenire la pandemia da coronavirus. A capo dell’attuale governo bulgaro c’è Bojko Borisov, che guida una coalizione tra il partito GERB (una forza conservatrice e liberale) e i Patrioti Uniti. Qual è il tuo pensiero in relazione alla manifestazione di destra del 14 maggio e qual è il tuo giudizio sul governo Borisov?

Il fascismo, nato per la prima volta in Italia all'inizio del secolo scorso, si manifestò ben presto anche in Bulgaria. Non dimentichiamo che gran parte dell'allora famiglia reale che governava in Bulgaria era di origine italiana. Il fascismo raggiunse il proprio apogeo in Bulgaria negli anni '20, quando con un colpo di Stato liquidò il governo democratico avviando un saccheggio contro il popolo di dimensioni senza precedenti.

Il Partito Comunista, guidato da Georgi Dimitrov e Vasil Kolarov, in alleanza con i partiti rurali, organizzò e condusse la prima rivolta antifascista nel mondo, nel 1923. La rivolta fu repressa brutalmente, i massacri furono terribili. La società bulgara si polarizzò. La parte antifascista operava illegalmente o semi-legalmente. Ma durante questo periodo, il fascismo fece tutto il possibile per stabilizzare le proprie basi.

La parte fascista della società, proiezione diretta del grande capitale, non solo creò i propri nuclei di partito, ma lavorò anche per il proprio futuro attraverso l'organizzazione dei movimenti giovanili, al servizio delle idee e dei sostenitori del fascismo. Tali organizzazioni erano legioni, difensori del fascismo e guerrieri. I movimenti giovanili organizzati in queste formazioni erano fortemente caratterizzate: uniformi, simboli, ecc. Queste formazioni assumevano gli stessi comportamenti delle organizzazioni prettamente fasciste: manifestazioni, fiaccolate, marce, violenze e atrocità contro tutti coloro che erano o erano ritenuti di sinistra e soprattutto contro i comunisti e le organizzazioni giovanili dei comunisti.

Il generale fascista Lukov fu posto a capo di questi movimenti. I distaccamenti illegali organizzati dal Partito Comunista iniziarono tuttavia a rispondere a tanta violenza e lo stesso generale Lukov fu liquidato dai gruppi combattenti del partito. Questi movimenti fascisti sono esistiti fino alla vittoria della rivoluzione socialista nel nostro paese. Il Partito Comunista di Bulgaria, esistente in questo periodo con vari nomi, fu uno dei pochi partiti che durante la seconda guerra mondiale, nonostante il governo fascista bulgaro avesse legato la Bulgaria all'asse Roma-Berlino-Tokyo, riuscì a costruire e creare un potente movimento di guerriglia, un movimento popolare molto simile al tuo movimento comunista in Italia in questo periodo, e forse, per quanto ne so, il Partito Comunista di Bulgaria e il PCI furono i due partiti comunisti che con più forza  misero in campo una resistenza armata nei paesi satelliti dominati dalle dottrine fasciste e nazionalsocialiste. Nel nostro paese, durante gli anni dello sviluppo socialista, queste organizzazioni dalla forma fascista furono completamente liquidate. Il periodo della dittatura del proletariato era al lavoro.

La restaurazione del capitalismo dopo il 1989, che si è svolta in Bulgaria nel modo più barbaro e sul quale ci soffermeremo successivamente, ha risvegliato i nidi fascisti rimasti nel nostro paese e nel nuovo contesto post socialista si è ricostruito e rinnovato    un ampio fronte di destra e fascista. Un fronte assolutamente necessario per far rivivere, nel nostro paese, un capitalismo dalle forme selvagge.

Per più di 15 anni, e sino a pochi anni fa, con il più o meno segreto patrocinio del governo, si è tenuta ogni anno in Bulgaria la cosiddetta Marcia delle Cipolle, che attraversava i viali e le strade della capitale con una fiaccolata e un rinnovato simbolismo fascista. Ed era ormai rituale che a queste processioni fossero presenti gruppi fascisti provenienti da quasi tutti i paesi europei. Presumo che su indicazione dell'Unione europea o di altri soggetti esterni, questa marcia sia stata, da poco, vietata. Ma rapidamente, al posto di questa marcia rituale, al posto di questa presenza fascista organizzata, è giunto il partito fascista Vazrazhdane, di nuovo voluto, costruito e persino istituzionalmente registrato dal potere politico subordinato all’attuale capitalismo bulgaro.

Dopodiché, quando i contenuti politici e i comportamenti violenti e squadristi di questo nuovo partito fascista sono divenuti di dominio pubblico e hanno iniziato ad imbarazzare persino il potere capitalistico, il governo bulgaro si è mosso per provare l'illegale registrazione del partito in tribunale e ora sta tentando di cancellarlo come partito.

Ma tu chiedevi perché Vazrazhdane sia riapparso prepotentemente in quest’ultimo maggio. Possiamo rispondere in questo modo: nella fase alta del pericolo da coronavirus e delle forti misure e restrizioni sociali contro la pandemia, i fascisti hanno tentato di ricostruire una loro linea e una loro presenza di massa infiltrandosi nelle crepe della crisi sociale provocata dallo stesso virus, tentando di dimostrare una loro forte influenza sulla società denunciando e battendosi contro le misure anti epidemia.

Un vero moto democratico di proteste nel nostro paese è iniziato solo un mese fa. Le proteste hanno inondato la capitale e molte città della Bulgaria. Campi di tende per manifestanti sono stati allestiti a Sofia, in molti suoi quartieri e davanti al Consiglio dei Ministri, e in tante altre città minori. Il risentimento per l'ordine esistente e l'élite politica corrotta stanno guadagnando forza e puntano ad una fine vittoriosa. La valutazione di questi eventi cercherò di darla nelle mie risposte alle altre domande.

 

D. L’attuale Partito Comunista della Bulgaria ha un deputato al Parlamento, il compagno Alexandar Paunov, Segretario del Partito. Che posizione politica assume il Partito Comunista in Parlamento?

Vorrei fare una breve deviazione dalla risposta diretta, poiché in verità dovrei dire qual è il nostro rapporto, da comunisti, con il parlamento borghese. I fatti storici dimostrano che la prima forma di parlamento fu istituita in Inghilterra nel 1296. Il motivo della sua comparsa fu dato dalla necessità di mitigare le tensioni tra le masse e l'allora esistente sistema feudale.

Storicamente, il parlamento ha vissuto molte rinascite, ma è sempre stato una struttura ufficiale di protezione del capitale in tutte le sue forme. Oggi non c'è nessun parlamento nel mondo capitalista che, attraverso la sua legislazione in una forma o nell'altra, non tuteli gli interessi del capitale. Non è un segreto che sia la la proprietà privata a determinare le condizioni e le opportunità per l'elezione della grande maggioranza dei deputati nell’organismo parlamentare nazionale borghese. Il parlamento divenne, sin dal principio, uno strumento al servizio del capitale, uno strumento volto a legalizzare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

La discussione sulla partecipazione dei partiti comunisti al parlamento borghese va avanti da tempo. L'eredità lasciataci da Vladimir Ilich Lenin è molto ricca, in relazione a ciò, e chiunque volesse conoscerla potrebbe farlo. Oggi, nella fase data del selvaggio capitalismo in Bulgaria, il parlamento bulgaro è largamente funzionale agli interessi corrotti del grande capitale e dei ceti dominanti. Per molti anni siamo stati in conflitto con un certo numero di partiti comunisti fratelli sulla forma di partecipazione del Partito Comunista di Bulgaria nel parlamento bulgaro.

Questa disputa si è particolarmente accesa con alcuni partiti comunisti dalla nostra regione, i Balcani. Quale è stata, qual è la natura di questa contraddizione? Da soli, come partito, avremmo difficoltà a superare lo sbarramento per entrare in parlamento. Questo è il motivo per cui partecipiamo a una coalizione con altri partiti e movimenti, che ci dà l'opportunità di garantire la presenza del nostro rappresentante in parlamento. Il nostro principale partner di coalizione è il Partito Socialista di Bulgaria e questa è la critica principale che ci viene rivolta, questione che mi permetto di rivelare. Dopo i cambiamenti avvenuti nel nostro paese, dopo il 1989, il Partito Comunista Bulgaro, sotto la pressione della sua leadership revisionista, è stato ribattezzato Partito Socialista Bulgaro.

Specie nel periodo di cambiamento ciò ha prodotto fenomeni paradossali: i gruppi dirigenti che hanno assunto la direzione del nuovo Partito Socialista hanno iniziato a perseguire progetti e politiche nello spirito della Seconda Internazionale, ma con un partito composto, in maggioranza, da ex comunisti che, secondo il mio punto di vista, non hanno ancora abbandonato il loro originario ideale politico né la loro ideologia di base.

Basarsi su questi dati di fatto materiali vuol dire fare ancora tesoro del pensiero classico marxista. E mi permetto di citare uno dei padri fondatori di tale pensiero, Engels e il suo lavoro “I principi del comunismo”. Ciò ci permette di distinguere i socialisti in tre categorie.

Senza soffermarmi su di esse, mi prendo la libertà di citare il punto di vista di Engels sui possibili alleati del Partito Comunista. Scrive Engels: “Infine, la terza categoria (dei socialisti, n.d.r.) è costituita dai socialisti democratici. Seguendo il percorso dei comunisti, vogliono che alcune misure siano prese, ma non come misure transitorie che possono condurre al comunismo, ma come misure, per essi sufficienti, per sradicare la povertà ed eliminare le calamità della società odierna. Questi socialisti democratici sono o proletari che non hanno sufficientemente chiarito le condizioni per la liberazione della loro classe, o rappresentanti della piccola borghesia. Classe che fino alla conquista della democrazia e alla realizzazione delle conseguenti misure socialiste ha sotto molti aspetti gli stessi interessi dei proletari. Ecco perché i comunisti, al momento dell'azione, concluderanno un accordo con i socialisti democratici e dovranno perseguire una politica comune e transitoria con loro”.

Nell’attuale Bulgaria, seguendo queste linee guida tratte dai nostri classici, il Partito Comunista di Bulgaria partecipa alla coalizione BSP per la Bulgaria, e ritiene che le critiche che gli vengono rivolte su questo tema siano insostenibili e non corrispondano allo spirito del marxismo. Il compagno Paunov, su questa base e grazie a questa coalizione, è membro del parlamento bulgaro per il terzo mandato.

La nostra partecipazione alla coalizione presente nel parlamento bulgaro si basa su di un accordo, firmato e sottoscritto dalle parti, secondo il quale noi comunisti, al Parlamento, difenderemo il nostro programma e i nostri compiti statutari, il che ci dà il diritto a una decisione autonoma in diversi voti in Parlamento. Sì, abbiamo un solo membro del Parlamento, ma mi permetto di citare un classico, uno dei fondatori del nostro partito, Georgi Kirkov, che nella stessa situazione all'inizio del secolo scorso così si esprimeva: “Basta un tafano per 240 asini”, tanti quanti sono i deputati del nostro Parlamento. Scusami, amico mio, compagno Fosco, ma suppongo che in Italia l'effetto del tafano sugli asini sia un fenomeno ben noto. Le posizioni del nostro partito sono state espresse molte volte in Parlamento: quando il compagno Paunov e alcuni parlamentari che la pensano come noi hanno votato contro la partecipazione della Bulgaria alla NATO; contro l'invio di truppe bulgare in Iraq; contro il ritorno del successore del re e la sua elezione a Primo Ministro della Bulgaria; contro la chiusura delle unità della centrale nucleare di Kozloduy e tutte le decisioni in materia di diritti dei lavoratori. Vorrei sottolineare che le nostre dichiarazioni in Parlamento sono in netto contrasto con la posizione dei nostri partner di coalizione, i cui voti sono andati invece a sostegno delle questioni sopra esposte. Così abbiamo esercitato il nostro diritto all’autonomia del pensiero e dell'azione politica. Gli eventi di oggi, le proteste di massa che chiedono le dimissioni del governo e del procuratore generale, fanno presagire nuovi orizzonti al riguardo, e penso che nel dialogo che seguirà con voi, avrò modo di informarvi in dettaglio sull'andamento degli eventi.

 

D. Sono passati molti anni dalla fine del socialismo bulgaro. Che tipo di paese è diventata la Bulgaria in questi anni? Qual è la tua visione del socialismo bulgaro? Quale il tuo bilancio dell’esperienza socialista? In che cosa si sarebbe potuto miglioralo?

Al primo interrogativo che mi hai posto, potrei rispondere con migliaia di pagine e libri e queste argomentazioni non corrisponderebbero esattamente a ciò che posso dire in un'intervista. Non posso che rispondere in una forma sintetizzata, che presenterà sicuramente alcune carenze, per le quali chiedo scusa.

Che tipo di paese è diventata la Bulgaria negli anni successivi al 1989? Per rispondere a questa domanda, a mio avviso, sarebbe più corretto stabilire un collegamento con la domanda successiva, fare un confronto tra il periodo del socialismo e il passaggio al capitalismo.

Al centro di ogni società, naturalmente, c'è l'economia, che, nelle parole di Lenin, determina anche il comportamento in politica, poiché, a suo avviso, “la politica è un'espressione concentrata dell'economia”. Cosa è stato fatto dopo la rivoluzione del 1944? Occorre comparare l’anno base 1939 con i dati sociali ed economici del 1989, con gli anni della costruzione dell'economia socialista. Cosa dicono le statistiche?

Nel 1939 la percentuale del settore industriale in relazione all’intero reddito nazionale era del 15%; gli operai dell’industria durante questo periodo erano 135 mila, cioè meno del 9% della popolazione attiva; la merce industriale esportata, compresa quella delle materie prime agricole, rappresentava il 4,3% della totalità della merce prodotta. Il Rapporto annuale della Società delle Nazioni, in relazione agli indicatori dello sviluppo industriale ed economico, collocava il Regno di Bulgaria negli ultimi tre posti d’Europa.

Lo stato delle principali industrie nel 1939 era:

- energia: le sue capacità erano di 110 MW a 017 KW per persona, ultimo in Europa;

- chimica: rappresentava il 14% della produzione industriale totale. Vi erano 7.300 persone impiegate in questo settore e producevano principalmente sapone, pietra blu e altre merci simili;

- ingegneria meccanica: lavoravano in questo settore 4.400 persone e la quota di questa parte industriale era un 2,4% della totalità della produzione. In tutto il 1939 furono prodotte 9 trebbiatrici, 60 carrelli, 15 piccole caldaie a vapore, 17 piccoli trasformatori di potenza, 880 tonnellate di ferri di cavallo, utensili domestici e cucine;

- metallurgia: non vi erano merci importanti tratte da questo settore, anche se nel 1939 furono prodotte 6mila tonnellate di accia.

- industria alimentare, del tabacco e tessile: in questi settori il nostro paese era negli ultimi tre posti in Europa.

Queste statistiche dimostrano chiaramente quale fosse lo stato della Bulgaria a quel tempo, in Europa e nel mondo.

Facciamo un confronto tra il 1939 e il 1989, per capire il livello di crescita della Bulgaria socialista. Nel 1989, l'industria rappresentava il 60% del reddito nazionale. Impiegava 1.447.000 persone, 14 volte di più rispetto al 1939, e produceva 103 prodotti in più. Le esportazioni totali erano cresciute del 96%, 22 volte quelle del ‘39. Nel 1989 le esportazioni della Bulgaria erano superiori a quelle di Grecia e Turchia messe insieme. Interessante il confronto per settori:

- energia: le capacità raggiungono i 11.100 MW, 100 volte in più. Nel 1989 siamo uguali all'Austria e davanti alla Danimarca e alla Grecia. I paesi dell'UE hanno, in quell’anno, una capacità energetica totale di 1,33 KW pro capite e in Bulgaria di 1,36 KW;

- chimica: la produzione per assortimento è la seguente: carbonato di sodio 1.400.000 tonnellate e siamo al settimo posto nel mondo; fibre tessili 45 mila tonnellate e siamo al 10° posto nel mondo; fertilizzanti azotati 800 mila tonnellate e al 16° posto nel mondo; plastica 420 mila tonnellate 17° posto nel mondo;

- ingegneria meccanica ed elettronica: in questo settore lavoravano 420mila persone, 95% in più rispetto al 1939. La produzione annuale era di 14 miliardi di BGN (valuta bulgara, n.d.r.), 24,5 volte di più. La quota nella produzione industriale totale era del 30% e l'export del 55%.

Nella produzione di alcuni prodotti nel 1988 il nostro paese era uno dei paesi leader nel mondo. Si producevano 85mila camion e carrelli elevatori elettrici, il 25% della produzione mondiale, ed eravamo terzi dopo Repubblica Federale Tedesca, Giappone e prima degli Stati Uniti; 137mila paranchi elettrici, 20mila macchine per la lavorazione dei metalli; 20.700 trince, al terzo posto nel mondo; 4,57 milioni di batterie, apparecchiature informatiche per 2,1 miliardi di BGN;

- metallurgia: nel 1989 la Bulgaria produce 3,3 milioni di acciai e siamo tra i 27 paesi metallurgici nel mondo.

Il progresso che si realizzò nel socialismo del nostro Paese non sarebbe stato possibile se non vi fosse stata una radicale riorganizzazione del nostro sistema educativo e non vi fosse stato un accelerato sviluppo economico su basi moderne.

Di cosa stiamo parlando? Durante il periodo che va dalla liberazione della Bulgaria dalla schiavitù turca sino alla metà degli anni ’90 (1878-1950) furono solo 40mila i bulgari che ricevettero un'istruzione superiore. Nel periodo che va dal 1950 al 1989 i diplomati degli istituti di istruzione superiore giunsero a 450mila, due terzi dell’intera sfera materiale.

Nel 1989, oltre all'Accademia bulgara delle scienze, avevamo 30 istituti di istruzione superiore, 656 di ricerca scientifica, istituti di design e basi di sviluppo, 31mila scienziati. Il costo dell'attività scientifica, oltre i fondi per l’istruzione, rappresentava il 3,2% del reddito nazionale e la Bulgaria era al 32° posto al mondo in termini di spesa scientifica.

Lo stato socialista ha attuato una serie di riforme sociali che non sono state realizzate nemmeno nei paesi capitalisti più sviluppati:

- la disoccupazione è stata completamente eliminata;

- è stata fornita assistenza sanitaria gratuita;

- sono state costruite strutture di altissimo livello ma accessibili a tutti i lavoratori per le località di villeggiatura. I figli dei lavoratori hanno avuto tutte le garanzie sociali e una protezione sociale speciale;

- si sono raggiunti notevoli successi nei campi dell'istruzione e della cultura, funzionali alle esigenze dei moderni processi produttivi;

- l'analfabetismo è stato completamente eliminato;

- le pensioni dei lavoratori sono state tutte garantite dallo Stato.

Il successo del socialismo e ciò che da esso hanno ottenuto i lavoratori è persino difficile da descrivere, specialmente quando si tratta del loro aspetto morale. Esempi sono il tasso di criminalità estremamente basso, l'alto tasso di occupazione, la crescita culturale ed educativa dei cittadini.

Sempre nella classifica delle Nazioni Unite per il 1989, la Bulgaria si era classificata al 27° posto per il reddito nazionale lordo pro capite. Il raggiungimento di questi risultati aveva richiesto il massimo impegno generale, una grande mobilitazione e la convinzione dell'intero paese che non c'era altra via di sviluppo che il massimo impegno, il lavoro collettivo e molti risparmi per cogliere, “a mani nude”, gli obiettivi del superamento della tecnologia primitiva giungendo a quella alta e moderna adatta per i nuovi impianti energetici e la nuova impresa.

Tutto questo è stato fatto sotto la guida del Partito Comunista alla guida e al potere. E indubbiamente questi risultati non sarebbero stati raggiunti se non fosse stato per la nostra partecipazione all'alleanza economica dei paesi socialisti, il Comecon.

Ora, e in poche parole, mi concentrerò sullo stato dell'economia in Bulgaria oggi. Secondo i dati dell'UE, ora occupiamo saldamente, nell’area UE, tutti gli ultimi posti in termini economici e sociali. La corruzione, la disoccupazione e il saccheggio di massa dei beni e della manodopera in generale si stanno diffondendo senza fine. Secondo le Nazioni Unite, ad oggi siamo bloccati al 118° posto, a livello mondiale, per il reddito nazionale lordo pro capite.

Questi sono i risultati della “democratizzazione” e del capitalismo selvaggio impiantato in Bulgaria, la cosiddetta transizione. Non riesco quasi a dirvi, in questa intervista, tutti i pogrom che sono stati compiuti sotto i dettami delle forze esterne e della restaurata classe capitalista nel nostro paese. Ne cito solo alcuni:

- migliaia di imprese sono state totalmente liquidate;

- l'agricoltura cooperativa è stata distrutta: l’allevamento di bestiame, la produzione di ortaggi e altri rami dell'agricoltura sono stati ridotti, da grandi che erano, allo stato di produzione su piccola scala.

Tutto ciò ha portato a un'enorme disoccupazione, circa 3 milioni di lavoratori formati per la loro specifica professione hanno perso l’occupazione; i giovani sono andati in cerca di sopravvivenza nei paesi europei sviluppati e molti di essi si sono ridotti ad essere dei veri e propri esiliati, sottoposti a uno sfruttamento crudele. La Bulgaria, che nel 1989 aveva una popolazione di 9 milioni di abitanti, è ora sotto i 7 milioni e questa cifra sarebbe ancora più bassa se, inopinatamente, non contasse – e sono molti – anche coloro che lavorano in Occidente senza aver lasciato la cittadinanza bulgara.

Ora che la crisi economica e finanziaria globale sta imperversando in tutto il mondo capitalista, con il coronavirus che interrompe la produzione e le bolle finanziarie che scoppiano una dopo l'altra, questo flusso di emigranti di cui parlo si è improvvisamente rivelato superfluo per i paesi occidentali e molti di questi bulgari, rimasti disoccupati, tornano in Bulgaria. E al momento i disoccupati nel nostro Paese sono molto di più degli occupati. Ciò ha inondato le piazze e le strade di città e villaggi di cittadini che protestano contro il governo, come abbiamo già detto sopra.

Sì, il parallelo è chiaro. Sorge la domanda: perché, dopo tutte le conquiste del socialismo all'inizio degli anni '90, la Bulgaria e l'intero campo socialista sono caduti in una crisi distruttiva?

Vi sono stati molti tentativi diretti a spiegare questo nuovo fenomeno, nuovo anche per la teoria e la pratica del movimento comunista. Tra i tentativi analitici più frequenti   possiamo segnalare:

- i colpevoli vanno soprattutto ricercati tra i nefasti gruppi dirigenti guidati da Mikhail Gorbachev;

- il partito comunista si era burocratizzato e completamente distaccato dal popolo;

- un grande ruolo destabilizzante l’hanno avuto l'invasione capitalista e l'attività sovversiva svolta per anni dai centri imperialisti;

- la pianificazione centralizzata ha ostacolato lo sviluppo economico;

- la partitocrazia di tipo borghese ha provocato questi processi, muovendosi solo per i propri interessi;

- la pratica socialista è rimasta indietro e nelle nuove condizioni della rivoluzione scientifica e tecnica non è riuscita a sviluppare la rivoluzione informatica e tecnologica, non è riuscita a realizzare la società postindustriale.

Ogni giorno, per così dire, ha prodotto nuove analisi. Nell'interesse della verità, dobbiamo prendere fortemente in considerazione la veridicità di tutti i punti esposti sopra. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare con forza che nessuno di questi punti, preso singolarmente o la totalità di essi, può fornire una risposta convincente alla domanda principale: cosa ha causato la crisi nelle società socialiste?

La risposta oggettiva a questa concreta domanda che sale nel nostro tempo, la possiamo trovare, a mio avviso, rivolgendoci alle fonti originali del marxismo.

Nel 1878, Friedrich Engels, con il suo genio, avvertì: “Lo Stato moderno – qualunque sia la sua forma – rimane essenzialmente una macchina capitalista, l'ideale capitalista collettivo. Più forze produttive prende nelle sue mani come sua proprietà, più diventa effettivamente un capitalista collettivo e più soggetti sfrutta. Gli operai restano lavoratori salariati, proletari. Le relazioni capitaliste non vengono abolite, ma al contrario vengono portate al loro apice. Come in un colpo di stato al vertice”.

Contiamo fermamente su questa dichiarazione del comunismo scientifico, sia per ciò che riguarda la valutazione del periodo passato della società socialista realizzata nel nostro paese, che per ciò che riguarda lo sviluppo della nostra futura strategia. Quest’analisi dei classici del marxismo dà una degna risposta alle questioni sopra citate e inerenti la crisi del socialismo e le sue conseguenze oggettive.

Il superamento della crisi del “socialismo” all'inizio del nuovo secolo richiede una critica dialettica e una lettura dei risultati dei periodi passati, che ci consentiranno di fare un altro passo avanti nella ricerca di una nuova teoria e pratica delle trasformazioni socialiste e comuniste nella fase attuale. Caro amico, forse mi chiederai: tutto questo non era noto prima? La risposta è sì. Lo sapevamo, ma c'era un fattore che limitava le nostre possibilità e opportunità in relazione all’analisi e al superamento delle criticità. È infatti estremamente chiaro a tutti noi che il predominio, in questo periodo di cui stiamo parlando, era concentrato nelle mani del PCUS. Il superamento degli ostacoli di cui parla Engels, nel nostro partito, è stato tentato in più direzioni:

- innanzitutto, abbiamo proposto, con decisioni speciali del Comitato Centrale, l’introduzione del principio elettorale in tutte le unità produttive e amministrative del Paese. I direttori sono stati eletti dal lavoro collettivo e questo fu accolto ovunque dai lavoratori;

- in secondo luogo, comprendendo anticipatamente le conseguenze della politica di Gorbaciov e prevedendo la futura rovina insita in quella politica, il nostro partito e gli organi statali, sotto la guida del Partito Comunista Bulgaro, hanno approvato leggi dirette a restituire la proprietà statale alle imprese e alle istituzioni dei collettivi di lavoro. In questo modo, pensavamo di poter evitare il loro futuro saccheggio. Purtroppo, questa iniziativa non fu sostenuta dal Cremlino e gli stessi collettivi di lavoro non l'accolsero con favore. Perché? Perché era troppo tardi. Avevamo costruito una società di consumatori che, secondo la teoria marxista, erano alienati sia dai mezzi di produzione che dagli oggetti del loro lavoro.

La conferma più chiara di ciò è il fatto (che ti ho riferito nel nostro precedente incontro a Sofia) che da Berlino a Vladivostok, dove si era diffuso il sistema socialista, nessun lavoratore si schierò a difesa della proprietà socialista. Gli operai erano alienati da questa struttura proprietaria.

Vorrei sentire la tua opinione su questo tema e vorrei che si aprisse su tutto ciò una discussione collettiva e creativa.

Indipendentemente dalle contraddizioni che si manifestano in ogni formazione sociale, storica e politica, senza dubbio nei paesi del socialismo applicato (e quindi anche nel socialismo bulgaro) sono stati conquistati grandi diritti sociali e vittorie. Mi chiedi, dunque, a partire dalla sua stessa esperienza storica, quali battaglie combatterebbe il Partito Comunista di Bulgaria per migliorare le politiche nei confronti dei lavoratori, delle donne e dei giovani.

Rispondendo a questa domanda, voglio tornare alla mia argomentazione precedente: i diritti sociali acquisiti dai lavoratori sotto il socialismo sono irraggiungibili nelle condizioni del mondo capitalista. Innanzi tutto, vorrei segnalare l'eliminazione della disoccupazione come concetto e come realtà. I lavoratori godevano non solo della legislazione, ma anche dei reali benefici forniti dai potenti fondi sociali messi in campo dallo Stato. Occorre sapere che ai pensionati veniva garantito di ricevere fino al 70% dello stipendio percepito come lavoratori attivi. Avevano l'opportunità più volte all'anno, a prezzi estremamente bassi, di utilizzare le strutture per le vacanze di proprietà di ciascuna azienda e di ogni settore e di un’assistenza sanitaria completamente gratuita e universale. Le medicine erano gratuite o a prezzi molto bassi. Vi era l'opportunità, per ogni pensionato, con la conoscenza e l'esperienza accumulate, di partecipare come consulente al processo lavorativo. Bambini e giovani hanno ricevuto un'istruzione completamente gratuita e libri di testo e sussidi didattici gratuiti. E ciò in relazione all’intero ciclo scolastico, da quello primario all’università. Tutti hanno beneficiato di cure mediche specialistiche, completamente gratuite. Tutti i beni destinati ai giovani erano sovvenzionati dallo Stato e venduti a prezzi estremamente bassi. Impianti sportivi e intrattenimento culturale erano completamente gratuiti. Si organizzavano campi ricreativi gratuiti per bambini e altro ancora. L’intera politica dell’assistenza sull’infanzia e sui giovani completamente gratuita e uguale per tutti e ricca di incentivi voluta dai governi popolari ha portato ad un'esplosione demografica. La popolazione della Bulgaria negli anni del socialismo è passata da poco più di 6 milioni ai 9 milioni nel 1989. Questa politica e molti altri vantaggi portarono alla completa eliminazione dell'analfabetismo e, come ho sottolineato sopra, l'istruzione era obbligatoria fino all'istruzione secondaria. Le donne, nel socialismo, avevano gli stessi diritti degli uomini, godevano della piena uguaglianza sociale ed erano totalmente e attivamente coinvolte nel processo di produzione e direzione. L'assistenza ai figli delle madri lavoratrici era fornita da un'ampia rete di asili nido e scuole materne ad un costo limitatissimo. Le donne prendevano parte attiva alla vita politica. Tutti gli organismi eletti erano attentamente monitorati per garantire la stessa presenza, in essi, di uomini e donne. Lavoratori e dipendenti avevano diritti garantiti e partecipavano attivamente al processo produttivo, proponendo le loro innovazioni/razionalizzazioni; avevano ferie annuali garantite e riposo pressoché gratuito nelle strutture per i lavoratori. L'intenso sviluppo dell'industria e dell'agricoltura richiedeva una costante qualificazione e riqualificazione, che venivano fornite gratuitamente dallo Stato. Tutti i lavoratori e le lavoratrici avevano cure mediche obbligatorie – sotto forma di prevenzione e cura – completamente gratuite.

Potrei elencare molte altre cose che per te, che vivi nelle condizioni del capitale, potrebbero risultare persino incomprensibili. Oggi in Bulgaria, nelle condizioni del capitalismo “fiorente”, tutto questo è stato liquidato.

In Bulgaria, ora, i salari e gli stipendi sono i più bassi di tutta l'Unione europea. Allo stesso tempo, i lavoratori pagano tutto. Devi pagare perché tuo figlio giochi sui campi sportivi. I vestiti e le scarpe dei bambini in molti casi sono più costosi di quelli degli adulti, i campi-vacanze per i bambini sono stati cancellati, e potrei stilare una lunghissima lista di liquidazioni del sociale. Le donne, sebbene costituzionalmente aventi diritto agli stessi diritti degli uomini, percepiscono il 70% circa del salario che loro spetterebbe. Le rette per gli asili nido e le scuole materne sono insostenibili e non ci sono posti per molti bambini, perché la maggior parte degli asili sono stati chiusi.

L'assistenza sanitaria, trasformata in aziende private, ha tolto a larghe fasce sociali la possibilità della cura, trasformando la sanità in genocidio aziendale. I prezzi dei medicinali per gran parte della popolazione sono inarrivabili. Pochi possono permettersi la normale vacanza in estate o in inverno. Le basi-vacanze costruite dal socialismo sulle coste del Mar Nero e in montagna per i lavoratori, sono state tutte privatizzate, trasformate in proprietà privata e i prezzi sono ora inaccessibili per il popolo bulgaro.

Questi sono i “benefici” del capitalismo nel nostro paese. Sono convinto che nelle condizioni del capitalismo il ripristino dei benefici del socialismo nel nostro paese sia impossibile. C’è il rischio che l'uso del parallelo tra ciò che è stato ottenuto e la sua distruzione da parte dell’attuale capitalismo in molti casi produca solo nostalgia. La paura sociale e l’esigenza di una sorta di riconciliazione sociale segnano in questa fase l'intera popolazione attiva e tutto ciò rende più difficile una lotta di massa per la riconquista di ciò che si è perduto, di ciò che è stato sottratto. Sono sicuro che per tornare al cambiamento, ad un nuovo senso collettivo volto alla trasformazione socialista, occorra un periodo di maturazione degli atteggiamenti pubblici, delle coscienze popolari e molto probabilmente ciò sarà la questione principale dei moti rivoluzionari futuri, di cui parlerò più avanti.

Passando alla domanda su quali sono le prospettive del Partito in un paese come la Bulgaria in relazione al problema della crescente influenza delle forze conservatrici e delle organizzazioni di estrema destra nel nostro paese, vorrei dire quanto segue: dal punto di vista del materialismo storico e degli shock particolarmente forti in economia, politica e ideologia – secondo la nostra visione marxista della crisi generale del capitalismo –, il capitale costruisce il suo muro difensivo, mettendo in circolazione soprattutto le forze di estrema destra della società. L'intera storia del capitalismo conferma questa tesi. Le crisi del primo Novecento hanno dimostrato tutto ciò. La crisi degli anni '30 ha dato origine ai mostri del fascismo e del nazionalsocialismo. Sono convinto che l'attuale crisi darà vita al prossimo mostro misantropico, i cui tentacoli velenosi sono già visibili in quasi tutti i paesi del mondo. La situazione è simile in Bulgaria. Rispondendo alla tua prima domanda, ho già parzialmente spiegato questo fenomeno. Le rivolte moderne dei milioni di oppressi sono spuntate sulla mappa di quasi tutti i paesi del mondo: dagli Stati Uniti all’Europa, dalla Bielorussia alla Russia. E non possiamo certo dire che questi movimenti siano segnati dallo spirito del socialismo. La resistenza delle masse non ha ancora messo a fuoco i cambiamenti radicali che questa fase storica richiede per evitare che si allarghino i cancri del capitale. Userò lo spartito linguistico e filosofico marxista-leninista: nelle rivolte delle masse a cui abbiamo assistito possiamo vedere solo rivoluzioni di natura piccolo-borghese. Naturalmente, i movimenti opportunistici di certe forze di sinistra sono attivamente coinvolti in essi. Ma le brutali rivoluzioni borghesi che si affermano sotto il capitalismo hanno una vita molto breve e di solito finisce che queste rivoluzioni divorino i propri figli. Dopo la fine di ogni rivoluzione borghese giunge un periodo di sconforto e di profonda delusione tra le masse. Solo allora le masse aprono gli occhi e il cuore alle idee di sinistra.

 

D. Come valuti la situazione politica internazionale?

Ho sottolineato all'inizio che l'attuale crisi generale del capitalismo non è paragonabile a nessuna delle altre crisi storiche del capitalismo e dell'imperialismo. La sua profondità e portata sono sconosciute all'umanità. Quando ero uno studente laureando e scrivevo la mia tesi di dottorato a Mosca, avevamo un professore che ci teneva conferenze nel campo della futurologia. Iniziava quasi ogni lezione con le parole: “Le previsioni politiche e la lettura dei fondi del caffè differiscono solo perché a volte quanto le seconde a volte ci azzeccano”. Uso questa specie di aforisma per dire che questa è forse la domanda più difficile che mi stai ponendo in questa intervista. Sì, ti darò la mia opinione, ma ti chiedo di essere paziente con me e di concedermi il tempo necessario per svolgere le mie riflessioni.

Vorrei iniziare la mia analisi con la vecchia questione posta dal marxismo-leninismo. Il capitalismo ha raggiunto il suo apogeo: in che misura sono cresciute le contraddizioni al suo interno? Le accumulazioni quantitative sono sufficienti per passare a una nuova qualità? E quando si presenterà il cosiddetto “periodo di negazione”? Sì, queste sono le leggi della dialettica e penso che possano darci una risposta a ciò che sta accadendo oggi. Vorrei ricordarvi la controversia che divenne nota nei circoli marxisti tra Lenin e Kautsky, quando Lenin definì l'imperialismo come la fase più alta e finale del capitalismo. Mentre Kautsky, in modo opportunista, si oppose a tale tesi affermando stava arrivando una nuova fase nello sviluppo del capitalismo, che chiamava super imperialismo. E oggi viene chiamato globalismo. Sì, il mondo oggi sembra un grande villaggio e la politica appare un'espressione concentrata dell'economia. Il liberalismo, che ha portato al caos nell'economia, al rifiuto totale della pianificazione, sono a mio avviso le cause principali dell'attuale crisi. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare con forza il fatto che l’avvento delle nuove tecnologie, la produzione elettronica e robotica hanno avuto un forte impatto sulla struttura della società in questa fase. La crisi è presente anche grazie alle bolle finanziarie fortemente gonfiate e in continuo scoppio. Questi pochi fattori segnano già ora lo sviluppo futuro dei processi politici e delle correnti ideologiche che ne derivano e ne deriveranno.

Anni fa, alla ricerca di maggiori profitti, il grande capitale dei paesi sviluppati iniziò ad esportare la sua produzione in massa verso paesi con manodopera a basso costo. Ciò è stato accompagnato da concentrazione e sviluppo nel campo della programmazione e dell'industria del software nei paesi sviluppati.

Questa politica del capitale è stata perseguita per decenni ma ora sta tornando indietro, all’interno stesso del grande capitale, in forma di crisi, infliggendogli pesanti sconfitte. Non a caso l'ultimo l’ultimo “grido”, sia degli Stati Uniti che dell'Unione Europea, e di chi esporta la propria produzione in generale, è “riportare la nostra produzione a noi”. Sì, ma il capitale dimentica un piccolo dettaglio, che, insieme alla produzione e alla tecnologia in questi paesi sottosviluppati, si sono formate nuove generazioni di professionisti intellettualizzati e competitivi, capaci di creare essi stessi le innovazioni del XXI secolo. Inoltre, il ritorno della produzione “a loro” – nei paesi sviluppati – causerà un altro fenomeno: i beni prodotti all’interno avranno un costo molte volte superiore a quello dei beni prodotti all’esterno di essi, nei paesi sottosviluppati.

Questo processo influisce e ancor più influirà sul potere d'acquisto delle nazioni. E si verificherà questo: la crisi stessa si riprodurrà in una nuova crisi e la crisi diverrà permanente. Il problema non ha soluzione, per il capitale. Quali sono le opzioni per il capitalismo in relazione a questo meccanismo dialettico appena esposto? La prima opzione – la più indolore per il capitalismo – è fare enormi investimenti nell'industria militare. La seconda opzione è cercare di alleviare la tensione tra i popoli attraverso le riserve accumulate, fornendo finanziariamente un minimo di sussistenza per la sopravvivenza di gran parte dei disoccupati. E come sappiamo, ogni riserva è limitata e la crisi inevitabile, in relazione alle enormi aree di lavoratori che stanno entrando stabilmente nell’area della disoccupazione di massa.

È del tutto evidente che il capitale tenti anche di sopperire alla questione della disoccupazione di massa precarizzando e flessibilizzando una parte vasta del lavoro, ciò come risposta parziale alla disoccupazione e alla restrizione dei mercati interni in virtù sia della sottosalarizzazione di massa che alla mancanza totale di salario. Pur rimanendo, per il capitale, prioritaria l’espulsione dalla produzione della forza-lavoro quando questa viene ritenuta eccessiva al fine di mantenere alto il saggio di profitto.

Questa opzione è già praticata su vasta scala, ma ha gravi conseguenze. Indico la Bulgaria come esempio: oggi i disoccupati nel nostro paese sono molto di più degli occupati. Non posso darti numeri esatti perché il processo è molto dinamico. Posso intanto confermare che la maggior parte dei manifestanti che per più di un mese hanno occupato le piazze e le strade in Bulgaria provengono dal mondo della disoccupazione. da questa parte del nostro popolo.

Cosa posso prevedere? Secondo il famoso critico teatrale russo Stanislavskij, se c'è un fucile appeso sul palco, allora nella rappresentazione questo fucile sparerà.

L'analogia non è totalmente corretta, ma la sovrapproduzione di armi nel mondo dovrà avere sbocco da qualche parte. Sono convinto che la natura demoniaca del grande capitale, la cui concentrazione ha raggiunto proporzioni incredibili, non esiterà a manifestare la propria essenza di fronte alla storia e al proprio destino. Oggi la guerra economica è all'opera su tutti i fronti. Presumo anche che la rivolta delle persone affamate e prive di diritti sia inevitabile. Friedrich Engels predisse che lo sviluppo della produzione di armi avrebbe raggiunto un punto così alto e così grave per cui le guerre sarebbero diventate impossibili. Ma Hiroshima e Nagasaki hanno confutato questa affermazione!

Non vorrei andare avanti nella lettura del futuro, poiché le profondità della questione specifica, la sua molteplicità e il suo backstage sono oggi poco conosciuti sia dal pensiero scientifico che dai politologi. Credo che l'oppressione dei lavoratori in tutto il mondo culminerà nella presa di coscienza e nell'azione che cancelleranno le fondamenta del capitale.

Certo, ci sono eventi politici, la cui interpretazione in questa intervista sovraccaricherebbe il nostro dialogo. Se lo desidererai, potrò rispondere in un’altra occasione alle tue domande specifiche.

 

D. Qual è la posizione del Partito Comunista di Bulgaria sull'attuale sviluppo economico, politico e sociale della Repubblica Popolare Cinese?

Rispondo brevemente. Abbiamo buoni rapporti – in via di sviluppo – con il Partito Comunista Cinese, come siamo in dialogo permanente con tutti i partiti comunisti del mondo.

Cercherò di esprimere sinteticamente la mia opinione sul tema che mi hai posto.

Nel movimento comunista internazionale i giudizi sul percorso che è stato scelto per lo sviluppo della RPC sotto la guida del PCC sono diversi. Da un lato vi sono partiti comunisti che giudicano positivamente il tipo di sviluppo cinese, dall'altro vi sono partiti che negano completamente il carattere socialista dell’attuale sviluppo della Cina. Prima di dirti qual è la mia posizione rispetto a ciò, mi permetterò una piccola digressione.

Quando iniziai la mia attività politica nell'organizzazione giovanile del partito, mio nonno mi dette dei consigli, che ho poi cercato di seguire per tutta la mia vita e la mia attività. Una di queste linee guida era: “guarda sempre la tua mano e il dito puntato verso chi critichi, poiché un dito punta a lui e quattro a te”. È così che mi avvicinerò alla questione.

Già nel 1989, a maggio, fui ospite del PCC e testimone diretto degli eventi di Tienanmen e conobbi direttamente gli eventi che il mondo stava annunciando con grande enfasi. Anche io ero tra i tanti manifestanti in piazza e ne ho sentito personalmente l'umore, ho avuto modo di assistere alle proteste di massa a Shanghai e Hangzhou.

Tutto questo mi portò a delle riflessioni e a delle domande, a dire il vero, per le quali ebbi, allora, a trovare risposte.

Nelle mie conversazioni al Comitato Centrale, che abbiamo avuto a quel tempo con i compagni cinesi, non ho sentito una negazione di ciò che accadeva nelle piazze e nelle strade. Al contrario, uno dei membri dell'allora Politburo del PCC rispose “Questi sono i nostri figli e supereremo questa fase e i suoi problemi”. Forse queste parole descrivevano in modo molto più profondo e reale di ciò che in quel momento sembrava il processo politico e sociale in atto volto al superamento delle contraddizioni.
Il progetto del PCC diretto a superare le contraddizioni nella società ha preso corpo in un tempo storico estremamente breve. Con il suo sviluppo teorico e le sue scelte specifiche e tenendo innanzitutto conto delle peculiarità cinesi, il PCC è riuscito positivamente a mettere in pratica il disegno teorico di Lenin sull'introduzione del capitalismo di stato (ricordate la Nuova Politica Economica) all’interno della rivoluzione in Unione Sovietica. Il tema dell’introduzione del capitalismo di stato dopo la vittoria della rivoluzione è troppo ampio. Anche Lenin fu criticato, all'epoca, da coloro che consideravano questa scelta come un passo indietro nello sviluppo della rivoluzione. L'introduzione del capitalismo di stato nelle fasi della rivoluzione vittoriosa è un argomento molto ampio che potremmo discutere in un dialogo successivo. Centinaia di pagine su questo argomento sono state scritte da Lenin, pagine che sono da considerarsi un’eredità creativa. Si può sicuramente affermare che l'approccio del PCC a queste nuove condizioni abbia consentito a questo vasto paese di risolvere molti dei problemi economici e sociali in un tempo storico molto breve: sviluppo intensivo dell'industria, dell'agricoltura e della struttura sociale della società. Oggi la Cina è un potente colosso che determina in gran parte lo stato dell'economia mondiale. Studiando i documenti del PCC, possiamo vedere come passo dopo passo sia notevolmente aumentato il benessere delle persone e come si sia giunti, come afferma anche l’ultimo Congresso del PCC, alla completa eliminazione della povertà in Cina. Per i paesi che contano ormai un miliardo e mezzo di abitanti, come la Cina, queste è una conquista che tanta altra parte dell'umanità non conosce. Questi sono alcuni degli aspetti positivi della politica del PCC. Sono indiscutibili.

D'altra parte, ci sono fattori nella condotta di questa politica che, dal punto di vista del marxismo, potrebbero destare preoccupazione in futuro. Cosa voglio dire? Ci sono più miliardari e milionari in Cina oggi che negli Stati Uniti. La tesi di Engels sullo Stato come comproprietario dei mezzi di produzione, che ho citato nelle risposte precedenti, è pienamente valida anche nei confronti della classe operaia. Lenin, all'epoca della NEP era stato molto chiaro su questo pericolo. Prima dell'inizio della NEP in Unione Sovietica, egli, al X Congresso del Partito bolscevico, liquidò l'opposizione operaia nel partito, liquidò cioè quel regolatore operaio del comportamento del partito istituito in quei tempi difficili. Sì, Lenin capì che il partito non sarebbe stato in grado di difendere le proprie posizioni combattendo su due fronti: l'opposizione interna e la penetrazione dell'elemento capitalista nella vita del popolo e del paese. In breve, mi sorge la domanda: il PCC manterrà la propria forza e il proprio potere per resistere alla pressione che provoca l’introduzione capitalista? E che ruolo svolgerà l’alienazione dei lavoratori, di cui ho parlato prima e che ha causato il destino del nostro sistema socialista?

L'insoddisfazione di molti partiti comunisti per la posizione neutrale del PCC in relazione allo sviluppo del movimento comunista nel mondo rischia in gran parte di determinare il loro stesso atteggiamento negativo verso le politiche interne che il PCC persegue. È un dato di fatto, il PCC è presente a tutti gli incontri internazionali dei Partiti Comunisti e Operai del mondo, ma non assume una posizione positiva in relazione all’aiuto concreto ai Partiti Comunisti. Per me, questo comportamento può essere spiegato in un solo modo: lo sviluppo intensivo della Cina non avrebbe potuto avvenire se gli enormi investimenti dei paesi capitalisti in Cina non fossero stati realizzati. La realizzazione di questi investimenti è stata molto probabilmente ottenuta attraverso accordi a livello politico ed economico con il mondo capitalista e, soprattutto, con gli Stati Uniti. Presumo e credo che l'approccio (collaudato) del capitale occidentale nel condurre un'entrata economica in Cina sia stata accompagnata da alcune richieste politiche.

Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti vollero una condizione per l'Unione Sovietica e Stalin: per aiutare l'Armata Rossa e i popoli sovietici materialmente e con le armi, l'Unione Sovietica non doveva sostenere e far sviluppare il movimento comunista e i partiti comunisti in tutto il mondo. Ciò portò alla cessazione delle attività della Terza Internazionale. Oserei affermare che una tale condizione è stata posta per il PCC nello stabilire e realizzare legami economici tra l'Occidente e la Cina. Oggi, lo scontro tra gli Stati Uniti e la Cina è evidente e anche sul piano economico le cose sono molto cambiate. La Cina e l'India producono oggi il 65% dei beni di consumo mondiali. La potenza militare della Cina è ora quasi uguale a quella degli Stati Uniti. Ma a segnare questo scontro tra titani c’è il fatto che la Repubblica Popolare Cinese è stata in grado di acquistare il debito estero degli Stati Uniti. Gli analisti mondiali prevedono che se questo processo continuerà, il valore del dollaro entro giugno 2021 scenderà del 35%. Questo fatto determinerebbe una situazione inedita, mai ancora conosciuta dall’economia mondiale.

In queste nuove condizioni, il PCC ha anche modificato la propria politica nei confronti del movimento comunista mondiale. Molto probabilmente esso si è svincolato dagli impegni presi, a cui accennato sopra. Nel gennaio di quest'anno 2020, tutti i partiti comunisti e operai, compreso il Partito Comunista di Bulgaria, erano stati invitati, per la seconda metà di febbraio, ad un incontro organizzato dal PCC a Pechino. Suppongo che in questo incontro, se non fosse stato rinviato a causa del coronavirus che per primo aveva invaso la Cina, avremmo conosciuto il nuovo atteggiamento del PCC nei confronti del movimento comunista mondiale.

 

D. Sei il Responsabile della Commissione: in che modo oggi i sistemi di pensiero marxista e leninista possono contribuire ai processi rivoluzionari mondiali?

Questa fase storica ha caratteristiche che l'umanità non ha mai conosciuto prima. Non è un caso che, proprio in Occidente, il pensiero scientifico abbia definito Karl Marx lo scienziato millenario. Come ho già affermato in questa stessa intervista il piano per la costruzione di una nuova società delineato dal pensiero marxismo-leninismo non è stato realizzato secondo le stesse esigenze sociali. Ecco perché l'edificio che è stato costruito nei nostri paesi è crollato totalmente. Se facciamo un'analisi approfondita degli errori commessi in questo periodo, difficilmente tale analisi potrebbe essere contenuta nelle pagine della vostra rivista. Pertanto, mi sono permesso di soffermarmi – più sopra –  solo su alcuni di questi errori.

Se tracciamo il percorso di sviluppo e realizzazione delle idee marxiste dalla loro messa in campo fino ai giorni nostri, possiamo affermare con certezza solo una cosa: è stata accumulata un'enorme esperienza scientifica e sociale. Se, ovviamente, accettiamo l'esperienza come attività umana cosciente e assimilata. Sì, oggi il tesoro dell'esperienza marxista-leninista è enorme ed è il piedistallo dal quale dobbiamo ripartire. All'inizio di questa intervista ho sottolineato la varietà esistente di tentativi di creare il modello di socialismo nel XXI secolo. Conosco la maggior parte di essi.

Come sappiamo dalla nostra teoria, le rivoluzioni non sono fatte solo da partiti e movimenti. Per giungere al progetto rivoluzionario sono necessarie condizioni oggettive pertinenti. I nostri partiti hanno un unico compito: delineare e proporre la forma necessaria, la proposta utile per la stragrande maggioranza dei lavoratori; un progetto comprensibile per milioni di persone e volto a mettere a fuoco le carenze del capitalismo e le possibilità di liberazione del lavoro dal capitale. Non è un compito facile. Abbiamo bisogno di un'analisi estremamente accurata degli elementi di base della società moderna.

Dobbiamo studiare le condizioni reali del lavoro salariato moderno e, di conseguenza, cercare di determinare in modo ottimale gli interessi di ogni gruppo delle parti costitutive degli strati del movimento operaio complessivo oggi. Solo sulla base dell'analisi di questi interessi potremo utilizzare la metodologia del marxismo, diretta a determinare le forze a nostra disposizione per determinare una situazione rivoluzionaria. A titolo illustrativo, voglio sottolineare un paradosso. Oggi la manodopera più sfruttata è quella di chi opera nel campo dell'alta tecnologia e della robotica di produzione. Non è un caso che i capitalisti che investono in questi settori produttivi crescono come i funghi e diventano miliardari. Il paradosso è proprio che il lavoro vivo investito in queste tecnologie è relativamente il meglio pagato. Eppure è il più derubato. Il campo dei servizi è estremamente ampio. Non credo sia necessario dimostrare il grado di sfruttamento in questo settore. Possiamo andare oltre, ma non abbiamo ancora un’elaborazione generale all’altezza di questo nuovo e decisivo processo produttivo. E possiamo prevedere poco o nulla, sul piano sociale, senza avere questa conoscenza scientifica, senza sapere cosa determinerà la rivoluzione scientifica e tecnologica dei prossimi anni.

A mio parere, questo è uno dei compiti più importanti che dobbiamo risolvere nell'attuale periodo. Dopodiché, vorrei sottolineare la questione del nostro futuro alleato nel processo rivoluzionario. Questo è un problema molto complicato. Oggi assistiamo alla proletarizzazione di massa della classe media nel mondo, ma essa porta ancora in modo permanente i segni del pensiero borghese. La sua trasformazione finale in proletariato avverrà proprio nelle condizioni di depressione dell'attuale crisi, e solo per una parte di essa. Il livello di massa critica di adesioni alle nostre idee sarà determinata dagli inevitabili cataclismi sociali, che avverranno, a mio parere, storicamente a breve termine, grazie all'avidità del capitalismo contemporaneo e alla sua legge fondamentale dei profitti e dei superprofitti. Lo sappiamo molto bene, in tempo di crisi i milionari e i miliardari si moltiplicano, la massa della povertà aumenta a dismisura. Il prossimo futuro è davanti a noi!

È giusto, tuttavia, avviare un'analisi dei fattori contrari al nostro movimento, del loro sviluppo nella fase attuale: a mio parere è il collegamento che dobbiamo stabilire con la messa a fuoco dei possibili fattori rivoluzionari. E il problema dell’assenza di una coscienza rivoluzionaria generale è uno dei massimi ostacoli al determinarsi dei processi rivoluzionari. E anche per sua costruzione dobbiamo mettere a punto precisamente i compiti e il ruolo dei comunisti oggi.

Nella fase data come unire la catena dei problemi che dobbiamo affrontare per portare avanti la rivoluzione socialista?

Credo che un anello decisivo di tale unità sia la popolarizzazione della parola d’ordine del controllo operaio sulla produzione e sulla finanza del capitale. I sindacati contemporanei non sono in grado di farlo, in quanto sono un'appendice chiara del potere in tutti i paesi capitalistici. Nella Russia zarista, tale questione fu sollevata e trovò la sua realizzazione dopo la rivoluzione del 1905: la creazione dei consigli dei lavoratori. La forma odierna può essere diversa, tenendo conto del generale e dello speciale nelle diverse aree dell'attività umana. A mio avviso, questa è una questione estremamente importante, sia scientificamente che praticamente. È la questione che Feuerbach, per la filosofia, definiva la pietra angolare.

La questione principale è che il lavoro vivo deve conquistare il suo giusto posto nel processo riproduttivo. Senza ciò non ci sono né beni né possibilità di funzionamento produttivo e sociale. La classe dei lavoratori salariati deve superare, inoltre, la paura di ricevere l'appoggio dell'esercito dei disoccupati; deve conquistare fiducia in se stessa e conquistare la coscienza d’essere il fattore centrale e determinate dell’intera società.

Assieme a ciò, è necessario sviluppare i principi dell'autogoverno dei lavoratori nelle condizioni del socialismo. Questo problema è stato discusso nel nostro movimento dall'inizio del secolo scorso, ma oggi ha bisogno di essere aggiornato e teoricamente chiarito. Alcuni studiosi affrontano in modo meccanico tale questione, ragionando sulle operazioni contabili del futuro autogoverno. A mio parere, questo è un grave errore. L'applicazione concreta e la corretta definizione dei principi della sua attuazione devono essere opera dei collettivi di lavoro e della popolazione nel suo insieme. Questi processi non possono essere realizzati se non solleviamo la questione generale dell’uguaglianza. Dobbiamo prima porre il problema dell'uguaglianza all’interno stesso dei processi di produzione. E questo significa costruire una nuova visione della proprietà, che non è più solo materiale ma anche intellettuale.

L'autogoverno, nella società socialista, deve conformarsi al meglio alle leggi della dialettica. Il nuovo tipo di unità e lotta degli opposti, i nuovi cambiamenti quantitativi e qualitativi, la negazione di tutto ciò che è vecchio e non necessario a un certo stadio di sviluppo si manifesteranno più chiaramente lì, nella lotta e nella costruzione creativa del socialismo. La padronanza di questi processi garantirà la vitalità e lo sviluppo intensivo della società futura.

Ho evidenziato solo alcune delle mie opinioni sulla piattaforma politica e ideologica con cui noi comunisti dobbiamo confrontarci oggi. Indubbiamente, la vita ci inonda di problemi sempre diversi e nuovi che chiedono di essere risolti. Dobbiamo sfuggire ai dogmi e alle dottrine e migliorare costantemente la nostra ricchezza ideologica, basata principalmente sulle fondamenta del marxismo-leninismo. Indubbiamente, le discussioni su queste e altre questioni sono tante, nel nostro movimento. Oserei dire che è in queste discussioni creative che risiedono la ricchezza e il potere del nostro movimento. Naturalmente, l'efficacia dei nostri partiti dipende in gran parte dal ripristino dei principi di Lenin della costruzione del partito. Questo è un argomento troppo ampio per la discussione, ma a mio parere è alla radice delle distorsioni che si sono verificate nel movimento comunista dopo la morte di Lenin:

- la democrazia nei partiti stessi è stata schiacciata;

- il lavoro dei comunisti – portatori diretti dei rapporti con le masse e portatori dei problemi e degli stati d'animo emergenti nella società – è stato sostituito da un lavoro di esecutori delle decisioni prese dalle autorità superiori;

- il centralismo democratico si è via via trasformato in centralizzazione senza democrazia;

- i partiti comunisti, in quanto forma superiore di organizzazione di classe del proletariato, sono stati contagiati dal virus della leadership.

Questi processi e altri hanno influenzato negativamente tutti i principi di costruzione di partiti di nuovo tipo. A mio avviso è difficile, ma quanto mai necessario, tornare in tempi rapidi all'immagine autentica dei nostri partiti, quando gli organi collettivi non permettevano la possibilità di una leadership unica. Voglio ricordarvi che né Lenin né Dimitar Blagoev – il fondatore del Partito Comunista Bulgaro –, né i dirigenti prima di loro sono stati leader formalizzati. Ciò ha garantito la natura democratica e creativa dei partiti. La Grande Rivoluzione d'Ottobre ha vinto sotto la guida di un partito del genere. Dopo la morte di Lenin nel 1924, si verificarono cambiamenti che conosciamo bene!

Sì, i partiti riconosceranno i loro leader informali, principalmente attraverso il loro talento e le loro qualità.

Oggi, a mio avviso, il problema della natura delle leadership è alla base dell'impossibilità di creare una nuova Internazionale comunista nelle condizioni del mondo globalizzato.

Amico mio, caro compagno Fosco, ti abbraccio e saluto cordialmente e resto ansioso di arricchire i nostri legami e il nostro dialogo futuro, per dare il nostro modesto contributo al processo di affermazione delle nostre idee.

 

Tuo, Gheorghi Vanev