Innanzitutto il lavoro

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Il settore “Lavoro-Produzione-Sindacato” dell’Associazione Nazionale “Cumpanis”, sottopone all’attenzione di tutte le compagne e tutti i compagni una proposta politica suddivisa in 28 punti, per tentare di avviare una coerente campagna nazionale sui grandi temi del lavoro, della produzione e dell’organizzazione in Fabbrica. Il nostro settore fa riferimento all’esperienza storica delle famose “Conferenze delle/dei Lavoratrici/tori Comuniste/i” che promuoveva e organizzava il P.C.I. prima del suo scioglimento, ed è con questo spirito che nasce questo documento per aprire un dibattito e un confronto politico con tutte le forze comuniste organizzate e non organizzate, con le aree programmatiche presenti della Confederazione Sindacale CGIL, con lavoratrici e lavoratori esponenti anche delle Confederazioni sindacali della CISL e della UIL e di tutte le organizzazioni sindacali extraconfederali, per cercare, innanzitutto, di coinvolgere lavoratrici e lavoratori comuniste/i, delegate/i RSU; nonché, esponenti politici e sindacali eventualmente disponibili a partecipare al confronto pubblico sui contenuti del documento che presentiamo. Naturalmente escludiamo qualsiasi confronto con esponenti e dirigenti dei sindacati e delle corporazioni sindacali della destra che sono presenti in varie categorie di lavoratrici e lavoratori.

Prima di proseguire con le nostre proposte, vale la pena rinfrescarci la memoria, seppure in maniera molto sintetica, per ricordarci alcune tappe storiche fondamentali per le/i comuniste/i, lavoratrici/ori del nostro paese. L’inizio dell’offensiva contro la classe operaia e lavoratrice ebbe inizio negli anni ’70 con l’azione dei capitalisti attraverso le forze socialdemocratiche del P.S.I., di quella interna al P.C.I. e alla C.G.I.L., sostenute dall’esterno dagli altri gruppi dirigenti delle altre confederazioni CISL e UIL. Fino ad oggi, non è stato fatto ancora un vero bilancio politico e un’analisi in grado di smascherare le false tesi sulla “scala mobile”, sull’inflazione, sulla disoccupazione e sul lavoro in generale, che negli anni ’70 imperversavano ovunque e ampiamente diffuse e propagandate dagli industriali, dai gruppi dirigenti riformisti del P.C.I., del P.S.I., del CESPE, della CGIL, della UIL, dai sindacati e para-sindacati cattolici CISL e ACLI politicamente sostenuti dalla D.C., dal P.R.I., dal P.L.I., dal P.S.D.I., fino al sindacato fascista ex CISNAL (oggi UGL) sostenuti a loro volta dall’ex M.S.I. trasformato poi in A.N. oggi in F.lli d’Italia, questi ultimi appoggiati sempre dalle forze dell’estrema destra extraparlamentare.

Tutti questi soggetti hanno portato avanti un attacco concentrico contro la classe lavoratrice, sostenendo unanimemente in coro, insieme agli industriali, che gli aumenti e l’indicizzazione automatica dei salari erano la causa principale degli aumenti dei prezzi, del costo della vita e della disoccupazione in generale. Di conseguenza, essi teorizzavano che la soluzione necessaria era quella di ridurre i salari attraverso il taglio dell’indicizzazione della cosiddetta “scala mobile”. Su questo terreno politico e sulla base di queste false tesi agirono strumentalmente diversi esponenti politici a cominciare dall’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi allora segretario del P.S.I., sostenuto attivamente dai miglioristi e dai riformisti interni del P.C.I. e della CGIL, che prese la gravissima decisione di emanare il famigerato decreto cosiddetto di “S. Valentino”, poi culminato nel patto sociale del 14.02.1984 tra Industriali, Governo e le Confederazioni CGIL-CISL-UIL per colpire a morte il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori riducendone per legge il salario e il suo meccanismo di difesa.

Tale provvedimento politico fece da battistrada per altre decisioni antipopolari che seguirono e che hanno creato le condizioni materiale su cui nacque la stagione della famigerata concertazione tra sindacati-governo-industriali degli anni ‘90. Successivamente, sullo stesso indirizzo politico vennero fatte altre leggi antipopolari da vari ministri che colpirono pesantemente lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati. A cominciare dalla controriforma delle pensioni iniziata con il governo Amato, poi Dini fino a quella della Fornero del governo Monti e della “quota cento” del governo Lega-M5S e le controriforme del lavoro a cominciare dalla legge 30 di Treu fino a quella di Giuliano Poletti del governo Renzi con il “Jobs Act” che con un decreto legge ha legalizzato il precariato, il lavoro a tempo determinato e abolito l’art.18 per colpire alla radice e destrutturare lo Statuto dei Lavoratori. 

Questi provvedimenti, supportati da tesi campate in aria, hanno dimostrato tutta la loro falsità e tutto il loro fallimento sul piano teorico e su un piano pratico a cominciare dalla stessa sconfitta operaia degli anni ‘79/’80 alla FIAT di Torino che è stata vergognosamente usata in modo strumentale dalle forze sopra indicate; perché, da allora in realtà è cresciuta fortemente l’inflazione che raggiunse il suo culmine il 1° gennaio 2002 con il passaggio dalla lira all’euro, la cui decisione è stata presa dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con il consenso del Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e con il pieno appoggio di Silvio Berlusconi, tutti di formazione e orientamento democristiano. Tale decisione è stata sostenuta dai partiti socialdemocratici/riformisti PDS e socialisti; mentre, tutti gli altri partiti cosiddetti “euroscettici” (Lega, M5Stelle, F.lli d’Italia, ecc.), si sono allineati poco alla volta alla volontà dell’U.E. e all’introduzione dell’euro. Tale grave decisione politica ed economica fu concretamente molto proficua soltanto per il profitto dei capitalisti; perché servì a dimezzare i salari della classe lavoratrice raddoppiando di fatto il costo della vita, facendo crescere la disoccupazione e favorito la chiusura di tante piccole, medie e grandi aziende.

A nostro parere, è importante l’incrocio di questa nostra iniziativa politica con un appuntamento politico nazionale molto importante, che è il prossimo Congresso Nazionale della CGIL che si terrà in autunno di questo anno. L’Assemblea Organizzativa Nazionale della CGIL che si è conclusa a Rimini il 12.02.2022 ha prodotto un documento “Il lavoro crea il futuro” con delle proposte che in maniera vaga sfiora alcuni problemi che riguardano la classe lavoratrice e che verranno discussi e decisi nel prossimo Congresso CGIL. Questo è un terreno politico importante sul quale lavorare per portare avanti la lotta per il radicamento sociale dei comunisti e delle forze progressiste nella classe lavoratrice. Crediamo opportuno e necessario rivolgere le nostre proposte politiche direttamente alle lavoratrici e ai lavoratori comuniste/i, delegate/i RSU, iscritte/i nella più grande organizzazione sindacale di massa del paese che è la CGIL e che oggi è organicamente controllata e gestita politicamente e ideologicamente dal PD.

Noi pensiamo che sulla base dell’esperienza passata e partendo dalla realtà concreta, è necessario lavorare per una piattaforma articolata su obiettivi di interesse generale della classe lavoratrice, per riproporre i diritti che sono stati smantellati fino ad oggi, e per creare un coordinamento comunista in CGIL e nelle altre realtà sindacali in cui sono presenti i comunisti insieme alle aree programmatiche disponibili. Su questa base politica, crediamo necessario avviare un confronto e un dibattito politico con le/i comuniste/i iscritte/i alla CGIL e con le sue aree programmatiche interne che non si sono appiattite alla maggioranza prima della Camusso e poi di Landini (come “Democrazia e Lavoro” e “Riconquistiamo Tutto/Il Sindacato è un’altra cosa” che insieme hanno già presentato e votato un documento unitario contro il documento della Conferenza d’Organizzazione della maggioranza della CGIL a Rimini), sulla base di un’unità d’azione su comuni e unificanti obiettivi di classe condivisibili. Tale percorso dovrebbe servire, se sarà possibile, a presentare un documento unitario da proporre per il prossimo Congresso Nazionale della CGIL.

LE NOSTRE PROPOSTE PER UNA PIATTAFORMA DI CLASSE CON ALCUNI OBIETTIVI SUI GRANDI TEMI DEL LAVORO, DELLA PRODUZIONE E DELL’ORGANIZZAZIONE IN FABBRICA

PREMESSA

 

Oggi è impossibile pensare ad una “unità organica e strategica”, con le altre due sigle sindacali CISL e UIL. Consideriamo questo punto uno dei pilastri del documento della segreteria CGIL uscente, per il prossimo Congresso Nazionale della CGIL, che è strettamente legato, ovviamente, alle necessità politiche del PD. Fermo restando che, noi di Cumpanis, riteniamo che la Cgil debba rimanere e/o tornare ad essere un sindacato di classe, riteniamo la visione di un’unità posticcia e inventata, con CISL e UIL, un mezzo utile solo per stravolgere definitivamente la vera natura sindacale della Cgil. Tale finalità, riteniamo, non solo essere un pericolo per l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, ma possa tramutarsi in un serio pericolo per l’intero paese. Non si capisce perché si debba intentare una finta unità con un sindacato, che nemmeno di fronte alla disgraziata politica fallimentare di questo governo, nemmeno di fronte alla proclamazione di uno sciopero generale, abbia ritenuto utile sfilarsi dalle istanze rivendicative di quello sciopero, per andare addirittura a sostenere il “governo dei migliori”, con apposita iniziativa di piazza. Tale idealità, a nostro modo di vedere, resta solo una priorità del PD che oggi egemonizza la CGIL, restando di fatto, solo una visione, per chi intende il movimento sindacale prono ad una società nella quale non esistono interessi di classe contrapposti. Esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere un sindacato, che nel proprio DNA deve avere l’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.

ORARIO DI LAVORO

1 – In virtù del fortissimo sviluppo tecnologico avvenuto nell’ultimo ventennio, la CGIL deve rivendicare una riduzione netta dell’orario di lavoro a 30 ore suddivise in 5 giorni della settimana in tutti i settori lavorativi e produttivi (pubblici e privati) a livello nazionale. Un obiettivo fondamentale inseparabile dalla rivendicazione salariale, che con un’adeguata mobilitazione generale a livello nazionale potrebbe favorire in parte anche una significativa ripresa e crescita occupazionale. Nella riduzione dell’orario deve essere contemplata una pausa obbligatoria di 60 minuti da introdurre in tutte le categorie dove si effettua la giornata lavorativa con orario continuato o con turnazioni a ciclo continuo.

SALARIO

2- Sulla base delle esperienze passate, limitarsi a ridurre l’orario di lavoro a parità salariale vuole dire una riduzione di fatto dei salari. Per cui, contro la forte perdita del potere d’acquisto dei salari degli ultimi 30 anni, la forte inflazione “clandestina e nascosta” e quella palese in corso (prodotti alimentari, carburanti per auto, ecc.); nonché, la vertiginosa crescita delle bollette (luce, gas, acqua), ecc., la CGIL deve rivendicare un forte aumento dei salari e delle retribuzioni per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a cominciare da una richiesta di un salario minimo di €.10,00 netti all’ora.

3- Non viene persa occasione per imporre al centro del dibattito politico, la necessità di dover adeguarsi agli interessi economici, politici e militari dell’UE. La CGIL in difesa degli interessi della classe lavoratrice italiana si deve rendere protagonista a livello europeo di rivendicare l’applicazione di un salario medio operaio che corrisponda ai salari medi operai più alti, come in Germania, Francia, Austria, Danimarca, Belgio, ecc.

4- Contro le discriminazioni sociali attuate dagli industriali nei luoghi di lavoro è necessario rivendicare la corresponsione di un uguale salario a fronte di un uguale lavoro con parità salariale tra lavoratrici e lavoratori, tra giovani e anziani; tra lavoratori migranti extracomunitari e lavoratori italiani.

SCATTI ANZIANITÀ

5- La reintroduzione e la corresponsione degli scatti d’anzianità ogni due anni in busta paga per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, come elemento di valorizzazione dell’esperienza lavorativa e professionale, fino al raggiungimento della pensione.

SCALA MOBILE

6- L’introduzione di una nuova “scala mobile” aggiornata alla situazione attuale, come meccanismo automatico indicizzato trimestrale al costo reale della vita in difesa dei salari, delle retribuzioni e delle pensioni (pubbliche e private) a livello nazionale.

PENSIONE

7- L’aggancio delle pensioni alla dinamica salariale a partire da un’adeguata e significativa rivalutazione delle attuali pensioni in base all’inflazione reale (nel settore pubblico e privato) a livello nazionale.

8- Abrogare tutte le leggi precedenti a partire da quella del governo Amato 1992, del Governo Dini 1995, del governo Maroni 2004, quella del governo Prodi 2007, quella del governo Monti nel 2011, fino alla “quota 100” del governo Lega-M5S, per giungere ad una vera riforma del diritto alla pensione ripristinando i 35 anni di contributi per andare in pensione a 60 anni con il metodo retributivo sulla base delle ultime retribuzioni.

TASSE

9- Una riduzione significativa e sostanziale delle tasse sui salari, sulle retribuzioni e sulle pensioni e una maggiore e più adeguata tassazione dei profitti, dei capitali, delle rendite e dei grandi patrimoni.

ABROGAZIONE DELLE LEGGI CONTRO IL LAVORO

10- Abrogazione di tutte le leggi contro il lavoro a partire dalla legge Treu fino a quella del “Jobs Act” eliminando tutti i contratti atipici e di lavoro a tempo determinato con l’obbligo del passaggio al contratto di lavoro a tempo indeterminato per tutte/i le lavoratrici e i lavoratori.

CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL LAVORO (Pubblico e Privato)

11- La formazione di un C.C.N.L. unico dell’industria che nella sua prima parte prevede normative uguali per tutto il settore industriale e nella seconda parte normative adeguate e articolate ad ogni specifico settore della produzione e del lavoro (metalmeccanico, elettronico, chimico, cartario, alimentare, telecomunicazioni, scuola, banche, ecc.). Gli stessi criteri devono essere applicati nei settori del primario e del terziario: agricoltura, commercio, trasporti e servizi. 

12- l’applicazione di un unico contratto (quello più vantaggioso) per tutte/i le/i dipendenti, nelle aziende o grandi gruppi aziendali poli-settoriali e poli-produttive.

13- Rilancio e rafforzamento dei contratti di 2° Livello (contratti di uno stesso gruppo, contratti aziendali, grandi gruppi, ecc.) migliorativi rispetto il C.C.N.L., per il superamento dei cosiddetti premi di “risultato e/o di produttività” che erano stati stabiliti dagli accordi concertativi e rivendicare il ripristino del Premio di Produzione e il controllo dell’articolazione dell’Organizzazione del Lavoro e della Produzione specifica aziendale.

14- Rivendicare e ripristinare i Servizi Aziendali che in buona parte sono stati smantellati (mense, agevolazioni per le/i figlie/i delle lavoratrici e dei lavoratori, ecc.) e prevedere agevolazioni per i trasporti delle lavoratrici e lavoratori in tutte le categorie (abbonamenti relativi ai trasporti pubblici, tariffe autostradali agevolate, pullman aziendali, ecc.).

15- Abolizione dei tirocini non retribuiti e adeguamento del salario del tirocinante a quello del livello relativo all’apprendistato. Le aziende che intendono utilizzare gli stage e l’apprendistato, entro un determinato periodo da definire, devono assumere lo stesso personale con un contratto a tempo indeterminato. L’apprendistato deve essere finalizzato alla formazione del lavoratore e non al solo scopo di ottenere sgravi fiscali per le aziende. Il numero di apprendisti/tirocinanti non deve superare il 30% dell’organico aziendale e i corsi di formazione devono essere gestiti dallo Stato e non dalle aziende private.

16- Abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, che è stata resa obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi. Questa controriforma della scuola decisa dal governo Renzi denominata “La Buona Scuola” è ignobile; perché, toglie le ragazze e i ragazzi dai banchi di scuola e la possibilità di costruirsi un pensiero. Non è compito della scuola superiore posteggiare studentesse e studenti presso aziende private che utilizzano questa legge al solo scopo dei loro profitti.

SICUREZZA SUL LAVORO

17- Nel C.C.N.L. e nei Contratti di 2° Livello, rilanciare con forza il grande tema della sicurezza sul lavoro e prevedere pesanti sanzioni penali per gli industriali che non rispettano rigorosamente normative, regole e leggi.

DELOCALIZZAZIONI

18- Una legge per bloccare definitivamente le delocalizzazioni e che prevede forti sanzioni penali alla proprietà che deve garantire comunque la ricollocazione di tutto il personale in altro settore lavorativo o produttivo, oltre a valutare di volta in volta l’eventuale possibilità per lo Stato di nazionalizzare l’azienda se è di interesse economico strategico e nazionale.

DEMOCRAZIA SUL LAVORO E RAPPRESENTANZA SINDACALE

19- Ripristinare l’art.18, sviluppare e aggiornare lo “Statuto dei Lavoratori” (legge 300 del 20.05.1970) sulla base delle attuali esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, che devono essere estese anche alle piccole aziende al di sotto dei 15 dipendenti; per garantire a tutte/i le/i lavoratrici e lavoratori il diritto reale di potere svolgere e praticare attività sindacale e politica in difesa dei propri diritti senza alcuna discriminazione in azienda.

20- La CGIL deve porre come elemento centrale della Democrazia Interna la centralità delle/dei Delegate/i e fornire tutti gli strumenti necessari per dare maggior potere alle RSU in tutti i luoghi di lavoro, affinché le lavoratrici e i lavoratori riconquistino la funzione fondamentale di controllo dell’organizzazione del lavoro e della produzione in tutti i reparti in fabbrica. In questa fase di sviluppo tecnologico e sulla base di questo orientamento, la CGIL deve garantire la formazione delle delegate e dei delegati sui nuovi processi tecnologici in corso.

21- Una legge sulla rappresentanza sindacale per stabilire la percentuale della presenza sindacale sulla base di un criterio proporzionale e non paritario o paritetico in relazione al reale peso che ogni sindacato ha a livello nazionale e nei settori amministrativi e tecnici, all’interno di ogni singolo luogo di lavoro e/o di produzione.

ANTIFASCISMO

22- L’Italia è una repubblica democratica nata dalla guerra di Resistenza e di Liberazione dal nazi-fascismo e la CGIL non può e non deve abbassare la guardia nella lotta militante antifascista. È necessario e doveroso per la CGIL rilanciare con forza la mobilitazione nazionale con le altre organizzazioni di massa Antifasciste (a cominciare dall’ANPI) per rivendicare lo scioglimento immediato di Forza Nuova, Casa Pound e di tutte le organizzazioni parafasciste e similari soprattutto dopo il gravissimo e devastante attacco alla Sede Centrale della CGIL a Roma avvenuto nel mese di ottobre 2021 ed attuato da gruppi terroristici-criminali fascisti che ricordano il ventennio mussoliniano, contro la democrazia e la classe lavoratrice.

RUOLO INTERNAZIONALE DELLA CGIL

23- Alla luce della grave situazione in Ucraina dovuta alla pericolosa e ingiustificata espansione della NATO nei vari paesi europei confinanti con la Russia e in conformità e coerenza con l’articolo 11 della Costituzione, la CGIL deve svolgere un’azione internazionalista forte ed efficace in difesa della Pace ponendosi attivamente alla testa di un reale movimento di classe di masse lavoratrici e popolari anche a livello europeo, contro l’imperialismo mondiale soprattutto quello USA che si dimostra sempre più aggressivo e che rischia di far precipitare il mondo intero e tutta l’umanità nel baratro di un disastroso 3° conflitto mondiale. La CGIL senza alcuna reticenza ed esitazione, deve mobilitare le forze lavoratrici e popolari del paese per chiedere al governo:

– di impedire immediatamente l’invio di armi al governo dell’Ucraina; perché questo favorisce e alimenta di fatto la guerra e riduce gli spazi alla diplomazia, al confronto e alla negoziazione;

– una forte riduzione di tutte le spese militari calcolate nel Bilancio Integrato dal Ministero della Difesa (1) che prevede 80.056,50 M€ per il triennio 2022/2023/2024 che sono aumentate di ben 9.321,90 M€ rispetto al triennio 2008/2009/2010. Inoltre, in aggiunta alle proprie spese militari è stato previsto da tutti i governi dell’UE che ogni paese deve destinare il 2% del proprio PIL alla NATO entro il 2024;

– che tutte le risorse economiche recuperate da tale riduzione del bilancio della difesa; nonché, il recupero integrale del 2% previsto per la NATO devono essere dirottate e investite integralmente nei vari settori produttivi e lavorativi del paese;

– il ritiro immediato di tutti i contingenti militari italiani da ogni scenario di guerra nel mondo, coperte dalle cosiddette “Missioni di Pace” o “Peacekeeping” internazionali;

– lo smantellamento di tutte le basi e le testate nucleari americane presenti sul territorio nazionale;

– la fuoriuscita dell’Italia dalla NATO che non ha più alcuna ragione di esistere dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia avvenuto il 31 marzo 1991.

IL RUOLO DELLA CES E DELLA CSI IN EUROPA E NEL MONDO

24- Nel quadro internazionale che va sempre più ad aggravarsi, la “Confederazione Europea dei Sindacati” (CES) e la “Confederazione Sindacale Internazionale” (CSI), alle quali aderisce ed è affiliata anche la CGIL, senza un minimo di imparzialità e obiettività e senza curarsi dei reali interessi della classe lavoratrice europea, hanno deciso di appiattirsi sugli interessi degli USA, dell’UE e della NATO assumendo gravi ed irresponsabili posizioni politiche per sollecitare i governi dell’UE di dare il massimo supporto finanziario e militare al governo dell’Ucraina e di intraprendere senza alcuna esitazione pesanti e immediate sanzioni contro la Russia e la Bielorussia (2). A queste gravi posizioni politiche hanno aderito senza esitazione la CISL e la UIL che insieme alla stessa CGIL ne hanno dato ampia risonanza in tutta Italia.

25- Le/i iscritte/i della CGIL devono ricordare che, la CES e la CSI (sindacati bianchi e cattolici), non si sono mai degnati di spendere una parola sulla minacciosa espansione della NATO, sui gravi fatti di Piazza Maidan e sul colpo di stato fascista del 2014 in Ucraina, sulla presenza di nazisti nel governo ucraino; ma, soprattutto hanno ignorato totalmente la gravissima strage avvenuta il 2 maggio del 2014 nella città di Odessa, per mano di bande armate criminali naziste del partito paramilitare ucraino “Pravy Sektor” fiancheggiati da tifosi “Ultrà” di calcio di estrema destra anch’essi armati. Questi banditi hanno incendiato la “Casa dei Sindacati”, provocando la morte di ben oltre le 48 persone dichiarate da Kiev e oltre 200 persone gravemente ferite a seguito di pestaggi, stupri, torture e arresti. Il tutto avvenuto con la copertura politica del governo golpista di Kiev, la complicità della polizia e il consenso dei governi dell’UE, con l’appoggio aperto del governo USA e della NATO. Nel contempo, non risulta neppure che la CES e la CSI abbiano mai preso alcuna posizione politica pubblica chiara contro il gravissimo e devastante assalto fascista sopra indicato della Sede Nazionale della CGIL di Roma.

26- Senza tenere alcuna considerazione e rispetto della propria tradizione storica, politica e culturale di classe e quella delle/dei proprie/i iscritte/i, delle/dei delegate/i dei Consigli di Fabbrica e delle RSA, la CGIL con una decisione verticistica assunta con CISL e UIL nel 1974, decise di entrare nella CES, di giungere alla rottura definitiva con la FSM (3) nel 1978 e successivamente di affiliarsi anche alla CSI.

27- Alla luce di questa gravissima situazione mondiale e delle gravi posizioni politiche assunte dalla CES e dalla CSI, la CGIL che rappresenta la più grande organizzazione sindacale di massa di lavoratrici e di lavoratori del nostro paese, deve dissociarsi ufficialmente dalle loro gravi posizioni politiche sull’Ucraina ed assumersi la responsabilità di fuoriuscire da queste organizzazioni sindacali estranee all’esperienza storica del proletariato italiano, europeo, internazionale e conseguentemente modificare “l’articolo1” del proprio Statuto approvato nel suo XVIII° Congresso Nazionale del 2019. 

PER UN ORGANIZZAZIONE SINDACALE DI MASSA E DI CLASSE

28- Con riferimento alla grave decisione politica a scavalco del 1989-90 presa dal riformista Segretario Nazionale della CGIL, Bruno Trentin sostenuto dalla “componente socialista” della CGIL, di sciogliere la “Componente Comunista” che faceva capo al P.C.I., crediamo che sia giunto il momento di mettere le basi per costruire una nuova Componente Comunista, ideologicamente omogenea, come strumento di coordinamento e di organizzazione per tutte le iniziative e gli interventi interni ed esterni dei comunisti in CGIL e nel movimento sindacale di massa in generale.  

Questo è il documento prodotto dal settore “Lavoro-Produzione-Sindacato” che proponiamo e sottoponiamo alla vostra attenzione.

Per qualsiasi informazione in merito al documento, contattare i compagni sotto indicati.

Settore “Lavoro-Produzione-Sindacato” – Associazione Nazionale Cumpanis

Rolando Giai-Levra Marco Tubino    

Cell. 339 8574159 cell. 347 6593420

e-mail: rolandogl@alice.it e-mail: tubinomarco@gmail.com

Fabio Libretti Stefano Verzegnassi

Cell. 347 7916753                     cell. 338 1597952

libro.fabio@libero.it e-mail: stefano.verzegnassi@gmail.com

Note: 

(1)https://www.difesa.it/Content/Documents HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf” HYPERLINK “https://www.difesa.it/Content/Documents/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf”/20210804%20DPP%202021-2023%20per%20pubblicazione.pdf – (pag.168)

(2)https://www.firstcisl.it/internazionale/2022/03/02/lituc-e-la-ces-condannano-fermamente-la-guerra-ristabilire-il-dialogo-la-pace-e-la-democrazia/

https://www.ituc-csi.org/ukraine-putin-war-must-stop?lang=en

h HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/”t HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/” HYPERLINK “https://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/”tps://uiltucs.it/guerra-in-ucraina-ces-piu-pressioni-estendere-le-sanzioni-alla-bielorussia/

https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/internazionale/2021/08/18/news/area_delle_politiche_europee_e_internazionali-1382683/  

(3)Storicamente, la “Confederazione Europea dei Sindacati” (CES) nata nel 1973 e la “Confederazione Sindacale Internazionale” (CSI) nata nel 2006 dalla fusione del sindacato cristiano “Confederazione Mondiale del Lavoro” (CML) con la “Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi” (CISL Internazionale) che si era scissa nel 1949 dalla “Federazione Sindacale Mondiale” (FSM) nata nel 1945 come organizzazione dei sindacati di classe del mondo, compreso la CGIL in Italia e la CGT in Francia che ne facevano parte.