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Quest’anno, mentre sull’Himalaya infuriava lo scontro fra India e Cina, entrambi i paesi si sono affrettati a rifornirsi di aerei e di sistemi missilistici. Ma mentre la Russia confermava che avrebbe consegnato quattro stormi di S-400 Triumph all’India, non ha fatto la stessa promessa alla Cina. Di fatto, Mosca ha deciso di sospendere la fornitura di S-400 alla Cina.

È denominato S-400 un moderno sistema difensivo di missili terra-aria, capace di intercettare e distruggere aerei e missili nemici nel raggio di 400 chilometri.

Nel 2018, malgrado la minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti, l’India ha correttamente scelto gli S-400 russi invece dei missili American Patriot Advanced Capability (PAC-3) e Terminal High Altitude Defense (THAAD). Ne è seguita una violenta e prevedibile sfuriata da parte del presidente Donald Trump contro la decisione indiana. Quest’anno però, in mezzo a una grande massa di accordi sulle armi, è stata ignorata una notizia che ha sollevato pochi rimpianti. Gli S-400 promessi dalla Russia alla Cina non sono arrivati. Sono circolate voci che addebitano il ritardo alla pandemia di Covid-19, ma pare che questa di Mosca sia stata una scelta deliberata.

Il febbraio scorso, uno dei più noti scienziati russi, esperto di zone artiche, Valery Mitko, è stato arrestato con l’accusa di aver passato alla Cina notizie segrete relative alla tecnologia di localizzazione sottomarina. In giugno, dopo le indagini, un tribunale russo ha allungato i termini del suo arresto domiciliare. Negli ultimi due anni, sugli scienziati russi si sono addensate delle nuvole nere per via dei loro legami con la Cina, e l’incidente di Mitko ha aumentato i sospetti che incombono sulla collaborazione fra Cina e Russia. Un mese dopo la sentenza del tribunale su Mitko, la Russia ha deciso di sospendere la fornitura di missili alla Cina.

 

 

 

La rivalità fra Russia e Cina

 

In Asia, la Cina si trova circondata da vicini non troppo amichevoli fra gli Stati che circondano il Mar cinese meridionale, e la situazione è peggiorata da quando gli Stati Uniti sono entrati nella zona indo-pacifica con i loro alleati. Ne è un esempio la ripresa delle trattative fra Stati Uniti, Giappone, India e Australia. Dato il suo isolamento, la Cina ha un interesse particolare a stabilire saldi rapporti con la Russia, ma si rende conto che la sua dipendenza dalla tecnologia bellica russa la rende vulnerabile. Ciò potrebbe essere la causa delle operazioni di spionaggio in Russia, e probabilmente del caso Mitko. Mosca, da parte sua, ha bisogno degli investimenti cinesi per sviluppare porti e infrastrutture nella regione artica, ma teme la concorrenza di Pechino in Asia centrale e in materia di difesa.

Nei primi anni ’90, il collasso dell’Unione Sovietica coincise con il sorgere della Cina. Mentre gli Stati Uniti rafforzavano il loro stato di unica superpotenza, Mosca e Pechino si sono alleate per sfidare l’egemonia americana. Gli interessi della Russia erano limitati all’Asia centrale e al Medio Oriente, data la tipica politica russa nella regione, basata su interventi di natura militare, mentre l’interesse per l’Asia orientale, dominata dalla Cina, restava molto marginale. Ma con il continuo peggioramento delle relazioni fra gli Stati dell’Asia meridionale e del Mar cinese meridionale, l’industria bellica russa potrebbe cominciare ad aggirarsi cautamente nella zona. Si delinea quindi una nascosta rivalità che mina la collaborazione con la Cina, e la Russia sta silenziosamente aumentando la posta in gioco nei negoziati sull’Asia orientale.

Rinunciando al suo tipico atteggiamento di natura politico-militare, che potrebbe disturbare la Cina, la Russia sta usando il soft power del commercio per rafforzare i suoi rapporti con il Giappone e la Corea del Sud. Nel 2017 i due paesi orientali acquistavano il 7% delle esportazioni russe, contro l’11% della Cina.

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la Russia ha notevolmente incrementato le forniture di armi al Sud-est asiatico negli ultimi dieci anni. L’ex primo ministro Dmitrij Medvedev usava le istituzioni multilaterali come la SEATO per incontrare i leader di Laos, Thailandia e Cambogia. Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha indicato Vladimir Putin come il suo “eroe preferito”. E per i regimi autoritari come la Cambogia, la Russia costituisce una presenza meno invasiva che non l’Occidente.

 

 

 

L’unica mediazione possibile oggi

 

Una Cina ambiziosa, sotto Xi Jinping, si è affermata oltre i confini dell’Asia orientale. Ogni spinta verso l’Asia centrale e il Medio Oriente è causa di preoccupazione per la Russia, che da parte sua vorrebbe aumentare la sua influenza in Asia orientale. Questo spiega le sempre più strette relazioni della Russia con i paesi dell’Asia orientale, dove la Cina ha nuovi nemici. E questo spiega anche perché la Russia ci tiene a tenere l’India dalla sua parte. Sul fronte statunitense, il nuovo governo di Joe Biden potrebbe resuscitare vecchi contrasti con la Russia, anche in Ucraina e Bielorussia. Il silenzio di Mosca sulla vittoria elettorale di Biden è indicativo, al pari del silenzio di Pechino che anticipa una linea americana ferma e irremovibile.

La Russia e la Cina hanno un lungo passato di rapporti storici e oggi condividono ciò che Parag Khanna definisce “una coincidenza di utilità più che una reale alleanza”. Cinquanta anni fa, alcune pattuglie cinesi sconfissero un avamposto russo su un’isola del fiume Ussuri. I russi risposero distruggendo un’intera brigata dell’esercito cinese. Coloro che ne trassero vantaggio allora furono gli Americani, che pensarono che il nemico del loro nemico era un loro amico, e presero posizione a favore dei cinesi. Dopo cinquant’anni, mentre la Russia teme che una Cina oggi diventata poderosa possa di nuovo sconfiggerli, i cinesi hanno bisogno dei russi contro l’America e i suoi alleati. Vasily Kashin, dell’Istituto di studi dell’Estremo Oriente dell’Accademia russa delle scienze, afferma: “La Cina non può permettersi di inimicarsi un vicino che rappresenta un’importante potenza militare e un fornitore di risorse”.

Porsi come mediatore attivo fra India e Cina non è nello stile tipicamente russo, ma la Russia non ha mai tralasciato di ospitare incontri di pace (per esempio a Tashkent nel 1965). Nel settembre di quest’anno, i ministri degli esteri di India e Cina si sono incontrati a Mosca e hanno concordemente deciso che i comandanti militari dei due paesi devono continuare a dialogare. La Russia sa bene di poter rivendicare un ruolo più importante nella regione, se assume il compito di mediatore, dato che è l’unica potenza che i due contendenti possono accettare. In una regione asiatica frammentata e litigiosa, una mano interessata russa è destinata a svolgere un ruolo decisivo.