La guerra contro la democrazia è l’opzione del capitalismo per affrontare e smantellare i progetti popolari. Menzionare politiche basate sulla tassazione progressiva o l’intenzione di regolamentare il mercato fa scattare gli allarmi del complesso industriale militare e finanziario. Figuriamoci quando i programmi di cambiamento sociale si basano sulla nazionalizzazione delle imprese transnazionali, sulla riforma agraria e sulla distribuzione del reddito. È sufficiente che il potere economico intraveda la possibilità di essere sconfitto per cancellare la distanza che separa la cosiddetta destra progressista dall’estrema destra. Quando arriva il momento – pensiamo al Perù – concentra i suoi sforzi sul mantenimento dell’ordine capitalista. È l’ora dei poteri forti, quelli che emergono per abbassare il sipario sulla finzione democratica della destra progressista. Il potere del capitale capisce solo il profitto e il potere. Nel suo mondo, non contempla la possibilità di essere rimosso dal processo decisionale. Gli esempi storici sono contenuti nell’ascesa del nazifascismo in Europa.

La messa in moto totalitaria del capitalismo tedesco ha avuto il sostegno finanziario di cognomi illustri. Imprenditori, banchieri, industriali, in definitiva il grande capitale, erano inclini a sostenere l’emergere di un nuovo leader. Il partito nazista era la via d’uscita per impedire l’avanzata della socialdemocrazia e del movimento comunista. La loro scelta: Adolf Hitler. Decisione e impegno per sostenere la nascita del Terzo Reich. Il 20 febbraio 1933, in un incontro segreto al più alto livello, Adolf Hitler, Hermann Göring e i 24 più importanti uomini d’affari e banchieri della Germania si riunirono nel Reichstag. Éric Vuillard, nel suo racconto romanzato, L’ordine del giorno, ricrea il momento dell’ascesa del führer grazie alle generose donazioni della grande capitale tedesca: i 24 non si chiamano Schnitzler, Witzleben, Schmitt, o Finck, Rosterg, o Heubel, come fa credere l’anagrafe. Si chiamano Basf, Bayer, Agfa, Opel, IG Farben, Siemens, Allianz, Telefunken. Li conosciamo con questi nomi. Sono lì, in mezzo a noi. Sono le nostre auto, le nostre lavatrici, i nostri prodotti per la pulizia, le nostre radiosveglie, la nostra assicurazione sulla casa, la batteria del nostro orologio. Sono lì, ovunque, sotto forma di cose. La nostra vita quotidiana è loro. Si prendono cura di noi…

Oggi, nella transizione dal capitalismo analogico a quello digitale, non c’è spazio per le mezze misure. Il capitale transnazionale si gioca il tutto per tutto. Le opzioni non sono molte e bisogna scommettere sulla più semplice, il discorso della paura come collante delle emozioni e del controllo delle menti. Ancora una volta, l’anticomunismo viene innalzato come una bandiera e le sue argomentazioni dispiegate. Ovviamente è ammantato da un linguaggio che esalta l’ideale di una società ben ordinata. Sicurezza contro democrazia. La democrazia, sostiene, è stata pervertita, riempiendola di contenuti etici di giustizia sociale, mettendo in discussione i valori occidentali. La pandemia permette loro anche di mantenere un discorso basato sull’antipolitica. Le sfumature di destra scompaiono. Le grandi imprese sostengono le opzioni neofasciste. Se non è uno, sarà un altro. Non c’è tempo per distinguere. Le uova sono sparse in ceste, ma senza dimenticare l’obiettivo, impedire lo sviluppo democratico. In Spagna, ad esempio, Vox ha ricevuto 17 milioni di euro, tra gli altri, da Esther Koplowitz, Juan Miguel Villar Mir e Bernard Meunier. Con i loro nomi, come ha sottolineato Éric Vuillard, non li conosciamo, ma le loro società FFC, OHL, Nestlé o El Corte Inglés ci sono familiari. La lista è lunga. Il denaro scorre. Ci sono uomini di successo, le cui approvazioni aprono le porte. Jose María Aznar è uno di questi. Non li conosciamo, ma le loro società FFC, OHL, Nestlé o El Corte Inglés ci sono familiari. La lista è lunga. Il denaro scorre. Ci sono i finanziatori, i cui appoggi aprono le porte. Jose María Aznar è uno di loro.

In America Latina una nuova internazionale unisce tutte le destre. È stata creata per destabilizzare progetti democratizzanti e popolari, è sostenuta dal grande capitale transnazionale e dai gruppi della nuova destra nata dalle riforme neoliberiste. Coloro che nel 1973, su iniziativa del banchiere americano David Rockefeller e del gruppo Bilderberg, fondarono la Trilaterale del Capitalismo, unendo i signori del denaro e della guerra di Europa, Asia Pacifico e Stati Uniti, oggi sono partner del nuovo progetto. Una destra post-neoliberale, ultraconservatrice, guerrafondaia e ultramondana sta salendo ai vertici dei consigli di amministrazione. 

Non commettete errori, United Fruit Company, Anaconda, ITT, Nestlé, Monsanto, Mercedes Benz, Ford, Standard Oil, Texaco, City Bank, Banco de Santander, Iberdrola, Endesa, Telefónica, Coca Cola, e ora le aziende tecnologiche Amazon, Google, Apple, Microsoft e Facebook, sono unite nella loro guerra dichiarata alla democrazia. Nella loro agenda: il controllo della ricchezza naturale del pianeta e la condivisione dei profitti. Come nella Germania nazista, il grande capitale non ha amici, ha interessi e li difenderà. Non fa distinzione tra destra ed estrema destra. Oggi come ieri opta per una via d’uscita totalitaria, finanziando i nuovi führer, che si chiamino Le Pen, Abascal, Bolsonaro, Trump, Leopoldo López, Keiko Fujimori, Mussolini o Hitler. Li metteranno da parte, e lo fanno quando non sono più utili per dominare il mondo. La differenza tra destra ed estrema destra è un eufemismo. Lo dimostrano i colpi di Stato.