Cos’è la Federazione della Gioventù Comunista? 

La FGC nasce perché il Partito Comunista ha voluto dotarsi di una sua organizzazione giovanile, che non fosse indipendente, ma che avesse la capacità di coordinare il lavoro e la militanza dei giovani in maniera più specifica e mirata. Anche se la gioventù non è una classe sociale ma una fase temporale, il Partito Comunista deve inserirsi e agire nelle esperienze e condizioni che vivono i giovani, sia gli studenti sia i lavoratori e i disoccupati. La questione giovanile e la formazione dei giovani sono fattori primari, che alimentano un processo rivoluzionario a lungo termine.

Chiediamo a te, che hai solo 18 anni: cosa vuol dire, scolasticamente e lavorativamente parlando, essere un giovane nel 2021?

Essere un giovane nel 2021 vuol dire crescere già abituato alle contraddizioni, alle disuguaglianze e alla precarietà di questo sistema. La scuola, che per definizione è “pubblica, gratuita e aperta a tutti” è di fatto classista, impariamo da subito il divario tra chi si può permettere gite, progetti anche più costosi, e chi invece fa fatica anche a pagarsi i libri; chi in questi due anni di pandemia ha avuto a disposizione spazi per sé a casa, strumenti adeguati e ottima connessione per la didattica digitale e chi invece ha dovuto arrangiarsi con una connessione scarsa e dividere gli spazi e gli strumenti con altri famigliari; chi ha trascorso questi due anni serenamente e chi in condizione precaria perché i genitori non hanno potuto lavorare. L’università è più costosa della scuola, e questo taglia fuori tanti ragazzi, per i quali le spese richiedono più sforzi e sacrifici e che decidono quindi di abbandonare o scelgono da subito un percorso professionale. Quando poi entriamo nel mondo del lavoro, e la maggior parte dei ragazzi di estrazione media-bassa entra presto nel mondo del lavoro, siamo vittime di un vero e proprio ricatto occupazionale. Da chi lavora per pagarsi gli studi a chi cerca un lavoro stabile o adeguato ai propri studi e competenze ma non lo trova. Siamo costretti ad accettare contratti a scadenza, a tempo determinato, contratti a chiamata: lavori come quello del rider, molto diffusi soprattutto tra i giovani e gli studenti lavoratori, sono pagati a cottimo. Ma la cosa peggiore è che questa precarietà ci viene presentata come una cosa normale, una condizione necessaria per adattarsi a lavorare, anche con stipendi troppo bassi, anche lì con condizioni di sicurezza insufficienti. E poi arrivano i morti sul lavoro, giovanissimi, e chissà di cosa ci sorprendiamo.

Le politiche dell’attuale e dei precedenti governi che impatto hanno avuto sui giovani?

Le politiche di governo degli ultimi decenni, per i giovani, sono state distruttive. Hanno avviato uno smantellamento della scuola pubblica, che ormai funziona come un’azienda: e per far quadrare il bilancio, ne risente la didattica. C’è bisogno di investire nelle strutture, nell’eliminazione delle classi pollaio, nel personale docente e ATA, nei piani didattici, nelle borse di studio e nel comodato d’uso dei libri, per rendere l’istruzione veramente accessibile a tutti. Invece si promuovono iniziative inaccettabili, come l’alternanza scuola-lavoro, ora PCTO, che lega a doppio filo scuola e aziende, le invalsi, il curriculum dello studente, che sviliscono la didattica e riducono gli studenti a macchine da valutare. Senza contare le politiche sul lavoro: salari inadeguati, precarietà, insicurezza: anche lì siamo trattati come macchine. E poi, non si investe sull’università, sulla Ricerca, che è il futuro.

Siete attivi sui social. Oltre a questi mezzi, avete in programma eventi o manifestazioni in questo periodo?

Sì, oltre ad essere scesi in piazza in tante mobilitazioni degli ultimi mesi, il 2 giugno, festa della Repubblica, saremo in piazza con il Comitato 27 Febbraio contro il Governo Draghi in tutta Italia, in occasione della mobilitazione “la Repubblica Italiana a chi lavora, diritti sociali e sicurezza”.

Una Festa che nell’immaginario collettivo tende a destra…

Questo è frutto del revisionismo più becero, lo stesso che ci propinano ormai da anni nei libri di testo scolastici. L’amore per il proprio popolo e la propria nazione passa per il movimento comunista: senza i partigiani, guidati e composti in larghissima parte da comunisti, non ci sarebbe stata alcuna Repubblica. La lettura che noi diamo a questa festa, in ogni caso, si smarca totalmente dal retaggio borghese: la Repubblica che volevano i partigiani ancora è da farsi, la Repubblica per essere tale deve essere guidata dal popolo e non dalle banche. Per questo saremo in tutta Italia a ribadire, “La Repubblica ai Lavoratori”! Insomma, dalla famiglia di provenienza, dalla scuola al lavoro, soffriamo il peso e l’inadeguatezza di un sistema che ci sfrutta solo per il profitto. Ci spreme fino al midollo e ci ripaga con le briciole. Quello che vogliamo è avere voce in capitolo, è organizzarci per cambiare le cose e conquistare la prospettiva di un futuro radicalmente diverso.