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Hasta Siempre Dieguito!

Ad Memoriam del più grande sui campi di calcio e di un UOMO VERO nella vita

di Enrico Vigna

26 novembre 2020

“… Sono nero o bianco, non sarò mai grigio nella mia vita… Ho sbagliato… anche tanto, ma i miei errori li ho pagati io…”

 

Partito dal Barrio povero di Buenos Aires, dove era nato e cresciuto, è morto nella sua casa nello stesso Barrio che, come ha sempre rivendicato orgogliosamente, erano le sue radici e la sua identità, mai rinnegata o dimenticata. Vorrei qui ricordare il Maradona “uomo”, l’altro sarà celebrato in tutte le “salse”, ora è amato da tutti i “grandi”, i “potenti”, in vita lo hanno dileggiato e odiato, perché non si è mai inchinato o asservito a nessuno di loro. Al contrario, li ha sempre affrontati a viso aperto senza timori o calcoli di convenienza e ha pagato questa sua coerenza, rara, se non rarissima nella società dello spettacolo e in quel mondo dorato e non solo. Come da lui detto:

 

“… Mi piace attaccare le persone quando hanno entrambe le mani libere per potersi difendere. Quando le hanno incatenate, mi piace aiutarle…”

 

Con queste immagini vorrei solo ricordare e scolpire il Maradona “scomodo”, il ribelle, inadattabile alle regole dei potenti, dei padroni del mondo, non solo del pallone.

Nel calcio quest’uomo può essere di tutti, nella vita NO. Egli è stato e ha simboleggiato un uomo dei popoli. Argentino, napoletano, figlio dell’America Latina bolivariana e indomita, ma anche cittadino e fratello di ogni oppresso, di ogni vinto, di ogni “ultimo” del mondo. Ha impersonato solo una speranza, ma pur sempre una luce di riscatto pur sempre parziale e momentanea, per chi sta ai gradini più bassi di questo mondo. Un “uomo” anche per i suoi errori e debolezze, per le contraddizioni che ha rappresentato. Un uomo capace di grandi e coraggiose scelte e di rovinose e banali cadute. Perché non era un Dio, solo un ragazzo arrivato dalla povertà più dura, che ad un certo punto è divenuto un Re, senza nemmeno capire perché. Ma tutti i suoi errori e cadute nella vita li ha pagati caramente di persona, cercando ogni volta di rialzarsi in piedi, di tentare di vivere normalmente. Come solo uomini veri possono fare, al di là dei giudizi moralisti e benpensanti, dei maestri di vite “pulite” e linde, ma spesso solo ripulite esteticamente. Maradona si è insozzato nel fango della vita, come può succedere a chiunque di noi. Ma non si è venduto al “potere”, che avrebbe voluto riceverlo come un “figliol prodigo” redento e servile. Dopo ogni caduta, ha sempre rialzato la testa, fino alla fine, senza paure o timori. Mai sottomesso.

Maradona, un figlio dei popoli. Uno di NOI, che veniamo e siamo il popolo, che fatichiamo a vivere. Come disse Fidel Castro: “… un Che Guevara del pallone”.

 

 

 

Il “nostro” Maradona. Quello scomodo

 

Quando era in campo faceva sognare tifosi e appassionati di calcio, regalava gioie ed emozioni indimenticabili, quando ha lasciato l’erba dei campi, è diventato un megafono per urlare le ingiustizie del mondo che ha vissuto e visto. È diventato “partigiano” dei popoli, odiava l’“indifferenza”, si schierava e basta. Ha avuto denaro in misura spropositata, lusso, avendo il coraggio di dire che gli piaceva, lo ha sperperato in mille modi, come con la cocaina, ma in mille modi lo ha anche usato per cause nobili per i bambini poveri, in decine di paesi del mondo, oltre che nella sua Argentina. Contraddizioni e pochezze che ha ammesso e di cui poi, si vergognava anche. Ma è stato anche questo.

“Il dolore più grande dopo la morte dei miei genitori”

“… Mi hanno chiamato da Buenos Aires ed è stato qualcosa di sconvolgente. Un grido terribile mi è uscito dalla gola, perché Fidel era come il mio secondo padre. Ho vissuto a Cuba per quattro anni e Fidel mi chiamava alle due del mattino per parlare di politica, di sport o di qualunque cosa accadesse nel mondo, della vita, ed io ero pronto ad ascoltarlo e a parlare. Questo è il ricordo più bello che mi sia rimasto. Quando c'era un evento mi chiamava sempre per vedere se volevo andare, se volevo collaborare e questo non sarà facilmente dimenticato…”, Maradona quando ha saputo della morte di Fidel.

“È morto un mio amico, un mio confidente, mi ha sempre consigliato… Per me Fidel è stato e sarà eterno, l’unico e il più grande. Mi fa male il cuore perché il mondo perde il più saggio di tutti…mi ha aperto le porte di Cuba, quando in Argentina molte cliniche non mi volevano. Ho avuto con lui un rapporto unico, mi ha aiutato a vivere… a non arrendermi. Addio e gracias comandante!”

 

Dopo il primo incontro con Chávez, Maradona affermò di essere andato in Venezuela per “incontrare un grande uomo”, ma di avere invece “incontrato un gigante”. “…Chávez ha liberato il Sudamerica dalle grinfie degli Stati Uniti d’America. Ci ha presi per mano e ci ha fatto alzare la testa, rendendoci orgogliosi di essere latinoamericani e camminare da soli”.

Maradona ha devoluto a Chávez e al Venezuela molti soldi per la costruzione di campi di gioco e scuole calcio per i bambini più poveri. In un comizio nel 2009, Diego si presentò alla destra di Chávez con la maglietta “Con Chávez, sì allo sport”.

 

“… Hugo mi ha lasciato una grande amicizia e una visione politica incredibilmente saggia. Ci ha dimostrato che non dobbiamo essere schiavi degli Stati Uniti e che possiamo farcela da soli…”

“… Sono addolorato per il colpo di stato orchestrato in Bolivia, in particolare per il popolo boliviano e per Evo Morales, una brava persona che ha sempre lavorato per i più poveri…”

 

Morales: “Ho appreso con un dolore al petto della morte del mio fratello dell’anima, Diego Armando Maradona. Una persona che aveva a cuore e lottava per gli umili, il miglior calciatore del mondo…”.

 

“… Voglio dire ai nicaraguensi che tornerò, che sappiano che Diego Maradona è un amico, un amico del Nicaragua, del comandante Ortega e un amico della lotta del popolo nicaraguense e un soldato di Ortega… un Presidente che viene da una onesta famiglia di lavoratori e lo si vede negli occhi…”.

 Il Nicaragua lo ha insignito dell’Ordine Sandinista

“…Correa è il futuro politico dell’America Latina, un rivoluzionario moderno che non viene dalle campagne abbracciando un AK-47, ma che ha studiato con attenzione i pregi e i difetti del capitalismo…”

“Siamo chavisti fino alla morte e quando Maduro l'ordinerà, indosserò l'uniforme per un Venezuela libero, per combattere l'imperialismo e contro chi vuole impadronirsi delle nostre bandiere, ciò che abbiamo di più prezioso…Viva Chávez, viva Maduro, viva la rivoluzione, viva i veri venezuelani”

“… Pepe Mujica, un grande uomo che si è tagliato lo stipendio ed andava in giro in utilitaria e sandaletti, che in passato aveva combattuto per la rivoluzione uruguaiana imbracciando un fucile…”.

Pepe Mujica: “Grazie per averti conosciuto e abbracciato…”

“… Sono un soldato di Dilma Rousseff e Lula, hanno la mia solidarietà. Quando dei sudamericani vengono attaccati dagli Usa e sono in difficoltà, io ci sono…”

 

Lula: “… La sua genialità e pazzia in campo, la sua intensità nella vita e il suo impegno per la sovranità del Sudamerica hanno marcato la nostra epoca…”.

“… Tutto il mio sostegno sincero a Hebe de Bonafini e alle Madres de Plaza de Mayo. Tutti noi vogliamo che il nostro popolo sia rialzi, mangi, che sia felice e sereno…Un grande bacio a Hebe…”.

 

Hebe: “... Diego è sempre preoccupato per la nostra situazzione. per l’Argentina. È una di quelle persone indispensabili. Ci vogliamo molto bene. Quando ci incontriamo è sempre un momento particolare. Cominciamo a parlare, ci intristiamo e piangiamo insieme. È molto amato dai giovani, lo adorano e anch’io lo amo come un figlio… Era sempre dalla parte che doveva essere. Il mondo intero lo ama perché era una brava persona, non ha mai smesso di riconoscere da dove veniva… Ha sempre raccontato, mille volte, di essersi reso conto che sua madre non mangiava e di notte le faceva male lo stomaco, non lo dimentico mai”.

Ha sempre criticato la Chiesa perché secondo lui non fa abbastanza per aiutare il prossimo e i poveri. Poi è arrivato Papa Francesco, e ha dichiarato, dopo averlo incontrato, che da quel momento sarebbe stato il capitano della sua squadra,

 

“De ahora en adelante soy el capitán del equipo de Francisco … Vorrei davvero ringraziare Francesco per tutto l'affetto che mi ha dato… Ha promesso che farà qualcosa per i ragazzi poveri. Abbiamo parlato di molte cose, dell'impegno affinché i giocatori si uniscano e facciano qualcosa per i bambini che non mangiano in molte parti del mondo. Oggi posso dire di essere un sostenitore di Francesco…”.

Cristina Fernández de Kirchner, attuale vice presidente dell'Argentina, si è unita al dolore per la scomparsa di Diego Maradona, “Molta tristezza... Molta. Un’enorme perdita per tutti noi, abbraccio i familiari. Hasta siempre, Diego”. Maradona aveva più volte espresso il suo sostegno ai governi della famiglia Kirchner.

“Dopo Fidel Castro e Chávez, c'è Putin!... Egli ha tutta la mia ammirazione perché passano gli anni ma lui le sue convinzioni e la stessa energia di sempre. È un amico dei popoli. Congratulazioni al popolo russo che lo ama..”

“Mi ricordo bene di Fidel Castro, Chávez, Gheddafi, conosco Putin e ora voglio fare una foto con il presidente Lukashenko. Spero che la mia presenza possa essere utile al calcio bielorusso e ai giovani di qui”.

 

Queste le parole dopo essere diventato presidente della squadra bielorussa Dinamo Brest.

Al fianco della Palestina:

 

“Il popolo palestinese ha bisogno del nostro aiuto per tutto, e io oggi sono a disposizione della Palestina”.

Durante la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad in Iran, regalò al presidente della Repubblica Islamica la sua maglietta in segno di riconoscenza per il sostegno dell’Iran alle nazioni libere dell’America Latina, la sua vicinanza fraterna con Chávez e alla causa palestinese. A Maradona piaceva la visione anti USA dell’ex presidente dell’Iran. Il gesto fece scoppiare un vespaio di polemiche in tutto il mondo, con la comunità ebraica in Argentina che pretese le scuse di Maradona. Scuse che non furono mai fatte.

“…grazie all’ambasciata argentina, avrò il piacere di visitare la Cina per incontrare il presidente Xi Jinping, un grande appassionato di calcio… e dove vi sono già molte accademie di calcio per bambini, intitolate a me”.

“…Mohammed Ali è stato l'unico uomo che mi ha permesso di vedere mio padre piangere, accadde quando lo vide dal vivo in un incontro a Las Vegas, nel 1981… Un grande uomo coraggioso e lottatore non solo sul ring…”.

Diego quando incontrò Ali era tremendamente emozionato, ha raccontato Marco Ciriello in Maradona Presidente, circa la visita alla casa di Ali con Don King, manager e grande amico di Ali: “… Ali non poteva parlare per la malattia e accoglierlo, poi si lasciò abbracciare e lo ha stretto a sé. È stato un incontro stranissimo… poi Diego ha raccontato del gol con la mano all’Inghilterra che fece sorridere Ali e ha cambiato la situazione. Quando siamo usciti, Diego sembrava rinato, liberato e io non ho avuto il coraggio di chiedere niente altro, perché avevo assistito a una confessione… In quella stanza ci siamo sentiti tutti vicini e solidali, mentre Diego ammetteva di aver sbagliato a segnare con la mano: «Avrei dovuto chiedere scusa, andare dall’arbitro e dire che non era la mano de Dios ma la mia, quella di un argentino scaltro. Ho sbagliato». Ali l’ha guardato credo come nella bibbia il padre guardò il figlio che tornava a casa e Don King sembrava un cardinale, eccentrico, ma comunque un cardinale e stringeva la spalla di Diego. Una scena che avrei dovuto fotografare, piena di luce, una redenzione muta. Non so dire quanto sia durata, siamo stati sospesi per pochi secondi o per molti minuti, non ha importanza, perché era una scena fuori dal normale. Ali, tremando come un budino, ha scritto su un foglio che teneva sua moglie Yolanda qualcosa di incomprensibile a tutti tranne che a lei, e sua moglie dopo averlo guardato e avergli parlato in un orecchio, ha detto a Diego: fallo sapere alla gente e Diego annuì…”.

Gianni Minà il grande giornalista e grande amico di Maradona così ha ricordato l’uomo e l’amico:

“Tante volte criminalizzato. Ora silenzio. Con Maradona il mio rapporto è stato sempre molto franco. Io rispettavo il campione, il genio del pallone, ma anche l’uomo, sul quale sapevo di non avere alcun diritto, solo perché lui era un personaggio pubblico e io un giornalista. Per questo credo lui abbia sempre rispettato anche i miei diritti e la mia esigenza, a volte, di proporgli domande scabrose. Dalla polvere di Villa Fiorito, nella provincia di Buenos Aires, dove è cominciata la sua avventura di più grande calciatore mai nato alla militanza politica nei partiti progressisti latinoamericani per i quali ha dato molte volte la propria faccia. Nessun calciatore è mai arrivato a tanto. Diego, per una ironia del destino, se n’è andato da questo mondo lo stesso giorno di un altro gigante, Fidel Castro. Alla fine li rimpiangeremo, come succede a chi ha lasciato una traccia indelebile nel gioco del calcio e della vita. E ora silenzio. Il suo prezzo al mondo del pallone lo ha pagato da tempo…”.

La famosa “mano de Dios”. Il gol che Maradona dichiarò di aver fatto per conto del Padre Eterno, il quale così volle punire l’Inghilterra dopo che la stessa, 4 anni prima, aveva invaso le Falkland-Malvinas, uccidendo centinaia di giovani argentini e poi fece imporre l’embargo sul paese, immiserendo e portando alla fame il popolo argentino. La giustificazione a quel gol, Maradona, l’ha sempre data così, come una lotta politica al potere imperialista del Regno Unito e dei suoi alleati. Una forma di rivincita equa.

 

Il Maradona per i niños…sempre disponibile e pronto

 

“… Sono cresciuto in un quartiere povero di Buenos Aires. Privo di elettricità, acqua, telefono. Io SO cosa significa per un bambino essere povero, non avere niente, solo i sogni…”.

 

Frammenti di vita… dell’UOMO Maradona…

 

Maradona realizza il sogno di Ali, un bambino di otto anni nato senza gambe.

Con un video in cui, dove indossava la maglietta Albiceleste dell’Argentina, ha spiegato che gli piace molto giocare a calcio e chiesto di incontrare Maradona, in quel momento allenatore dell’Al Fujairah. Il suo sogno si è realizzato insieme ad altri bambini e al suo eroe Maradona che ha condiviso con loro alcune ore sul campo, dedicando particolare attenzione e affetto ad Ali.

Acerra 1984. Pietro Puzone, allora riserva del Napoli, viene contattato da un padre di Acerra in disperato bisogno di raccogliere fondi per un'operazione urgente, ma troppo costosa, che avrebbe salvato la vita del figlio piccolo e malato. Il padre aveva cercato di contattare il Napoli per organizzare una partita di beneficenza, ma Ferlaino non aveva acconsentito alla richiesta per paura che i suoi giocatori si infortunassero. Tramite Puzone la voce giunse però alle orecchie di Diego Armando Maradona, che si ribella al presidente, paga di propria tasca la clausola di 12 milioni alla sua assicurazione contro gli infortuni esclamando: “Che si fottano i Lloyd di Londra! Questa partita si deve fare per quel bambino”, e nel gennaio del 1985 si presenta in un fangoso terreno di periferia per giocare. Il resto è storia.

 “Voglio essere l'idolo dei bambini poveri di Napoli e del mondo, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”.

 

 

Il suo ultimo saluto

 

“Gracias, amigos. Grazie a tutti. Grazie per gli auguri, per la vicinanza e per l’affetto che continuate a mostrarmi. Mi danno forza e sensazioni positive, cose che in tempi di grande paura per la salute di tutti e di grandi sofferenze economiche per tanti sono assai preziose. Sessant’anni, sì. Sono pochi o sono tanti? Devo cominciare a sentirmi pure io un po’ vecchietto, oppure no? Beh, l’ammetto, me lo sono chiesto. Ma non so darmi una risposta. Se penso, se ragiono, se mi fido della mia voglia di futuro sono pochi perché pensavo e ragionavo così anche quando di anni ne avevo la metà. Se invece penso di fare una corsa, uno scatto, beh, allora mi sembrano tanti… Non credo che a sessant’anni sia già tempo di bilanci, ma non rinnego nulla di quel che è stato e di quel che ho fatto. Non ho rimpianti. Non voglio averne. Certo, so di non aver fatto sempre cose giuste, ma se ho fatto del male, l’ho già detto, l’ho fatto solo a me stesso, non agli altri. Però da una quindicina di anni ho imparato a volermi più bene e ora sono felice. Che regalo mi piacerebbe avere? Niente per me. Vorrei che questa pandemia assassina se ne andasse via, questo sì. Vorrei che lasciasse in pace tutti e soprattutto quei Paesi e quei popoli e quei bambini tanto poveri da non potersi neppure difendere. Vorrei che qui in Argentina come in tante, troppe, altre parti del mondo fossero sconfitti anche i virus della fame e della mancanza di lavoro che divorano la dignità delle persone. E poi, visto che non ce la faccio proprio a non parlare di pallone, vorrei che il mio Gimnasia, prossimo a tornare in campo, dopo novant’anni e più, rivincesse il campionato. E se è vero che non c’è due senza tre, vorrei che un altro scudetto lo vincesse presto pure il Napoli. Lo seguo. Mi piace. Caro Gattuso, vai avanti così: con la tua grinta e la tua capacità di fare calcio. Faccio il tifo per te e voglio dirti una cosa: c’è gente che si vanta di aver giocato nel Barcellona, nel Real Madrid, nella Juventus. Io mi vanto e sono orgoglioso di aver fatto parte del Napoli. Spero che un giorno possa dirlo pure tu. Grazie ancora, amici miei. Vi abbraccio tutti, Forse anche un po’ commosso... Sarà colpa dell’età”.

“… Se muoio, voglio rinascere e voglio fare il calciatore. E voglio essere ancora Diego Armando Maradona. Sono un giocatore che ha dato gioia alle persone e questo mi basta e ne ho in abbondanza”.

 “Ci sono uomini, nell’animo dei popoli, la cui morte pesa come una piuma e altri la cui morte pesa come una montagna” (Mao)

Addio Dieguito. Che la terra ti sia lieve.