Nelle elezioni di domenica 28 settembre u.s., a Graz, in Austria, il Partito Comunista ha vinto, per la prima volta nella storia, con il 28,9%, le elezioni comunali, diventando il primo partito della città. Il giornale “Jacobin” ha incontrato un candidato del KPÖ, chiedendo come il Partito abbia costruito in città la “fortezza rossa” della vittoria.

Gli esperimenti sociali della “Vienna Rossa” hanno a lungo associato l’Austria alle grandi vittorie storiche della socialdemocrazia europea, mentre gli ultimi decenni hanno invece visto questa Repubblica Alpina diventare un laboratorio per il populismo di destra. Ma a Graz, la seconda città più grande del Paese dopo Vienna, c’è un’alternativa alla tendenza reazionaria. Nelle elezioni di questa domenica 26 settembre, il Partito Comunista d’Austria (KPÖ) ha ottenuto una vittoria senza precedenti, ottenendo il 29% dei voti. Con la sconfitta del Partito popolare austriaco conservatore (ÖVP), il comunista Elke Kahr dovrebbe diventare sindaco.

Il sorprendente successo del KPÖ in questa città – in contrasto con la sua presenza marginale nella politica nazionale – si deve ad anni di impegno militante costante e ad una politica di classe che hanno radicato il partito tra la popolazione di Graz. La sua vittoria non sarebbe stata possibile senza attivisti come il trentaquattrenne Robert Krotzer, che era secondo nella lista del KPÖ in queste elezioni. Già nel 2017, Krotzer, era stato il candidato più giovane mai eletto al Senato della città di Graz e da allora è stato Capo del Dipartimento della salute e dell’assistenza sanitaria presso il Dipartimento dei servizi sociali.

In relazione al voto di domenica 26 settembre Krotzer è stato intervistato, per “Jacobin”, da Adam Baltner e la discussione si è incardinata su come il KPÖ sia riuscito a costruire a Graz una “fortezza rossa”.

Adam Baltner (AB): Nelle elezioni nazionali austriache, il KPÖ conquista normalmente circa l’1% dei voti. A Graz, invece, la capitale dello stato della Stiria, il partito va decisamente meglio, ottenendo circa il 20% dei consensi sin dai primi anni 2.000. Perché il KPÖ ha così tanto successo a Graz?  

Robert Kortze (RK): Questo ha a che fare con un orientamento politico che risale ai primi anni ’90, un periodo di profonda crisi per il movimento comunista. All’epoca, uno dei motti del KPÖ Styria era “Una modalità di lavoro utile per la vita di tutti i giorni e per i grandi obiettivi del movimento operaio”. In linea con questa massima, il partito ha perseguito una politica molto concreta, soprattutto per gli inquilini. In particolare, Ernest KaltEnegger (ex dirigente politico del KPÖ e presidente del partito di Graz) ha svolto qui un lavoro straordinario, conquistandosi una reputazione molto positiva tra la popolazione. Kaltenegger era sempre lì ad aiutare gli altri e prestare orecchio ai loro problemi. Ancora oggi, le persone raccontano storie su di lui, che andava persino ad aggiustare le cose negli appartamenti dei cittadini. Ma, soprattutto, ha fortemente politicizzato la questione degli alloggi.

All’inizio degli anni ’90, molti costruttori cercavano di liberare case e intere palazzine dagli inquilini, a volte con metodi estremamente draconiani, come rimuovere le finestre dagli ingressi degli edifici a gennaio, con la scusa che le stavano facendo smontare per ripararle. Nel 1991 è fu istituita una hotline per gli inquilini in emergenza, come primo punto di contatto per le persone che avevano problemi con i loro proprietari. Su iniziativa di Kaltenegger fu istituita anche una consulenza legale per le “vittime degli speculatori” – come allora venivano chiamati i cittadini perseguitati. Attraverso questa mobilitazione e questo aiuto molto concreto, attraverso lo stesso supporto legale per i cittadini, il KPÖ fu in grado di divenire molto popolare.

Anche anni dopo il KPÖ fu alla testa di un’importante campagna contro gli alti prezzi degli affitti per le case popolari. All’epoca, anche nelle case popolari, non era insolito che i cittadini dovessero utilizzare fino al 55% del loro reddito per pagare l’affitto. Di fronte a questo grave problema, il KPÖ presentò un disegno di legge in consiglio comunale che stabiliva che nessuno che vivesse in una casa popolare doveva pagare più di un terzo del proprio reddito per l’affitto. Una proposta che, come tante altre avanzate dal KPÖ, fu respinta da tutte le altre forze politiche. Successivamente, il KPÖ condusse campagne e raccolte di firme, assieme agli inquilini, per affitti socialmente equi per le case popolari. 

Il partito presentò più avanti, in consiglio comunale, una “Petizione ai sensi della legge popolare stiriana”, supportata da diciassettemila firme, per un disegno di legge volto ad un giusto affitto. Una proposta di legge che finalmente fu approvata all’unanimità.

Le successive elezioni del 1998 segnarono il primo importante passo avanti del KPÖ alle urne, con il 7,9% dei voti. A Kaltenegger fu assegnato il Dipartimento per l’edilizia abitativa dai partiti al governo, che si aspettavano fallisse, in questo ruolo. Ma le cose andarono diversamente. In effetti, il nostro compagno fu in grado di portare avanti un’importante serie di questioni relative ad una positiva politica di massa per la casa. E, in seguito a ciò, nel 2003 il partito raggiunse il 20,8%.

Tutto ciò dimostra che la politica di sinistra richiede resistenza e lavoro di base. Dimostra anche che gli eletti di sinistra al parlamento devono avere spinte dall’esterno del parlamento, dalla società, per portare avanti le battaglie, che non potrebbero essere vinte all’interno dei soli rapporti di forza parlamentari.   

A.B.: Hai appena accennato al modo in cui il KPÖ ha costruito un proprio consenso popolare a a Graz, ma anche a come ha influenzato la politica cittadina dalla sua postazione d’opposizione. Quali altri esempi ci sono a riguardo?

R.K. Uno dei successi più importanti del KPÖ è stato colto nel 2004, quando ha bloccato la privatizzazione del patrimonio immobiliare di Graz. All’epoca, l’ÖVP (partito conservatore), lo SPÖ (Partito socialdemocratico austriaco) e in effetti tutti gli altri partiti del consiglio comunale si erano accordati per la privatizzazione. Purtroppo, più o meno nello stesso periodo, un governo “rosso-rosso” a Berlino (una coalizione tra il Partito socialdemocratico tedesco e la Die Linke) privatizzavano gli appartamenti di proprietà pubblica.

Anche se all’epoca eravamo ancora un piccolo partito, fummo capaci di raccogliere più di diecimila firme per la nostra petizione contro la privatizzazione, che secondo la legge stiriana è il numero di firme necessario per un referendum popolare. Alle urne, circa il 96% votò contro la vendita delle unità abitative. Fino ad oggi, tutte le parti hanno tenuto le mani lontane dalle case popolari: la questione della privatizzazione non è mai riemersa.

Anche se non siamo mai stati uno dei partiti della coalizione di governo, dal 1998 ricopriamo cariche nell’esecutivo cittadino. Ciò è dovuto al sistema di rappresentanza proporzionale, che assegna i seggi al senato cittadino sulla base delle quote di voto dei partiti. Attualmente, la nostra presidente del partito, Elke Kahr, guida il Dipartimento delle strade e della pianificazione dei trasporti, e io sono responsabile per la salute e l’assistenza. Abbiamo avuto successo in entrambe queste aree, nonostante le difficili condizioni degli ultimi quattro anni e mezzo sotto il governo di coalizione di destra tra l’ÖVP e l’FPÖ (Partito della Libertà d’Austria, di estrema destra).

Abbiamo costruito nuove piste ciclabili e migliorato il trasporto pubblico ampliando la rete dei tram e creando nuove linee di autobus. E abbiamo introdotto il cosiddetto modello di assistenza di Graz, secondo il quale gli anziani dipendenti dall’assistenza ricevono indennità comunali in modo che possano essere curati a casa e non debbano trasferirsi in case di cura.

A.B.: Quando sei stato nominato responsabile per la salute e l’assistenza, nel 2017, nessuno si aspettava che la crisi del COVID-19 colpisse così forte Come hai utilizzato il tuo ruolo pubblico per affrontare la crisi a livello locale?

R.K. Il Dipartimento della salute di Graz è relativamente piccolo, ma comunque importante. In confronto a Vienna, che è sia una città che uno stato, Graz è solo una città. Per questo, a differenza della politica viennese, a noi mancano alcune responsabilità, come quella di amministrare le associazioni ospedaliere. Quando ho assunto il dipartimento, le persone nei circoli del Partito dei Giovani (organizzazione giovanile del conservatore ÖVP) dicevano: “Krotzer sta ottenendo il Dipartimento della Salute perché comunque non può fare alcun danno lì”. Questo dimostra come l’ÖVP prenda seriamente i problemi della salute e dell’assistenza. Al contrario, essi sono sempre stati di importanza cruciale per noi nel KPÖ.

La politica sanitaria cittadina, per quanto riguarda la crisi COVID, significa, soprattutto, rintracciare i contatti, ovvero seguire e spezzare le catene di infezione. Questo è, ovviamente, un compito enorme per qualsiasi esperienza di sanità pubblica. Nel febbraio 2020, l’Ufficio di epidemiologia di Graz aveva esattamente due dipendenti. A novembre 2020, vi lavoravano duecento persone.

Tuttavia, non abbiamo semplicemente adempiuto ai nostri doveri amministrativi. Lavorando con organizzazioni di migranti e anziani, nonché con istituzioni di assistenza sociale, abbiamo avviato, nel marzo 2020, una catena telefonica per diffondere informazioni e scoprire ciò di cui che lempersone avevano bisogno. Abbiamo poi supportato in modo concreto tali persone, ad esempio collegandoli a servizi di spesa o fornendo loro buoni spesa.

I governi nazionali e statali hanno fatto numerose promesse, ad esempio che avrebbero messo a disposizione delle persone i test antigenici rapidi, ma ciò non è mai avvenuto e nell’autunno del 2020 abbiamo finito per pagarli di tasca nostra e inviarli a case di cura, a fornitori di servizi sanitari a domicilio e a istituzioni assistenziali. Per portare il vaccino alla popolazione, abbiamo anche condotto speciali campagne pubbliche, utilizzando persino i venditori del giornale di strada “Megafon” e la moschea di Graz, le chiese, le biblioteche, i quartieri di diverse parti della città. Tutto questo è in linea con il nostro obiettivo di essere una forza utile per la vita concreta di tutti i giorni.

A.B.: La campagna elettorale è stata dominata dal tema relativo a quali partiti si uniranno per una coalizione di governo. Quali sono secondo lei le questioni politiche decisive per la città?

R.K. Solo molto raramente gli elettori mi hanno posto la questione di quali coalizioni di governo. Piuttosto, le conversazioni agli stand informativi tendevano a parlare degli aiuti concreti alle persone. Degli aiuti concreti per i quali si è battuto il nostro partito. E questo è assolutamente un grande bonus che abbiamo come KPÖ.

Ogni anno, migliaia di persone vogliono incontri con Elke (Kahr) e con me durante il nostro orario di ufficio. In queste occasioni vediamo come possiamo aiutarli al meglio, fornendo loro consulenza legale, aiutandoli a compilare le domande o dando loro un sostegno finanziario diretto: i rappresentanti del KPÖ nel senato cittadino e nel Landtag della Stiria (parlamento) donano volontariamente due terzi dei loro stipendi alle persone bisognose.

Per noi, questa non è sicuramente carità. Piuttosto, è una forma di politica orientata ad un principio socialista-comunista di base che risale alla Comune di Parigi. Penso che sia difficile parlare in modo sincero ed empatico con qualcuno che lavora a tempo pieno per 1.200 euro al mese, quando guadagni tre, quattro, cinque volte tanto. Del resto, come diceva Marx: l’essere determina la coscienza.

Oltre al fallimento della politica sociale (della coalizione di governo di destra), definirei l’espansione urbana in rapida progressione come un altro dei problemi principali. A Graz, i piani di costruzione vengono approvati e gli spazi verdi vengono dati via in modo estremamente frivolo, perché il sindaco dell’ÖVP, Siegfried Nagl (che si è dimesso questa domenica), è piuttosto amichevole con gli investitori. Molte persone sono enormemente disturbate da questo. Non pochi mi hanno detto, a causa della frenesia edilizia degli ultimi anni: “In tutta la mia vita non ho mai votato per nessun partito tranne l’ÖVP, ma ora basta”.

A.B.: Il programma del KPÖ Stiria mette in luce, evoca, il pensiero di Marx, Engels e Lenin. A causa di questa posizione incline ad una politica radicale, il conservatore ÖVP l’ha preso in giro per anni, apparentemente senza molto successo. Come gestisce gli attacchi anticomunisti?

R.K. Nella primavera di quest’anno abbiamo emesso un comunicato stampa per commemorare il sessantesimo anniversario del primo volo spaziale con equipaggio. Naturalmente, la prima persona nello spazio fu il cosmonauta sovietico Yuri Gagarin. L’ÖVP ha tentato di farci inciampare presentando una mozione urgente al consiglio comunale chiedendo ai partiti di prendere le distanze da tutte le ideologie totalitarie, compreso il comunismo sovietico. Tutti gli altri partiti, inclusi SPÖ e Verdi, hanno votato a favore di questa mozione. L’ÖVP ha poi espresso indignazione per il fatto che noi abbiamo votato contro la loro mozione.

La nostra risposta è stata alla fine abbastanza misurata. Conosciamo l’ÖVP da abbastanza tempo per capire cosa vogliono ottenere con qualcosa del genere. La nostra consigliera comunale, Elke Heinrichs, ha tenuto un discorso ampiamente dettagliato per ricordare come il KPÖ è sempre stata la forza trainante della resistenza contro il fascismo in Austria e, a differenza degli altri partiti che esistono dal dopoguerra, non ha mai avuto compagni con un passato fascista. In altre parole, quando si tratta di questioni di questo tipo, l’ÖVP dovrebbe mettere prima ordine in casa propria.

Naturalmente, ci sono molti aspetti della storia del socialismo realmente concretizzatosi sui quali noi comunisti e marxisti dobbiamo discutere. Ma non dobbiamo farlo per volere dell’ÖVP, e soprattutto attraverso la lente con cui vedono loro la storia.

Questa mossa anticomunista dell’ÖVP non è mai stata argomento di discussione in nessuno dei nostri stand informativi. Penso che probabilmente sia passata in gran parte inosservata dalla popolazione, perché parecchie persone hanno già un legame molto concreto con il KPÖ – o conoscono uno di noi, o ci vedono per strada, o sanno che è grazie al nostro impegno che esiste la hotline degli inquilini. Queste cose sono molto più importanti per le persone.

A.B.: Finora, il successo del KPÖ a Graz non è stato replicato in altre città austriache. Ma pensi che attraverso la politica comunale si possa costruire un movimento politico nazionale o addirittura internazionale?

R.K. Naturalmente, non predichiamo il socialismo in una città o qualcosa come una transizione municipale al socialismo. Ma in generale sono convinto che la politica di sinistra debba essere sviluppata dal basso. E questo significa radicarsi a livello comunale, a livello di fabbrica, ed essere in costante contatto con le persone. È importante impegnarsi in aree in cui puoi dimostrare concretamente di essere una forza utile. E i partiti dei lavoratori possono imparare molto da questo tipo di impegno.

Negli ultimi decenni, la sinistra ha forse trascurato questa modalità di lavoro. A volte si pensa che abbiamo i testi teorici, abbiamo i volumi di Marx, Engels e Lenin, e con questi saremmo in grado di affrontare il mondo. Ma solo attraverso uno scambio costante con le persone puoi scoprire dove sono i veri problemi. Se tu e i tuoi compagni volete lavorare insieme per cambiare e migliorare le condizioni delle persone, questa conoscenza è fondamentale.

Ci sono vari esempi di politica di sinistra di successo a livello municipale o di fabbrica – per esempio, in Alentejo in Portogallo, dove ci sono comunità che sono state amministrate dal Partito Comunista Portoghese sin dalla Rivoluzione dei Garofani del 1974, o l’organizzazione sindacale PAME in Grecia.

Un nuovo ed entusiasmante segnale è il successo del Partito dei Lavoratori del Belgio. Sulla base del suo radicamento storico nelle fabbriche, questo partito è riuscito a diventare una forza importante nella politica municipale, prima di fare il grande salto sulla scena nazionale, nel 2019. Questo risultato è davvero impressionante. Ma è partito dai territori. E certamente non sarebbe stato possibile senza il radicamento nei luoghi di lavoro, nei quartieri dei paesi e delle città.