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L’ipocrisia

degli imperatori

(o l’ombra oscura dell’imperialismo USA)

di Giuseppe Padovano

coordinatore nazionale del Comitato No Guerra No Nato;

presidente della Associazione di Promozione Sociale

“Per un mondo senza guerre”

Recenti pubblicazioni di documenti secretati prodotti da varie entità dello Stato Profondo americano, hanno permesso la pubblicazione di importanti libri di ricostruzione storica dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri e ci potrebbero consentire, se meglio conosciuti, diffusi e discussi (ed io vi propongo di farci un pensierino sopra) di affossare definitivamente la ricostruzione falsa di questo periodo non a caso definito dai vincitori (non della guerra ma della lotta di classe tra ricchi e poveri) il “secolo americano”.

 Sulla storia degli Stati Uniti d'America al di là di qualche vago accenno allo sterminio e al confinamento dei popoli autoctoni molto ci sarà da scrivere, ma intanto concentriamoci sulla Fake New colossale che ha governato l'immaginario collettivo dal 1945 ad oggi: i vincitori della seconda guerra mondiale sono stati gli USA (perfino Benigni si è fatto clamorosamente portatore di questa idea nel suo film, La Vita è Bella, con il carro armato americano che libera i superstiti del campo di concentramento). Ebbene, io vorrei introdurre anche il concetto di ipocrisia oltreché di falsità nella narrazione occidentale degli eventi, partendo da un dato di fatto enorme come un macigno: le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki (anche se dovremmo affiancarvi come ipocrisia i bombardamenti a tappeto sulle città in Europa da parte degli alleati prendendo a misura Lipsia, che ebbe forse più morti di Hiroshima dal bombardamento convenzionale a tappeto della RAF).

 Su quelle bombe che non avevano alcun senso militare, i giapponesi erano già pronti a firmare la resa, e che avrebbero dovuto sollevare un'ondata di sdegno generale per l'uso della vera arma di distruzione di massa, su quelle bombe gli Stati Uniti costruirono il loro impero già allora globale, perché esteso a tutto il mondo, e già supportato dalla costruzione di innumerevoli basi militari, ben al di fuori dei confini Statunitensi.

 Un primo dato che oggi retrospettivamente acquista un significato emblematico è rilevabile dalla costruzione “scientifica” di questo impero già prima che la guerra finisse, alcune date mi sembrano indicative: luglio 1944 accordo di Bretton Woods con il dollaro che diventa moneta internazionale degli scambi e garantisce la sua convertibilità con l'oro (che gli americani, unilateralmente denunceranno nel 1971 senza perdere il controllo della finanza mondiale); dicembre 1945 costituzione della Banca Mondiale dei semi, Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo che poi diverrà la Banca Mondiale, sempre dicembre 1945 nascita del Fondo Monetario Internazionale.

   Alla fine della guerra il mondo non era tutto nelle stesse condizioni di distruzione e di disorientamento: gli Stati Uniti d'America avevano avuto complessivamente poco più di 600.000 morti (quasi esclusivamente militari) a fronte dei sovietici, veri vincitori sul nazifascismo, che contarono oltre 23 milioni di morti (in gran parte civili, vittime di un olocausto almeno paragonabile a quello ebraico, profetizzato addirittura nelle cifre dai sionisti, dall'inizio del secolo); nessuna città o luogo degli Stati Uniti era stato bombardato, nessuna struttura industriale e produttiva aveva subìto danni (anzi queste ultime erano cresciute a dismisura e in piena attività tanto da minacciare una colossale crisi da sovrapproduzione assai più drammatica di quella del 29); gli Stati Uniti erano diventati forti creditori di tutto il mondo. Da tutto questo l'unica verità universalmente riconosciuta come un dato di fatto inevitabile che emergerà è quella che riconosce negli Stati Uniti la nuova potenza mondiale in sostituzione dell'Impero Inglese; nessuno che ricordi e rivaluti la speranza che era emersa nei popoli del mondo di un generale riscatto da ogni forma di dominio coloniale. Su questo, uno dei documenti desecretati di cui parlavo e che di recente è stato ripubblicato dalla rivista Limes 12/2019 pag. 267 e seguenti, riporta l'intervento di H. T. Truman con i vertici militari degli USA e i ministri degli esteri dei paesi della costituenda Alleanza Atlantica il 3 aprile 1949, con l'impegno a mantenere la massima riservatezza (i parlamenti dei rispettivi 9 paesi non dovevano essere informati). Il documento è tutto un programma, che però dovrà essere integrato da altra documentazione, lasciate segrete anche agli stretti alleati, per capire a fondo la strategia americana all'indomani della liberazione dal nazi-fascismo.

  L'incipit è significativo e vi rimando alla lettura integrale del testo pubblicato da Limes: “…Il fatto di essere qui riuniti a Washington per la firma del Patto Atlantico rispecchia perfettamente la natura della nostra comune preoccupazione - lo schiacciante potenziale militare dell'URSS (gli Usa avevano l'esclusivo controllo della bomba atomica). Eppure vorrei sottolineare la minaccia sovietica non è soltanto militare, è la minaccia del comunismo in quanto idea (non Stalin non la dittatura ma il comunismo quale idea pericolosissima dopo la fine di una guerra mondiale presentata universalmente come di liberazione), in quanto forza sociale (prosegue Truman) dinamica ed egualitaria che si nutre degli squilibri economici e sociali del mondo, a costituire un problema base per l'Occidente, sebbene infatti trovi forza significativa nella potenza sovietica, nel lungo periodo è l'idea in sé a costituire una minaccia ancor più insidiosa”.

 Tanto grande era questa preoccupazione ideologica, politica e sociale che gli Stati uniti già all'indomani della fine della Guerra, stravolgono le indicazioni di Yalta e individuano nella Germania il baluardo Occidentale di contenimento dell'URSS e, quindi, invece di condurre una gestione unitaria dei tre alleati, introducono la Francia tra i vincitori e ratificano l'esistenza di due entità non ancora statali ma comunque divise fra Germania sotto controllo occidentale e Germania sotto controllo sovietico.

 Qui invito tutti voi a leggere una delle ultime clamorose fatiche di Giulietto Chiesa, il libro “Chi ha costruito il muro di Berlino?” edito da Uno editori e sul quale sarebbe opportuno organizzare incontri di presentazione e commento, per rimuovere un difetto di comprensione di ciò che ha portato alla sua costruzione e alla individuazione della RFT come baluardo di democrazia e libertà (i comunisti non potevano fare gli insegnanti nelle scuole o essere dipendenti pubblici) e la DDR portatrice di dittatura e di povertà che scontiamo ancora oggi vergognandosi, gran parte della sinistra anche ex comunista, di aver fatto parte di quello schieramento anticapitalista, antimperialista e anticoloniale.

 Ma l'ipocrisia USA non finisce qui, è un tema ricorrente nella politica estera americana proporre accordi bi e multilaterali sul piano economico, dei dazi, di libero scambio, di limitazioni alla corsa agli armamenti etc. e di ricorrere altrettanto rapidamente alla denuncia unilaterale di questi accordi o trattati quando l'interesse economico e politico americano non sono garantiti. I dazi, le sanzioni o l'imposizione del libero mercato dei capitali sono le armi di distruzione di massa, assieme alla minaccia costante dell'uso dell'arma atomica che gli USA adottano non solo dai tempi di Trump, ma da quando è finita la guerra civile americana e il capitale finanziario, già notevole in quel paese e che oggi controlla le maggiori istituzioni economiche e finanziarie del mondo (vedi le date segnalate all'inizio), ha assunto il controllo dello Stato Profondo Americano e tramite questo delle finanze del mondo, rigorosamente private comprese le Banche Centrali che emettono moneta senza controlli. (altro libro che vi suggerisco di leggere e promuovere e di cui sta uscendo una nuova edizione aggiornata Lo stato Profondo di Germana Leoni von Dohnanyi, collaboratrice del Comitato NGNN).

 L'aspetto che mi preme evidenziare è legato alla pianificazione costante, ripetuta nel tempo ed evidente agli occhi di tutti ancora oggi, di come distruggere definitivamente la Unione Sovietica, nel momento stesso in cui è alleata e, oso dire, coerente e concreta. I sovietici si fermarono a Berlino e attesero un mese l'arrivo degli alleati invece di liberare, loro, tutta la Germania, così come tollerarono i comportamenti aggressivi occidentali creandosi un cuscinetto protettivo di stati sottratti al controllo (tanto politico e finanziario quanto poco libero) degli stati europei.

 Sono stati pubblicati documenti di fonte americana e dello stesso Dipartimento di Stato, Degli Stati Maggiori Riuniti ecc., in cui il Presidente  americano chiede, reiteratamente ogni sei mesi a più agenzie di sicurezza (in USA esistono 14 diverse agenzie di intelligence, spesso in disaccordo tra di loro e altrettanto spesso fuori dal controllo politico pubblico) almeno a che punto sia la concreta possibilità di aggredire di sorpresa l'URSS e distruggerne definitivamente una esistenza autonoma; le domande sono: quante bombe nucleari occorrono, quante città decisive devono essere rase a suolo, quanti milioni di morti potrebbero essere necessari per piegare l’Unione Sovietica e impedirle una iniziativa convenzionale su tutta l'Europa (è di quei tempi la campagna terroristica per impedire al fronte popolare italiano di vincere le elezioni del 1948 che proponeva come possibilità concreta il bivacco dei Cosacchi, atei, barbari, comunisti alle fontane del Vaticano); quanti bombardieri strategici dovranno essere sacrificati  non avendo autonomia di volo per tornare alle basi di partenza (all'epoca non esistevano i missili da crociera né quelli strategici). In nessun caso viene chiesta quale motivazione doveva essere preparata per un simile intervento, e il futuro ci mostrerà quanto poco interessasse questo aspetto per motivare interventi militari, spesso distruttivi, degli americani nel mondo. L'intervento di Belfiore (n° 0 di “Cumpanis”, n.d.r.) in proposito mi sembra illuminante.

 Ebbene da quei documenti si desume che la guerra contro l'Urss non fu scatenata all'epoca perché: prima il numero delle bombe disponibili non era sufficiente ad ottenere il risultato; secondo perché i bombardieri disponibili e sacrificabili non erano sufficienti (in questi piani di assalto si parla di 70 fino a 200 bombe atomiche) ciascuna molto più potente di quella di Hiroshima che appunto gli americani non avevano avuto remore a sganciare su città inermi e non militarmente impegnate; terzo perché non era garantita la capacità di resistenza dell'Europa occidentale ad una avanzata terrestre sovietica.

 Vedi Piano Pincher e successivi di cui parla ampiamente Filippo Gaia nel suo illuminante libro Il Secolo Corto, Maquis editore prima edizione 1994 (anch'esso troppo poco conosciuto e commentato).

  Tutto questo portato avanti senza coinvolgere gli alleati occidentali, ma costruendo una rete di collaborazione “istituzionale” con i vari paesi modellando letteralmente i loro apparati di intelligence, ma anche di polizia, delle armi, esercito, marina, aviazione (Mi piace ricordare che mio padre fu sospeso dal lavoro (macchinista FS) per aver partecipato ad uno sciopero contro la legge truffa del 1953 e che io, nei primi anni settanta, non ebbi la possibilità di fare il militare nell'aeronautica, perchè l'informativa richiesta e data dai carabinieri, certificava l'appartenenza di mio padre al Partito Comunista. Nella truppa dell'esercito non costituivo più un grande pericolo), (quelli americani furono ricostruiti con la diretta organizzazione dell'ex generale nazista Gehlen e del suo servizio di spionaggio costruito contro l'Urss, e aiutato a sfuggire ad ogni condanna per i crimini di guerra perpetrati); famoso fra questi diventerà Gladio, la P2 etc.

  Le azioni in questo senso non sono mai venute meno, anche dopo i due shock subiti: la prima bomba nucleare sovietica esplosa troppo presto rispetto ai tempi previsti dal Pentagono e, successivamente nel 1957 quando i sovietici lanciano il primo sputnik dimostrando una capacità tecnologica che gli americani non avevano (nonostante un altro illustre collaboratore nazista sottratto alla giustizia dei popoli, von Braun) di poter trasportare testate nucleari ovunque senza bisogno di supremazia aerea.

 Gli argomenti correlati a questi indizi sono talmente tanti che non possono esser trattati in un unico momento e quindi termino qui il mio tardivo contributo al vostro giornale, sperando di avere occasioni ulteriori e specifiche di confronto che sono ai margini della nostra campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato o meglio da ogni meccanismo di guerra che vedrebbe condannati a morte milioni di italiani, come col coronavirus, a prescindere dalle caratteristiche culturali, sociali, politiche, religiose o etniche.