“Le navi con il gnl non bastano, l’Ue speri che con i russi vinca la diplomazia” (di A. Mauro) – HuffPost Italia

Difficile immaginarlo se non è mai capitato di vederne uno. Un impianto di rigassificazione galleggiante (Floating Storage and Regasification Unit – FSRU) è una nave lunga più di tre campi da calcio, messi in fila, sul lato lungo… la sovrastano enormi gobbe sferiche, quali serbatoi frigoriferi (criogenici). Con una tale presenza dovrebbero familiarizzare i cittadini di Piombino e quegli avventori e/o turisti che, non percependone la pericolosità, si trovassero in visita presso Piombino/Venturina o anche solo di passaggio per imbarcarsi per l’Elba, a 10 km di distanza. Chissà come reagiranno i piombinesi e gli elbani quando diverranno consapevoli del fatto che quei bomboloni saranno continuamente riempiti e svuotati con gas naturale mantenuto a 161 gradi sotto lo zero allo scopo di stipare 600 metri cubi di gas aeriforme in un solo metro cubo liquido e che di metri cubi liquidi la barchetta arcobaleno (330 milioni di euro) che Cingolani annuncia, potrà contenerne 170mila. Il rischio vale perché se i piombinesi e gli elbani accetteranno con entusiasmo che, per almeno due anni, essa possa starsene parcheggiata e operativa nel loro porto, saremo in grado di essere più severi con la Russia e ottenere la pace nel mondo…

Gas naturale liquefatto. Perché liquefatto? Ma certo! Per poterlo trasportare più agevolmente con le navi gasiere! Sì, poi va riscaldato e riportato dallo stato liquido a quello più consueto per i gas a temperatura ambiente, lo stato gassoso. Niente di meglio allora che usare il calore dell’acqua di mare per scambiarlo con il gas liquido allo scopo di riportarlo allo stato gassoso. Il mare si raffredda un po’ localmente e il gas riacquista il suo stato gigante, un metro liquido si espande e tornano i 600 gassosi. Un applauso agli ingegneri che hanno fatto la pensata.

Se si fa qualche conticino, avendo a riferimento la capacità dei bomboloni del rigassificatore di dimensioni intermedie, come quello della OLT, al largo della costa tra Pisa e Livorno, che è di 140mila metri cubi di gas liquido (a Piombino 170mila), si capisce che l’unità di misura più opportuna per quantificarne il contenuto energetico a pieno carico è quello della bomba di Hiroshima. No, certo, senza considerarne la radioattività… Ecco, la nave a pieno carico porta un contenuto energetico pari a più di 50 bombe di Hiroshima, più di 60 nel caso di Piombino.

Pericoloso? Ma nooo…! O sì? Se si dovesse giudicare dalle precauzioni prese dalla Capitaneria di porto di Livorno, forse qualche preoccupazione in più potrebbe insorgere negli abitanti di Piombino e dell’Elba (10 km da Piombino). Nel caso del rigassificatore OLT a 22 km dalla costa tra Marina di Pisa e Tirrenia, ci siamo abituati a rispettare una zona circolare di interdizione totale di 7,4 km di diametro con al centro il rigassificatore. Un’area di 43 chilometri quadrati, con al centro i bomboloni galleggianti, dove è vietato tutto: navigazione, sosta, ancoraggio e pesca, nonché qualunque attività di superficie o subacquea! A pattugliare la zona una nave guardiana (la LNG Guardian) vigile 24 ore su 24. Va un po’ meglio, ma nemmeno tanto, in tutta una zona concentrica alla prima di 129 chilometri quadrati, una corona circolare con raggio compreso tra 3,7 e 7,4 chilometri, la zona di limitazione nella quale è vietato tutto, però almeno ci passi se non hai troppa fretta. Devi mantenere una velocità inferiore a 10 nodi altrimenti scatta implacabile l’autovelox della LNG Guardian. Decisamente meglio se ti limiti alla zona di preavviso fra 7,4 e 14,8 chilometri, nella quale puoi concederti, se avessi delle buone ragioni e avverti la Capitaneria, una sosta per necessità e/o emergenze. Basta far sapere come mai vuoi sostare proprio lì a 15 km dal rigassificatore in un punto qualsiasi di quest’area di 556 chilometri quadrati intorno ai bomboloni di mare, spiegando ragioni e motivazioni che ti spingono a questo azzardo alla Capitaneria di porto di Livorno, e loro capiranno…

Ad annunciare a piombinesi ed elbani che non c’è problema e che si può fare ci pensa il Cingolani che da una parte annuncia “a breve embargo al gas russo”, e dall’altra manda a dire alla Camera che “saranno installati rigassificatori galleggianti su grandi navi ormeggiate nei porti di Piombino, Ravenna e altri” e se lo dice lui è evidente che non c’è pericolo e che si può fare e che “quegli altri” avranno esagerato un po’ e, d’altronde, non è mica covid.

Ma allora, signor Cingolani, cosa si intende per transizione ecologica? Forse che quel che vale per pisani e livornesi non vale un po’ più a sud per piombinesi ed elbani? Ah, ecco, certo. Solo per due anni… tempo necessario per costruire l’infrastruttura necessaria a farlo operare “in sicurezza” al largo…

L’Elba e la costa piombinese viste dallo spazio

Piombino in zona interdizione totale. Elba in zona preavviso.

Chi prima di procedere volesse dare un’occhiata perlustrativa alle immagini che ci giungono dal mondo in merito a incidenti nei quali è coinvolto il gas liquefatto clicchi qui. Ovviamente, queste sono cose successe altrove. Da noi no, impossibile che possano accadere cose simili… Ci saranno tanti ingegneri, licenziati a Fukushima, disposti a giurare e a dimostrare che non c’è pericolo, tutto sotto controllo della scienza e della tecnica, sì, con qualche licenza in più, ma strettamente temporanea…

Come denunciato da Manlio Dinucci nel corso della puntata di Grandangolo del 3 giugno: “Le norme internazionali di sicurezza prevedono che i rigassificatori debbano operare lontani da qualsiasi porto o centro abitato. Tali norme vengono però completamente ignorate dal piano governativo, presentato dal ministro Cingolani, già in fase esecutiva”. Perché il rigassificatore OLT galleggiante tra Pisa e Livorno, posto in mare aperto, a 22 km dalla costa, è reso inavvicinabile da severe misure fatte osservare dalla Capitaneria di porto di Livorno mentre a Piombino si prevede che possa essere piazzato, per soli due anni, si dice, ormeggiato e operativo nel porto, lato passeggeri?

L’emergenza d’altronde aiuta a trovare corsie preferenziali percorrendo le quali è possibile spianare qualsiasi ostacolo normativo in merito a sicurezza, ambiente o simili, che possa impedire gli affari dei soliti noti. Se prima, con la globalizzazione, certe cose era possibile farle solo in certi paesi ove norme di sicurezza a salvaguardia di lavoratori, cittadini e ambiente non esistono, o se esistono si chiude un occhio, oggi, nell’epoca post globalizzazione, è possibile anche nei paesi di più antica industrializzazione, come accadeva agli inizi del capitalismo industriale. Per gente come Draghi e Cingolani si tratta di veri e propri progressi: basta con questi lacci e lacciuoli che impediscono gli affari…

Abbiamo visto come l’emergenza covid abbia accelerato, tramite procedura FAST TRACK, la messa in commercio di vaccini OGM che avrebbero necessitato anni e non pochi mesi per essere usati in piena sicurezza, con notevole risparmio sui costi di produzione, a vantaggio dei proventi di Big Pharma. È bastato negare le cure e proporre l’unico rimedio possibile su scala globale, i vaccini. Sulla morbilità diffusa, a causa dei danni provocati dalla campagna vaccinale di massa, Big Pharma sta già realizzando ulteriori e superiori proventi a quelli già ingenti realizzati grazie a produzione e vendita dei loro vaccini su scala planetaria.

Ecco lo schema per bypassare le regole e fare affari: creo un danno che genera un’emergenza, propongo il rimedio che, data l’urgenza, va imposto senza andare troppo per il sottile. (Ne avevo parlato nel mio Emergenza si declina al plurale).

Chi ricorda la lettera Fate Presto di J. C. Trichet e M. Draghi, con cui ci dicevano che dato lo spread, peraltro opportunamente provocato: “Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori” anticipando il pareggio di bilancio in Costituzione, liberalizzando i servizi pubblici locali, adottando le riforme agevolanti la deflazione salariale, giungendo all’abbassamento del deficit dell’1% del PIL nel 2012 e ad un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. “Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio” e “l’uso di indicatori di performance soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione”, nonché l’abolizione delle Province. Come si vede le cosiddette riforme consistono nella richiesta di smontare lo Stato sociale, incoraggiare la deflazione salariale (Jobs Act), allungare l’età pensionabile (Fornero), in generale prosciugare ulteriormente la liquidità in circolazione per tenere bassa la domanda interna e mantenere così il sistema in deflazione permanente e in recessione; riforme strutturali quali le privatizzazioni, riforme bancarie finalizzate alla svendita dei crediti incagliati e alla trasformazione delle BCC e delle Banche Popolari in società per azioni. e riforme fiscali finalizzate all’innalzamento delle aliquote; il tutto per assicurare l’oligarchia finanziaria sulla tutela del debito e la sua solvibilità da parte dell’Italia. L’azione concertata delle agenzie di rating e delle ingiunzioni della BCE hanno portato alle dimissioni del governo Berlusconi, cui è seguita una sequenza di governi non eletti direttamente ma risultato di una sorta di prove generali di commissariamento dell’Italia che hanno messo in cantiere e realizzato tutti i punti indicati nella lettera.

Oggi ci lasciano intendere che qualora ci si agitasse troppo, dati i fallimenti, i licenziamenti, l’inflazione a due cifre, la stagflazione, ecc. incipienti, potrebbero anche ricorrere a stati di emergenza più in linea con l’attuale stato marziale a cui hanno costretto il nostro Paese a furia di decreti legge ammessi con estorsioni seriali di fiducia ad un Parlamento ormai muto e servizievole. Ne parlavo nel mio Verso lo stato di emergenza marziale? Fuori l’Italia dalla guerra!

Analogamente oggi l’invio di armi, risorse finanziare, supporto logistico, sponsorizzato da Draghi, a favore dell’Ucraina, dove nel 2014 si provocò un opportuno colpo di stato neonazista, foraggiato dall’Occidente, ovviamente perché, a detta dello stesso Draghi: “l’Occidente non può rinunciare a far valere ai suoi principi…”.

Quando l’emergenza si concretava in ITER AGEVOLATO

Era il 2006 quando, improvvisamente, si inscenò un’emergenza causata dalla presunta insufficienza dell’approvvigionamento di gas di cui avrebbe sofferto il nostro Paese che sembrava minacciato dalla impossibilità di scaldare adeguatamente le case degli italiani. L’allarme era stato lanciato dall’amministratore delegato dell’Eni, Scaroni, che prevedeva un calo delle forniture di gas sulle importazioni dalla Russia dell’8,1% e la riunione del Consiglio dei ministri straordinario, del governo Prodi, per varare le misure necessarie per fronteggiare la “crisi”. Il 30 settembre “Il Sole-24 ore” pubblica un articolo dal significativo titolo “Rigassificatori, sì all’iter agevolato”. Il decreto Bersani, coerente con il completamento del processo di privatizzazione e liberalizzazione in atto anche in campo energetico, ha avuto lo scopo di garantire il successo dell’iter autorizzativo dei rigassificatori estendendo la validità dell’articolo 8 della legge 340/2000 dai siti industriali a tutti i siti richiesti, trasformando di fatto il mare in un sito industriale con buona pace degli ambientalisti blue o green che fossero.

Arriva la stagione invernale! Mancherà il gas per scaldare le nostre case! Era questo, infatti, il tenore dei titoli di giornale, dal 2005/06 in avanti. A spingere verso i rigassificatori erano stati, a suo tempo, Prodi, Bersani, Letta, Pecoraro Scanio, Di Pietro, i quali facendo leva sull’assenza di un piano energetico nel nostro Paese ne proponevano uno estemporaneo fondato soprattutto su tanti rigassificatori sparsi sulle coste della penisola. Allora sembravano tutti pronti ed entusiasti ad accogliere le dieci domande di società straniere che chiedevano di costruire almeno dieci unità di rigassificazione galleggianti, in qua e in là, davanti alle nostre coste. In particolare Di Pietro, l’allora ministro delle infrastrutture, affermava che per il 2008 avremmo avuto bisogno di 25 miliardi di metri cubi di gas in più, 29 miliardi, per il 2010… L’offensiva culturale che affermava quanto fossero auspicabili gli investimenti di capitali esteri sul nostro territorio sembrava raccogliere i suoi frutti più marci ed esplosivi.

Il rifiuto consapevole di buona parte della popolazione, quella più direttamente coinvolta, ed alcune importanti inchieste giornalistiche, tra cui quella di Report (A tutto gas) condotta, al tempo, da Milena Gabanelli, non riuscirono ad evitare la costruzione del rigassificatore OLT tra Marina di Pisa e Livorno a 22 chilometri dalla costa né l’Adriatic LNG a 15 chilometri dalla costa adriatica veneta, al largo di Porto Viro, in un’area tra le province di Ferrara e Rovigo.

E quindi se pressurizza può fare il botto…