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Il XVII Congresso Nazionale del P.C.I. (che confermerà Alessandro Natta come Segretario Nazionale) si tiene a Firenze dal 9 al 13 aprile del 1986. Dalla mirabile presentazione di Sergio Ricaldone degli emendamenti, che in quel Congresso presentano Guido Cappelloni, Armando Cossutta, Luciana Castellina e Pietro Ingrao, si comprende anche il senso politico generale di quell’Assise del P.C.I. L’articolo di Ricaldone è pubblicato sul n° 12 di Interstampa del dicembre 1985.

Emendamenti di rilievo

al Progetto di Tesi

di Sergio Ricaldone

Interstampa, dicembre 1985

 

La quantità e la qualità degli emendamenti presentati alle tesi del XVII Congresso del PCI sono una novità sostanziale rispetto al precedente. Questa volta gli emendamenti proposti non riguardano più soltanto il giudizio sui paesi socialisti e “l'esaurimento della spinta propulsiva” ma i punti fondamentali di tutta la politica del partito: prospettiva socialista, rapporti con la sinistra europea, giudizi sui paesi socialisti, rapporti con gli Stati Uniti, NATO, strutture economiche e alleanze sociali, centralità della classe operaia, democrazia nel sindacato, nuove regole democratiche nella vita interna del partito. Questi i temi più importanti affrontati negli emendamenti di Cappelloni, Castellina, Cossutta e Ingrao.

Nella sua dichiarazione di voto, Cossutta ha sottolineato il valore innovativo, rispetto alla vita del partito, di quanto affermato nella Tesi 45 in cui si afferma che “l’ampiezza del dibattito, la pluralità delle posizioni politiche e culturali non rappresentano un elemento disgregante, ma un segno di forza e di ricchezza del partito”.

In che misura questo principio sarà recepito e rispettato in tutte le istanze, dal vertice alla base, resta un fatto ancora da verificare e i congressi saranno un banco di prova importante. A giudicare da alcuni atteggiamenti intolleranti espressi nello stesso Comitato Centrale si direbbe che l'applicazione reale e non fittizia delle nuove norme democratiche incontri delle notevoli resistenze, in parte dovute ad anacronistici arroccamenti ma, in molti casi, alla volontà di difendere rendite di posizione negli apparati politici e sindacali e nelle strutture pubbliche. Staremo a vedere.

E vediamo nel merito alcuni degli emendamenti presentati.

 

 

 

Capitalismo

 

L'emendamento di Cossutta alla Tesi 1 è estremamente sintetico: “i comunisti operano per il superamento del capitalismo”.

Una sola riga contro le 183 del testo presentato dal Comitato Centrale. Eppure non si tratta di un piccolo trascurabile dettaglio, anzi.

Infatti le 183 righe sono state scritte non per confermare la prospettiva storica del socialismo ma per aumentare, anche rispetto al XVI° Congresso, le distanze, i dubbi e i distinguo rispetto a quell'obiettivo strategico.

 

 

 

Sinistra Europea

 

L'emendamento di Cossutta alla Tesi 12 precisa il limite di fondo delle esperienze socialdemocratiche europee nella loro “incapacità di mettere in discussione i meccanismi di accumulazione”, ovvero le strutture portanti e il potere dei grandi monopoli capitalistici. E sottolinea, contro ogni ipotesi di social democratizzazione del partito, che l'essere il PCI “parte attiva e importante della sinistra europea”, non deve significare “restringere l'azione del partito al solo quadro europeo occidentale e al solo schieramento socialdemocratico. Prospettare l'associazione, sotto qualsiasi forma, all'Internazionale socialista, significa disconoscere l'identità e rompere con la tradizione del partito.

 

 

 

 

Socialismo reale

 

Mentre la TESI 14 “conferma il giudizio espresso al XVI Congresso sui limiti di fondo” che caratterizzerebbero in generale i paesi del socialismo reale, e quindi implicitamente il giudizio espresso in quel Congresso sull'esaurimento della spinta propulsiva di quelle società, l’emendamento  di Cossutta  a questa tesi corregge quel giudizio, rivelatosi errato alla prova dei fatti, e sottolinea in positivo il forte dinamismo che caratterizza nella fase attuale quelle società, e che è venuto maturando nel loro stesso seno. L'emendamento richiama inoltre come “fondamentale per i comunisti italiani” “l'indicazione di Togliatti della via italiana al socialismo” su cui è necessario “un grande ulteriore sforzo collettivo di approfondimento e di lotta”.

 

 

 

Stati Uniti

 

Dopo i giudizi liquidatori sui paesi del socialismo reale è curioso osservare come nella Tesi 15, dedicata al paese dell'imperialismo reale, non compaia il benché minimo giudizio sulle enormi e laceranti contraddizioni interne alla società americana. Disoccupazione, povertà, emarginazione, crimine organizzato, razzismo, anticomunismo, militarismo non sono nemmeno menzionati. Col che si può sottintendere che il sistema americano va bene così com'è e non ha bisogno, a differenza dei paesi socialisti, di “riforme ampie, profonde e incisive”. La politica aggressiva e la ricerca della supremazia militare e al dominio del mondo vengono sì denunciati, ma attribuendone la responsabilità all'amministrazione Reagan senza risalire alle cause di fondo che nascono dalla struttura economica capital-imperialistica della quale il presidente USA è il più genuino rappresentante. Se ne può dedurre che quando la persona di Reagan uscirà di scena, si esauriranno anche le spinte aggressive, i folli progetti militari e le ambizioni egemoniche che da diversi anni fanno restare il mondo col fiato sospeso. È probabile che il giudizio sugli Stati Uniti, così lontano ed estraneo alla cultura comunista, sia stato suggerito dalla speranza che anch'esso concorra a farsi legittimare come forza di governo, omogenea alle scelte economiche, politiche e militari dell'Alleanza Atlantica, ma in questo caso specifico la manipolazione della realtà e della storia è stata francamente eccessiva.

Luciana Castellina nel suo emendamento alla TESI 15 ha espresso a proposito un giudizio molto chiaro e documentato, in particolare dove afferma che “il reaganismo non è una tendenza congiunturale, ma esprime qualcosa di più profondo: una risposta di lungo periodo alla crisi dell'ordine capitalistico degli anni '70, che propone un modello di ristrutturazione dei rapporti internazionali e dell'assetto della società, fondato sulla supremazia dei paesi e dei gruppi più forti e dinamici e sull'emarginazione di quelli più deboli”. Perciò sull'esplicita messa in causa dei valori di giustizia, uguaglianza e solidarietà che hanno ispirato i movimenti democratici del nostro secolo.

 

 

 

Italia e NATO

 

La pericolosità della “strategia americana di supremazia, confermata ed aggravata dai programmi di militarizzazione dello spazio” e la necessità per l'Italia di una politica non subalterna alla NATO, trovano una loro chiara precisazione nell'emendamento di Cossutta al punto A, paragrafo I della proposta di Programma. “Gli impegni assunti in questi anni all'interno della NATO, i protocolli segreti mai sottoposti a ratifica parlamentare e che perfino ministri della Repubblica risultano ignorare, l'uso incontrollato del nostro territorio da parte di potenze straniere, la dipendenza ad esse dei nostri servizi di sicurezza, tutto ciò lede gravemente la nostra autonomia nazionale e ci rende partecipi di iniziative che minacciano la pace nel Mediterraneo”, quali ad esempio la politica americana verso la Libia.

“Pertanto l'Italia non può restare nella NATO se non si determinano le condizioni che garantiscano la sua piena sovranità” e in questo quadro “vanno eliminate le basi straniere”, “va ribadita la richiesta che siano rimosse le installazioni missilistiche della NATO a Comiso” e “va respinta ogni ipotesi di partecipazione ai progetti di guerre stellari”.

 

 

 

Monopoli

 

La Tesi 24 porta un titolo apparentemente ambizioso ma in effetti piuttosto ambiguo: Rinnovamento delle idee della sinistra.

In realtà, esso propone un argine all'offensiva neoliberista e conservatrice non attraverso un programma di riforme antagoniste e irreversibile delle strutture di potere economico, e quindi politico, dei monopoli e delle grandi concentrazioni finanziarie, ma semplicemente   attraverso una più occulta e democratica gestione delle strutture classiche di una società capital- imperialistica. Il lavoro salariato, le moderne tecnologia e le “capacità imprenditoriali” dei padroni ci vengono proposti come la base unificante di uno sviluppo “qualitativamente nuovo”. A correzione di questa tesi un po' paradossale, che in sostanza delega alla razza padrona il compito di modificare e migliorare se stessa nonché le strutture sulle quali, da sempre, fonda il suo potere economico e politico, Cappelloni ha proposto un emendamento che inizia specificando appunto che “per un compromesso con le grandi concentrazioni finanziarie nazionali e multinazionali e quindi con le forze politiche che le presentano. Il governo della ristrutturazione economico-produttiva, dell'innovazione, di una politica tendente al superamento degli squilibri, richiede per contro che sia ridotto il loro strapotere economico-finanziario e l'area del loro dominio sociale e politico”.

 

 

 

Classe operaia

 

La Tesi 27 è invece dedicata al ruolo della classe operaia in base al suo mutato rapporto numerico rispetto alle nuove professioni. Mutamenti quantitativi che nessuno contesta a condizione che non si voglia trarre conseguenze meccaniche ed errate sul piano politico, emarginando il ruolo centrale e trainante della classe operaia.

Ma il discorso sul suo ruolo e quello delle professioni emergenti non può comunque essere fatto senza una verifica seria dei rapporti di produzione capitalistici. Senza cioè stabilire chi e quanti sono oggi, nell’epoca delle nuove tecnologie, i produttori di plusvalore e quindi di profitto. Senza lasciarsi distrarre dal colore della tuta, dal “prestigio” di nuove mansioni o da qualche lira in più nello stipendio, Cossutta nel suo emendamento alla Tesi 27 afferma che: “le nuove tecnologie mutano l’organizzazione e le forme di impegno del lavoro. Aumentano le forze professionali ad alta qualificazione tecnica, mentre attività di ricerca e sviluppo si integrano con una incidenza sempre più rilevante nel ciclo produttivo”. Ma aggiunge anche, molto giustamente, che “tutto ciò non muta tuttavia il fatto che il lavoro salariato resta una condizione basilare del modo di produzione e della formazione del profitto capitalistico”.

 

 

 

Sindacato

 

L'emendamento presentato da Ingrao alla Tesi 33 sui problemi della democrazia nel sindacato e sulla sua gestione verticistica ha sollevato, già nel Comitato Centrale, una grossa discussione, nel corso della quale alcuni compagni dirigenti della CGIL hanno respinto il giudizio critico espresso a Ingrao, Cossutta e altri compagni.

L'affermazione più sorprendente è stata quella di Bruno Trentin, quando ha dichiarato che non si può pretendere che la democrazia sindacale funzioni quando le assemblee indette dal sindacato vengono disertate dai lavoratori. Appunto! Perché vengono disertate le assemblee? Perché migliaia di lavoratori non rinnovano più la tessera del sindacato? Vogliamo ricordare cosa scrivevano in proposito i compagni della Paggio sull'Unità del 7.8.85: “Adesso il sindacato in fabbrica non esiste più. Le strutture centrali del sindacato impediscono, nei fatti, ogni possibile iniziativa, lasciandone tutto il peso politico alle organizzazioni di fabbrica, peraltro sempre più deboli e fatiscenti”.

L'emendamento di Ingrao alla Tesi 33 coglie dunque uno degli aspetti essenziali di quella che viene definita crisi del sindacato e che sarebbe più esatto definire come crisi di una linea imposta dall'alto. “... la ricomposizione di un grande fronte di lotta, oggi assai più di ieri, esige la ricerca consapevole e continua di un confronto di massa, la costruzione e l'invenzione di un potere di decisione radicato nella base. Il rifiuto di ogni pratica oligarchica, la discussione articolata nelle fasi significative di lotta, l'elaborazione e la verifica dal basso delle piattaforme si presentano oggi come condizioni per superare le spinte alla corporativizzazione e per garantire l’ampiezza e la tenuta di un blocco nuovo”.

 

 

 

Partito

 

L'emendamento di Cappelloni alla Tesi 43 sullo stato del partito mette in evidenza “preoccupanti sintomi di crisi nella vita del partito: scarso reclutamento tra i giovani, calo del tesseramento, debole presenza fra i tecnici e gli intellettuali, forte diminuzione della partecipazione degli iscritti all'attività di partito, emarginazione delle sezioni dai momenti decisionali, caduta del lavoro di massa”. E rileva come questa situazione, che rischia di compromettere il carattere di massa del PCI, “non potrà essere superata solo con uno sforzo volontaristico ed organizzativo. Essa è infatti provocata dal progressivo appannamento dell'identità del partito, dall'affievolirsi delle basi ideali che hanno ispirato storicamente il movimento operaio italiano, dal calo della fiducia nella lotta democratica e di massa per la costruzione, in piena autonomia e nelle condizioni specifiche dell’Italia, di una società socialista”. Per cui è necessario “ribadire che il rafforzamento del partito ha come presupposto la decisa conferma nei fatti della sua natura di avanguardia politica, di classe e popolare ed il suo carattere di massa e di lotta”.

La crisi della militanza e delle sezioni viene cioè ricondotta anzitutto al progressivo snaturamento dell'identità comunista del PCI, al progressivo venire meno di quella “diversità” di partito che lotta nella situazione concreta del proprio paese richiamandosi ai grandi ideali comunisti e internazionalisti di trasformazione del mondo”.

 

 

 

Democrazia Interna

 

L'emendamento di Cappelloni alla Tesi 45 sulla democrazia interna di patito, sollecita “piena garanzia dei diritti delle minoranze”. Garanzia che, per non rimanere solamente una buona intenzione, presuppone tra l'altro che “i delegati dei Congressi di tutte le istanze di partito e i membri degli organismi dirigenti sono eletti tenendo conto dei voti riportati dalle diverse posizioni politiche che fossero state sottoposte al giudizio dei Congressi stessi”. Nel precedente Congresso non è stato così. Nessuna persona in buona fede può infatti sostenere che i due-tre voti ottenuti dalle posizioni di Cossutta e Cappelloni nel C.C.  su un totale di circa 150 presenti (pari quindi all'1-2%) siano rappresentativi del consenso di gran lunga superiore che tali posizioni hanno tra il milione e mezzo di iscritti al partito e tra gli stessi militanti di base. Il che dimostra la scarsa rappresentatività politica reale di questo e anche di altri organismi dirigenti in cui situazioni analoghe si ripropongono. Andrebbero dunque precisati – ma così non è – meccanismi di votazione che garantiscano una rappresentatività complessivamente proporzionale di eventuali posizioni di maggioranza e minoranza. E va evitato ogni atteggiamento di discriminazione, anche nella selezione degli apparati.